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Luca Urbinati
All'ombra delle idee sbagliate
10 Aprile 2007
Liguria
Le grandi trasformazioni territoriali della costa savonese in una inusuale prospettiva "globale". Urbané Appunti savonesi di pianificazione territoriale - numero zerodue - gennaio 2007 (f.b.)

Non ti sfugga infine la somiglianza delle ombre con le idee; infatti sia le ombre sia anche le idee non sono contrarie dei contrari. In questo genere, attraverso una sola specie, si conosce il bello e il turpe, il conveniente e lo sconveniente, il perfetto e l’imperfetto, il bene e il male. Infatti il male, l’imperfetto e il turpe non hanno idee proprie con cui siano conosciuti; poiché tuttavia si dice che sono conosciuti e non ignoti, e quanto è conosciuto intelligibilmente lo è attraverso le idee, allora il male, l’imperfetto e il turpe vengono conosciuti in una specie altrui, non nella propria, che non esiste affatto. Infatti quel che è a essi proprio, è un non-ente nell’ente o (per dirla più chiaramente) un difetto nell’effetto. [1]

Il numero zerodue di Urbané affronta il tema della pianificazione costiera savonese con una monografia che, da diverse angolazioni, intende offrire spunti di riflessione forse inediti e sicuramente poco approfonditi nell’ambito savonese. Con un.ulteriore testimonianza, dunque, la proposta editoriale cresce, rafforzandosi con i preziosi contributi esterni ospitati nelle pagine di questa seconda simulazione della rivista, tanto che forse non sembra così lontano il momento del primo numero ufficiale dell’ambizioso progetto. Ma veniamo al dunque.

Da oltre un decennio, molti sostengono che Savona necessiti di un nuovo porto turistico e che questa infrastruttura debba essere realizzata al confine con il Comune di Albissola Marina, nella zona denominata Punta Margonara. La costa, nel tratto interessato dalla nuova infrastruttura per la nautica, è una falesia posta immediatamente a ridosso dell’imboccatura portuale del bacino di Savona, nella quale coesistono alcune emergenze morfologiche (Punta Margonara, lo scoglio della Madonnetta.e gli scogli della Margonara), Rio Termine, la Strada Aurelia e spontanei agglomerati di baracche costruiti nel tempo per la fruizione balneare del litorale.

L’Autorità Portuale di Savona, a partire dagli anni .90, si è fatta promotrice dell’introduzione negli strumenti di pianificazione sovraordinati delle necessarie previsioni per il polo nautico che, di fatto, è contemplato dal Piano territoriale di coordinamento degli insediamenti produttivi dell’area centrale ligure (PTCP-ACL - 1997) e dal Piano territoriale di coordinamento della costa (PTCC - 2000). Nel giugno 1998, l’Autorità Portuale intraprese la ricerca di soggetti interessati alla realizzazione e alla gestione del porto turistico, giungendo, nel gennaio 1999, all’affidamento della progettazione preliminare del futuro approdo alla società Porticciolo di Savona e di Albissola Marina Srl’ Il primo progetto preliminare, redatto dagli architetti Avagliano e Gambardella, fu presentato del dicembre 1999, e successivamente vennero avviate le procedure approvative nelleopportune sedi istituzionali, che si concretizzarono in un complessivo parere favorevole espresso dalla conferenza di servizi deliberante del maggio 2003, condizionato alle future prescrizioni del Ministero dell’ambiente in merito alla Valutazione d.impatto ambientale relativa al Piano regolatore portuale (PRP). Nell’ottobre 2005 un.ulteriore conferenza di servizi stabilì che il progetto preliminare depositato dovesse essere adeguato alle prescrizioni contenute nella delibera regionale di approvazione del PRP del Porto Savona-Vado. Così, nel marzo 2006, la Porticciolo di Savona e di Albissola Marina Srl presentò all’Autorità Portuale di Savona una nuova versione del progetto preliminare, in forma di studio di fattibilità, redatto dall’architetto Fuksas, che fu oggetto di presentazione pubblica presso la sede dell’Unione Industriali di Savona nel giugno dello stesso anno, senza peraltro formalizzarne il deposito presso le amministrazioni comunali interessate. Il Comune di Savona, a breve, intende avviare una discussione in Consiglio comunale al fine di esprimersi sulla nuova proposta progettuale.

Secondo i sostenitori dell’iniziativa, il nuovo porto turistico savonese contribuirà a riqualificare il tratto costiero interessato e darà un impulso significativo all’economia turistica locale del comprensorio; per contro, le voci avverse sostengono che l’operazione si tradurrà nell’ennesimo danno ambientale al patrimonio naturale costiero, giustificato esclusivamente dalla volontà politica di accontentare immotivati interessi finanziari e immobiliari.

A prescindere dalle posizioni ideologiche, vi sono comunque interessanti novità a Savona, e per coglierne la portata bisogna innanzitutto convincersi che i paradigmi della pianificazione urbanistica stanno cambiando in fretta e occorre pertanto adeguare i modelli interpretativi alle attuali situazioni. È una nuova fase dell’urbanistica quella che stanno vivendo anche le piccole realtà di provincia: la pianificazione territoriale classica, infatti, si sta rapidamente trasformando in una sorta di urbanistica dello spettacolo [2], come parimenti succede in altre città italiane e straniere.

Ai consolidati schemi delle iniziative immobiliari classiche, vengono oggi affiancati nuovi modelli per lo sviluppo delle città e la trasformazione del territorio che interessano in modo sempre più diffuso le aree demaniali, favorendo così la valorizzazione immobiliare del patrimonio territoriale dello Stato e mettendo in campo un articolato meccanismo di formazione del consenso, che pare più intimamente collegato alle tecniche pubblicitarie che alla pratica urbanistica tradizionale.

Fautori di queste iniziative non sono le amministrazioni comunali ma enti-promotori come l’Autorità Portuale e la stessa Agenzia del Demanio. Di concerto con le locali associazioni di categoria, con le imprese legate alla cooperazione e con singole forze imprenditoriali, intervengono direttamente nella gestione territoriale, alla stregua di promotori immobiliari, in virtù di un tacito principio di sussidiaria delega pianificatoria concessa loro dai comuni, che ormai sempre più spesso non sono neppure in grado di approvare il Piano urbanistico comunale (PUC).

Venendo quindi a mancare l’indirizzo di un organo elettivo, che deve pur rispondere ai cittadini che rappresenta, le nuove operazioni di trasformazione territoriale gestite da questi enti-promotori si fanno sempre più disinvolte, raggiungendo frontiereinesplorate nel campo della valorizzazione immobiliare, come, ad esempio, la costruzione di palazzine su aree demaniali vergini, che da sempre è stato considerato un tabù difficile da rimuovere. E quanto più la proposta è spregiudicata, tanto più la sua giustificazione è categorica. Quando infatti non è possibile legittimare una significativa operazione di trasformazione territoriale con il preminente interesse pubblico attraverso dei dati socio-economici oggettivi che dimostrino inequivocabilmente un tangibile vantaggio per la collettività, gli enti-promotori della trasformazione fanno ormai ricorso alle tecniche proprie dello spettacolo, creando delle suggestioni, delle immagini forti che si traducono in affermazioni perentorie, dei falsi indiscutibili [3], sui quali viene fondato e costruito il necessario consenso degli amministratori pubblici e di una larga parte dei cittadini, che cedono alle lusinghe di un immaginario spettacolare proposto come una concreta opportunità di sviluppo.

Anche considerando il panorama nazionale, il caso savonese è significativo. La scorsa estate, infatti, ha preso forma una singolare teoria urbanistica che afferma l’esigenza di dotare il capoluogo di provincia, oltre che della nuova infrastruttura per la nautica, anche di un landmark nel paesaggio costiero. Tale congettura si fonda sul bisogno, fortemente sentito da alcuni, di rendere identificabile con certezza la città di Savona, ridisegnandone il paesaggio costiero: marcandolo, appunto, in modo inconfondibile con una torre di circa centoventi metri di altezza, piazzata sul molo frangiflutti del futuro porto turistico. La torre-faro, secondo le intenzioni del progettista, dovrebbe ricostituire il giusto rapporto di proporzioni stereometriche tra la linea di costa e le grandi navi da crociera che faranno ingresso nel porto di Savona, segnalando inoltre la presenza della città con luminarie visibili fino a Genova.

La nuova strategia urbanistico-spettacolare è bene sintetizzata in un articolo, a firma di Paola Pierotti, pubblicato dal portale di Internet Demanio Real Estate, [4] dell’Agenzia del Demanio: «Costruire sull’acqua. Abitazioni galleggianti, alte torri che come fari caratterizzano nuovi skyline urbani, isole artificiali con architetture che ospitano mix integrati di funzioni o ancora intere città nate dal nulla. Sono architetture-icona firmate da grandi star dell’architettura internazionale, realizzate in città che hanno riscoperto nel rapporto tra città e mare il volano per lo sviluppo economico e l’occasione per essere forze attive nel quadro della competitività internazionale. Nel nostro Paese il binomio archistar e localizzazione sul mare è strategia di marketing urbano: le costruzioni sull’acqua normalmente non sono infatti interventi risolutivi di una problematica urbana diffusa, una tendenza alla conquista di spazi marittimi per risolvere problemi di densità urbana, ma landmark che danno qualità aggiunta alla trasformazione della città. (.) ». Urbanistica e architettura spettacolari, appunto.

Negli Emirati Arabi Uniti, sulla costa del Golfo Persico a Sud di Dubai sono in corso di realizzazione le Palm Islands, isole artificiali disposte in modo tale da formareil disegno un albero di palma. Le isole artificiali conterranno un complesso residenziale composto da 500 appartamenti, 2.000 ville, 25 hotel e 200 negozi di lusso, diversi cinema e un parco marino contenente alcune vasche per balene e delfini. Ogni isola, avrà poi un proprio porto turistico con ormeggi per 150 yacht e 50 super yacht. La Palma di Jumeirah è vicina all’inaugurazione, la Palma di Jebel Ali è in fase di completamento e a questa si aggiungerà una terza palma, a Deira, ancora in fase di progetto. Poco più a nord della Palma di Jumeirah è prossimo alla realizzazione The World, un arcipelago artificiale composto da 300 isole che formeranno il disegno del planisfero terrestre, mediante lo spostamento di 500 milioni di metri cubi di sabbia del deserto.

Sotto il dispotismo illuminato dello sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum, negli ultimi anni, l’Emirato di Dubai si sta trasformando nella nuova icona globale dell’urbanistica immaginata[5], grazie ad altri megaprogetti quali: Burj al-Arab (l’albergo più alto e più lussuoso al mondo costruito anch.esso su un.isola artificiale), Hydropolis (un albergo di lusso sottomarino di 220 camere con vista sui fondali del Golfo Persico), Dubai Waterfront (ulteriori 81 chilometri quadrati di isole artificiali variamente composte), Burj Dubai (circa 800 metri di altezza, l’edificio più alto della Terra), Madinat Al Arab (il progetto per il migliore skyline costiero al mondo da realizzare costruendo nuovi edifici di pregio), Dubai Sports City (un complesso sportivo di 7,5 chilometri quadrati), Golden Dome (uno dei più voluminosi edifici al mondo, 455 metri di altezza, 500.000 metri quadrati di uffici e spazi commerciali, oltre a 3.000 appartamenti residenziali), Dubailand Ski Dome (una cupola di vetro nel deserto, contenente 6.000 tonnellate di neve per praticare sport invernali).

Questo originale modello di sviluppo è frutto di una precisa strategia di marketing territoriale che si prefigge di creare un nuovo tipo metropoli moderna: una specie di ibrido tra una capitale della finanza e Las Vegas, in previsione di un futuro ormai prossimo nel quale si esauriranno le scorte petrolifere mondiali e occorrerà riconvertire l’economia dei paesi arabi verso i nuovi mercati della finanza internazionale e del turismo di lusso.

Non stiamo dunque sperimentando nulla di nuovo a Savona, da altre parti osano ben di più. Occorre tuttavia rimarcare che dietro ai visionari progetti dello sceicco di Dubai geograficamente vi è il deserto e finanziariamente una delle più floride economie del capitalismo mondiale.

Come spiegare quanto sta oggi accadendo a Savona?

La città si era ormai abituata con rassegnazione allo storico landmark della Fortezza del Priamar, il manufatto che i genovesi iniziarono a erigere a partire dal 1542, attraverso la sistematica demolizione di una serie di importanti edifici sacri e civili, cancellando per sempre il vecchio quartiere di Santa Maria. Sembrava quasi un paradosso il fatto che l’emblema della sconfitta e della distruzione della città antica potesse diventare, anche se a distanza di qualche secolo, il simbolo della città stessa, e che nel completo riuso del complesso monumentale fossero riposte le speranze per un futuro rilancio culturale, turistico ed economico. Forse occorrevano altri stimoli, e di conseguenza gli ultimi anni sono stati fortemante innovativi sul versante della produzione edilizia, funzionale, secondo alcuni, a precisi scenari di sviluppo economico.

Così, dopo l’avvio degli interventi di trasformazione del waterfront cittadino, progettati dall’architetto Bofill, che rappresentano un significativo e controverso precedente urbanistico, la ventata di novità portata dal .Tornado. dell’architetto Fuksas ha definitivamente risvegliato la città dal torpore. Una suggestione troppo forte quella di una comoda teoria di marketing territoriale di provincia, per di più rafforzata da un brand architettonico all’ultimo grido. Da subito il programma ha trovato molti autorevoli sostenitori: «Savona come Dubai!» . avranno pensato.

Il recente convegno sul tema della salvaguardia della fascia costiera, organizzato da Italia Nostra, pur offrendo spunti ben più meritevoli di approfondimento, ha dato involontariamente la stura a una serie di discussioni e confronti serrati tra le opposte scuole di pensiero, quasi esclusivamente in merito all’interpretazione iconografica del landmark proposto dall’architetto romano. L’atteggiamento troppo superficiale degli organi di stampa ha poi contribuito a sviare l’opinione pubblica dalla vera sostanza del problema. Non si tratta di una questione estetica, è un problema etico.

Sarebbe quindi conveniente riportare le questioni urbanistiche all’interno di una discussione non viziata da ingiustificate derive, alimentate dalle suggestioni pubblicitarie e dalle strumentali semplificazioni in cui sovente cadono certi amministratori e una larga parte dell’opinione pubblica. Occorre tenere ben presente il fatto che alle nostre spalle non vi è il deserto, né tantomeno un florido tessuto economico pronto ad assorbire qualunque bizzarria imprenditoriale e progettuale. Davanti a noi si prospetta un futuro incerto che non va ipotecato aderendo pedestremente a scenari di sviluppo e a progetti carenti nella motivazione.

Tecnicamente si potrebbe argomentare che i 128 nuovi posti di lavoro dichiarati dai proponenti, a fronte del finanziamento a fondo perduto di una quota corrispondente a circa il 20% dell’investimento necessario per la realizzazione del porto turistico [6], appaiono poca cosa, tenendo conto che per l’ulteriore congestione veicolare sulla Via Aurelia, procurata dal traffico indotto dal nuovo approdo turistico, non viene fornita alcuna soluzione. Sorvolando sulle questioni architettoniche, che meriterebbero ben altri approfondimenti, appare singolare che il primo progetto preliminare del porto turistico e il recente studio di fattibilità non contengano un.Analisi costi-benefici, che permetterebbe di accertare l’effettiva sussistenza del preminente interesse pubblico dell’operazione. Appare quindi fin troppo facile liquidare la proposta come sospetta e poco circostanziata, ma tale atteggiamento presterebbe il fianco a quanti agitano lo spettro dell’immobilismo. Occorre invece essere propositivi.

Non si tratta pertanto di avversare a priori il progetto di un porto turistico a Savona, semmai si tratta di dimostrarne l’effettiva esigenza alla luce di approfonditi studi di settore e di valutazioni obiettive e di stabilirne la migliore ubicazione, in funzione delle scelte strategiche della città e del comprensorio, evitando di consumare inutilmente delle risorse territoriali non ancora compromesse.

Per meglio inquadrare il programma urbanistico appena enunciato, vorrei recuperare l’importante concetto espresso nel mese di ottobre dello scorso anno dal Sindaco di Savona, Federico Berruti, a proposito dell’esigenza di indire una Conferenza strategica sul futuro della città entro la metà del 2007: «La conferenza dovrà concentrarsi sul tema: quale idea di città tra venti anni? Porto, turismo e commercio, università, ricerca e innovazione sono i temi sui quali darci obiettivi condivisi. La strategia urbanistica deve essere figlia di questa idea di città» [7].

Se il binomio porto turistico alla Margonara e Torre-faro può rappresentare una risposta ai problemi dello sviluppo dell’economia locale, un Piano strategico per la città potrà sicuramente analizzare tutti gli aspetti non ancora indagati e proporre, nell’evenienza, delle alternative concrete all’intervento o semplicemente delle modifiche, tutte supportate da un più corretto approccio tecnico e amministrativo. Visto il perdurare della situazione di stallo del nuovo PUC, la prospettiva di dotare Savona di un Piano strategico pregno di contenuti programmatici, di consapevolezza, di slancio ideale, di rigore e di vera partecipazione democratica potrebbe forse rappresentare la vera novità nel panorama amministrativo locale e forse potrebbe costituire un primo segnale concreto del rinnovamento da molti auspicato. In quest.ottica la pianificazione territoriale tornerebbe a essere promossa pienamente dall’amministrazione comunale, organo elettivo espressione della comunità, e verrebbero finalmente a cessare gli anomali interventi sussidiari di soggetti che non rappresentano, di fatto, gli interessi diffusi della collettività.

I piani strategici, ormai da qualche anno, sono stati adottati da diverse amministrazioni comunali italiane quale strumento fondamentale per la costruzione e la condivisione futura del loro territorio. Vorrei riportare alcuni brani tratti dalla premessa del Piano strategico del Comune di Pergine Valsugana [8], che illustrano, in questa prospettiva, le ragioni e i significati della pianificazione strategica.

«Un piano strategico è qualcosa di più di un piano di sviluppo. Qualcosa di diverso. È un progetto di futuro. È un disegno collettivo che si propone di orientare le traiettorie del cambiamento e le trasformazioni concrete di una città o di un territorio verso un orizzonte di lungo periodo, verso uno scenario possibile e desiderato. Il piano strategico non è, da questo punto di vista, il piano del Comune:è il piano della città, nato dalla concertazione, dal confronto, dal contributo di numerosi soggetti attivi, dalla condivisione che si è saputo maturare. È, in breve, il punto di convergenza più avanzato possibile di una prospettiva di crescita.

È una costruzione sociale.

Questo è un primo significato del piano strategico. Forse il più importante. Perché il piano non è solo un .contenitore di progetti., ma è innanzitutto il luogo nel quale si costruisce e si .distilla . la fiducia reciproca fra la dimensione politica e istituzionale e la dimensione civile. La fiducia è il valore fondamentale dal quale può nascere il confronto pubblico su visioni e su interessi differenti ed anche, qualche volta, conflittuali; è il presupposto sul quale è possibile costruire o innestare la disponibilità a collaborare. La fiducia è, potremmo dire, un .uso civico.: è quella proprietà collettiva immateriale che rappresenta una parte essenziale di ciò che viene normalmente definito .capitale sociale., un valore fatto di saperi distribuiti, di conoscenze implicite, di intelligenza diffusa. (...)

Il piano strategico nasce anche come sfida al ruolo dell’Amministrazione municipale. Perché interpella il Comune come promotore e come garante del processo di pianificazione. Ed anche perché . di fronte ad una perentoria e non eludibile domanda di governo delle trasformazioni urbane (cioè di fronte ad una domanda di strategia e di concretezza) . la Municipalità non può limitarsi a dare risposte esclusivamente formali e ipotetiche: risposte che non sanno o non possono incidere sulle dinamiche reali. Con il piano strategico, il Comune non si limita alla .manutenzione ordinaria. del presente e al solo esercizio delle proprie competenze amministrative, ma si propone e si accredita a pieno titolo come agenzia di sviluppo locale, come governo locale. (...) »

Richiamando le arti proposte da Giordano Bruno nel suo De umbris idearum, mi permetto infine di suggerire le seguenti azioni:

RICERCARE con onestà intellettuale degli obiettivi di sviluppo per la città;

TROVARE i mezzi adeguati per il confronto dei diversi scenari di riferimento;

GIUDICARE in modo avveduto le idee progettuali avendo cura di separare quelle giuste da quelle sbagliate in funzione dell’interesse collettivo;

ORDINARE in forma di disegno unitario e partecipato le trasformazioni territoriali da mettere in atto;

APPLICARE con metodo scientifico le risultanze del processo appena esposto, affinando la pianificazione in corso e correggendo gli errori di valutazione commessi nel passato. Sono queste le iniziative che possono portare a una strategia per lo sviluppo della città e del territorio fondata su obiettivi giusti e condivisi, e quindi alla radicale inversione di tendenza nell’urbanistica savonese.

L’alternativa è lo spettacolo, nel senso più volgare del termine.

Nota: su questo sito a proposito delle vicende recenti di Savona vedi anche gli articoli sulla torre di Fuksas, di Sara Menafra dal manifesto, di Adriano Sansa, Luciano Angelini e Donatella Alfonso dall'edizione ligure de la Repubblica;

[1] Ventunesima intenzione tratta da Giordano Bruno, DE UMBRIS IDEARUM - Le ombre delle idee. Coinvolgenti l’arte di Ricercare, Trovare, Giudicare, Ordinare e Applicare: esposte per una scrittura interiore, e non volgari operazioni con la memoria. - (1582), Egidio Gorbino, Parigi (fonte http://www.filosofico.net).

[2] Intenzionale riferimento a La società dello spettacolo (1967), di Guy Ernest Debord.

[3] Definizione di Guy Ernest Debord ne Commentari sulla società dello spettacolo (1988). A proposito del falso indiscutibile, l’intellettuale francese scrive: «Il solo fatto di essere ormai indiscutibile ha fornito al falso una qualità del tutto nuova. Allo stesso tempo, il vero ha smesso di esistere quasi dappertutto, o nel migliore dei casi si è visto ridotto allo stato di ipotesi indimostrabile. Il falso indiscutibile ha ultimato la scomparsa dell’opinione pubblica, che in un primo tempo è stata incapace di farsi sentire; e in seguito, molto rapidamente, anche solo di formarsi. Naturalmente ciò provoca conseguenze importanti nella politica, nelle scienze applicate, nella giustizia, nella conoscenza dell’arte». Traduzione di Fabio Vasarri per SugarCo Edizioni Srl - Milano.

[4] Fonte http://www.demaniore.com

[5] Definizione tratta dall’articolo di Mike Davis Un paradiso sinistro, pubblicato su Tom Dispatch, nella traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini (fonte http://eddyburg.it).

[6] Dati desunti dalla Relazione istruttoria redatta da Europrogetti & Finanza Spa, per la richiesta di ammissibilità ai contributi previsti dal Patto territoriale della Provincia di Savona, depositata dai proponenti presso I.P.S. (Insediamenti Produttivi Savonesi).

[7] Intervista di Antonella Granero, pubblicata su Il Secolo XIX.

[8] Pergine Valsugana (TN), 18.833 abitanti. Brani tratti dal Piano strategico Pergine 2015, redatto nel gennaio-marzo 2004 e approvato nel marzo 2005 (fonte: http://www.comune.pergine.tn.it)

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