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A Capoterra l’alluvione ha scoperto le magagne dello “sviluppo del territorio”
31 Ottobre 2008
Sardegna
Le responsabilità della devastazione provocata dalla cattiva urbanistica a Capoterra (Cagliari), in un articolo de l’Unione sarda e nella puntuale replica del Gruppo d’intervento giuridico

L'Unione Sarda, 29 ottobre 2008

Così in trent'anni è esplosa Capoterra.

Un paese agricolo di 7mila persone sfiora oggi 24mila abitanti.

di Giancarlo Ghirra

CAPOTERRA «Se mi chiede cosa ne penso, dico che non sono d'accordo con le scelte urbanistiche e edilizie adottate quasi quarant'anni fa. Ma io, sindaco, ho il dovere di attuare le norme esistenti, anche quelle da me combattute e mai votate, varate con il Programma di fabbricazione del giugno del 1969». Così parla Giorgio Marongiu, cinquantaquattro anni, da sette sindaco di Capoterra, esponente del Partito democratico alla guida di una giunta di centrosinistra. «Ecco perché - insiste - oggi si costruisce ancora a Frutti d'oro come a Maddalena Spiaggia e nelle altre aree dotate di licenze e concessioni. Applico le leggi, anche quelle che appaiono incredibili davanti alla tragedia di una settimana fa. Le leggi trattano un rio, come il San Girolamo, diversamente da un fiume, e consentono di edificare a soli quattro metri di distanza dal corso d'acqua: io posso non condividerle, ma le devo applicare fino a quando Stato e Regione non le cambieranno. Ci sono lotti quasi sulla spiaggia che bloccherei volentieri e sui quali ho chiesto pareri alla Capitaneria, agli uffici nazionali e regionali. Ma quando le pratiche mi tornano indietro con bolli e timbri, devo solo dare il via libera ai proprietari. Non posso impedire al dirigente tecnico di dare via libera al cittadino che potrebbe denunciarci per violazione dei suoi diritti. Certe volte quando rallenti qualcuno arriva addirittura a fare cattivi pensieri». E così Capoterra continua la tumultuosa crescita edilizia che ha trasformato il vecchio paesone agricolo alle porte di Cagliari in un gigantesco quartiere residenziale cresciuto a dismisura e con scarso rispetto per una natura capace di vendicarsi, su innocenti, delle violenze degli uomini all'ambiente.

I RIMBORSI DEI DANNI. A chi oggi soffre per le case devastate dal fango arriveranno - dicono in Comune - i rimborsi per i danni subiti dagli immobili. Non un euro per gli elettrodomestici, le cucine, i mobili, le attrezzature, gli indumenti. «Grazie all'intervento della Protezione civile - spiega Marongiu - registreremo i danni subiti dalle abitazioni. E attiveremo i rimborsi al più presto. Poi bisognerà rimettere a posto un sistema fognario duramente provato, noi che avevamo realizzato i collegamenti al depuratore del Tecnocasic per evitare che neppure un litro d'acque reflue fosse scaricato in mare o in un fiume». Il sindaco è stanco, teso, ma non nasconde i problemi. Anzi, li enumera.

IL PROGRAMMA DEL 1969. «Ci sono ancora costruzioni in corso, figlie del Programma di fabbricazione entrato in vigore il 13 giugno del 1969 e mai superato. Erano, sono, quindici lottizzazioni per quasi due milioni di metri cubi». Il sindaco era in quel momento Felice Baire, esponente della Dc, che avrà poi illustri successori, fra i quali l'allora socialista Raffaele Farigu, oggi consigliere regionale del Nuovo Psi. Fra gli altri successori Tore Caboni, anch'egli socialista ma oggi nel Pd, bersagliato dalle bombe a metà anni Novanta insieme all'assessore all'Urbanistica Franco Piano proprio per le scelte contro nuovi progetti edilizi.

DA 7.000 A 24.000 ABITANTI. Nel corso di trentanove anni Capoterra è passata da meno di settemila abitanti agli attuali ventiquattro mila, ospitati a macchia di leopardo, quasi tutti nelle campagne e sulla costa, spesso su terreni delicatissimi dal punto di vista idrogeologico. Ma allora (e forse ancora oggi) le leggi erano assai permissive. E di questo approfittarono quei pochi che trasformarono in aree fabbricabili campi non più utili per l'agricoltura, e neppure per gli uccellatori famosi a Capoterra per la caccia con i lacci ai tordi trasformati in grive: is pillonis de taccula . La passione per le arrività tradizionali rivelò scarsa capacità di resistenza di fronte all'entusiasmo di un ceto di amministratori che nel 1969 voleva portare la popolazione a quota 50 mila e qualche anno dopo pensò addirittura a quota 62 mila.

GLI ANNI DEL BOOM. Siamo negli anni del boom economico, con le industrie insediate a Macchiareddu, e, dopo la Cinquecento e la lavatrice, la casa-villetta, magari a schiera, fa parte dei sogni di borghesi e proletari. Ma andiamo con ordine. Negli Anni Settanta cominciano i lavori e le costruzioni a Poggio dei Pini, a Maddalena Spiaggia, Torre degli Ulivi e anche vicino allo stagno. Fra i proprietari delle aree si segnalano nomi importanti: Marino Giardini (Maddalena Spiaggia, Su Spantu), Flavio Picciau, il notissimo professor Mario Floris, proprietario di cliniche private (con la "Selene agricola immobiliare" a Rio San Girolamo), la Cooperativa Mille, legata ai partiti della sinistra, che cederà poi parte della lottizzazione all'imprenditore Sergio Zuncheddu, attuale proprietario dell'Unione Sarda, di Videolina e Radiolina. «Tutti gli interventi - precisa il sindaco Marongiu - furono realizzati sulle base delle leggi». In tre anni gli stupefatti ex contadini si ritrovarono davanti, sorti dal nulla, Maddalena Spiaggia, Frutti d'Oro, Torre degli Ulivi, Su Spantu. Poi seguì tutto il resto. Ma intanto continuavano ad arrivare richieste agli amministratori per nuovi investimenti.

ALTRI 2 MILIONI DI METRI CUBI. Per l'esattezza, vennero presentate dagli anni Settanta a oggi 12 domande per costruire altri due milioni e 650 mila metri cubi, in grado cioè di portare sopra quota 50 mila la popolazione di Capoterra. Fra i propositori delle istanze di lottizzazione ci sono nomi di diversa rilevanza: su tutti Edilnord e Villalta di Paolo Berlusconi, che poi rinuncerà a costruire su 152 ettari a nord di Poggio dei Pini. Non mancano nomi di proprietari sardi, come Elisa Nurchi D'Aquila, Matilde Martello, Vittoria Bertolino, Né sfugge alla tentazione-Capoterra uno degli imprenditori locali più attivi sul fronte immobiliare, Peppetto Del Rio, che presenta con la Ediliza Nora il progetto più vasto nell'area a mare, 162 ettari: una sorta di continuazione delle costruzioni da Torre degli Ulivi sin verso Villa d'Orri. Molti di questi progetti sono ancora in campo, ma a partire dalla metà degli anni Novanta il Comune ha scelto di bloccare sostanzialmente le costruzioni anche prima del varo del Piano paesistico regionale, con delibere evidentemente solide, agganciate ai Ptp, contro le quali si sono scontrati vanamente i ricorsi alla giustizia amministrativa di alcuni dei proprietari terrieri. «Il nefasto annullamento dei Piani territoriali paesistici - ricorda ancora il sindaco Marongiu - ci fece trovare privi di paracadute la notte del 31 dicembre del 2003. Il congelamento delle proposte edificatorie era infatti legato ai Ptp. Quando caddero, immediatamente ci arrivaromo le dodici richieste per 600 ettari di lottizzazioni, i 2 milioni e 651 mila metri cubi. Non subimmo attentati e minacce, né bombe come quelle che avevano colpito negli anni Novanta l'assessore Piano e il sindaco Tore Caboni. Ma pressioni tante. Ciò nonostante riuscimmo a varare le due delibere, numero 8 e 9, che non vietano di edificare, ma abbassano fortemente gli indici di fabbricazione». Costruire non conviene più, insomma, perché si può tirar su poco. E le delibere resistono al Tar e al Consiglio di Stato, sino a quando, con il varo della salvacoste e del Piano paesistico regionale, l'edificazione nel 2004 è bloccata in quelle aree. «Oggi guida il Comune un gruppo di amministratori e consiglieri -insiste il primo cittadino- che a metà degli Anni Novanta si ritrovò sull'esigenza di salvare il salvabile di un territorio già fortemente compromesso. Una volta approvati i Piani territoriali paesistici, tentammo già allora di realizzare il Puc. Per farlo era necessaria la doppia conformità: sovrapponendo la carta del programma di fabbricazione alle norme regionali dei Ptp si capiva con facilità che le zone C ed F, quelle di espansione e turistiche, non erano realizzabili. E così, con il sindaco Tore Caboni, decidemmo di congelare le nuove costruzioni. Ma ancora oggi occorre varare subito il Piano urbanistico comunale perché le pressioni continuano a essere insistenti».

LO STOP DEL COMUNE. A Capoterra (e non solo) il dio mattone non dorme mai: le domande ancora sul tappeto riguardano una capacità edificatoria in grado di ospitare sino a 25.000 nuovi abitanti, mica uno scherzo. «Puntiamo a una svolta in futuro - dice Tore Caboni, oggi presidente del Consiglio comunale - sperando non tornino mai quegli anni fra il 1994 e il 1997 con attentati, intimidazioni e minacce, teste di capretto e crisantemi sulle porte di casa. Questo non è più il paese della mia infanzia, con 6,7 mila abitanti, ma ci sforzeremo di impedire che nuove costruzioni sorgano su un territorio delicatissimo. Ci sono quelle che hanno i bolli e i timbri dell'interesse legittimo, con lottizzazioni già assentite . Alcune furono realizzate in modo oggi incredibile, ma secondo le norme: eravamo alla vigilia della Bucalossi, ma per favorire le costruzioni venne varata una legge ponte grazie alla quale le prime case furono tirate su senza la costruzione dei servizi, poi realizzati a spese del Comune. Fu un'urbanizzazione a macchia di leopardo, con il centro storico isolato». Dalla Maddalena Spiaggia alla lottizzazione Picciau, da Frutti d'Oro 1 e 2 fino a Torre degli Ulivi, Su Spantu, Rio San Gerolamo e Poggio dei Pini, passando per la Residenza del Sole e Santa Rosa, Capoterra è, più che cresciuta, esplosa. E molto potrebbe ancora essere costruito, se non arriverà rapidamente un Piano urbanistico comunale. Nell'attesa, lo strumento urbanistico principe ancora in vigore è il Programma di fabbricazione entrato in vigore il 13 giugno del 1969. Almeno due alluvioni e tanti, troppi morti, fa.

Su fiumi e canali si continua a costruire.

CAPOTERRA. Si continua a costruire. Sin dentro i canali, su quei fiumi che dopo il lungo sonno hanno ricominciato a vivere, riprendendosi la loro strada naturale che secoli fa avevano tracciato e che avevano custodito nella loro memoria quando l'acqua era venuta a mancare per colpa della siccità.

Rio S'acqua de Tommasu, storia d'oggi. Le ruspe sono al lavoro, dentro il letto stracolmo di terra e rocce e macerie. Una casa è a rischio crollo, l'onda ha spazzato via il muro di contenimento in cemento armato innalzato tredici anni fa. L'ha abbattuto come fosse un fuscello. Nonostante i trecento quintali di ferro utilizzati per costruirlo. «Ho salvato la mia famiglia poi sono andato a lavorare con la ruspa per aiutare le altre persone», dice Marcello Deidda, proprietario della casa in bilico sul canale. «La mia famiglia è divisa, metà dai miei suoceri mentre io sto da mio padre», spiega Deidda, dipendente comunale e che ieri mattina si è ritrovato senza dimora dopo l'ordinanza di inagibilità firmata dal sindaco Giorgio Marongiu, inevitabile dopo il dettagliato rapporto dei Vigili del Fuoco. «Quando abbiamo costruito le condizioni non erano certo queste, il danno lo stanno facendo i lavori sul rio, quelli avviati dal Consorzio e non ancora terminati e quelli di un vicino cantiere edile». Neppure cento metri più a valle, Le Querce, il complesso residenziale in via di realizzazione che ha messo in vendita di appartamenti di varie metrature fatti costruire dall'imprenditore e editore (è proprietario del periodico "La Voce dei Comuni") Stefano Pala. Sei piccole palazzine da quattro piani ognuna, per un totale di una quarantina di appartamenti, la cui storia è cominciata parecchi anni fa. Sicuramente prima che edilizia da un imprenditore di Quartu, Ubaldo Caria. Vicenda tormentata, quella delle Querce. Con autorizzazioni, nulla osta rilasciati e ripensamenti, richieste di correzioni in corso d'opera del progetto. Con interventi diretti di Regione, Genio Civile, Consorzio di bonifica, Asl, Comune. E tante, davvero molte polemiche. Perché nonostante l'area fosse considerata dalle carte zona edificabile, in quello spicchio di territorio capoterrese, a Su Liori, correva e scorre il rio S'Acqua de Tommasu. Stranamente e inspiegabilmente slegata dal Pai, il Piano di assetto idrogeologico. Incombente, con i suoi vincoli, solo nella parte centrale del rio e non sulle sue sponde. E proprio qui, nel versante che guarda a Capoterra, che le ruspe stanno ora lavorando. Per la messa in sicurezza del complesso residenziale che solo successivamente potrà essere realizzato. Il sì (meno atteso, visto che l'attuale Giunta e il sindaco Giorgio Marongiu in testa si erano sempre detti contrari alle case così vicine al fiume) era arrivato il 19 ottobre del 2006. Un nulla osta della commissione edilizia appena insediata e fatta di soli tecnici, che aveva scatenato le proteste del sindaco e la richiesta di ulteriori accertamenti. Innanzitutto al Centro interdipartimentale di ingegneria e scienze ambientali ma anche Genio Civile e al Consorzio di bonifica. Soltanto per essere sicuri che lì, a Su Liori, non ci fossero pericoli. A parlare, in questi giorni, è stata l'alluvione. Che si è fatta beffa di tanti responsi, giudizi tecnici, carte

Gruppo d’intervento giuridico, 29 ottobre 2008

Quando un sindaco non la racconta tutta.

"Il nefasto annullamento dei Piani territoriali paesistici ci fece trovare privi di paracadute la notte del 31 dicembre del 2003. Il congelamento delle proposte edificatorie era infatti legato ai Ptp". Così parla il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu quasi per giustificare l'alluvione di cemento sulla piana e sui fiumi capoterresi che ha determinato l'alluvione di troppi corsi d'acqua che si sono ripresi violentemente lo spazio rubato loro con prepotenza dalla speculazione edilizia con l'aiuto determinante di una pianificazione urbanistica disegnata su misura.Non dice che quei piani territoriali paesistici - P.T.P. vennero annullati (1998, 2003), su ricorso degli Amici della Terra, dai Giudici amministrativi perché accoglievano affettuosamente proprio miriadi di progetti speculativi in tutta la Sardegna, Capoterra compresa. Proprio il contrario di quello che dovevano fare.

E non dice - ma nemmeno lo chiede il giornalista intervistatore - per quale cavolo di motivo in ben sette anni del suo mandato amministrativo non ha ancora radicalmente modificato quel vecchio programma di fabbricazione del giugno 1969. E non dice neppure per quale altro cavolo di motivo la sua amministrazione comunale ha voluto la del piano di assetto idrogeologico - P.A.I. per zone a grave rischio come quel Rio S'Acqua Tommasu dove già gli Amici della Terra ed il Gruppo d'Intervento Giuridico riuscirono anni or sono a non far realizzare una bella palazzina ed oggi è stato, come al solito, percorso da ondate d'acqua.

Attendiamo con fiducia le risultanze delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Se verranno individuate responsabilità non coperte da prescrizione, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, da molti anni impegnate contro le dissennate opere di trasformazione del territorio che comportano nuovo dissesto idrogeologico, presenteranno istanza di costituzione di parte civile nell'eventuale procedimento penale. Stiamo approfondendo, poi, su varie richieste da parte di persone danneggiate la possibilità di promuovere un'azione collettiva (quasi una class action ambientale/territoriale) risarcitoria nei confronti di amministrazioni pubbliche responsabili della cattiva gestione del territorio. Chi fosse interessato può contattarci attraverso questo spazio web all'indirizzo di posta elettronica
grigsardegna5@gmail.com. Vediamo che cosa si può fare in proposito...

Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico

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