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Alice d'Este
Acciaio Ilva per Palais Lumiere di Pierre Cardin:
3 Giugno 2013
Venezia e la Laguna
Intervista a Rodrigo Basilicati, nipote di pierre Cardin: presentando le sue creazioni di mobili e soprammobili rilancia il progetto di torre sul bordo della Laguna e si propone come salvatore dell'Ilva e fornitore di megasoprammobili in Cina e in Sudamerica.

Intervista a Rodrigo Basilicati, nipote di pierre Cardin: presentando le sue creazioni di mobili e soprammobili rilancia il progetto di torre sul bordo della Laguna e si propone come salvatore dell'Ilva e fornitore di megasoprammobili in Cina e in Sudamerica. L'Huffington Post, 3 giugno 2013

Nello spazio in calle della Regina tra le luci soffuse, Rodrigo Basilicati, il nipote di Pierre Cardin che è anche l’ingegnere responsabile del progetto del Palais Lumière presenta le sue creazioni in concomitanza con la Biennale Arte. Mobili pop, con un look anni ’80 che è più di un ricordo, tutti in legno laccato. C’è il bar-coccinella, la lampada-fiore, il tavolo-cobra. "Sculptures utilitaires" che verranno utilizzate (tutte) per gli interni del Palais Lumiére. L’inaugurazione, però, per il nipote dello stilista, è stata anche l’occasione per rilanciare la proposta fatta in mattinata.

Avete annunciato di voler utilizzare l’acciaio dell’Ilva per costruire il Palais Lumiere…
Sì, ce ne serviranno circa 100mila tonnellate. E questa potrebbe essere la chiave per salvare l’Ilva di Taranto. Vorrei parlare a giorni con il Ministro allo sviluppo economico Flavio Zanonato per definire i dettagli ma soprattutto per capire la fattibilità dell’operazione.

In che senso?
Dobbiamo valutare se una commissione del genere potrebbe davvero bastare per salvare il futuro dell’Ilva. Stiamo parlando di 100mila tonnellate e non sono tantissime, me ne rendo conto, ma a noi servirebbero in brevissimo tempo, un anno al massimo. Ci attiveremo nei prossimi giorni anche per avere un riferimento diretto all’interno dell’Ilva. Parleremo con loro per capire se c’è la possibilità di aspettare ancora qualche mese. Sarebbe un peccato lasciarla sfumare se ci fosse la possibilità di una doppia operazione.

Ci sono altre ragioni della scelta?
La scelta dei progettisti è stata dettata anche dalla comodità. Ci servirà acciaio di prima qualità e quello dell’Ilva lo è. In più non va sottovalutato che l’acciaio potrebbe arrivare ad appena 200 metri dal palazzo, velocizzando l’andamento dei lavori.

In che modo? Ad un passo da quello che sarà il basamento del palazzo c’è una sede ricettiva dell’Ilva. L’acciaio potrebbe arrivare lì ed essere lavorato al di là del canale, in Fincantieri. La nostra idea è di impiegare il più possibile aziende del posto e in questo modo la nostra volontà sarebbe rispettata.

Quanto manca al via libera di tutta l’operazione Palais Lumiére?
Speriamo poco. Proprio due giorni fa ci siamo incontrati con i rappresentanti della Regione per definire le ultime procedure e il nuovo cronoprogramma.

Cosa manca?
Ci sono diversi passaggi burocratici che mancano. Il primo è la firma dell’accordo di programma che vede sei istituzioni coinvolte. Da quel momento ci vorranno 180 giorni a partire coi lavori. Chiediamo che venga chiuso entro giugno o saremo costretti a rinunciare.

Perché?
Per ottenere il credito dalle banche ci vuole tempo. I tempi sono già stretti ora, ma conosciamo bene gli istituti di credito cui ci rivolgeremo, quindi c’è ancora margine.

Chi sono?
Gli istituti bancari che dovrebbero finanziare il Palais saranno 6 o 7, tutti extra europei, una su tutte la Bank of China. Stanno aspettando che tutta la trafila burocratica sia conclusa, però, prima di concederci un incontro per valutare la nostra proposta.

Un gatto che si mangia la coda insomma.
Sì, una spirale di garanzie richieste per partire che rallenta ormai da mesi i passi avanti. Ma è normale, accordi di questo tipo per opere di questa dimensione e questo calibro qui non sono frequenti, di paragonabile c’è solo il Mose forse, è normale un rallentamento.

E dal lato finanziario?
Il progetto finanziario che abbiamo fatto regge. La Kpmg ne ha fatto una valutazione positiva. Di questi tempi un’opera di questo valore senza garanzie di copertura non verrebbe nemmeno presa in considerazione ma le garanzie immobiliari di Pierre Cardin sono ampiamente superiori a quelle richieste da chiunque.

Anche voi però di recente avete chiesto nuove garanzie
Sì, chiederemo una proroga del diritto di recesso sull’acquisto dei terreni ai cinque proprietari di quel 51%. Si tratta di una spesa importante che incide per il 10% del costo totale dell’opera. Non possiamo certo acquistare i terreni se poi il Palais non si farà.

Se non ci sarà il via libera cosa farete?
L’abbiamo già spiegato qualche settimana fa. Ci hanno cercato, per costruzioni simili da Rio de Janeiro, da Macao e dalla penisola di Hainan, in Cina. A Macao vorrebbero mettere una coppia di torri uguali a quella del progetto veneziano, in un’area di 70 ettari già libera. A Rio si tratterebbe invece di una torre sola che dovrebbe servire come ricettività per le olimpiadi del 2016. Con loro abbiamo già avviato un percorso e ipotizzato un accordo. Nella penisola di Hainan la zona è ancora più ampia: 200 ettari, nella capitale, per costruire una serie di torri la richiesta arriva dalla compagnia aerea di bandiera.

Quindi ve ne andrete
Pierre Cardin vorrebbe che la sua torre fosse qui a Venezia. Ma non saremo certo noi ad insistere. Alla peggio Pierre Cardin non verrà più in questa città, l’ha detto ironicamente ma lo farà. Rispetto a due settimane fa però le cose sono cambiate, ho visto molto interesse da parte delle istituzioni, ormai ci incontriamo settimanalmente. Penso perciò che le cose si stiano sistemando, comincio a vedere la luce in fondo al tunnel. A questo punto noi vorremmo solo partire. Pierre Cardin, fin da subito aveva detto che la sua priorità erano i tempi di realizzazione, che sarebbero dovuti essere fulminei.

Riferimenti

in questo sito vedi numerosi articoli sulla Torre Cardin nella cartella Venezia e la Laguna del vecchio archivio e nell'omologa cartella del nuovo archivio

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