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Antonio Cederna
1989, E sulle coste potrebbe arrivare una nuova ondata di cemento
23 Settembre 2006
Sardegna
Mentre il presidente della Sardegna, Renato Soru, lavora per proteggere le coste della Sardegna, è utile rievocare un articolo di 16 anni fa: da La Repubblica, 11 giugno 1989

Si può ben dire che dalle elezioni regionali sarde di oggi dipende la sorte di quanto resta delle più splendide coste del Mediterraneo. Oltre ai 26 milioni di metri cubi già costruiti negli ultimi decenni, ce ne sono altri 50 previsti dagli strumenti urbanistici dei 68 Comuni costieri che - se non si interverrà con decisione - cementificheranno spietatamente i litorali, fino a formare una specie di città lineare lunga 1.560 chilometri. E' una prospettiva funesta: per sventarla, il Consiglio regionale sardo (maggioranza: Pci, sardisti, Psi, Pri, Psdi) aveva approvato il 5 aprile una legge urbanistica che prescriveva l'inedificabilità delle coste per due anni (per una profondità di 500 metri e in alcuni casi di 2 mila), in attesa dell' approvazione dei piani territoriali paesistici. Era una legge oltremodo ragionevole, che però il Consiglio dei ministri il 6 maggio ha pensato bene di bocciare con motivazioni assurde e rinviare al mittente, dando prova, come ha detto il presidente dell' Istituto nazionale di urbanistica, di proterva insipienza. Per parare il colpo, il 31 maggio la giunta regionale ha deliberato, in base alla legge Galasso, l' inedificabilità delle coste per 300 metri dalla battigia per sei mesi, in attesa di rielaborare la legge bocciata. È una soluzione interlocutoria (sono valide le opere già iniziate e, previa verifica, le concessioni che abbiano avuto il nullaosta della soprintendenza) che tuttavia blocca temporaneamente la cementificazione selvaggia. Vengono così rimesse in discussione le pretese abnormi di innumerevoli società immobiliari e quelle del consorzio Costa Smeralda e del progetto Costa Turchese di Berlusconi a Olbia, per milioni di metri cubi: e la Regione sarda impartisce una lezione al resto d' Italia, se appena consideriamo che oltre un terzo dei 7.500 chilometri di litorali italiani sono ormai da considerarsi perduti perché trasformati in sudici e congestionati agglomerati semi-urbani. E se mai avremo un nuovo governo bisognerà far di tutto perché esso prescriva per legge l’inedificabilità permanente anche mediante esproprio delle coste: come fanno da tempo la Francia per il litorale Languedoc-Roussillon e la Gran Bretagna che con l'operazione Nettuno ha espropriato centinaia di chilometri per tramandarli intatti alle generazioni future. La tutela dei valori paesistici e naturali è stata definita dalla Corte costituzionale un interesse primario, prioritario su ogni altro interesse, compresi quelli economici: ed è apprezzabile che il segretario di un grande partito, Achille Occhetto, abbia insistito su questo tema centrale della politica italiana fino a poco tempo fa considerato impopolare. Dunque lo sviluppo costiero della Sardegna dovrà in avvenire seguire criteri tutti diversi da quelli che finora l'hanno devastata. È urgente una drastica revisione degli sgangherati programmi edilizi dei Comuni, riportando in onore una politica di pianificazione che subordini severamente ogni eventuale sviluppo alla salvaguardia di territorio, paesaggio, natura, beni culturali: senza naturalmente dimenticare di intervenire contro quanto è stato costruito abusivamente (alcune centinaia di migliaia di metri cubi fuorilegge sono stati demoliti negli ultimi anni). La battaglia sarà dura: già una parte dei Comuni in una pubblica dichiarazione si sono rivoltati contro ogni norma intesa a contenere l'urbanizzazione indiscriminata. Tra tutti spicca il sindaco democristiano di Bosa, che smania perché le sue coste ancora intatte scompaiano sotto 250 mila metri cubi di cemento, in nome naturalmente dell' autonomia comunale. Un'autonomia rivendicata per fare il male anziché il bene della collettività.

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