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Al supermercato della cultura: venghino, signori, venghino
30 Luglio 2009
Beni culturali
La “filosofia” governativa sulla gestione del nostro patrimonio culturale. Da Il Tempo e APCOM, 30 luglio 2009. Con dolente postilla (m.p.g.)

Il Tempo

Arte che rende. Bel Paese fabbrica di ricchezza

Chi se lo ricorda un capo del governo al Collegio Romano, austera sede del ministero più povero d'Italia?

Berlusconi ha spezzato l'incantesimo e ieri ha riempito come mai il Salone del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali per tenere a battesimo la rivoluzione firmata dal mite e deciso ministro Bondi e dal lesto supermanager Mario Resca, re Mida di McDonald chiamato otto mesi fa a raddrizzare le sorti grame del dicastero che potrebbe essere la gallina dalle uova d'oro del Bel Paese.

Per lui al Collegio Romano è stata creata la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. Da dopodomani pienamente in vigore. Dunque, il premier al Collegio Romano.

Entra con mezz'ora di ritardo, mentre in platea lo aspettano archeologi e volti tv, direttori di musei e di archivi (da Marzullo a Strinati, da Alessandro Nicosia allo storico Aldo G. Ricci).

«Ho tardato perché Bondi mi ha portato a vedere la biblioteca del ministero. Lo invidio, al confronto io lavoro in un retrobottega», attacca frizzante Berlusconi.

È l'avvio di un incontro fitto di annunci, un'antologia di interventi su spettacolo e archeologia, su istituti di restauro e scuole, su televisione e cinema. Tutto sotto il comun denominatore «cultura». E sotto la filosofia: le risorse vanno impiegate razionalmente, su progetti qualificanti, non disperse con contributi a pioggia.

Con preciso obiettivo, uscire dall'assistenzialismo, perché la «cultura, che non è né di destra né di sinistra, come è successo da Bottai a Gramsci, ma solo cultura, meno dipende dallo Stato e più è libera», dice Bondi, seduto alla destra del premier, mentre alla sinistra c'è Resca.

Allora come finisce la storia del Fus, il Fondo Unico per lo spettacolo del quale da mesi si aspetta il reintegro?

«Lo incrementeremo con il prossimo decreto legge - promette Berlusconi - La Scala e gli altri teatri non possono chiudere. Se Tremonti dice no non lo fa perché è un mostro, glielo impone la realtà dei conti».

E però «andremo a un reintegro verso i 60 milioni di euro. L'anno prossimo cercheremo di spostare qui qualche risparmio sulla spesa».

Bondi allarga il ragionamento: «Non è solo necessario aumentare gli stanziamenti, ma lasciare il campo all'iniziativa privata. La defiscalizzazione può essere uno strumento».

Ma è tutto il sistema Bel Paese che ha bisogno di emulsionarsi.

«Serve un drizzone dalla politica, l'Italia deve promuovere di più il patrimonio artistico, non può continuare a spendere in questo settore un ventesimo di quanto spende la Spagna. Quando confronto il numero dei visitatori dei musei in Francia o in Inghilterra con quelli italiani mi cadono le braccia», si sfoga il Cavaliere.

Che fare? «Pubblicità in tv e manifestazioni, come l'Expo del 2015», la sua ricetta.

«Quando ho visitato il Colosseo con il presidente cinese Hu Jintao, mi ha confermato che la nostra civiltà non ha pari al mondo».

E qui il premier rilancia i progetti del Ponte sullo Stretto e della Tav, «così i turisti potranno velocemente sostarsi da Firenze a Roma, da Roma a Napoli e più a Sud».

Basta poi con «gli introiti dei musei all'erario, vadano ai direttori, avranno una spinta a promuovere la loro struttura». Resca, tempestato di polemiche appena nominato, dice di essere ancora più motivato dopo la ricognizione nei musei stranieri e italiani. E sciorina cifre e strategie.

«La domanda turistica legata ai beni culturali è passata in 10 anni dal 18 al 35 per cento ed è qui che bisogna mirare, perché un euro investito in cultura si moltiplica per sei nell'indotto. Bisogna capire e comunicare le esigenze del visitatore-cliente. E serve un'alleanza tra pubblico e privato».

Insomma, la tattica dell'efficienza e del sorriso. Ma intanto il rilancio dei musei conterà su 40 milioni di euro e dieci milioni andranno agli istituti di restauro: «eccellenze italiane», dice il ministro.

Soldi in arrivo da Arcus, la spa in condominio col ministero delle Infrastrutture che gestisce per la cultura il 3 per cento delle spese per Grandi Opere. Berlusconi sollecita anche l'apertura serale dei musei. Ribattono il sindacato: «Le facevamo dal 2001. Ma Urbani le bloccò. Seguito da Buttiglione, Rutelli e Bondi».

APCOM

Berlusconi: Per musei faremo una vera rivoluzione.

"Quando vedo il numero dei visitatori dei musei di Londra e Parigi e li confronto con quelli di Roma e Milano mi cadono le braccia". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa al fianco del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, ribadisce il suo sconforto per la mancata valorizzazione del patrimonio artistico italiano e dice: "Così non si può più andare avanti, serve una vera e propria rivoluzione, un 'drizzone'". Per Berlusconi dunque "è ora di cambiare" ed introdurre "una nuova mentalità" nella gestione del patrimonio artistico e in particolare dei musei: "Devono stare aperti fino a sera e anche il sabato e la domenica, devono essere accoglienti e offrire tutte le facilities", e poi affaccia la possibilità di un cambio radicale anche nell'incasso dei biglietti: "Oggi gli incassi vanno tutti all'erario e quindi i direttori dei musei non hanno una spinta a promuovere la loro struttura". Un compito che il premier è sicuro possa essere svolto con successo da Mario Resca: "Ha girato il mondo, ha visto tutti i musei più importanti, senza pretendere una retribuzione dallo Stato, ed è tornato con la convinzione che serva un'inversione di rotta a 180 gradi".

Anche per intercettare l'aumento del flusso turistico mondiale atteso nei prossimi anni: "Noi attiriamo una quota risibile" rispetto alle potenzialità, lamenta Berlusconi. E questo anche perchè "spendiamo un ventesimo di quello che la Spagna spende in promozione".

Nel mondo, osserva il premier, "c'è grande curiosità per l'Italia", ma poi serve che scatti lo stesso meccanismo che "fa allungare la mano di una massaia sullo scaffale di un supermercato per prendere un certo prodotto invece di un altro".

E dunque "la curiosità va supportata con la pubblicità: sulle televisioni ma anche con le manifestazioni", per esempio sfruttando "l'Expo di Milano del 2015". Infine Berlusconi ha avuto parole di elogio per Bondi, "ho grande stima per lui e la sua onestà intellettuale", ma anche di invidia bonaria: "Gli ho espresso il mio compiacimento, la mia ammirazione e invidia per la biblioteca del Collegio Romano che mi ha fatto visitare: al confronto io lavoro in un retrobottega. E lo pagano pure... è una situazione di ingiustizia totale".

Postilla

Simile caleidoscopio di sciocchezze e banalità alla rinfusa, non meriterebbe che un no comment sdegnato. Ma il fatto che tali affermazioni provengano dalle più alte autorità governative e siano state pronunciate nella sede ufficiale del Ministero, le connota, purtroppo, di un peso politico quasi drammatico.

Le parole di Berlusconi e Bondi sanciscono in via definitiva il passaggio del nostro patrimonio allo status di merce, “la gallina dalle uova d’oro” bisognosa di null’altro che di “pubblicità” affinchè il “visitatore-cliente” allunghi la mano, come la massaia, per afferrarla sullo scaffale dell’offerta turistica.

In questo contesto “filosofico”, di desolante povertà, anche dal punto di vista dell’innovazione manageriale, appare la sequenza delle ricette sfoderate per fare la “rivoluzione”: Berlusconi, ringalluzzito dalle rassicurazioni di Hu Jintao che gli ha “confermato” (lui, il premier cinese a quello italiano) la primazia del nostro patrimonio, ingiunge l’apertura serale dei musei (sperimentata dal 2001 e annullata per mancanza di fondi), mentre Bondi, da parte sua, per stornare da sé ogni sospetto di richiesta nei confronti di Tremonti, fa appello all’iniziativa privata e rispolvera la defiscalizzazione, che in tempi di evasione fiscale arrembante appare concetto quasi metafisico.

Solo un passaggio merita adesione, laddove il ministro afferma che “la cultura non è né di destra, né di sinistra, ma o è cultura o non lo è”.

Appunto, questa di sicuro non lo è. (m.p.g.)

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