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Enrico Tantucci
Anche la Curia si «converte» alle maxipubblicità
18 Maggio 2010
Vivere a Venezia
Non ci sono santi: tutti partecipano ormai alla commercializzazione di quella che era la città più bella. La Nuova Venezia, 18maggio 2010, con postilla illustrata

Anche la Curia - che pure non aveva mancato di criticare, perché giudicate sconvenienti, quelle che appaiono su San Simeon Piccolo - si «converte» alle maxipubblicità per finanziare i suoi restauri. Tra pochi giorni, sui ponteggi delle due facciate del Seminario Patriarcale che si affacciano sul Canal Grande e sul Canale della Giudecca, appariranno, pur più sobrie, quelle dell’Eni.

Il cane a sei zampe dell’azienda che con la sua Fondazione è già main sponsor dei Musei Civici, potrebbe portare in dote - per circa un anno di «apparizione» - circa un milione di euro, considerando che il Comune incassa circa 50 mila euro al mese per le maxipubblicità di Palazzo Ducale. Scontato il placet di Soprintendenza e Ca’ Farsetti ai tabelloni pubblicitari della Curia - nonostante il formale divieto di pubblicità lungo il Canal Grande - proprio perché sono stati i primi a usare questa forma di finanziamento applicata alle facciate monumentali nell’area marciana. A procacciare gli sponsor pubblicitari al Patriarcato per finanziare parzialmente il restauro delle due facciate del Seminario è stata la società Sri Group Italia, che per la Chiesa ha portatio avanti un’iniziativa analoga anche a Piazza san Pietro. Ma il grosso dei finanziamenti per l’intervento del Patriarcato arrivano dalla Regione, attraverso i fondi della Legge Speciale destinati al disinquinamento lagunare. Proprio poco prima delle elezioni, la Regione ha stanziato l’ultima tranche di circa 7 milioni euro di fondi per il restauro del Seminario e di altri luoghi di culto. L’intervento complessivo in corso, che dovrebbe costare circa 28 milioni di euro, eseguito dalla Sacaim, comprenderà, in particolare, la nascita di una moderna e grande biblioteca accanto a quella antica, di circa 200 mila volumi, che sarà aperta, oltre che a seminaristi e frequentatori dei corsi dello Studium Marcianum, agli stessi veneziani. Al suo fianco, la Cappella della Trinità, completamente ripensata nell’ambientazione architettonica e religiosa, che farà da contraltare, per le funzioni di culto, alla stessa Basilica della Salute. Ancora, prevista la creazione di una pinacoteca - con i capolavori del fondo artistico del Patriarcato, ora in buona parte nei depositi - a cui, al piano superiore, realizzato con un moderno ballatoio, si aggiungerà uno spazio per mostre temporanee. Il fondo artistico del Seminario comprende circa duecento opere di arte antica, tra cui dipinti di Cima da Conegliano, Alvise Vivarini, Filippino Lippi, opere di Antonio Canova. Il meglio finirà nella pinacoteca, ma altri pezzi verranno esposti nel grande cortile all’aperto, a fianco della Basilica. Ma ci sarà spazio anche per la ricettività dei nuovi ospiti dello Studium e posti-letto per visiting professors e borsisti saranno ricavati nello stesso palazzo longheniano del Seminario.

Postilla

Senza tregia pèrosegue la commercializzazione della città. Poco male, se cià non comportasse la distruzione graduyale della sua bellezza. Distruggere per vendere le reliquie di qualcosa che si fa tramutare da presente vivo a passato è un vizio bipartisan (comincò la giunta guidata da Massimo >Cacciari), e non solo laico. Se poi domani, 19 maggio, si dovesse decidere che le Olimpiadi si fanno a Venezia...

Ecco qualche immagine dei monumenti mercificati.

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