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Nel lontano 2004 (solo 14 anni, ma sembra passato un secolo) Renato Soru e il suo movimento “Progetto Sardegna” vinsero le elezioni regionali sulla base di una campagna, svolta coinvolgendo tutta la popolazione dell’Isola, per opporre una politica basata sulla tutela delle qualità del territorio e del paesaggio agli interessi dei cementificatori. Quella campagna fu vittoriosa, e aprì una stagione in cui una pianificazione territoriale all’altezza delle meraviglie del paesaggio sardo si imposero a tutto il mondo come esemplari. Ma la stagione fu breve, e i successori di Renato Soru, su entrambi i versanti degli schieramenti politici, tornarono alle politiche distruttive di un passato devastatore. Fausto Martino, attivo sostenitore della politica di Soru nei suoi ruoli di cittadino consapevole, di studioso competente e di fedele servitore dell’interesse pubblico lancia oggi un grido d’allarme sulle azioni e le proposte degli attuali governanti dell’Isola. Segue il testo integrale dell’articolo, con il titolo enigmatico sotto il quale lo ha parzialmente pubblicato il quotidiano sardo (e.s.)

La Nuova Sardegna, 10 luglio 2018
La legge urbanistica non è un PUC
di Fausto Martino

«E se qualcuno sostiene che la pianificazione non occorre, sono costretto a ricordargli che non occorre alle classi dirigenti, ma alle altre sì». Lo diceva, già nell’’85, Italo Insolera per sottolineare come all’establishment, quello in grado di contrattare direttamente con i cacicchi dei partiti le proprie varianti urbanistiche, fosse addirittura di imbarazzo uno strumento urbanistico.

Deve essersene convinto anche Renato Soru se, nella recente intervista rilasciata a Luca Rojch della Nuova Sardegna, ha sostenuto l’urgenza di disporre di una nuova legge sul governo del territorio, proprio per incentivare la redazione dei piani urbanistici comunali e degli strumenti sottordinati, in coerenza con gli indirizzi e gli obiettivi del Piano Paesaggistico Regionale.

Per Soru, il Ddl va dunque approvato rapidamente, ma non proprio così come è stato licenziato dalla Giunta, tutt’altro. Dovrebbero infatti essere cancellati l’articolo 43 - quello, per intenderci, che consente l’approvazione in deroga al PPR dei progetti “di grande interesse” - e l’allegato A4, che incrementa surrettiziamente il dimensionamento dei piani comunali. Anche il famigerato articolo 31 dovrebbe essere riscritto in modo da limitare gli aumenti di cubatura dispensati a pioggia, magari trasformandolo in un “articolo ad hoc per l’adeguamento delle strutture esistenti”. Ma non basta. E’ l’intero corpus normativo che - parola di Soru - ha bisogno di una radicale cura dimagrante: “113 articoli sono un’esagerazione” – afferma – e il testo deve essere semplificato per renderlo comprensibile a tutti, e non solo ai soliti sacerdoti di regime, gli unici in grado di capirlo e, dunque, di piegarlo ai propri interessi.

Insomma, sembra proprio che, anche per Soru, il Ddl, così come proposto, non sia potabile e che, dunque, debba essere rivisitato integralmente, sia per emendarlo degli “errori” più macroscopici che per mutarne radicalmente struttura, lessico e obiettivi.

Quando poi, però, Rojch gli chiede se - come sostiene qualcuno (più d’uno in verità) - la legge dovrebbe essere “buttata via e riscritta”, Soru ripiega su un “no” secco. Poi cambia discorso e ribadisce con diplomazia che è necessario dare piena attuazione al PPR attraverso “una legge urbanistica compiuta”.

Insomma, una stroncatura in politichese. Diplomatica quanto si vuole, ma radicale e senza appello.

A parte i tatticismi politici e alcuni aspetti di merito (l’improponibile conservazione dell’art. 31), come dargli torto? Per quanto non lo dica chiaramente, Soru dimostra di aver ben colto la differenza che intercorre, o che dovrebbe intercorrere, tra legge urbanistica e piano, tra regole e loro attuazione, tra strumenti normativi e trasformazioni del territorio. Differenza sostanziale, ben nota a chiunque mastichi appena di urbanistica ma che, a partire dal tristemente noto “piano casa” Berlusconi – peraltro più volte ispiratore di opinabili leggi della regione Sardegna – si è attenuata, fino a quasi scomparire del tutto. Si è così aperta la strada a leggi-provvedimento che esorbitano dalle competenze regionali, violano il principio di sussidiarietà ed esautorano i comuni dalle loro funzioni più caratterizzanti, specifiche e delicate, quali quelle che attengono all’assetto e all’utilizzazione del proprio territorio.

Ed è proprio qui uno degli aspetti più critici del Ddl: anziché definire le regole chiare perché il Piano Paesaggistico Regionale - la cassaforte del patrimonio sardo - possa velocemente essere esteso alle aree interne e declinato negli strumenti urbanistici sottordinati, pone sullo sfondo questi irrinunciabili obiettivi strategici e - in assenza di qualsiasi pianificazione - determina direttamente rilevanti modifiche della parti più sensibili del territorio, in barba alla competenza dei comuni.

Si dirà – e lo ha detto più volte il presidente Pigliaru - “ma le strutture ricettive non sono competitive, devono essere adeguate agli standard internazionali”. Bene, forse è un problema reale, o forse no. Ma il rimedio, in quanto suscettibile di produrre danni incalcolabili e irreparabili, non sarà peggiore del male? E davvero temi così complessi possono essere affrontati con la filosofia del “liberi tutti”, “ognuno è padrone a casa sua” e altre menate di matrice berlusconiana che, nei fatti, assecondano e legalizzano il trend naturale dell’abusivismo edilizio? E, allora, perché non affidare alla pianificazione comunale l’individuazione delle possibili soluzioni, coerenti al PPR e, dunque, almeno astrattamente compatibili con la tutela di un bene irriproducibile?

Purtroppo, sembra proprio che l’assessore Erriu ritenga normale, addirittura auspicabile che una legge modifichi il regime dei suoli, distribuisca volumetrie e rendite fondiarie a casaccio o preveda pericolosissimi e discrezionali percorsi di deroga, con il rischio fondato che l’interesse pubblico, rappresentato e garantito dal PPR, venga subordinato a quelli privatissimi di chi è nelle condizioni di negoziare deroghe e varianti ad libitum.

C’è da sperare che il Legislatore regionale non subisca il fascino della soluzione a portata di mano, insomma, che non voglia sostituire al sistema delle regole uno sbrigativo “controsistema” di deroghe, tale da consentire direttamente, senza valutazioni strategiche, senza i lacci e lacciuoli del PPR e senza la redazione di piani ad esso adeguati, di scaricare altro cemento sulle coste dell’Isola.

Se così fosse, non si incentiverebbe certamente la pianificazione comunale. Ma, dopotutto, forse è proprio quello che si vuole. Già nella Napoli di Achille Lauro, quella mirabilmente affrescata da Rosi nel suo film capolavoro, sembra si dicesse “il piano regolatore serve a chi non si sa regolare. A noi, no. Noi ci sappiamo regolare”. Ancora meglio se c’è la copertura di una legge.

Grazie all’autore pubblichiamo il testo integrale dell’articolo inviato al quotidiano “La Nuova Sardegna” e ivi pubblicato in edizione ridotta.

Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2018. Imbrogli, imbroglietti e imbroglioni per tentar di cancellare il piano di Renato Soru per la difesa delle coste della Sardegna. Da che parte sta l'attuale presidente della Regione?

L’ urbanistica, si sa, in Sardegna è un tema delicato, su cui possono fondarsi i destini politici di una legislatura e su cui può cadere una Giunta. Ne sa qualcosa Renato Soru, il padre della legge salva coste e del piano paesaggistico regionale che si dimise, nel 2008, dopo la bocciatura in Consiglio Regionale di un emendamento alla legge urbanistica allora in discussione e da quel momento in poi rimasta in sospeso. L’onere di riprovarci è toccato all’attuale presidente Francesco Pigliaru, con un disegno di legge di riordino che avrebbe dovuto accogliere le rigorose indicazioni di tutela del Ppr del 2006 ma che in realtà, dicono gli ambientalisti, rischia di stravolgerle, dando il via libera a una nuova colata di cemento sulle coste sarde.

All’articolo 43 (“deroghe per programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico”) e l’allegato A4 sul calcolo del dimensionamento volumetrico assegnato per comune (oltre 9 milioni di metri cubi di cemento in più sulle coste sarde), che lo stesso presidente della Regione Pigliaru, nel corso di un’assemblea pubblica il 27 aprile, si diceva convinto di voler stralciare dal testo generale, insieme alle “grandi deroghe”, troppo arbitrarie, dell’articolo 43.

In questo clima, proprio mentre Pigliaru inaugura la fase d’ascolto pubblica estesa ai portatori d’interesse e alle associazioni, accade il giallo: il 30 aprile sul sito istituzionale della Regione compare per poche ore un testo “unificato” sulle “Norme per il governo del territorio”, contenente delle modifiche mai passate al vaglio del voto nella commissione competente, che provoca la rivolta degli alleati e il rischio di una crisi, poi rientrata dopo i chiarimenti dell’assessore all’Urbanistica Cristiano Erriu e la rimozione del documento dal sito.

Ad alimentare il giallo rimane però un avviso in carta intestata della Commissione Urbanistica che invita le parti interessate a visionare il “Testo unificato del dl 409 - Norme per il governo del territorio” . “Ma quale testo unificato? In Commissione non si era discusso di unificare i testi o di apportare modifiche, eravamo in piena fase istruttoria”. A parlare è Eugenio Lai (Mdp) che subito dopo aver appreso le novità è corso a chiedere spiegazioni sull’accaduto, pronto, se del caso, a ritirare la fiducia alla maggioranza in Regione. “Non c’è stata votazione articolo per articolo ” prosegue, “né tantomeno una votazione finale anche perché la roadmap stabilita da Pigliaru prevede prima l’apertura al dibattito pubblico e solo dopo il momento di sintesi all’interno della maggioranza”.

Cadono dalle nuvole anche gli ambientalisti, fra cui Sandro Roggio, già componente della Commissione Urbanistica regionale nell’era Soru ed oggi schierato contro il ddl Urbanistica: “Ci siamo trovati davanti un altro testo, per giunta con peggiorative . N e ll ’articolo 43 revisionato, ad esempio, i “grandi progetti” presentati su proposta della giunta vengono ora sottoposti all’approvazione del Consiglio regionale. Peccato che così ogni consigliere regionale si sentirà autorizzato a portare gli interessi del suo territorio, dai grandi investimenti del Qatar in Gallura a quelli di un piccolo imprenditore locale in Ogliastra. Un disastro”.

il manifesto, 20 aprile 2018. Niente da fare. Da quando Renato Soru non c'è più le coste della Sardegna sono governate dagli "sviluppisti", più o meno aggressivi: il paesaggio è una variabile subordinata. con postilla

Diventa sempre più alta la probabilità che la legge urbanistica della Sardegna, al momento in discussione in commissione, arrivi nell’aula del consiglio regionale prima dell’estate. Dopo le polemiche dei mesi scorsi la maggioranza di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru ha deciso di cancellare dal testo della legge l’articolo più contestato dagli ambientalisti e più pericoloso, il numero 43, in base al quale veniva concessa la possibilità di realizzare «progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico» in aree attualmente protette dal Piano paesaggistico regionale (Ppr) approvato nel 2006 dalla giunta Soru, che impedisce ogni costruzione nella fascia dei trecento metri dal mare.

Se approvato, l’articolo 43 avrebbe consentito a grandi gruppi nazionali e internazionali di realizzare progetti di insediamento turistico – prevalentemente alberghi ma anche villaggi – in zone vergini dal punto di vista paesaggistico e attualmente protette dal Ppr. Un meccanismo di deroga rispetto alle norme del Piano paesaggistico contro il quale era insorto tutto il fronte ambientalista, sardo e nazionale, ma anche una parte della maggioranza guidata da Pigliaru. In particolare, dentro il Pd Renato Soru si era spinto ad annunciare un suo voto contrario se nel testo presentato in consiglio fosse rimasto l’articolo 43. Che ora invece sparisce, insieme con un’altra parte del testo originario della legge particolarmente insidiosa per gli equilibri ambientali delle coste sarde, l’allegato 4 sui criteri di calcolo delle cubature comune per comune, che ricalcava vecchie norme degli anni Novanta superate dal Ppr e che avrebbe consentito a molti centri dell’isola di superare le soglie fissate dalle attuali norme di tutela.

Resta invece, nel testo che approderà in consiglio, un altro articolo contestato dagli ambientalisti, il numero 21, che autorizza incrementi volumetrici fino al 25 per cento per gli alberghi già presenti nella fascia dei trecento metri dal mare. La giunta regionale giustifica questa misura con «la necessità di adeguare molti alberghi – dice l’assessore all’urbanistica Cristiano Erriu – alle esigenze del mercato internazionale del turismo, che più che nuove camere richiede servizi, come piscine, solarium, sale benessere». Gli ambientalisti replicano che molti alberghi entro i trecento metri sono già molto grandi e che quindi un aumento delle volumetrie del 25 per cento creerebbe veri e propri ecomostri. Inoltre, molte delle strutture che beneficerebbero dell’articolo 21 hanno già approfittato negli anni scorsi di una sorta di versione sarda della “legge sulla casa” di berlusconiana memoria approntata dalla giunta di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci, che ha governato l’isola dal 2009 al 2014. Camere in più ne sono state costruite già tante.

Resta quindi molto duro, nonostante il ritiro dell’articolo 43 e dell’allegato 4, il giudizio degli ambientalisti. «La nuova legge urbanistica – accusa il presidente regionale di Italia Nostra, Graziano Bullegas – è un provvedimento improntato a garantire, attraverso l’articolo 21, il massimo dell’utile in termini di cubature e a considerare il territorio merce di scambio piuttosto che bene comune da preservare. Di fatto serve a svuotare il Piano paesaggistico regionale. E’ sconcertante poi la risposta che la legge urbanistica dà al fenomeno del consumo di suolo: fino al 10% delle superfici già urbanizzate, incrementabile. Scelta in controtendenza rispetto agli indirizzi urbanistici europei». Per Italia Nostra la legge resta pericolosa: «Se approvata riporterà la Sardegna all’edificazione selvaggia e incontrollata».

«Prima di portare il testo della legge in consiglio – replica Francesco Pigliaru – avvieremo, a partire dal 27 aprile, una fase di consultazione di base in tutti i territori dell’isola, attraverso una serie di dibattiti pubblici. Molti nella mia maggioranza dicono che bisogna approvare la legge comunque; io sostengo che bisogna approvarla solo se si raggiunge una sintesi alta, che salvaguardi l’ambiente e nello stesso tempo renda più facile l’adozione dei piani urbanistici da parte dei comuni, oggi bloccati quasi dappertutto».

postilla

In realtà il Piano paesaggistico regionale non tutela solo una fascia di 300 metri (già tutelata dalla "sciabolata" della legge Galasso), ma un'area costiera di dimensione variabile a seconda delle caratteristiche specifiche del territorio, fino a una profondità di circa 3mila m. Sulla nuova legge urbanistica della regione Sardegna si veda tra l'altro su eddyburg Sardegna, legge urbanistica con pseudo tutela e Sardegna. Quod non facerunt barbari .

il Fatto quotidiano, 3 novembre 2017. da Gentiloni a Pigliaru tutti d'accordo per svendere le coste della Sardegna ai potenti petrolieri arabi. Arriveranno a cedere la sovranità?prima bisognerà sbaraccare il Piano paesaggistico di Renato Soru. Pigliaru ha già cominciato.....


«Sardegna - Il milionario del Qatar ha comprato mezza Costa Smeralda e spinge per costruire. Intanto rimanda il via all’ospedale»

Via Qatar si trova a Olbia, fra la zona industriale e il mare. È solo uno degli omaggi alla trasformazione della Gallura in colonia benedetta dal governatore berlusconiano Ugo Cappellacci e oggi ancor di più dal renziano Francesco Pigliaru. Colonia al punto da poter confezionare una legge urbanistica per tutta l’isola a misura degli interessi immobiliari dell’emirato in Costa Smeralda nelle vesti di salvatore dell’economia isolana. Chissà se ne hanno parlato mercoledì a Doha il premier Paolo Gentiloni e l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad Al-Thani.

Prima la bandiera granata a nove punte ha sventolato sugli hotel dorati di Porto Cervo, poi sul grande ospedale che fu di don Verzé, infine sulla compagnia aerea Meridiana. Quando lo sbarco nell’isola ha passaporto qatariota è tutto un inginocchiarsi. Defunta la Sir di Rovelli e circoscritta la Saras dei Moratti nell’area di Cagliari, l’emirato è oggi la presenza economica estera più forte in Sardegna. Tutto è avvenuto in cinque anni: il primo colpo fa data al 2012, quando la Qia (Qatar Investment Foundation) compra la Costa Smeralda dall’indebitato finanziere americano Tom Barrack. Il pacchetto comprende quattro resort tra i più prestigiosi al mondo, la Marina, il Pevero golf club e 2.300 ettari di terre ancora vergini. Oggi l’unico proprietario è lui, l’emiro Tamin bin Hamad Al-Thani.

Un solo ostacolo rallenta l’espansione del suo braccio immobiliare “Sardegna Resort”: il Piano paesaggistico regionale (Ppr) del governatore Renato Soru: dal 2006 obbedisce al Codice del Paesaggio ed è l’unico argine all’avanzata del cemento. Per i qatarioti è un problema: i petroldollari ci sono, ma i progetti si infrangono sulla legge.

Per fortuna c’è il Pd e il suo governo: nel maggio scorso Mario Ferraro, manager di Sardegna Resort e Qatar Holding ha consegnato alla commissione urbanistica regionale una nota in cui si chiede di alleggerire nella prossima legge urbanistica il vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dal mare. La politica isolana si piega docilmente e conferma nel disegno di legge il regalo già anticipato ai costruttori col piano casa firmato dall’assessore all’urbanistica Cristiano Erriu: via libera agli aumenti di cubatura per le strutture già esistenti. Se il contestatissimo disegno di legge supererà lo scoglio del Consiglio regionale e della protesta ambientalista, hotel, resort e seconde case potranno allargarsi di un quarto “anche in deroga agli strumenti urbanistici”. E addio Ppr. Un’inversione di tendenza inspiegabile, a meno di non pensare a uno scambio. La salvezza dell’ospedale Mater Olbia per il via libera alle nuove cubature: “Un’eccellenza sanitaria che darà lavoro a 600 persone” (Regione dixit) che non guasta mai in campagna elettorale. Clinica sottratta a morte certa ma pagata col sacrificio del paesaggio. Basta unire i punti di questa storia coloniale.

Il Mater è nato come struttura privata del San Raffaele di don Verzé e finito nel crac della fondazione Monte Tabor. Nell’estate 2014 arriva il fondo dell’emiro che lo rileva per 1,2 miliardi di euro dalle banche creditrici. Un’operazione costruita in anni di relazioni diplomatiche condite dai viaggi a Doha di Mario Monti ed Enrico Letta e che avrà in Matteo Renzi il suo più autorevole sponsor nonché padrino al taglio del nastro (maggio 2015). Il progetto sembra già approvato nel 2013 quando viene sottoscritta una manifestazione di intenti tra Cappellacci, allora governatore, Rashid Al Naimi, Ad del fondo Qatariota, e Giuseppe Profiti manager del Bambin Gesù (poi rinviato a giudizio in Vaticano per distrazione di fondi nella vicenda dell’attico del cardinale Bertone).

Cinque mesi dopo cambia la Giunta, ma il neo-presidente dem Pigliaru firma un protocollo d’intesa in cui la Regione si impegna, se la Fondazione qatariota comprerà l’ospedale, a “porre in essere tutte le autorizzazioni e accreditamenti”. Poi, nel luglio scorso, il partner del Qatar diventa l’ospedale cattolico Gemelli di Roma. Come dire “Comprate e avrete tutte le porte aperte”. Appena cinque giorni dopo (21 maggio 2014) arriva l’intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri sottoscritta da Renzi: pieno sostegno all’iniziativa, deroghe per il tetto di spesa regionale e per il numero dei posti letto. Una bella corsia preferenziale, anche se passerà un altro anno prima che possa sbarcare in Sardegna con tutti gli onori per inaugurare il cantiere. Renzi twitta entusiasta: “Oltre un miliardo di investimenti dal Qatar e si sblocca finalmente il Mater Olbia. Prezioso non solo per la Sardegna #lavoltabuona”.

Ma il Mater rimane un’incompiuta e l’inaugurazione slitta: doveva arrivare a marzo 2015, ora pare si arrivi al 2018, ma c’è anche chi teme non aprirà prima del 2020. E mentre le date si rincorrono, la politica lavora per il Qatar. La cosa importante è non far scappare l’investitore d’oro, e così nell’imponente riforma sanitaria che ridefinisce la rete ospedaliera di tutta l’isola succede che il consiglio regionale voti a maggioranza bipartisan per posticipare al 2020 l’assegnazione dei posti letto per la sanità privata: fate con calma, la Regione e i malati possono aspettare. “Questa è buona politica, il Mater figlio di tutti, Cappellacci e Pigliaru, rende giustizia a un’intera classe”, festeggia il deputato Pd Giampiero Scanu.

La strada sembra tracciata: più cemento e deroghe, in cambio dei petrodollari in un’isola martoriata dalle crisi industriali. L’ultimo salvataggio riguarda Meridiana, compagnia aerea di Olbia fondata dal principe Karim Aga Khan mezzo secolo fa, da tempo in grave sofferenza con oltre 1600 esuberi. Un mese fa la Qatar Airways ha acquisito il 49% di Meridiana Fly assumendone però il pieno controllo col plauso di politica e sindacati. La promessa è un nuovo piano industriale e il raddoppio della flotta. Un negoziato durato tre anni col sostegno del governo e il raccordo con l’ambasciatore Qatariota in Italia. Solo l’ultimo segno dell’asse renziano Italia-Qatar con la Sardegna targata Pd principale avamposto.

Nei giorni scorsi due grossi calibri del Pd, il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, e l’ex ministro Walter Veltroni hanno affermato severamente che il loro partito ha “dimenticato l’ecologia”. In realtà il Pd guidato da Matteo Renzi ha dimenticato la tutela dei beni culturali e del paesaggio, la buona urbanistica, l’ambiente (vedi legge sui Parchi) divenendo anzi il nemico dichiarato di una tradizione democratica che riteneva prioritari questi temi e la lotta all’abusivismo. Lo dimostrano la legge Galasso sui piani paesaggistici, la legge Cutrera e altri sulla difesa del suolo, la legge Cederna-Ceruti sui Parchi, il Codice per il Paesaggio Rutelli/Settis del 2007 e altro.

Un vanto della cultura progressista erano certamente i piani paesaggistici che con coraggio la giunta di centrosinistra di Renato Soru aveva varato nel 2004. Operazione esemplare coordinata da Edoardo Salzano, che andava completata con l’interno dell’isola. Il centrodestra ha invano tentato di smontarla, perdendo anche un referendum popolare. Ma la giunta attuale del presidente Francesco Pigliaru ha ripreso l’offensiva con rinnovata forza. Di fronte all’opposizione argomentata di un tecnico di valore, il soprintendente Fausto Martino e a una critica severa di Ilaria Borletti Buitoni sottosegretaria ai Beni culturali, l’intero Pd sardo ha votato in Regione un ordine del giorno di inusitata durezza. “In entrambe le occasioni si è registrata una inopportuna espressione di opinioni lesive delle prerogative costituzionali conferite in capo all’organo legislativo e a quello esecutivo della Regione Sarda”.
Il reato? Per Borletti Buitoni essere “intervenuta nel merito di scelte operate dalla giunta e dal Consiglio regionale nel pieno esercizio delle funzioni attribuite loro dallo Statuto speciale della Sardegna”. Per l’architetto Martino aver “espresso pareri di merito su scelte politiche (…) che esorbitavano la sfera di sua competenza”. Essi “sono andati oltre ogni limite di competenza” con “posizioni censorie sul disegno di legge urbanistica”, ecc. ecc. Il presidente Pigliaru rappresenti dunque a Paolo Gentiloni “lo sdegno per l’inaccettabile atteggiamento assunto dagli uffici regionali del Mibact” con inevitabili conseguenze anche sui finanziamenti per la “protezione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico dell’isola” (che le nuove norme del Pd in realtà devitalizzano).

Il piano paesaggistico regionale della Sardegna – denuncia il Pd – non procede per l’indisponibilità degli uffici ministeriali a… collaborare. Silenzio sui piani approvati dalla Regione ai tempi di Soru. Il raccolto decennale dei piani paesaggistici è ben magro, appena 3: Toscana, con l’assessore competente, l’urbanista Anna Marson, non riconfermata; Puglia; Piemonte (ne ha discusso il Consiglio in agosto). Molti piani in alto mare. In piena burrasca quello sardo.

Il Codice è la seconda legge nazionale che sollecita le Regioni a fare il loro dovere in materia di paesaggio. Nel 1985, fu approvata, quasi alla unanimità, la legge n.394 detta Galasso. Essa imponeva alle Regioni una dettagliata pianificazione ed era stata preceduta da una serie di decreti, chiamati “galassini”, coi quali si vincolavano territori decisamente preziosi. Marche, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna approvarono i loro piani entro il 1986. Altre in ritardo. Altre ancora mai, le più devastate da speculazione e abusivismo. Campania e Sicilia su tutte. Per la Campania ci fu un tentativo di piano redatto dalle Soprintendenze. Bocciato: lo Stato non può sostituirsi alle Regioni, neppure se inadempienti in modo conclamato. Come la Regione Sicilia – la più “abusata”, non a caso, d’Italia – la quale ha invocato e invoca la sua specialissima autonomia. Anche ora – come ha documentato Silvia Mazza per Emergenza Cultura – con un emendamento-grimaldello l’Assemblea regionale ha votato deroghe ai Piani paesaggistici “per le opere di pubblica utilità” (pubbliche, private, in concessione). Norma “retrospettiva” che salva opere già bocciate come la Catania-Siracusa. Bocciata, beninteso, da Soprintendenze nominate dalla Regione…

E nella Campania Infelix della marea di abusi e della “impermeabilizzazione” con cemento e asfalto di tanti suoli liberi? Per il Piano paesaggistico siamo ancora al lavoro delle commissioni, racconta il rappresentante dei 5 Stelle, Tommaso Malerba. Eppure Napoli è fra i grandi Comuni il più “impermeabilizzato” d’Italia con 64% del territorio, seguito da Milano col 54%. In provincia spicca Casavatore che, con l’89,3% di cemento+asfalto detiene il primato nazionale ed europeo in materia, seguito da vicino da Arzano e da Melito di Napoli. Qualche raro albero e un po’ di fili d’erba. Dove non sono passati gli incendiari. Ma sì, i piani possono attendere.

Corriere della sera online 23 settembre2017. Avevamo sostenuto che il rpesidente Pigliaru ptromuove scempi delle coste della sardegna che neppure il suo redecessore berlusconiano si sarebbe permesso di proporre. Chissè se la denuncia che proviene dalla grande stampa riuscirà a far ritornare Pigliaru sui suoi sciagurati passi?
Di chi è la Sardegna? «Nostra!», risponderanno i sardi. Giusto. Ma è «solo» dei sardi? Peggio ancora dei politici sardi di volta in volta al governo? Dura da sostenere. Eppure sul tema divampa una polemica rovente. Di qua la Regione che nega al soprintendente il diritto di metter becco nelle scelte urbanistiche della giunta, di là il funzionario che sventola l’art. 9 della Costituzione: la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Coste sarde comprese.

La proposta

Al centro di tutto c’è la proposta del governo regionale di Francesco Pigliaru sul futuro del magnifico paesaggio isolano e dei suoi 1.849 chilometri di coste «ingessati», sbuffano i costruttori, gran parte degli operatori turistici, ma soprattutto il Qatar, dai limiti al cemento imposti dal piano paesaggistico di Renato Soru. I qatarioti, dopo aver comprato la Costa Smeralda, la Meridiana, l’immenso ospedale San Raffaele di Olbia in costruzione da millenni e altro ancora, sono impazienti: gli affari? Mario Ferraro, a capo della Smeralda Holding, l’ha detto chiaro e tondo: «Non credo che qui si possa far crescere il turismo senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare». Figuratevi gli ambientalisti.

Scontro frontale. Giura il governatore che no, per carità, ci mancherebbe, «non ci saranno colate di cemento». Vorrebbe solo che «le strutture ricettive già esistenti e mai riqualificate potessero adeguarsi agli standard internazionali, aiutandoci ad allungare una troppo breve stagione turistica». Come potrebbe aprire alla betoniere lui? «Appena insediati annullammo le modifiche al Piano paesaggistico regionale di chi ci ha preceduto e approvammo una legge che revocava la possibilità di lottizzazioni e ampliamenti di seconde case nei 300 metri dal mare», ha scritto al Corriere per rispondere alle critiche di Andrea Carandini. Lui e i suoi cercano solo «un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità» per far fronte ai problemi di una regione in sofferenza.

Gli ambientalisti

Problemi veri. Reali. Innegabili. Ma la via d’uscita può essere, contestano gli ambientalisti, la legge che ha in mente di fare la Regione nella scia di quella “apripista” già impugnata dal governo Gentiloni? Stefano Deliperi, il leader del Gruppo d’Intervento Giuridico che da anni con le carte bollate si mette di traverso al cemento, recita poche righe del disegno di legge presto in discussione: «Possono usufruire degli incrementi volumetrici (...) anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dall’articolo 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45» e quelle «che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dal capo I e dall’articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 23 ottobre 2009».

Risultato? Una struttura in origine di 30 mila metri cubi che era stata già ampliata grazie alla legge regionale del 1989 a 37.500 (+ 25%) potrebbe ora salire, grazie a un nuovo allargamento del 25% fino a 46.875. Per non dire delle deroghe alla norma ribadita dal Consiglio di Stato quattro anni fa sulla «inedificabilità dei territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia». O della «trasformazione delle residenze per le vacanze e il tempo libero, esistenti o da realizzare, in strutture ricettive alberghiere». Fermi tutti: che vuol dire «esistenti o da realizzare»? Una deroga proiettata nel futuro?

Sulle dune

cantiere sulle dune a Baia Badesi

Difficile non essere diffidenti. Tanto più in una regione dove, a dispetto delle regole (evidentemente non troppo rigide) si è insistito a costruire perfino sulle dune (le dune!) come a Badesi, dove una sfrontata pubblicità offriva «una casa davvero sulla spiaggia!» con villini a 116mila euro. Più a buon mercato, va detto, che a Djerba o ad Hammamet...
Fatto sta che, davanti alla scelta del governo di impugnare venti giorni fa la legge omnibus «di manutenzione» che avrebbe dovuto spalancar la strada alla nuova legge urbanistica, a molti democratici sono saltati i nervi. Al punto di presentare una mozione contro Ilaria Borletti Buitoni e, come dicevamo, contro il soprintendente per la Sardegna centromeridionale Fausto Martino chiedendo che il governatore rappresentasse a Roma «lo sdegno per l’inaccettabile atteggiamento» dei due verso «le prerogative della Regione autonoma».

L'autogol

Un autogol. Perché certo, la sottosegretaria ai Beni Culturali, «rea» d’avere accomunato i progetti urbanistici della giunta attuale a quelli della destra e difesa dopo le accuse da una corale alzata di scudi, potrebbe anche mettere in conto, nel suo ruolo, qualche (insensata) scazzottata politica. Ma il soprintendente? Che c’entra il soprintendente che già si era segnalato per aver fermato l’abbattimento (per fare pellets!) dell’inestimabile foresta di Marganai ed essersi opposto al raddoppio dello spropositato deposito di fanghi rossi a Portovesme del quale fu accanito nemico (prima di essere eletto) anche l’attuale governatore? Doveva rendere ossequio all’autonomia regionale? Risponde l’art. 98 della Costituzione: «I pubblici impiegati sono a servizio esclusivo della Nazione».
Non per altro sono saltati su il Fai con Andrea Carandini («L’attacco di una parte del Pd avvilisce qualunque cittadino italiano: non sono questi temi che possono esser di esclusiva competenza delle regioni») e la fondatrice Giulia Maria Crespi («Sono interdetta») e il presidente di Italia Nostra Oreste Rutigliano e un po’ tutte le associazioni ambientaliste. E uno dei padri della «legge Soru», Gianvalerio Sanna: « Lo sconcerto e la rabbia davanti alla folle decisione del Governo regionale sardo di portare comunque avanti una legge urbanistica insensata...».

Il Soprintendente
Torna in mente Indro Montanelli, che a differenza di Matteo Renzi («Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia») non disprezzava affatto quei funzionari. Anzi. Li vedeva, nel ‘66, come «pochi eroi sopraffatti dal lavoro e senza mezzi per svolgerlo. Un Soprintendente è tenuto a compiere sopralluoghi, controllare perizie, dirigere i lavori, pubblicare studi, redigere piani paesistici, ma soprattutto a resistere ai privati che vorrebbero distruggere tutto per rifarlo in vetrocemento, quasi sempre con l’assenso e l’appoggio delle autorità».

Non vale, ovvio, per tutte le autorità e men che meno tutti i soprintendenti. In Calabria, per dire, ce n’è uno come Mario Pagano che aveva fatto passare tutto, dal raddoppio dello stadio in area archeologica alle demolizioni nel cuore di Cosenza Vecchia o l’assalto a Punta Scifo, devastata dal cemento, finché non è intervenuta finalmente la magistratura. Che ha bloccato il cantiere e chiesto anche il suo rinvio a giudizio. Di lui, i cementieri, non si sono lagnati mai. Anzi, visto che nessuno lo ha ancora rimosso, ha lanciato lui una fatwa per non far più lavorare l’archeologa Margherita Corrado che ha salvato Capo Colonna e Punta Scifo. Il Tar, ai padroni di quel cantiere indecente, ha dato torto anche ieri... Ma che gli importa?

Ansa - Sardegna 19 settembre 2017. Il PD sardo (o parte di esso) non è d'accordo con il primato della tutela del paesaggio sullo sviluppo economico (nello specifico, l'incremento dei volumi edificabili). È ovviamente esplosa una polemica, di cui il testo dell'agenzia Ansa - Sardegna dà conto con equilibrio

Il PD sardo si è indignato, e ha diramato un duro comunicato, perché il rappresentante dello Stato in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio esprime severe e sacrosante critiche a una legge regionale che contraddice e cancella le regole della tutela nelle aree più delicate e tutelate dell’Isola. Le Stato, ovviamente reagisce, in attuazione delle sue responsabilità. Ecco una ricostruzione degli eventi

La protesta del PD sardo

Le prerogative della Regione Sardegna in materia di urbanistica non possono essere messe in discussione, né rallentate, se non nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione. E' il senso della mozione presentata dal gruppo del Pd in Consiglio regionale - anticipata dal capogruppo Pietro Cocco all'ANSA subito dopo il vertice di una settimana fa con Francesco Pigliaru - a seguito dell'impugnazione della legge omnibus su cui si fonda la nuova normativa per governare il territorio isolano.

L'atto impegna il Pigliaru a "rappresentare con urgenza al presidente del Consiglio dei ministri lo sdegno per l'inaccettabile atteggiamento, qui riportato puntualmente, assunto dagli uffici territoriali del Mibact nei confronti della Regione Sardegna", e a chiedere "quali siano le ragioni di tale atteggiamento", infine se "le dichiarazioni della sottosegretaria Borletti Dell'Acqua Buitoni, nel merito di provvedimenti sui quali si deve pronunciare la Corte costituzionale, corrispondano al parere del Cdm".

In riferimento alla legge di manutenzione impugnata, la sottosegretaria aveva parlato di "un impianto normativo tale da privare il Mibact del potere di valutare". Posizione che aveva alimentando aspre polemiche, nell'Isola come a Roma, e che vede la Giunta di Francesco Pigliaru contrapporsi al Governo, al ministero e al sovrintendente Fausto Martino.

L'ex assessore Sanna (Pd) replica: "farsa incommensurabile"

"Una farsa incommensurabile". Così l'ex assessore all'Urbanistica della Giunta Soru, Gianvalerio Sanna, a proposito della mozione del Pd contro il Mibact depositata in Consiglio regionale. "E' il segno evidente e clamoroso della sconfitta della politica regionale che si nasconde dietro una azione apparentemente muscolare che susciterà, oltre il Tirreno, una quantità notevole di risate - scrive Sanna sul sito Sardegna soprattutto - tuttavia alcuni punti è bene siano chiari: ognuno ha le proprie competenze, il Mibac sul paesaggio e sui beni culturali, la Regione sull'Urbanistica".

L'ex assessore manifesta "sconcerto e rabbia davanti alla folle decisione del Governo regionale sardo di portare comunque avanti una legge urbanistica insensata e priva di qualunque cognizione di coerenza e modernizzazione, rispetto alla fase che si era aperta in Sardegna con l'approvazione del Ppr".
"Se si cerca di aggirare e abbattere i vincoli sovraordinati con le norme urbanistiche - spiega - Pd e compagnia si mettano l'anima in pace, lo Stato ha il dovere di intervenire e tutelare il dettato Costituzionale". Quindi l'affondo: "Credo che la maggioranza di Governo in Sardegna farebbe bene a mostrarsi meno supponente e riflettere su gli effetti negativi e distorsivi di una cultura renziana che ha espropriato anche i nostri desideri di immaginarsi realizzabili".

Il Fai stronca la mozione

"L'attacco di una parte del Partito Democratico sardo al sottosegretario al Ministero dei Beni e Attività Culturali Ilaria Borletti Buitoni e al soprintendente Fausto Martino per un atto impugnato dal Governo avvilisce qualunque cittadino italiano; non sono infatti, questi, temi che possono essere considerati di esclusiva competenza delle regioni, come chiaramente ci ricorda la Costituzione". Così il presidente del Fai Andrea Carandini che interviene sulla mozione del gruppo consiliare del Pd contro i due esponenti del Mibact.

"La difesa dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico e artistico riguarda l'identità, la cultura e l'economia, non a breve termine, dell'intero Paese - argomenta - È un tema di interesse generale, sul quale tutti i partiti e i movimenti italiani dovrebbero impegnarsi senza personalismi, riserve e rivendicazioni". Secondo il numero uno del Fai, questa disputa "deprime e non fa ben sperare". "Osservo un forte contrasto fra il tono della lettera del presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, in risposta a una mia lettera aperta del 5 settembre, e quello di questo intervento di partito. Speriamo - conclude Carandini - che si risolva a vantaggio della salvezza della Sardegna".

Si allarga il fronte del no al ddl.

Si allarga il fronte del No al disegno di legge sull'urbanistica varato dalla Giunta guidata da Francesco Pigliaru e ora all'attenzione della commissione Governo del territorio del Consiglio regionale. All'appello della Consulta Ambiente e Territorio per chiedere al governatore di confermare il livello di tutela previsto dal Ppr, da estendere anche alle zone interne, sospendendo l'iter di approvazione del ddl, hanno risposto ambientalisti, intellettuali e politici, oltre che alcune associazioni che si affiancano ai primi sottoscrittori: Wwf, Grig, Italia Nostra e Federparchi.

Tra i firmatari della lettera che critica il disegno di legge ritenuto "incostituzionale" e foriero di una "destabilizzazione della tutela del territorio dell'Isola, con effetti devastanti specialmente nella fascia costiera", ci sono tra gli altri lo scrittore Luciano Marrocu, il senatore Luigi Manconi, il leader di Possibile Giuseppe Civati, il regista Enrico Pau, l'ex direttore dell'Unione Sarda Anthony Muroni, l'architetto Alan Batzella, il giornalista Giacomo Mameli, il regista documentarista Tullio Bernabei, gli ex direttore generale e presidente di Legambiente Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, le associazioni VAS, Articolo 9, Green Italia e Mareamico.

Nell'appello vengono definite "insostenibili" anche le critiche "mosse da esponenti della Giunta regionale al soprintendente Fausto Martino", al quale viene espressa solidarietà e apprezzamento "per la benemerita azione che svolge in difesa dei beni culturali dell'Isola"

Italia nostra, 9 settembre 2017. Le ragioni per cui, come abbiamo scritto, l’attuale presidente della regione Sardegna è ancora peggiore (almeno per la tutela del paesaggio) del suo predecessore berlusconiano. A proposito di usi civici e paesaggio

Italia Nostra manifesta pieno sostegno all’on. Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario ai Beni, Attività Culturali e Turismo, oggetto di un duro attacco da parte del Presidente della Giunta regionale della Sardegna, Francesco Pigliaru e il nostro appoggio incondizionato anche al Soprintendente all’Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna, Fausto Martino, il quale ha coraggiosamente espresso le sue preoccupazioni mostrando di essere fino in fondo funzionario statale fedele al suo ruolo.

A conferma della correttezza della proposta impugnazione, con particolare riferimento agli articoli 37, 38 e 39, Italia Nostra osserva che il semplice richiamo alle norme sulla copianificazione non corrisponde a un reale rispetto delle stesse, in quanto le modalità e i termini rigidi posti dalla Regione all’operato della Soprintendenza per decidere la sclassificazione degli usi civici - l’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici deve essere siglato entro il termine di 90 giorni dalla delibera del Consiglio comunale -, rendono impossibile una corretta valutazione dei valori protetti.

Le aree interessate, infatti, comprendono oltre 400 mila ettari, il 20% circa dell’intero territorio dell’isola, mentre i funzionari ministeriali che dovrebbero valutare l’assenza dei requisiti per confermarne la sclassificazione, anche a seguito della contestata riforma del Mibact, sono un numero assolutamente esiguo.

La valutazione di tutte le componenti relative a tali beni paesaggistici, inoltre, comporta un’analisi estremamente complessa dal momento che secondo la costante giurisprudenza della Corte costituzionale “i caratteri morfologici, le peculiari tipologie d’utilizzo dei beni d’uso civico ed il relativo regime giuridico sono meritevoli di tutela per la realizzazione di interessi generali, ulteriori e diversi rispetto a quelli che avevano favorito la conservazione integra e incontaminata di questi patrimoni collettivi”, Corte costituzionale, sentenza del 11 maggio 2017, n. 103.

La perdita della destinazione agraria, insomma, non comporta di per sé perdita di rilevanza ambientale, in quanto la qualità paesaggistica di un luogo non è immediatamente collegata allo specifico uso civico gravante sullo stesso.

A questo proposito non bisogna neanche dimenticare che, in applicazione dei consolidati principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, civile e amministrativa, i beni compromessi necessitano di una tutela ancora più ampia.

Ebbene, il corretto svolgimento di queste valutazioni viene impedito dalle disposizioni citate, escludendo, di fatto, la realizzazione del “meccanismo concertativo” richiesto a pena di illegittimità dalla stessa Corte costituzionale, in aperta violazione dei principi e delle norme che impongono la tutela dell’ambiente e regolano le competenze stato-regione in tale materia.

L’attività in oggetto, infine - originata da esigenze opposte alle finalità di tutela del territorio - rischia di assorbire totalmente le esigue risorse delle soprintendenze, sottraendole agli ordinari compiti istituzionali.

E’ anche importante sottolineare che l’articolo 39, comma 3, della legge impugnata crea una sorta di condono mascherato, consentendo le sdemanializzazioni in tutte le ipotesi in cui l’utilizzo illecito dei beni gravati da uso civico abbia riguardato “finalità di pubblico interesse connesse alla realizzazione di opere pubbliche, all’attuazione di piani territoriali o comunali di sviluppo industriale e produttivo del territorio o all’attuazione di piani di edilizia economica e popolare”.

A questo proposito si segnala anche l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 17° ter, del c.d. decreto per il Sud, evidentemente sfuggita al vaglio della commissione competente. Secondo la norma citata, infatti “gli atti di disposizione [...] sui terreni gravati da uso civico, adottati in violazione delle disposizioni in materia di alienazione [...] sono da considerarsi validi ed efficaci ove siano stati destinati al perseguimento dell’interesse generale di sviluppo economico della Sardegna, con inclusione nei piani territoriali di sviluppo industriale approvati in attuazione del testo unico delle leggi sul Mezzogiorno [...]. Gli stessi terreni”, si conclude “sono sottratti dal regime dei terreni ad uso civico”. Tale emendamento - introdotto dal senatore Silvio Lai in sede di convalida del decreto legge successivamente alla sua approvazione - mostra l’evidente intento di eliminare gli usi civici dalle aree destinate all’ampliamento dello stabilimento dell’Eurallumina di Portovesme, violando i consolidati principi costituzionali sopra richiamati.

Per quanto riguarda le questioni più generali rimproverate dal Presidente regionale alla Sottosegretaria, la nostra associazione conferma anche la continuità tra le politiche in materia urbanistica della passata Giunta di centrodestra e la attuale.

Per averne una dimostrazione basta dare uno sguardo alle norme sul c.d. piano casa, che ha sostanzialmente recepito il precedente - in deroga al Piano paesaggistico regionale - rendendolo permanente e per certi aspetti addirittura più lesivo dei valori ambientali e paesaggistici, come nel caso dell’aumento dal 10% al 25% degli incrementi volumetrici consentiti all’interno dei 300 metri dalla linea di battigia. Disposizioni recepite anche dalla legge urbanistica di prossima approvazione, che presenta numerosi contrasti con il Piano paesaggistico regionale e palesi vizi di illegittimità costituzionale e della quale si chiede fin d’ora l’impugnazione da parte del governo nel caso venisse approvata.

Maria Paola Morittu, Vice Presidente di Italia Nostra

il manifesto, 9 settembre 2017


«Sardegna bene paesaggistico d’Italia». Si intitola così l’appello che architetti, urbanisti, storici dell’arte, giuristi, archeologi e giornalisti hanno lanciato contro la legge urbanistica che la giunta regionale sarda sta per presentare in consiglio per l’approvazione. Tra i firmatari ci sono molti nomi di grane autorevolezza, da sempre impegnati sul fronte della difesa del paesaggio e dell’ambiente. Tra gli altri, Paolo Berdini, Piero Bevilacqua, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Paolo Maddalena, Tomaso Montanari, Edoardo Salzano e Salvatore Settis. Ai quali si aggiungono il vicepresidente della Federparchi Tore Sanna e i membri della Consulta delle associazioni ambientaliste dell’isola Maria Paola Morittu, Antonietta Mazzette, Sandro Roggio, Stefano Deliperi, Carmelo Spada e Alessio Satta.

«Il Piano paesaggistico della Sardegna (Ppr) approvato dalla giunta Soru nel 2006 – si legge nel testo – è obbligatorio secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio ed è strumento indispensabile per la difesa delle coste della Sardegna, nonché ottimo esempio per altre esperienze di pianificazione. In questi dieci anni ha resistito al referendum abrogativo contro la “Legge salvacoste” del 2004, suo presupposto, e a numerosissimi ricorsi presso i tribunali, oltre che al goffo tentativo di cancellarlo fatto (…) dal governo di centro destra di Ugo Cappellacci».

Dopo la difesa del Ppr, le obiezioni di merito: «L’attuale governo di centrosinistra alla guida della Sardegna – scrivono i firmatari dell’appello – nel marzo scorso ha approvato un disegno di legge che contiene gravi deroghe al Ppr in violazione dell’articolo 9 della Costituzione (…). La legge, se sarà approvata, sarà certamente dichiarata incostituzionale, ma nel frattempo produrrà la destabilizzazione della tutela del territorio della Sardegna, con effetti devastanti specialmente nella fascia costiera». «L’obiettivo del disegno di legge – continua l’appello – è soprattutto evidente in alcuni articoli che darebbero vita a un programma di deroghe alle norme di tutela paesaggistica durevole, con l’ampliamento di alberghi a pochi passi dal mare (articolo 31), favorendo grandi progetti pure in contrasto con il Ppr sui tratti di costa non ancora toccati dal cemento (articolo 43)».

«Allo stesso obiettivo di allontanamento dalla vigente disciplina di tutela – prosegue l’appello – vanno ascritte le inaccettabili critiche mosse da esponenti della giunta regionale al soprintendente Fausto Martino, al quale va la nostra solidarietà e il nostro apprezzamento per la benemerita azione che svolge in difesa dei beni culturali della Sardegna». Il riferimento è alla lettera che nei giorni scorsi l’assessore all’urbanistica della giunta regionale sarda, Cristiano Erriu, ha spedito al ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Secondo Erriu, il soprintendente al paesaggio della Sardegna in alcune sue dichiarazioni sarebbe uscito dai limiti della sua carica istituzionale per esprimere giudizi di merito politico sull’operato della giunta. Secondo i firmatari dell’appello, invece, e secondo il fronte ambientalista (sardo e nazionale), Martino non ha fatto altro che compiere il suo dovere, richiamando la giunta al rispetto delle leggi, a cominciare dalla Costituzione. Anche il ministro Franceschini, che ieri ha incontrato il soprintendente, lo difende: «Le azioni di Fausto Martino sono in linea con la scelta del Governo di impugnare la legge sarda in materia urbanistica»», ha detto riferendosi alla legge sulle manutenzioni edilizie appena bocciata dal Consiglio dei ministri.

L’appello contro la nuova legge urbanistica si chiude con un invito al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, «non solo a confermare il livello di tutela previsto dal Ppr, ma anche ad estenderlo alle zone interne dell’isola» e la richiesta «di sospendere l’iter di approvazione del disegno di legge, avviando un riesame del testo alla luce delle numerose e autorevoli critiche espresse in questi mesi». Le adesioni all’appello possono essere inviate alla Consulta delle associazioni ambientaliste della Sardegna: consulta.sardegna@tiscali.it

la Repubblica, 6 settembre 2017, con postilla

Ma andiamo per ordine: lo scorso 29 agosto, su proposta del premier Paolo Gentiloni, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge sarda sulle misure urgenti per l’edilizia e l’urbanistica approvata il 3 luglio perché considerata in contrasto con le norme statali in materia di paesaggio e per aver violato l’articolo 117 della Costituzione, quello che disciplina le potestà legislative dello Stato e delle regioni. Stessa sorte, all’inizio del mese di agosto, aveva subìto la norma varata dalla giunta De Luca in Campania per fermare la demolizione degli edifici abusivi. L’ultima è di qualche giorno fa, quando l’assessore sardo all’urbanistica Cristiano Erriu, ex Dc e Popolari approdato al partito di Renzi, ha inviato al ministro dei beni culturali Franceschini una nota dai toni risentiti per chiedere la testa del sovrintendente Martino, un atto senza precedenti nella storia dell’autonomia sarda.

L’accusa rivolta al dirigente statale è di essersi espresso pubblicamente contro la politica urbanistica dell’amministrazione Pigliaru e di aver difeso con zelo eccessivo il vincolo di inedificabilità dei trecento metri dal mare dalle richieste dei costruttori, in testa la Sardinia Resort del Qatar: «Ha pregiudizi – è scritto nella lunga nota – e con lui è difficile qualsiasi interlocuzione, d’ora in poi con Martino non parleremo più».

Effetto immediato, gli ispettori del Mibac pronti a calare negli uffici sardi, col sovrintendente che affida il proprio pensiero a poche parole: «Non sapevo che manifestare opinioni fosse un reato, comunque in questi anni non ho fatto altro che chiedere il rispetto delle norme, mi pagano per questo».

Originario di Salerno, Martino è un architetto che la sa lunga anche sugli aspetti giuridici della materia paesaggistico-ambientale. Nel suo passato un confronto piuttosto intenso con l’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca e in Sardegna, siamo ai tempi recenti, una serie di interventi che tra l’altro hanno fermato un generoso condono edilizio sollecitato dal parlamentare del centrodestra Pierpaolo Vargiu, il taglio indiscriminato della meravigliosa foresta del Marganai nel sud dell’isola, oltre ad aver contrastato l’applicazione di un piano casa della Regione sospettato di assomigliare troppo a quello della giunta Cappellacci, già bocciato dalla Consulta.

Uomo determinato, Martino sarebbe riuscito a bloccare anche il raddoppio della discarica dei fanghi rossi, un immenso spazio devastato dove da decenni l’Eurallumina di Portoscuso scarica i suoi veleni. Gravato da usi civici, quel sito sarebbe intoccabile, ma pur di superare lo scoglio normativo si è mosso il senatore sardo Silvio Lai (Pd): a luglio è riuscito a far inserire nel decreto del Sud (la legge 91 del 2017) un emendamento di poche righe col quale il vincolo degli usi civici viene cancellato.

Un pensiero rivolto dallo Stato alla Sardegna, dove la partita su cemento e paesaggio promette un autunno ancor più caldo dell’estate.

postilla

Siamo stati tra i primi a denunciare lo stravolgimento del piano paesaggistico regionale della Sardegna operato dall’attuale presidente della Regione, il piddino Francesco Pigliaru, che abbiamo giudicato essere ancora peggiore del suo predecessore berlusconiano Ugo Cappellacci. Abbiamo giudicato intollerabile, anche dal punto di vista dei rapporto tra le pubbliche istituzioni, il suo ukase contro il soprintendente Fausto Martino, denunciato per aver adempiuto correttamente al suo ruolo di vigile guardiano della tutela del paesaggio in nome degli interessi generali della nazione e dello stato, e ci siamo congratulati con lui per la correttezza e l’utilità sociale della sua azione. Non siamo stati i soli ad assumere questo atteggiamento nei confronti dell’attuale presidente della Sardegna e del suo ineffabile assessore all’urbanistico. Sull'argomento si vedano su eddyburg le interviste di Edoardo Salzano a la Nuova Sardegna e al manifesto, e gli articoli di Costantino Cossu, di Antonietta Mazzette e di Sandro Roggio.

Corriere della Sera, 5 settembre 2017 (p.d.)

Caro Presidente, all’indomani dell’impugnativa del Governo sulla cosiddetta legge sulle Manutenzioni la Sardegna è tornata al centro dell’attenzione dell’Italia intera, cittadini e istituzioni, spaventati da una politica che sembra non tutelare a sufficienza, e anzi mettere a rischio, il prezioso patrimonio ambientale e paesaggistico della sua Regione, che proprio per esso, in Italia e nel mondo, spicca. Come Presidente del Fai non posso ignorare tale preoccupazione, che in parte - le confesso - sento anche io.

Prima dell’estate abbiamo preso atto, con grande soddisfazione, dell’iniziativa della sua Amministrazione di riformulare il testo della legge urbanistica che tante polemiche ha sollevato. Fin da subito ne abbiamo denunciato le criticità, perché su punti sostanziali - demolizioni e ricostruzioni, incrementi volumetrici e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale - la riforma mostrava di voler procedere in deroga al Piano Paesaggistico Regionale e soprattutto secondo logiche inattuali, contraddittorie e poco rigorose.
Il rigore, invece, deve accompagnarci nell’affermare la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Non è più tempo per lasciare ambiguità e spazi di interpretazione nella gestione del territorio, ché tutto quel che perdiamo, lo perdiamo per sempre. È innegabile la necessità di trasformare alcuni ambiti di paesaggio, anche per rispondere alle evidenti necessità di sviluppo industriale e turistico della sua Regione. Il paesaggio immobile è un paradosso e nessuno, tantomeno il Fai, crede più che la soluzione sia trasformarlo in una riserva museale. La trasformazione è un’opportunità, non una minaccia, ma se è ispirata e guidata da giusti principi: favorire progetti sostenibili, contenere il consumo di suolo, valorizzare i paesaggi e le loro storiche vocazioni, salvaguardare integrità delle coste e identità dei territori rurali, promuovere il riuso, la riqualificazione del già costruito e di quanto è compromesso e degradato.
Questi stessi principi sono virtuosamente enunciati nella premessa alla riforma urbanistica sarda e sappiamo che sono da lei ampiamente condivisi, ma è giunto il momento di vederli finalmente concretizzare nelle disposizioni di legge della sua Giunta. La Sardegna può essere un esempio per l’Italia, come è stato il suo Piano Paesaggistico Regionale, precoce e virtuoso strumento per una buona politica del territorio. È nelle sue mani oggi un’opportunità imperdibile, per affermare chiarezza di intenti e lucidità di visione. Questo chiedono i cittadini, e questo le chiede anche il Fai.
Abbiamo molto apprezzato la disponibilità della sua Amministrazione ad accogliere i nostri suggerimenti, facendo propri alcuni emendamenti alla riforma urbanistica avanzati dal Fai, che speriamo di ritrovare al più presto nella nuova formulazione della legge. Questo atteggiamento ci ha rassicurati, almeno per il tempo delle vacanze estive, ma nulla è ancora risolto. A quando, dunque, il nuovo testo?
Nel frattempo sta suscitando molte polemiche la cosiddetta legge sulle Manutenzioni, che mette mano agli «usi civici», baluardo di territori delicati, la cui pianificazione deve restare all’interno del Piano Paesaggistico. Purtroppo nessuna polemica, invece, ha suscitato l’emendamento al Decreto per il Sud proposto l’11 luglio dal Sen. Silvio Lai in Commissione Bilancio e approvato dal Governo (L.123/2017), che già di fatto sottrae agli «usi civici» i terreni interessati da piani di sviluppo industriale, aprendo la strada a trasformazioni del territorio in deroga al Piano Paesaggistico, e quindi senza la dovuta concertazione con il Mibact. Va quindi comunque lodata, a nostro avviso, l’impugnativa tempestiva e coraggiosa del Governo. Siamo ben lieti, anzi, di constatare quanto sia sempre più alta l’attenzione alla tutela del paesaggio, in particolare da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e delle sue Soprintendenze. Tuttavia siamo qui oggi a chiedere azioni e rassicurazioni direttamente a lei, che presiede il governo del territorio sardo, perché colga quest’occasione per affermare una netta differenza tra il passato recente, meno consapevole del valore della tutela, e il presente, che sul paesaggio integro, protetto e valorizzato pone le fondamenta dello sviluppo della Sardegna e dell’Italia.
youtg.net, 2 settembre 2017

LEGGE URBANITICA. ILURO DELLA REGIONE

CONTRO ILOPRINTENDENTE.
«HA PREGIUDIZI E BLOCCA TUTTO»

La lettera più recente è indirizzata al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. A firmarla è l'assessore regionale all'Urbanistica ed Enti Locali Cristiano Erriu. L'oggetto è il disegno di legge urbanistica, la legge "madre" di governo del territorio approvata dalla giunta. Un argomento che nelle ultime settimane ha dato tanto da scrivere e da replicare al governatore Pigliaru e ad Erriu. Battaglia di lettere. Venerdì il presidente del Consiglio si era rivolto con una lettera al premier Paolo Gentiloni per replicare alla dichiarazioni del sottesegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni. Il governatore non aveva gradito in particolare «l'aver stabilito arbitrariamente una continuità tra le politiche in materia urbanistica della precedente Giunta di centrodestra e l'attuale, da sempre impegnata nella tutela del paesaggio e dell'ambiente». Per questo Pigliaru aveva scritto che la sottosegreteria chiedesse scusa.

Interviene Erriu.

Ora è l'assessore Erriu a difende il testo che porta il suo nome dalle critiche mosse dal rappresentante del ministero ai Beni culturali nell'isola, il sovrintendente per l'archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Cagliari, Oristano e ud ardegna, Fausto Martino. Che, scrive Erriu al ministro Franceschini, «attraverso molteplici e discutibili dichiarazioni tanto alla stampa che attraverso blog e social network, assume un atteggiamento considerato da tanti inappropriato per un alto funzionario dello tato nei confronti dell'istituzione regionale, esprimendo pareri di merito sulle scelte politiche dell'attuale Giunta».

Erriu ricorda le ultime dichiarazioni del Sovrintendente successive all'impugnazione da parte del Governo di alcuni articoli della legge 11 del 2017 - la legge omnibus o delle manutenzioni - «con le quali ha espresso giudizi sulle scelte politiche contenute nel disegno di legge sul governo del territorio attualmente in discussione in Consiglio regionale, scelte sulle quali la Regione ha competenza primaria, anticipando una posizione censoria delle decisioni che nell'assemblea verranno democraticamente assunte».

Martino aveva contestato la possibilità di incrementi volumetrici sulle coste dicendo che non è quella la strada giusta per tutelare il paesaggio. Erriu nella lettera a Franceschini spiega che con il Soprintendente i rapporti sono da sempre complicati: «Con gli uffici locali del ministero dei Beni e delle attività culturali c'è stata un'estenuante difficoltà di interlocuzione sin dal momento dell'insediamento dell'attuale governo regionale». Nonostante la Regione abbia «incessantemente cercato una fattiva collaborazione con il Mibact e i suoi organi locali per riprendere le attività di verifica e adeguamento del Ppr che si erano interrotte negli ultimi mesi della scorsa legislatura, tutte le proposte di dialogo e confronto che abbiamo avanzato non hanno prodotto risultati concreti - conclude l'assessore Erriu -. Ciò rende dubbia la praticabilità di prossime interlocuzioni con il Soprintendente che pare mosso da posizioni pregiudiziali, irrispettose dei ruoli e dell'autonomia sarda».
Nuova puntata

La sensazione è che ci saranno ancora lettere e comunicati al vetriolo. A innescare la nuova miccia è Maria Antonietta Mongiu, ex assessore della giunta Soru e sino a poco tempo fa presidente del Fai. In un recente incontro a Pattada la Mongiu, oggi al timone di Lamas e Sardegna oprattutto aveva puntato il dito contro l'accondiscendenza della giunta verso certi investitori stranieri (vedi Qatar) suscitando la reazione forte e indignata dell'assessore Erriu. Ora la Mongiu commenta la lettera di Pigliaru e Gentiloni: «Le parole con cui il presidente Pigliaru si rivolge al primo ministro Gentiloni contro la Borletti Buitoni impressionano per la violenza verbale e per come a sproposito difende l'autonomia speciale e il consiglio regionale contro lo stato centrale. In questo caso, Costituzione alla mano, è lo stato centrale che sta difendendo il paesaggio ed il suolo della Sardegna contro la classe dirigente che governa la Regione. piace constatare - l'affondo della Mongiu - che ha ragione la sottosegretaria nel dire che non c'è discontinuità tra Cappellacci e Pigliaru». (si. sa.)

la Nuova Sardegna, 3 settembre 2019
LO CONTRO ULL'URBANITICA.
ERRIU ATTACCA MARTINO

CAGLIARI. “Attraverso molteplici e discutibili dichiarazioni tanto alla stampa che attraverso blog e social network, il Sovrintendente per l'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cagliari, Oristano e ud Sardegna, Fausto Martino, assume un atteggiamento considerato da tanti inappropriato per un alto funzionario dello tato nei confronti dell'istituzione regionale, esprimendo pareri di merito sulle scelte politiche dell'attuale Giunta”.

Lo sostiene l'assessore dell'Urbanistica Cristiano Erriu, in una lettera inviata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. L'esponente della Giunta Pigliaru nella missiva ricorda le ultime dichiarazioni del oprintendente successive all'impugnazione da parte del Governo di alcuni articoli della legge n.11 del 2017 “con le quali ha espresso giudizi sulle scelte politiche contenute nel disegno di legge sul governo del territorio attualmente in discussione in Consiglio regionale, scelte sulle quali la Regione ha competenza primaria, anticipando una posizione censoria delle decisioni che nell'assemblea verranno democraticamente assunte”.

“L'atteggiamento critico e irrituale tenuto dal Soprintendente - prosegue Erriu - si accompagna a una estenuante difficoltà di interlocuzione con gli uffici locali del Ministero dei Beni e delle Attività culturali sin dal momento dell'insediamento dell'attuale governo regionale. Questo - attacca l'assessore all'Urbanistica - vale per la annosa questione della necropoli di Tuvixeddu, per la copianificazione dei beni paesaggistici per la verifica e adeguamento del Ppr che il soprintendente Martino ritiene indispensabile ma per la quale non si è mai reso effettivamente disponibile, e per la stessa legge urbanistica la cui bozza, per leale collaborazione, gli fu trasmessa svariati mesi prima della presentazione, senza ricevere osservazioni in merito".

Il titolare dell'Urbanistica segnala al Ministro Franceschini che “la Regione ha incessantemente cercato una fattiva collaborazione con il Mibact e i suoi organi locali per riprendere le attività di verifica e adeguamento del Piano Paesaggistico, ai sensi dell'articolo 156 del Codice del Paesaggio, che si erano interrotte negli ultimi mesi della scorsa legislatura. A tal fine - ricorda Erriu - io stesso mi sono recato più volte al Mibact con il mio staff tecnico per istituire un rapporto di leale collaborazione sui vari e delicati temi che riguardavano congiuntamente le due istituzioni, ricevendo dalle sottosegretarie Barracciu, prima, e Borletti Buitoni, poi, ampie rassicurazioni in tal senso e l'impegno alla più ampia collaborazione". E tuttavia, lamenta l'assessore, "mi duole rilevare che, purtroppo, agli impegni presi in quelle sedi, da parte degli uffici ministeriali non seguirono i fatti".

“Non certo alla Regione sarda – si legge nella lettera indirizzata a Franceschini - può essere attribuita la volontà di affrontare queste delicate questioni in solitudine, ma che, al contrario, ogni tentativo sia stato fatto per operare con il pieno coinvolgimento del Ministero, purtroppo senza apprezzabili risultati, con la conseguenza che questioni particolarmente critiche per l'Isola, attendono ancora soluzione. Ciò - denuncia Erriu - rende dubbia la praticabilità di prossime interlocuzioni con il Soprintendente che pare mosso da posizioni pregiudiziali, irrispettose dei ruoli e dell'autonomia regionale sarda”.

“Ci rendiamo tuttavia disponibili - conclude l'assessore - per affrontare al più alto livello istituzionale le diverse questioni con l'obiettivo di riportare il rapporto su un piano di ragionevolezza e di lealtà istituzionale”.
la Nuova Sardegna, 3 settembre 2019
LO CONTRO ULL'URBANITICA.
ERRIU ATTACCA MARTINO
CAGLIARI. “Attraverso molteplici e discutibili dichiarazioni tanto alla stampa che attraverso blog e social network, il Sovrintendente per l'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cagliari, Oristano e ud Sardegna, Fausto Martino, assume un atteggiamento considerato da tanti inappropriato per un alto funzionario dello tato nei confronti dell'istituzione regionale, esprimendo pareri di merito sulle scelte politiche dell'attuale Giunta”.

Lo sostiene l'assessore dell'Urbanistica Cristiano Erriu, in una lettera inviata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. L'esponente della Giunta Pigliaru nella missiva ricorda le ultime dichiarazioni del Soprintendente successive all'impugnazione da parte del Governo di alcuni articoli della legge n.11 del 2017 “con le quali ha espresso giudizi sulle scelte politiche contenute nel disegno di legge sul governo del territorio attualmente in discussione in Consiglio regionale, scelte sulle quali la Regione ha competenza primaria, anticipando una posizione censoria delle decisioni che nell'assemblea verranno democraticamente assunte”.
“L'atteggiamento critico e irrituale tenuto dal Soprintendente - prosegue Erriu - si accompagna a una estenuante difficoltà di interlocuzione con gli uffici locali del Ministero dei Beni e delle Attività culturali sin dal momento dell'insediamento dell'attuale governo regionale. Questo - attacca l'assessore all'Urbanistica - vale per la annosa questione della necropoli di Tuvixeddu, per la copianificazione dei beni paesaggistici per la verifica e adeguamento del Ppr che il soprintendente Martino ritiene indispensabile ma per la quale non si è mai reso effettivamente disponibile, e per la stessa legge urbanistica la cui bozza, per leale collaborazione, gli fu trasmessa svariati mesi prima della presentazione, senza ricevere osservazioni in merito".
Il titolare dell'Urbanistica segnala al Ministro Franceschini che “la Regione ha incessantemente cercato una fattiva collaborazione con il Mibact e i suoi organi locali per riprendere le attività di verifica e adeguamento del Piano Paesaggistico, ai sensi dell'articolo 156 del Codice del Paesaggio, che si erano interrotte negli ultimi mesi della scorsa legislatura. A tal fine - ricorda Erriu - io stesso mi sono recato più volte al Mibact con il mio staff tecnico per istituire un rapporto di leale collaborazione sui vari e delicati temi che riguardavano congiuntamente le due istituzioni, ricevendo dalle sottosegretarie Barracciu, prima, e Borletti Buitoni, poi, ampie rassicurazioni in tal senso e l'impegno alla più ampia collaborazione". E tuttavia, lamenta l'assessore, "mi duole rilevare che, purtroppo, agli impegni presi in quelle sedi, da parte degli uffici ministeriali non seguirono i fatti".
“Non certo alla Regione sarda – si legge nella lettera indirizzata a Franceschini - può essere attribuita la volontà di affrontare queste delicate questioni in solitudine, ma che, al contrario, ogni tentativo sia stato fatto per operare con il pieno coinvolgimento del Ministero, purtroppo senza apprezzabili risultati, con la conseguenza che questioni particolarmente critiche per l'Isola, attendono ancora soluzione. Ciò - denuncia Erriu - rende dubbia la praticabilità di prossime interlocuzioni con il Soprintendente che pare mosso da posizioni pregiudiziali, irrispettose dei ruoli e dell'autonomia regionale sarda”.
“Ci rendiamo tuttavia disponibili - conclude l'assessore - per affrontare al più alto livello istituzionale le diverse questioni con l'obiettivo di riportare il rapporto su un piano di ragionevolezza e di lealtà istituzionale”.

postilla

Ho conosciuto Fausto Martino fin dai tempi in cui era alla Soprintendenza di Salerno. Sono stato felice quando ha assunto il ruolo di Soprintendente in Sardegna. Siamo stati sicuri (credo di poter testimoniare anche a nome degli altri componenti del Comitato scientifico del Piano) che il nostro lavoro di tutela delle coste era affidato a mani sicure (almeno per la parte di competenza dello tato). Ho conosciuto personalmente anche Francesco Pigliaru, all'epoca assessore della Giunta di Renato Soru. Francamente non pensavo che potesse comportarsi addirittura peggio del suo predecessore, Ugo Cappellacci, fedelissimo di Silvio Berlusconi. Ma i tempi cambiano, e con essi le persone. Non ho invece il piacere di conoscere l'assessore Erriu; ma mi basta aver letto dell'aboniminevole articolo col quale la sua legge urbanistica si propone gli affari immobiliare alla tutela per non desiderarlo (e.s.)

il manifesto, 30 agosto 2017 con riferimenti (c.m.c.)

Ieri il consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge sull’edilizia della giunta Pigliaru (Pd) approvata a metà luglio dall’assemblea regionale sarda. Con i suoi 34 articoli la legge interviene in diversi campi: regolamentazione delle varianti di progetti edilizi in corso d’opera, mutamenti di destinazione d’uso, procedimenti di semplificazione per l’approvazione dei Piani urbanistici comunali (Puc), utilizzo degli usi civici.

La richiesta di impugnativa è stata avanzata dalla soprintendenza ai beni culturali di Cagliari e istruita dal ministero di cui è titolare Dario Franceschini, che ha portato la pratica sul tavolo del consiglio dei ministri. Per palazzo Chigi, alcuni passaggi della legge impugnata «prevedono interventi che si pongono in contrasto con le norme fondamentali in materia di paesaggio contenute nella legislazione statale, eccedendo dalle competenze statutarie attribuite alla Regione Sardegna dallo statuto speciale di autonomia e violando l’art. 117 della Costituzione», che affida allo stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dei beni culturali.

Lo stop che arriva da Roma avrà due conseguenze. La prima è politica. Subito dopo la approvazione in consiglio della legge sull’edilizia bocciata ieri dal governo, la giunta Pigliaru ha presentato una legge urbanistica di governo del territorio fortemente avversata da tutto il fronte ambientalista sardo e nazionale. Per due motivi: primo perché viene disposto che sui tratti di costa sarda ancora non cementificati e tutelati dal Piano paesaggistico regionale (Ppr) del 2006 si possano costruire alberghi e villaggi turistici qualora alla giunta vengano presentati da imprenditori privati progetti edilizi che l’esecutivo giudichi «di particolare rilevanza economica e sociale» .

E secondo perché viene prevista la possibilità di un aumento di volumetria degli alberghi già esistenti situati nella fascia di trecento metri dal mare protetta dal Ppr. Ora che il governo rigetta una legge, quella sull’edilizia, che, rendendo più flessibili regole e normative, era chiaramente propedeutica a quella urbanistica, è evidente che per la giunta Pigliaru sarà molto più difficile difendere questo secondo provvedimento, che ancora deve passare al vaglio del consiglio.

Gli ambientalisti segnano un punto a loro favore nella battaglia per difendere il Piano paesaggistico regionale e le coste sarde. Ma segna un punto anche la corrente, minoritaria dentro il Pd, che si rifà a Renato Soru, ex presidente della giunta “padre” del Ppr. Soru ha dichiarato più volte che, qualora la legge urbanistica arrivasse in consiglio così com’è oggi, darebbe indicazione ai suoi consiglieri di votare no.

La seconda conseguenza è che adesso sarà molto più difficile raddoppiare il deposito altamente inquinante dei fanghi rossi scarto di lavorazione della fabbrica Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis. Per far ciò, infatti, bisognerebbe occupare terreni soggetti a usi civici. La legge sull’edilizia bocciata dal governo questo lo consentiva; dopo lo stop di ieri tutto sarà bloccato. E visto che i padroni di Eurallumina, il gruppo russo Rusal, vincolano alla realizzazione del progetto di raddoppio del deposito gli investimenti per rilanciare una fabbrica la cui gestione ritengono antieconomica, per gli operai la prospettiva di uscire dalla cassa integrazione, che dura ormai da otto anni, si allontana.

D’altra parte, il raddoppio del deposito è stato dichiarato illegale da una recente sentenza della Corte costituzionale, che il consiglio dei ministri ieri non ha potuto che ribadire.

Riferimenti
Sull'argomento vedi su eddyburg le interviste di Edoardo Salzano a la Nuova Sardegna e al manifesto, e gli articoli di Costantino Cossu, di Antonietta Mazzette e di Sandro Roggio.

il manifesto 18 agosto 2017, con riferimenti (c.m.c.)





«Non credo che si possa far crescere il turismo in Sardegna senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare». Mario Ferraro, amministratore delegato della Smeralda Holding (la società con cui il Qatar controlla il patrimonio immobiliare della Costa Smeralda) esce allo scoperto. Nel dibattito sulla legge urbanistica che la giunta presieduta da Francesco Pigliaru (Pd) sta per presentare al consiglio uno dei principali player della partita che ha come posta il futuro delle coste sarde interviene per dire che gli interventi di ampliamento degli alberghi nella fascia protetta dei 300 metri dalla battigia sono assolutamente necessari si si vuole «far crescere il turismo».

Un sostegno aperto alla giunta Pigliaru che Ferraro consegna a un’intervista al quotidiano l’Unione sarda. «Gran parte del futuro sviluppo turistico dell’isola dipenderà da quella legge», specifica l’uomo del Qatar. E come se non bastasse, Ferraro non esclude che, se resta l’articolo 43 della legge, quello che in presenza di «progetti di rilevante interesse economico e sociale» concede alla giunta la facoltà di far costruire nuovi alberghi anche nelle aree sinora non toccate dal cemento, la Smeralda Holding possa approfittarne. «In quel caso – dice – parleremmo con i comuni eventualmente interessati e con la Regione Sardegna per capire quale sviluppo vogliono promuovere, e faremmo le nostre valutazioni».

Riferimenti
Sull'argomento vedi su eddyburg le interviste di Edoardo Salzano a la Nuova Sardegna e al manifesto, e gli articoli di Costantino Cossu, di Antonietta Mazzette e di Sandro Roggio.

la Nuova Sardegna, 13 agosto 2017

Travolto da critiche autorevoli, il Ddl Erriu [assessore della giunta Pigliaru] perderà pezzi? Chissà se reggerà il famigerato art. 43, promotore dei “grandi progetti” a sportello; o se farà – com'è probabile – la brutta fine dell'articolo 6 della LR 23/93 sugli “accordi di programma” immaginati allora. Più difficile prevedere la sorte dell'art. 31. Perché c'è chi ci crede agli alberghi più 25%, che “in fondo non fa male” – ci spiegano: pure sommando deroghe a deroghe. E nonostante il PPR lo impedisca: senza alcun dubbio nella fascia di massima tutela (altrimenti a che servirebbe l'art.31?).

Trascuro di dire sulle discutibili scappatoie pensate dagli azzeccagarbugli per dare il via alle giostra delle eccezioni. Mi interrogo invece sul senso di questa proposta, sul clima politico nel quale è maturata (copyright Berlusconi&Cappellacci ), e sul rilancio da parte della coalizione a guida PD che ne aveva preso le distanze. Le temibili larghe intese contro visioni progredite, in Sardegna, guarda caso, contro il PPR.

In questo solco la deroga per gli alberghi, pure a due passi dal mare: nati al tempo della vacanza per pochi, zero tutele e quindi in posizioni di grande privilegio. Poi il turismo di massa e la coscienza di luogo, quindi l'obbligo di fare altri conti. Le conclusioni nel Codice dei Beni Culturali, da cui discende pure il sardo PPR inaspettatamente all'avanguardia. Troppo intransigente crede il governo Pigliaru, convinto di contenere il malumore degli imprenditori azzoppandolo. Per quanto le attese degli operatori del turismo siano altre ( più aerei, ad esempio); e sia forte l'impressione che il Ddl non piaccia ai sardi preoccupati di mettere a rischio le coste più belle del Mediterraneo. Ma non solo gli ambientalisti temono per la risorsa paesaggistica, come dimostrano le analisi intelligenti e coraggiose di Cgil e Cna a proposito del nodo lavoro - ambiente. Nello sfondo lo stupore che le disposizioni dell'art. 31 non siano supportate da uno studio che assicuri il lieto fine: alberghi più grandi = stagione più lunga o che spieghi almeno com'è che albergoni superdotati aprano solo tre mesi all'anno.

I più informati attribuiscono ai litorali sardi un valore pari a quello delle città d'arte e non sbagliano, basta guardare l'attenzione verso gli habitat più intatti dell'isola. Ecco, tra i beni paesaggistici del Paese ci sono la fasce costiere sarde: non solo perché lo dice la dura lex (già le due leggi Bottai del 1939 riguardavano “bellezze naturali” e “cose d'arte”). La Sardegna è nel cuore di tanti continentali che verrebbero ritrovare integri i suoi paesaggi in ogni dettaglio, come dimostra l'interesse della stampa nazionale. Quindi c'è qualcosa che non torna se temerariamente si consentono protuberanze di un albergo nelle rive sarde.

Nessuno ammetterebbe che per fare crescere il turismo a Venezia, Firenze, Roma si possano elevare di mezzo piano i palazzi adibiti ad alberghi nel Canal Grande, in via dei Calzaiuoli, in Campo dei Fiori. Vale in questi casi la consapevolezza che il vincolo paesaggistico e monumentale prevale sull'interesse economico. E non solo perché lo ripete da un po' la Consulta. Ma in quanto il danno sarebbe insostenibile: assurdo che per migliorare gli standard ricettivi si possa modificare il profilo di una strada nei libri di storia. E allora si tratta di spiegare perché gli alberghi negli scenari sardi più tutelati, possano crescere in altezza o allargarsi di lato, modificando la percezione di uno scorcio, straziando una duna, minando rocce o eliminando vegetazione; e quindi alterando un assetto consolidato. Nessuno stop all'impresa, però. Nei luoghi sottoposti a vincolo l'accoglienza si può migliorare riqualificando l' esistente, con le integrazioni per assicurare standard di sicurezza e delle dotazioni impiantistiche. E la ricettività si può incrementare nelle aree urbane trasformabili, secondo il modello indicato dal PPR.

A queste conclusioni sono arrivati da tanto gli economisti più accorti e impegnati a mettere a punto formule per rafforzare le ”motivazioni economiche per un uso conservativo della risorsa”. Tra gli studiosi più determinati, occorre riconoscerlo, il prof. Francesco Pigliaru che già alla fine degli anni Novanta (UniCa- Crenos) scriveva a proposito del paesaggio richiamo di turisti. Esauribile ci avvisava, ricordandoci che “... ogni investimento effettuato per aumentare il grado di sfruttamento turistico della risorsa (strutture ricettive, per esempio), ne determina un 'consumo' irreversibile, e di conseguenza la qualità ambientale, l’attrattività del suo scenario naturale diminuisce". Ero e sono d'accordo con lui e non con il presidente Pigliaru.

». il manifesto, 11 agosto 2017 (c.m.c.)

Lunedì scorso l’incontro con il presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru: Renato Soru e il capo dell’esecutivo sardo faccia a faccia. Tema del confronto la legge urbanistica regionale. Pochi giorni fa, in un’intervista al manifesto, Soru non ha usato mezzi termini: se il testo presentato dall’assessore all’Urbanistica Cristiano Erriu resta così com’è, la cosa giusta da fare, quando i diversi articoli arriveranno in consiglio per l’approvazione, è votare no.

All’indomani dell’incontro di lunedì erano circolate voci di un possibile ammorbidimento della posizione di Soru. Ma così non è. Ieri, raggiunto al telefono, Soru ci ha confermato le cose già dette nell’intervista. In particolare l’ex presidente della giunta che a suo tempo fece approvare il Piano paesaggistico regionale (Ppr) resta fermo sull’articolo 43 del progetto di legge della giunta, che prevede deroghe al Ppr nel caso uno o più imprenditori privati presentino piani di costruzione di nuovi alberghi su tratti di costa ancora vergini di “particolare interesse economico e sociale”.

Dopo che Soru aveva prospettato un possibile voto contrario sull’articolo 43, la giunta aveva risposto avanzando la proposta di togliere all’esecutivo la facoltà di disporre le deroghe al Ppr per assegnarla al consiglio. «Lo dico – scandisce ora Soru – in maniera ancora più chiara: l’articolo 43 è irricevibile. Nessuna deroga al Piano paesaggistico è accettabile. Ciò che si deve fare è cancellare quell’articolo. E non può certo farmi cambiare idea il fatto che a decidere sulle deroghe sia il consiglio».

Ma soprattutto una cosa Soru tiene a dire: «Ciò a cui dovrebbe servire una buona legge urbanistica è fare in modo che i comuni sardi approvino i loro piani urbanistici. Il Ppr a questo serviva e serve. È stato concepito infatti come una legge di indirizzo generale che indica i criteri in base ai quali le amministrazioni comunali devono approntare i loro strumenti di pianificazione urbanistica. Di questo si deve ragionare. E non di deroghe sulle zone costiere dove ancora non si è costruito. Servono regole per facilitare l’approvazione dei piani urbanistici comunali. Da questo punto di vista la proposta della giunta non solo non aiuta i comuni, ma anzi rende più complicato il quadro normativo, con una Regione centralista che vuole entrare nei dettagli della programmazione locale. Per non parlare poi di una tabella, la A4, inserita nella proposta di legge, che calcola i posti letto insediabili per ogni metro di costa in base agli stessi criteri che, prima del Ppr, hanno portato a costruite in passato oltre 300 mila seconde case, oggi disabitate per nove mesi all’anno».

Altro punto di contrasto è quello dell’aumento delle volumetrie che, con l’articolo 31, la proposta di legge della giunta concede agli alberghi già esistenti. «Dentro la fascia dei trecento metri dal mare – dice Soru – i metri cubi in più è meglio evitarli. Così dispone il Ppr. Se esiste un problema di adeguamento delle strutture a una domanda turistica mutata, si provveda, ma fuori dai trecento metri tutelati».

Sul fronte ambientalista, dopo gli stop alla giunta arrivati da Legambiente e da Italia nostra, ora si fa sentire il Wwf, che chiede al governo di impugnare un’altra legge voluta dall’esecutivo regionale, quella sul turismo, che autorizza un aumento delle volumetrie dei campeggi attraverso la costruzione di casette di legno. «Se il governo Gentiloni non dovesse intervenire – dice il Wwf – in presenza di singoli provvedimenti concessori li impugneremo presso il Tribunale amministrativo regionale».

la Nuova Sardegna, 9 agosto 2017, con postilla, si spera, chiarificatrice

Se Renato Soru è il padre politico e filosofico del Piano paesaggistico, Edoardo Salzano ne è il massimo architetto teorico. L’urbanista è stato a capo del pool che ha creato il Ppr. E interviene in modo deciso sul dibattito legato alla nuova legge urbanistica e sugli aspetti controversi di alcuni articoli del nuovo testo. Lo fa con decisione e nettezza.

Le piace la legge urbanistica varata dalla giunta?
«No. Non mi piacciono alcuni aspetti. Per prima cosa l’articolo 43 (quello che consente alle norme del Ppr). È una aperta violazione. Una inammissibile deroga. Il nocciolo della questione è che con questo articolo si apre la strada al prevalere degli interessi immobiliari su quelli della tutela dell’ambiente. Che poi a decidere sia la giunta o il consiglio è un aspetto del tutto irrilevante. La tutela della fascia costiera deve restare una priorità».

Cosa si deve fare secondo lei?
«Semplice, l’articolo 43 andrebbe cancellato completamente. È in contraddizione con il Ppr. Il Piano deve essere conservato. È il risultato di un lungo lavoro ed è un modello che viene studiato e apprezzato in tutto il mondo».

Sì, ma una legge urbanistica serve alla Sardegna
«Certo. Una legge urbanistica serve, bisogna vedere come è fatta. La legge non è una coperta che va bene qualunque sia il suo tessuto. Se si violano le regole più importanti, la legge va cancellata. Ho letto di tutto nelle proposte di legge che ha avuto la Sardegna. Non è mai stata fortunata. Qualcuno ha parlato di vocazione edificatoria dei suoli. Una cosa inconcepibile.
«Al di là di tutto si deve avere un principio netto. Nessuna deroga per interessi immobiliari. La difesa delle coste della Sardegna deve restare al primo posto».

Ma lei aveva previsto nel Ppr la possibilità delle “intese”
«Le intese non potevano derogare alle regole del Ppr e in ogni caso erano uno strumento transitorio. Servivano per attuare le norme del Ppr e cessavano appena avvenuta l’approvazione del Puc, che doveva avvenire entro 18 mesi».

Lei punterebbe ancora sul Ppr?
«Di sicuro non si deve modificare. Andrebbe completato ed esteso a tutto il territorio sardo».

Ma il resto della nuova legge urbanistica le piace?
«C’è un altro aspetto che contesto. È la possibilità di incrementare del 25% gli hotel nella fascia dei 300 metri».

Ma gli alberghi devono avere servizi moderni se si vuole fare turismo
«Certo, ma mi spieghi dove è scritto che per rimodernare si deve aumentare la volumetria. Con la stessa cubatura si può migliorare la struttura. Non si può derogare al Ppr in questo modo.

Soru aveva una sua filosofia, aveva cominciato con la costituzione di un patrimonio dei beni immobiliari regionali per trovare un uso corretto.
«La logica del piano era decongestionare le coste per ridare fiato alle zone interne. Nei paesi dell’interno c’è un patrimonio immobiliare in abbandono che va restituito alla vita. Spalancare gli occhi sull’interno della Sardegna è un’impresa intelligente. Il Ppr non ha mai bloccato lo sviluppo economico. Si deve invece diffidare da chi si affida in modo sistematico alla rendita immobiliare».

Cosa pensa della norma che incrementa le Case mobili?
«Sono vietate. Perché i campeggi non possono diventare strutture permanenti.

postilla

La comunicazione dei nostri tempi ha un bisogno straordinario di protagonisti. Quando non li trova pronti li inventa. Questo e altri articoli sul piano paesaggistico della Sardegna hanno individuato Salzano come Padre, Autore, Protagonista del Ppr. E arbitro della sua attuazione. Non sono stato qualcosa del genere per nessuno dei piani cui ho collaborato. Sono contrario all'ideologia e alla prassi del "Piano d'Autore". Qualsiasi piano urbanistico o territoriale è una costruzione condannato alla rapida decadenza se è figlia di un solo autore. Così il Ppr sardo è figlio di un gruppo, a geometria variabile nelle varie fasi della sua costruzione, cui hanno partecipato moltissime persone: negli apparati tecnici e amministrativi, nei consulenti, nei tecnici, negli amministratori, nella stampa.

Nel caso specifico, se si vuole individuare la persona e il nucleo che hanno avuto la prima e più forte e costante funzione nell'avvio e nella costruzione del piano questa è indubbiamente costituita da Renato Soru, con il piccolo gruppo di persone (ricordo Giorgio Todde, Giulio Angioni, Helmar Shenk, Ignazio Camarda) che ebbero l'intelligenza e la fortuna di incontrare e interpretare una corrente positiva e creatrice della società civile (es.).

il manifesto, 11 agosto 2017 vedi postilla

Edoardo Salzano è uno dei maggiori urbanisti italiani. Classe 1930, ha messo le mani nella programmazione urbanistica di città come Roma, Napoli e Venezia.

Porta la sua firma anche il Piano paesaggistico regionale (Ppr) della Sardegna, nato nel 2006 quando a Cagliari era governatore Renato Soru. Uno strumento urbanistico di tutela della fascia costiera della Sardegna, chilometri di spiagge da sempre oggetto del desiderio della speculazione immobiliare e dell’edilizia di rapina. Il Ppr di Salzano è da alcune settimane al centro dell’attenzione. Tutto è nato dalla proposta di legge urbanistica presentata dalla giunta regionale presieduta da Francesco Pigliaru (Pd). Una proposta che non piace al fronte ambientalista e contro la quale si è schierato, in una recente intervista al manifesto, anche Renato Soru.

A Salzano la legge preparata dall’assessore all’urbanistica, Cristiano Erriu, non piace neanche un po’. E se su alcuni punti del testo proposto dalla giunta c’è un Soru che sembra disposto a discutere, Salzano ha una posizione più netta. Il padre del Ppr difende la sua creatura, in tutto il mondo indicata come un caso eccellente e riuscito, un caso di scuola, di tutela pubblica dei beni ambientali.

Cominciamo dall’articolo della legge urbanistica più contestato, il 43. Che ne pensa?
«L’articolo 43 prevede che se uno o più gruppi imprenditoriali privati presentano all’esecutivo regionale “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, la giunta può concedere licenza di costruire anche in deroga alle norme di tutela stabilite dal Ppr. Questo è inaccettabile. E lo è per un motivo molto semplice. L’obiettivo del Piano paesaggistico, la sua stessa ragione d’essere, è quella di privilegiare il valore paesaggistico delle coste rispetto agli interessi economici privati. La bellezza dei litorali della Sardegna viene considerata un valore primario rispetto a qualsiasi tipo di calcolo economico. L’articolo 43 dice esattamente il contrario: in presenza di un rilevante interesse economico si può stabilire che la tutela delle coste e della loro bellezza viene dopo. E può essere sacrificata».

La giunta Pigliaru ha annunciato che vuole correggere il 43 per togliere alla giunta la facoltà di concedere deroghe agli imprenditori per affidarla al consiglio regionale…
«Ma mi spiega che cosa cambierebbe? Anche se a decidere fosse il consiglio, non cambierebbe proprio nulla. Il punto è che di deroghe alla tutela assoluta delle aree vergini protette dal Ppr non ce ne devono proprio essere. Questo, almeno, se si resta fermi a quello che, l’ho già detto, è il fondamento stesso del Ppr: prima la tutela delle coste, prima la loro bellezza. La bellezza è un bene comune da mettere al riparo dalla logica del profitto economico».

E poi c’è l’articolo 31, quello che consente aumenti di cubatura per gli alberghi già esistenti, anche entro la fascia protetta dei trecento metri dal mare. Il suo parere?
«Sento che si discute di scendere da un tetto massimo del 25 per cento di ampliamento a misure più basse. Sono trucchetti. L’articolo 31 va respinto per lo stesso motivo per cui va respinto il 43: il principio resta che la tutela delle coste è un interesse pubblico preminente rispetto all’interesse economico privato».

Ma si dice che gli aumenti di cubatura servono ad adeguare gli alberghi a una domanda turistica mutata e più esigente…
«Chiacchiere. Mi dice, per cortesia, dove sta scritto che per rimodernare un albergo e adeguarlo alla domanda dei clienti si deve aumentare la cubatura? Le strutture possono benissimo essere migliorate anche senza crescere di un solo metro cubo⋄.

E della legge sul turismo presentata dalla giunta sarda insieme con quella urbanistica, che ne pensa?
«Che cosa vuole che pensi di una legge che consente di costruire casette di legno collegate alle fogne e alla rete idrica anche sulla riva del mare, in aree di grande pregio ambientale, con l’obiettivo di aumentare la capienza dei campeggi? Penso che si voglia dar vita a villaggi turistici mascherati da campeggi. Un’altra violazione del Ppr. I campeggi sono campeggi, non possono diventare strutture permanenti».

Il sovrintendente ai beni culturali di Cagliari, Fausto Martino, ha chiesto al governo di impugnare di fronte alla Consulta le norme con le quali la giunta Pigliaru ha di fatto privatizzato gli usi civici.

«La Corte costituzionale aveva già respinto una volta quelle norme, con argomentazioni ineccepibili. I terreni sottoposti a usi civici sono beni inalienabili al patrimonio pubblico. Dopo la sentenza della Consulta, le stesse norme sono ricomparse nel testo della legge urbanistica, e a quel punto Martino ha sollecitato l’intervento del governo. Mi auguro vivamente, anche se ci credo poco, che Gentiloni e il ministro ai beni culturali Franceschini accolgano la richiesta del soprintendente».

rinvio alla postilla precedente sul medesimo argomento

al di là degli slogan inganna-citrulli - della dirigenza politica sarda, in materia di territorio, immobiliarismo e turismo. Sardegna Soprattutto online, 7 agosto 2017

Il 28 luglio scorso è stata approvata la L.R. n. 16 “Norme in materia di turismo” mentre, da alcuni mesi è all’attenzione pubblica la proposta “Disciplina generale per il governo del territorio”, meglio nota come Legge Urbanistica Regionale. Se sulla prima le opinioni critiche tutto sommato sono state assai contenute, sulla seconda si è sviluppato un denso dibattito critico, sollevato da autorevoli intellettuali. Viceversa, i sostenitori entusiasti dell’una e dell’altra norma sono non casualmente gli stessi. Infatti, se facciamo una lettura comparata della legge sul turismo e della legge urbanistica, appare chiaro quale sia l’orientamento complessivo del governo regionale.

Alla base del mio percorso riflessivo vi sono tre quesiti. Qual è la filosofia di fondo insita in queste norme. Quale idea di sviluppo e di turismo vengono esplicitate. Chi sono i principali interlocutori a cui la Giunta regionale rivolge dette norme e proposte.

Tralasciamo le Finalità e i Principi dichiarati, nei quali la parola “sostenibilità” ricorre in modo fastidiosamente retorico, parola che viene immediatamente disattesa negli articoli successivi. Infatti, se la filosofia che guida entrambe le norme fosse stata realmente quella della sostenibilità, sarebbero state sufficienti poche righe iniziali del tipo “La Regione Sardegna si impegna a non consumare altro territorio per i prossimi cinquant’anni e si impegna, altresì, a orientare ogni intervento verso il riuso e il recupero del patrimonio esistente”. Stop al consumo del suolo, dunque, e non un generico “minimizzazione del consumo del suolo” richiamato qualche volta nel testo della proposta di legge urbanistica, assente del tutto, invece, nel testo approvato sul turismo.

Eppure, di ragioni per sostenere lo stop al consumo del suolo ce ne sarebbero tante. In primis, perché la Sardegna è tra le regioni che, sia in termini assoluti sia in rapporto alla popolazione, si colloca stabilmente ai primi posti per il consumo del suolo, in modo particolare a ridosso delle aree urbane e lungo le coste. In secondo luogo, perché a fronte di una popolazione che invecchia e non subisce ricambi (è di questi giorni l’ennesimo allarme che in Sardegna il rapporto vecchi/giovani è di 6 a 1), c’è un eccesso di edifici di cui già oggi le generazioni più giovani non sanno come mantenere, vuoi per il loro reddito che è mediamente più basso di quello dei loro genitori, vuoi perché si tratta di persone con lavori precari nel migliore dei casi, quando non disoccupati, vuoi perché i nostri giovani stanno letteralmente scappando dall’Isola in cerca di un vero lavoro. Pertanto, è facile prevedere che questo sterminato patrimonio edilizio nel prossimo futuro sarà in balia del degrado e dell’abbandono, esattamente come è lo è già gran parte di quello disseminato nei nostri paesi sempre più spopolati.

C’è una coincidenza di intenti, ossia di incentivi, nella legge sul turismo e in quella urbanistica. Guarda caso, questi incentivi riguardano incrementi di volumetria (amovibili e non), come se i problemi di sviluppo della Sardegna, e non solo di quello turistico, avessero a che fare con la capacità ricettiva degli alberghi (e quant’altro), per lo più chiusi nove mesi all’anno, ad eccezione di quelli situati in aree urbane come Sassari e Cagliari, e non invece in tutti quei fattori che possono rendere un luogo attraente sia per i residenti che per i turisti. Mi riferisco principalmente alla cura di un luogo e dei suoi abitanti, alla possibilità di accedervi facilmente, alla professionalità che dovrebbe caratterizzare quanti intendono occuparsi di economia turistica e non solo. Sono questi gli ingredienti che fanno di un luogo un Buon Luogo, insieme alla capacità di produrre beni primari e secondari (ossia quelli derivanti dall’agricoltura, dalla pastorizia e dalle industrie, piccole e grandi).

Orbene, il testo sul turismo è stato approvato, ma l’idea di turismo che sottende è ancora quella di cinquant’anni fa. Siamo invece ancora in tempo ad archiviare il testo di legge urbanistica della Giunta regionale e che, a mio avviso, è inemendabile, proprio per la filosofia di fondo sui cui si poggia, in primis il principio di perequazione, i presunti diritti edificatori dei proprietari di suolo, l’impianto per così dire normativo a cui questa proposta è stata ispirata: il Piano Casa nelle sue varie edizioni.

Una breve considerazione, per concludere: l'assessore Erriu è recidivo. È l'autore della legge regionale sul riordino (si fa per dire) degli Enti Locali, mentre ora ha la paternità della proposta di legge urbanistica. Il primo testo è stato confezionato con tecnica legislativa irresponsabile, confidando nel fatto che il referendum del 4 dicembre scorso avrebbe eliminato la Provincia come ente di area vasta. Ne deriva un pasticcio inestricabile, in cui si sommano dannosa moltiplicazione di enti, confusione delle competenze e aggravi di spesa, che si coniugano con la mancanza di fondi per provvedere a funzioni essenziali. Nessuno sembra intenzionato a intervenire per rimediare al mal fatto.

Allo stesso modo, il contenuto della nuova normativa urbanistica proposta sembra costruito come primo (ma decisivo) passo per lo scardinamento del PPR. All'orizzonte non si profila alcun referendum, per cui è legittimo temere che il danno possa, questa volta, restare senza rimedio.

il manifesto, 6 agosto 2017, con postilla

Qualcosa si muove sul fronte che vede una parte del Partito democratico e tutto lo schieramento ambientalista in campo contro la legge urbanistica regionale presentata dalla giunta Pigliaru (Pd).

Ieri l’assessore competente Cristiano Erriu ha fatto sapere che l’esecutivo intende modificare l’articolo 43, quello più duramente contestato da Renato Soru nell’intervista apparsa venerdì sul manifesto. All’interno del Pd sardo Soru, che da presidente della giunta nel 2006 fece approvare le norme molto rigorose di tutela delle coste contenute nel Piano urbanistico regionale (Ppr), guida l’opposizione alla legge urbanistica presentata da Erriu. Al manifesto Soru ha detto che sull’articolo 43 è pronto a chiedere che in consiglio si voti no. La giunta, nel tentativo di aprire un dialogo almeno con una parte dei contrari, annuncia che l’articolo 43 sarà modificato mettendo in capo al consiglio regionale, e non più alla giunta, la facoltà di chiedere accordi in deroga al Ppr con imprenditori che presentino, dice la proposta di legge, «progetti di investimenti immobiliari di particolare interesse economico e sociale». Secondo Erriu ciò consentirebbe di eliminare il rischio di decisioni discrezionali legato al fatto che titolare del potere di firmare accordi con gli imprenditori sia la giunta. Difficile però che questo possa bastare agli oppositori. Il fronte ambientalista, più duro dell’opposizione interna al Pd, chiede infatti che l’articolo 43 sia cancellato, non modificato. E a Soru basterà che a decidere sia il consiglio?

Ma non c’è solo la legge urbanistica al centro delle polemiche. C’è anche quella sul turismo, approvata lo scorso 28 luglio, che ora diventa oggetto di una richiesta di ricorso per conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale presentata due giorni fa dal soprintendente all’archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari, Fausto Martino. Il dirigente segnala al governo, e in primo luogo al ministro Franceschini, la possibilità offerta ai campeggi e ai villaggi turistici dalla legge sul turismo di realizzare casette in legno anche in aree vincolate. Per Martino la legge «incentiva la formazione di agglomerati edilizi privi di qualsivoglia qualità in aperto contrasto con le norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale». L’aumento di cubatura consentito arriva sino al 35 per cento di ciò che già esiste. Il rischio è che i campeggi possano trasformarsi in villaggi turistici mascherati.

Ma c’è di più: con il direttore generale del ministero del Beni culturali Caterina Bon Valsassina e con l’avvocato dello Stato Francesco Caput, Martino chiede che il governo ricorra anche contro un’altra legge della giunta Pigliaru, quella che sclassifica i cosiddetti «usi civici», aprendo la strada alla loro privatizzazione.

Gli usi civici sono diritti perpetui spettanti ai membri di una collettività, nella maggior parte dei casi un comune, su beni appartenenti al demanio o a un privato o allo stesso comune: acque, pascoli, boschi, terreni coltivabili. Sono di origine antichissima e si collegano a remoti istituti di proprietà collettiva sulla terra: in alcune regioni d’Italia (è il caso della Sardegna) risalgono all’età preromana e non sono stati cancellati dalla conquista romana; in altre regioni sono stati introdotti dai popoli germanici nell’alto medioevo. Privatizzare gli usi civici potrebbe aprire, nelle zone costiere, alla possibilità che i terreni interessati siano acquistati da imprenditori privati a fini speculativi. Sul ricorso di Martino contro la sclassificazione degli usi civici incombe però il rischio di scadenza dei termini: se la decisione di andare alla Consulta non sarà presa dal Consiglio dei ministri di domani (l’ultimo prima della pausa estiva), l’impugnazione non sarà più possibile per scadenza dei termini previsti dalle leggi: sessanta giorni dalla presentazione della richiesta di impugnativa.

postilla

L'articolo 43 proposto dal presidente Pigliaru prevede che la Giunta possa consentire la deroga alle tutele del piano salvacoste a «progetti di investimenti immobiliari di particolare interesse economico e sociale». La correzione pastrocchio sposterebbe questa facoltà di deroga dalla Giunta al Consiglio regionale. Più che un pastrocchio sarebbe una truffa. Il punto da tener fermo è che il piano salvacoste ha assunto come principio inderogabile che nella fascia litoranea (che è ben più ampia dei 300 metri della legge Galasso, la tutela paesaggistica prevalga su qualsiasi altro interesse, e soprattutto rispetto ai «progetti di investimenti immobiliari di particolare interesse economico e sociale».

l Piano paesaggistico sardo approvato nel 2006, è oggi preso a modello in Italia e all’estero da chi pensa che tutelare il territorio sia fondamentale. Ora la giunta che governa la Sardegna propone una serie di norme che cancellerebbero quella riforma». il manifesto, 4 agosto 2017 (c.m.c.)

SARDEGNA,
«NELLA LEGGE URBANISTICA
C'È UNO SCEMPIO»

di Costantino Cossu


«A rischio quel 50% delle coste ancora intatte, l’ex governatore Renato Soru contro l’articolo 43 del piano della giunta Pigliaru: "Per quella parte dove non si è costruito la tutela garantita dal Ppr deve rimanere, le regole devono valere per tutti"»

C’è un articolo della legge urbanistica preparata dalla giunta sarda del presidente Pigliaru (Pd), al centro in queste settimane di molte polemiche, che a Renato Soru proprio non piace. L’uomo che guidava l’esecutivo quando nel 2006 fu approvato il Piano urbanistico regionale (Ppr) che ha messo al sicuro le coste della Sardegna dall’edilizia di rapina spara a zero contro l’articolo 43. Su tutto il resto è disponibile a trattare, ma su quella parte del testo darà battaglia.

Cos’ha l’articolo 43 che non va?
Non va perché dice che per “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, questa è la formula indicata nel testo, possono essere stipulati accordi di programma in deroga al Ppr. È inaccettabile. Significa che in base a un accordo del tutto discrezionale con la giunta regionale, questo o quell’altro imprenditore privato può non rispettare le regole del Piano urbanistico regionale. Quindi, ad esempio, costruire alberghi o villaggi turistici nelle zone costiere ancora libere da costruzioni. Su questo non è possibile alcuna mediazione.

Sarebbe di fatto uno svuotamento del Ppr?
Sì. E su questo punto davvero non è possibile accettare alcuna discussione. Vede, le destre hanno costruito una specie di leggenda secondo la quale il Ppr impedisce di costruire, dà un colpo mortale all’industria edilizia e danneggia il turismo. Non è così. Il piano fissa invece dei criteri generali di tutela nell’interesse collettivo. Nei decenni passati sulle coste sarde si è costruito molto e soprattutto male. Sono trecentomila le seconde case disseminate da nord a sud, da est a ovest. Il cinquanta per cento del suolo è stato consumato in questo modo: ville, villette e villaggi a schiera che per gran parte dell’anno restano disabitati. Resta un altro cinquanta per cento che invece è incontaminato. Per ciò che riguarda il già fatto, il suolo già occupato dal cemento, il Ppr detta regole che insistono sul concetto di recupero e di riqualificazione. Per ciò che invece ancora non è stato toccato, indica criteri generali di tutela assoluta.

E se passasse l’articolo 43? Il cemento potrebbe arrivare nel 50 per cento vergine?
Per “progetti di particolare rilevanza economica e sociale” il vincolo potrebbe cadere. Una deroga inaccettabile. Per quella parte delle coste dove non si è costruito la tutela garantita dal Ppr deve rimanere, le regole devono valere per tutti. Chi è che stabilisce che un progetto, presentato magari da un grande gruppo nazionale o internazionale, ha “particolare rilevanza economica e sociale”? In base a quali criteri verrebbe presa la decisione di dare il via libera? Basta un po’ di buon senso per capire quali sono i rischi.

Il progetto della giunta Pigliaru prevede anche un aumento di cubature per gli alberghi che già esistono, sino al 25% del volume in essere. Su questo punto cosa pensa?
Con il “Piano casa” approvato dalla giunta di centrodestra (guidata da Cappellacci, ndr) che ha preceduto il governo Pigliaru, già quasi tutti gli alberghi, in Sardegna, hanno aumento le cubature. Solo in pochi non ne hanno approfittato. Per chi già è stato “premiato” dalle norme della giunta di centrodestra, un secondo “premio” deve essere escluso. Per gli altri, quelli che ancora non hanno aumentato le cubature, si può vedere. Ma devono essere ammessi soltanto interventi di riqualificazione finalizzati ad adeguare la domanda a una richiesta turistica che nel tempo è mutata. E poi va fissato un tetto massimo differenziato caso per caso. Perché se un albergo è già molto grande, è impensabile che gli si possa concedere di ampliarsi del 25%.

Se la giunta porta in aula un testo che prevede l’articolo 43 così come oggi è formulato?
Se fossi un consigliere regionale, voterei no. Ripeto, quell’articolo è inaccettabile.

La giunta ha presentato anche un testo unico sul turismo che per i campeggi prevede un aumento di cubature per casette di legno e bungalow. Lei che ne pensa?
Tutto il male possibile. Nei campeggi ci devono stare le tende e poche strutture removibili. D’inverno le zone occupate dai campeggi, che spesso sono zone di pregio a due passi dal mare, devono tornare vuote. Cosa facciamo, autorizziamo sulle spiagge villaggi turistici mascherati da campeggi?

Eduardo Salzano, il grande urbanista che lei ha voluto come consulente per redigere il Ppr, ha scritto sul suo sito Eddyburg: “La giunta Pigliaru fa strame del Ppr, cede la sovranità dell’isola agli sceicchi del Qatar”… Gli sceicchi non sono soltanto quelli in ghutrah e kandura. Ci sono anche “sceicchi” in abito scuro e cravatta. Dico, però, all’amico Salzano, che ancora, per fortuna, non è così. O meglio, bisogna impegnarsi perché non diventi così.

È BATTAGLIA CONTRO
IL TESTO DELLA GIUNTA PIGLIARU,
PD DIVISO

di Costantino Cossu
«Salvacoste a rischio. Fronte ambientalista unito, democratici in lite e la maggioranza scricchiola»

La legge urbanistica scritta dalla giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru è al centro di un’aspra polemica. Le norme che dovrebbero regolare lo sviluppo urbanistico dell’isola per i prossimi decenni sono entrate nell’occhio di un ciclone alimentato dalle proteste di tutto il fonte ambientalista, che accusa la maggioranza di centrosinistra al governo in Sardegna di voler demolire le tutele contro la devastazione edilizia delle coste garantite dal Piano paesaggistico regionale (Ppr) approvato undici anni dalla giunta di Renato Soru.

L’ultima levata di scudi è arrivata da Angelo Bonelli: n Sardegna il Partito democratico propone di cancellare a colpi di cemento la legge salvacoste – ha detto il coordinatore nazionale dei Verdi – ma noi impugneremo la nuova legge sia davanti il governo nazionale sia in Europa». l Piano paesaggistico sardo approvato nel 2006 – dice Bonelli – è oggi preso a modello in Italia e all’estero da chi pensa che tutelare il territorio sia fondamentale. Ora la giunta che governa la Sardegna propone una serie di norme che cancellerebbero quella riforma: via libera a nuove costruzioni turistiche perfino nella fascia costiera finora considerata inviolabile, cioè spiagge, pinete, scogliere e oasi verdi a meno di 300 metri dal mare».

«L’obiettivo della maggioranza – prosegue Bonelli – è di portare in consiglio regionale un testo da approvare in tempi stretti, ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze anche davanti alla Commissione europea e con una petizione che partirà nei prossimi giorni».

Nell’isola oltreché dall’area ambientalista (Italia Nostra e Gruppo di intervento giuridico) l’opposizione alle nuove norme urbanistiche arriva dalle sigle a sinistra del Pd (Sinistra italiana e Rifondazione) ma anche dall’interno del partito di Renzi. Su quest’ultimo fronte le riserve più forti provengono dalla componente di cui è leader Renato Soru, “padre” delle norme di tutela che sinora hanno tenuto in scacco i signori del cemento. Sotto attacco dei “soriani” soprattutto l’articolo 43 della proposta di legge Pigliaru, che consentirebbe di costruire anche in aree non toccate dal sacco edilizio precedente il Ppr.

Qualora infatti fossero presentati alla giunta – dice il testo – “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, sarebbe possibile un accordo tra imprenditori e governo regionale in deroga al Ppr. Di particolare rilevanza economica sono, ad esempio, il progetto presentato da Marina Berlusconi per Costa Turchese in Gallura o quello presentato dal Gruppo Sansedoni (partecipato al 24% dalla famiglia Benetton) a Capo Malfatano nel Sulcis o quello allo studio della Qatar Holding in Costa Smeralda. E poi ci sono le norme che permettono agli alberghi già esistenti di ampliare le volumetrie: secondo gli ambientalisti, è un “Piano casa 2” dopo quelli di Berlusconi e della giunta di centrodestra che ha preceduto quella attuale.

L’assessore all’Urbanistica di Pigliaru, Cristiano Erriu, replica che la legge serve soltanto a semplificare le procedure e a garantire agli alberghi margini di maggiore concorrenzialità. E che niente sarà fatto contro le norme di tutela del Ppr. La battaglia è aperta. Dopo l’estate arriverà in consiglio, con la possibilità che il Pd e la sua maggioranza si spacchino.

la Nuova Sardegna, 2 agosto 2017 (m.p.r.)

In giro per la Sardegna vedo vecchie e recenti manomissioni. Fanno penare quelle più brutali, dell'inquinamento con seguito di malattie, e la somma di mille atti devastatori nello sfondo, gli incendi anzitutto. Fanno la loro parte anche le brutte case sparse dappertutto nell'isola. Una marea (ci sono curiose raccolte a tema in FB) e passano per carine/eleganti, la manna per l'isola. Ma credo che ci faranno riflettere passata la ubriacatura. Si capirà, vivendo e riguardandole, che l'edilizia sarda di questo mezzo secolo è tanta e pregiudizievole, come spiegano i rapporti Ispra sullo spreco di terra. Ma non sottovaluterei il messaggio imbarazzante della mascherata, né potrà trascurarlo chi teme lo svilimento della cultura sarda e si appassiona nella difesa della lingua.

C'è di mezzo il deficit di accortezze storico-antropologiche, direbbe Giulio Angioni, nel solco degli equivoci risaputi: la caricatura del sardo con i panni che gli vogliono vedere addosso prontamente indossati: cosa non si fa per piacere ai turisti, e agevolare la vendita della mercanzia. Almeno un po' esecrabile direi: perché la maschera in Sardegna è una cosa seria, nasce da riti arcaici per alleviare paure primordiali, esorcizzare la morte e preparare la rinascita. Le case “in perfetto stile sardo” – leggo in un post – sono ormai la cifra delle riviere, paesaggi camuffati nella linea deformante e omologante della villeggiatura.

Le fogge della città turistica hanno radici lontane e sono ormai percepite come nostrane, in linea con la storia dell'isola, ci spiegano. Invece è un abbaglio collettivo. L' esordio, si sa, con il primo insediamento di Costa Smeralda, scenografia dedotta da cartoline di villaggi vacanze dappertutto. Il modello – reinterpretato negli anni da trovate estemporanee – diventato irresistibile e invadente. Ognuno l'ha declinato nel modo più conveniente, con la propria visione e in base ai propri mezzi.

Protagonista l'arco (pieno centro, ribassato, ogivale) in genere senza valore strutturale in tutte le varianti di audaci correzioni/accostamenti, pretesto per scriteriati revivals stilistici. Archi quanti più ce ne stanno, impilati in modo fumettistico come i cappelli portati dai venditori nelle spiagge in questi giorni. Lo “stile sardo”: se fosse una parlata avrebbe il carattere del grammelot reinventato da Dario Fo. Comprensibilmente pop, e il successo lo capisci dallo sconfinamento: dai litorali alle campagne, alle periferie di città e paesi.

Preoccupa che l' epidemia tentacolare abbia iniziato a colonizzare le parti antiche di molti centri abitati, con contraffazioni di tipologie originarie, senza riguardo per sobri palazzetti, fin troppo compassati per la ritrosia - pensate un po' - ad accogliere gli apparati decorativi modernisti. Così in tanti luoghi autentici si somma temerariamente il vero e il falso, gli interventi in blocchetti in cls e alluminio (ingredienti del non finito sardo) ai trattamenti - apparentemente innocui e amabili - per somigliare ai villaggi turistici. Il florilegio di addobbi distribuiti in modo approssimativo, un successo la simulazione degli acciacchi del tempo con intonaci che mimano quelli d’epoca lasciando parti scrostate.

Si esaltano le imperfezioni costruttive che consentono l'impiego di manodopera mediocre. Il malfatto rustico dilaga pure negli interni, con la esaltazione della pietra del Trentino incollata e la immancabile pittura a spugna. Generando le atmosfere malinconiche di cose che non sono mai state nuove e non potranno invecchiare con dignità. Nel tempo dell'individualismo estremo, la libertà della reinvenzione di sè non ammette appelli alla coerenza, men che meno all'eleganza. Ogni appello a tornare in sé, alla buona buona creanza estetica, rischia di apparire incomprensibile e pedante. E credo non darebbe frutti in tempi brevi.

Sarà però il caso di rifletterci meglio su questa resa di massa ai modi espressivi della vacanza. Di parlarne. Mentre resta ai margini l'architettura che, pure nell'isola si studia nelle università; e magari potrebbe stare al passo con i tempi (gli stili che a suo tempo abbiamo accolto erano quelli all'avanguardia in Europa). Peccato che la Sardegna rinunci al confronto con il mondo - scivolando dal kitsch al trash - proprio quando il mondo sarebbe disposto a guardare con interesse alle sue storie vere.

E infatti mentre molti si interessavano della brutta legge urbanistica, il Consiglio regionale, infilava nella legge sul turismo, oplà, una norma per rimpinzare i campeggi di case mobili(?), maldestra forzatura che produrrà sicuramente altre brutture. Che tristezza.

la Nuova Sardegna, 2 agosto 2017, con postilla

Non perde mai l'aplomb, ma la passione per la Sardegna traspare dalla voce che si fa vibrante. Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai, ha lo spirito combattivo di una guerriera per l'ambiente. Boccia senza nessun appello la legge urbanistica varata dalla giunta e non ancora arrivata in Consiglio e non ha nessun dubbio. «Le coste sarde sono in pericolo».

Le piace la nuova legge urbanistica?
«Ho sempre difeso quest'isola. Amo questa terra come se fossi nata qui. Sono arrivata in Sardegna nella primavera del 1960 ed è stato amore a prima vista. Nei miei occhi resta questa immagine e mi rattrista leggere le prospettive che si aprono con questa nuova legge urbanistica. Sono convinta che sia in atto una nuova invasione da parte del Qatar e vedo questa legge come una concessione agli interessi di questo investitore. In questo io vedo un pericolo».

Ma la legge urbanistica non riguarda solo la Costa Smeralda, ma tutta l'isola.
«Lo so benissimo. E io dico questo perché la Sardegna va tutta tutelata. È molto triste che la giunta contravvenga al Piano paesaggistico regionale ideato da Renato Soru».

Per lei il Ppr rimane un punto di riferimento?

«Certo. Il Ppr non deve essere toccato. Per anni con il Fai abbiamo spiegato in tutta Italia che la Sardegna è una delle due regioni a essersi dotata di un Piano paesaggistico. Un motivo di orgoglio. Uno strumento che ha salvato la Sardegna dai cementificatori. Vedo in questa giunta un atteggiamento omissivo e ambiguo. Pronto ai compromessi. Si deve essere intransigenti».

Cosa farebbe lei?
«Per prima cosa si deve salvare il Ppr, poi io porterei la linea di inedificabilità da 300 a 500 metri dal mare. Dobbiamo difendere la Sardegna e il suo ambiente che è il suo bene più prezioso. Ho letto in questi mesi delle inchieste delle procure sarde sui casi di possibile inquinamento legato alle attività industriali. Non è quello il futuro dell'isola».

Su cosa si dovrebbe puntare?

«Non ho dubbi: la bellezza e l'integrità del suo territorio, delle sue bellezze naturalistiche e artistiche. La maggior parte delle persone non le conosce. Si deve sfruttare il turismo di alto livello nei mesi di spalla. Si deve portare a conoscere i grandi artisti e le bellezze uniche di quest'isola. Lo si fa ancora troppo poco. In Sardegna c'è un artigianato di grande qualità. Un altro cardine è l'agricoltura. Un tempo l'isola forniva le primizie al resto dell'Italia. Dai carciofi ai fiori. Si deve ritornare là. A quella qualità. L'isola ha dei prodotti agroalimentari insuperabili. Il pecorino è una prelibatezza, la ricotta di pecora qualcosa di inimitabile, non come quella che viene fatta con il latte in polvere arrivato dalla Germania. Per non parlare di carne e prosciutti. Il futuro passa dalla valorizzazione di « prodotti e tradizioni».

La giunta dice di lavorare in questo senso.
«Non fa abbastanza. L'interno della Sardegna si svuota. I paesi si spopolano, si dovrebbe al contrario incentivare i giovani a ritornare nelle campagne e nei paesi dell'interno dell'isola. In questo modo si migliora la qualità della vita della Sardegna e le si dà un futuro. La Regione dovrebbe incentivare il ritorno dei giovani e in particolare il ritorno al lavoro nelle campagne. Le terre dell'isola vanno valorizzate e difese. Non si pensa mai all'agricoltura. In tanti hanno abbandonato le terre che ora sono devastate dai cinghiali. Aiutamo i giovani a riscoprirle. Io ho 94 anni e queste battaglie le faccio per i giovani e per il loro futuro».

Si deve pensare meno al cemento e più all'ambiente?
«Non c'è dubbio, la Sardegna non deve diventare il bersaglio di chi pensa solo a depredarla e a sfregiarla per arricchirsi».

Gli hotel devono poter adeguare i loro standard ricettivi alle esigenze del mercato se si vuole fare turismo.
«Nessuno lo nega. Si possono fare tutte le ristrutturazioni che si vuole all'interno, ma senza aumentare le volumetrie sul mare di un solo metro cubo e senza fare sopraelevazioni. Si deve seguire il Ppr di Soru e non tentare di aggirarlo concedendo possibilità di costruire in aree pregiate».

La nuova legge urbanistica ha come principio filosofico di fondo il concetto del riuso. Del non consumo del suolo.

«Non sono d'accordo. Si deve restare ancorati alle linee dettate dal Ppr di Soru, che è un esempio per tutta l'Italia».

Ma la Sardegna deve avere una legge urbanistica. Lo sostiene anche Soru.

«Certo, ma serve una legge che conservi l'assoluto divieto del consumo del suolo. Esistono delle linee precise. Si deve recuperare l'esistente come ha fatto il Fai con le Saline Conti Vecchi e la batteria di Talmone a Palau, Ho letto in questi giorni che nel Testo unico sul turismo è previsto l'incremento delle case mobili anche nella fascia dei 300 metri. Ecco questo è un esempio di cosa non si deve fare. Questo è un esempio di cosa la giunta Pigliaru dovrebbe combattere e non prevedere». (l.roj)

postilla
Anche a Giulia Crespi sfugge un elemento del Piano paesaggistico di Renato Soru: questo piano non tutela solo i 300 metri più vicini al mare (già vincolati dalla Legge Galasso del 1985, valida per tutta l'Italia), ma anche una fascia costiera di ampiezza variabile, dal minimo dei 300 a quasi 3mila. Naturalmente una tutela differenziata, non l'inedificabilità assoluta.
Forse è utile ricordare le ragioni di tale tutela, riportando un estratto delle norme del siano (art.19):

«La legge Galasso indicava già i territori costieri compresi nella fascia dei 300 m dalla linea di costa come bene paesaggistico meritevole di tutela. Tale limite, meramente geometrico, costituiva una prima “sciabolata” (come tutte le altre indicazioni quantitative, dal decreto del 1983 al Codice del 2006).
«Tra i beni a matrice prevalentemente ambientale gioca quindi, in particolare in Sardegna, un ruolo del tutto particolare il bene costituito dalla fascia costiera nel suo insieme. Questa, pur essendo composta da elementi appartenenti a diverse specifiche categorie di beni (le dune, le falesie, gli stagni, i promontori ecc.) costituisce nel suo insieme una risorsa paesaggistica di rilevantissimo valore: non solo per il pregio (a volte eccezionale) delle sue singole parti, ma per la superiore, eccezionale qualità che la loro composizione determina.
«Essa non può essere artificiosamente suddivisa, se non per scopi amministrativi, ma deve mantenere il suo carattere unitario complessivo soprattutto ai fini del PPR e, pertanto, deve essere considerata come un bene paesaggistico d’insieme, di valenza ambientale strategica ai fini della conservazione della biodiversità e della qualità paesistica e dello sviluppo sostenibile dell’intera regione.
«É anche grazie al suo eccezionale valore, e alla scarsa capacità di governo delle risorse territoriali che dimostrata nei decenni trascorsi dai gruppi dirigenti, che questo incomparabile bene è oggetto di furiose dinamiche di distruzione. È qui che si è esercitata con maggior violenza nei decenni trascorsi, e minaccia di esercitarsi nei prossimi, la tendenza alla trasformazione di un patrimonio comune delle genti sarde in un ammasso di proprietà suddivise, trasformate senza nessun rispetto della cultura e della tradizione locali né dei segni impressi dalla storia nel territorio, svendute come fungibili e generiche merci ad utilizzatori di passaggio, sottratte infine all’uso comune e al godimento delle generazioni presenti e future (ad esclusione dei privilegiati possessori).
«Massima qualità d’insieme e massimo rischio: due circostanze che giustificano la particolare attenzione che si è posta per delimitare, secondo criteri definiti dalla scienza e collaudati dalla pratica, il bene paesaggistico d’insieme di rilevanza regionale costituito dai “territori costieri”, e per disciplinarne le trasformazioni sotto il segno d’una regia regionale attenta sia alla protezione che alla promozione delle azioni suscettibili di orientarne le trasformazioni nel senso di un ulteriore miglioramento della qualità e della fruibilità».

la Repubblica, 31 luglio 2017 con postilla

L’emirato del Qatar detta le norme per la gestione delle coste e chiede vincoli più leggeri, la Regione sarda targata Pd obbedisce. Nella scorsa primavera, Mario Ferraro, l’amministratore delegato di Sardegna Resorts e di Qatar Holding, proprietaria di Porto Cervo e dei blasonatissimi hotel della Costa Smeralda, si è presentato davanti alla commissione urbanistica regionale con in pugno un documento di quattordici cartelle firmate una per una, come si fa nei contratti civili, dove il manager propone un’ampia revisione della legge per l’edilizia, il piano casa del centrosinistra varato nel 2015 tra le proteste delle associazioni ecologiste.

Ferraro mette in chiaro una cosa, suggerendo parole, incisi e parametri: serve più cemento, più cubature vicino al mare, anzi vicinissimo. Persino là, nella fascia dei trecento metri dalla battigia vincolata dal piano paesaggistico di Renato Soru, dove non ha osato neppure l’amministrazione regionale berlusconiana, quella guidata da Ugo Cappellacci. La dettagliatissima proposta qatariota parte da un punto fermo: cari amici sardi, a chiedercelo è il mercato.

I turisti che contano, quelli che hanno le tasche piene, vogliono il frontespiaggia e noi, causa i divieti imposti dal Ppr, giochiamo una partita in perdita. «Le aree interessate da insediamenti turistici — scrive Ferraro — non possono essere considerate alla stessa stregua delle aree incontaminate, meritevoli invece di tutela integrale. Escludere la possibilità di riqualificare ed accrescere la potenzialità delle strutture che insistono in tali aree significa condannare le stesse a divenire inadeguate agli standard internazionali ».

In altri tempi la politica sarda, sempre gelosa della propria autonomia, sarebbe saltata sulla sedia e avrebbe gridato all’intrusione indebita nell’attività legislativa. Niente di tutto questo: i rapporti con il Qatar sono molto collaborativi, specie da quando l’emirato ha deciso di finanziare la realizzazione del mega ospedale Mater Olbia, nella città gallurese, un’incompiuta del San Raffaele per la quale si è speso di persona l’ex premier Matteo Renzi. Se qualcosa prendi — sembra aver ragionato il Pd sardo — qualcosa devi dare. Così nella legge urbanistica che sta per essere portata in consiglio regionale dalla maggioranza è sparito il vincolo dei trecento metri.

Resort e alberghi potranno allargarsi fino al 25 per cento «anche in deroga agli strumenti urbanistici». Le imprese avranno licenza di costruire nuovi corpi di fabbrica, spa e piscine aggravando un impatto che già oggi preoccupa il mondo ambientalista sardo. Come una città che diventa più grande di un quarto, con tutto il peso dei servizi, degli impianti idrici, delle strade, dell’illuminazione. Un impatto che in Sardegna sarà concentrato tutto nella fascia costiera, l’area più delicata e preziosa.

Un regalo miliardario che Sardegna Resort ha chiesto con forza e che i costruttori dell’isola attendevano da anni, contenuto in un sistema di norme che anziché rafforzare le tutele le riduce, in aperto contrasto con lo spirito del Codice Urbani. Poco male se a leggere il rapporto Ispra del 2016 la Sardegna occupa il quarto posto in Italia per consumo di suolo, dietro Sicilia, Campania e Liguria. L’addio al vincolo di inedificabilità — a sentire la Regione — servirà a semplificare il sistema di norme e a mettere ordine in un settore finora molto confuso. Insomma, un toccasana a base di mattoni e cemento.

E Soru? Uscito da un lungo letargo dovuto a complicazioni giudiziarie, quasi tutte risolte, il padre politico del Ppr sembra aver ritrovato lo smalto del 2004, quando si iscrisse al registro degli ecologisti duri e puri. In un documentato servizio uscito sull’Espresso parla della prossima legge urbanistica e manifesta preoccupazione «per la cecità di una classe dirigente che sta mettendo in pericolo il futuro della Sardegna ».

Gli ha risposto con una lettera indirizzata al settimanale il neosegretario del Pd sardo, Giuseppe Luigi Cucca, che nel tentativo di spegnere il nascente scontro interno nel partito annuncia un emendamento alla legge per “contemperare l’impatto” degli interventi sulla costa. In altre parole: il 25% di nuova volumetria non verrebbe calcolato sul totale dell’immobile, sarà previsto un tetto massimo per limitare i danni. Ma ora i senatori dem chiedono che Pigliaru venga sentito in commissione ambiente sui contenuti della legge. Il Pd chiama il Pd a render conto di se stesso.

postilla

E, utile precisare che l'inedificabilità nella fascia di 300 metri non è disposta al piano paesaggistico, ma da una legge nazionale tuttora valida in tute le regioni italiane (la legge Galasso, legge n. 431 dell'8 agosto 1985). Il piano paesaggistico regionale della Sardegna, formato sotto la guida di Renato Soru e in vigore fin dal 5 settembre 2006, sottopone a tutela una fascia litoranea ben più ampia, variabile dal minimo ex lege dei 300 metri fino a circa 3mila metri, definita sulla base di studi multidisciplinari in relazione alle diverse caratteristiche oggettive e alle qualità ambientali e paesaggistiche da tutelare. Di tutto ciò la Giunta Pigliaru, sta facendo strame, avendo ceduto la sovranità dell'Isola - una volta gelosa della sua autonomia - agli sceicchi immobiliari di alcune regioni dell'Arabia .

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