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Anna Pacilli
Agro amaro a Roma
10 Luglio 2009
Roma
Il potere dei costruttori nei confronti di tutte le forze politiche è tale che per salvare qualcosa bisogna sperare nelle lotte interne della destra. Carta online, 10 luglio 2009

La soprintendente di Roma mette i vincoli su un pezzo di agro romano, dove il Piano regolatore prevede oltre un milione di metri cubi di nuova edificazione. Il ministro Bondi la sostiene, Pdl e Pd di Regione, Provincia e Comune la attaccano e si schierano con i costruttori

La soprintendenza ai beni architettonici del comune di Roma sta tentando di mettere i vincoli a una porzione di agro romano e scatena le reazioni dell’amministrazione capitolina [Pdl], della Provincia di Roma [centrosinistra] e della Regione Lazio [centrosinistra]. Si costituisce così un fronte trasversale a sostegno dei costruttori romani che rivendicano i diritti acquisiti con il Piano regolatore targato Veltroni, che lì prevede oltre un milione di metri cubi di nuove edificazioni. E’ questa, in estrema sintesi, la vicenda generata dal recente provvedimento della soprintendente Federica Galloni, che ha apposto la tutela su 2.700 ettari di campagna romana nella zona fra via Laurentina e via Ardeatina, su terreni di proprietà dei due fratelli Caltagirone, Francesco Gaetano e Leonardo, e del gruppo di Paolo Santarelli, potentissimi costruttori della capitale. L’azione della soprintendente era partita già lo scorso anno, con la presentazione di 120 osservazioni al Prg della capitale, evidentemente ignorate. Da qui la recente apposizione dei vincoli su terreni di pregio ricadenti nelle zone Cecchignola, Tor Pagnotta, Castel di Leva, Falcognana, Santa Fumia e Solforata, ex borgate già ampiamente massacrate dalla speculazione edilizia e dalle previsioni del Piano regolatore di Veltroni. La soprintendente è sostenuta dal ministro dei beni culturali Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, al quale il sindaco Gianni Alemanno a un certo punto ha fatto appello anche in nome della comune appartenenza politica. Invece, il ministro Bondi per ora tiene e concede solo un tavolo di concertazione con le istituzioni competenti, cioè comune e Regione. E c’è già chi parla di uno “sgarbo” ad Alemanno ben meditato all’interno del Pdl, per creare problemi al sindaco e alla sua area politica con i “grandi elettori romani” in vista delle elezioni regionali nel 2010.

Chi invece non tiene proprio e sembra essere sull’orlo di una crisi di nervi è il Pd, nelle autorevoli figure del capogruppo in comune Umberto Marroni, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del vice presidente della Regione Esterino Montino. Manco fossero in campagna elettorale. O invece sì. Evidentemente sono in corso le grandi manovre per il congresso del partito a ottobre e per le prossime regionali: tentano di portare in dote i poteri forti romani, i “palazzinari”. Gli stessi corteggiati da Alemanno. Così facendo il Pd continua a confondere le idee a una parte consistente del suo elettorato, non a caso in costante erosione, che vede il centrosinistra insieme al centrodestra a raccogliere “il grido dei costruttori” e degli “interessi locali”, tralasciando ogni attenzione per gli interessi generali, per una qualità di vita che precipita e per un territorio massacrato dal cemento. Dalla loro parte c’è il sindaco Alemanno, che si candida come interlocutore più credibile per i palazzinari: dice che il Piano regolatore di Veltroni non gli è mai piaciuto, ma che non accetta di perdere gli investimenti e i posti di lavoro che i costruttori promettono per quelle aree. Intanto, una parte del centrosinistra cerca di nobilitare la battaglia contro i vincoli sostenendo che in quel pezzo di agro romano sono previste case “popolari”.

Centrodestra e centrosinistra insieme parlano della necessità di rilanciare lo sviluppo e fronteggiare la crisi con le consuete colate di cemento. Sarà così anche il Piano casa che la Regione si appresta ad approvare? Solo le associazioni ambientaliste, Wwf, Legambiente e Italia nostra innanzitutto, difendono il vincolo della soprintendenza e parlano di ignoranza delle leggi da parte dei vari amministratori quando lamentano l’ingerenza del ministero dei beni culturali che esercita il potere di tutela sull’agro romano: il fatto che nessun ministro prima se ne sia fatto carico non vuol dire che non si possa fare. Dal resto della sinistra un silenzio assordante.

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