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«Il nocciolo strategico della politica comunale appare centrato sulla modernizzazione dell’immagine cittadina come confezione accattivante dello sfruttamento intensivo delle rendite di posizione. Tutto ruota intorno a vicende asfitticamente edilizie che delineano una prospettiva decisamente implosiva per la città. Due casi su tutti: il Crescent e la variante 2012 al Puc». Il manifesto, 8 maggio 2014

Salerno ha un ter­ri­to­rio di quasi 59 kmq, per la mag­gior parte col­li­nare, a tratti anche imper­vio; la zona pia­neg­giante costiera non ne copre più di un terzo. La popo­la­zione resi­dente, pari a circa 91mila abi­tanti nel 1951, salì a oltre 157mila nel 1981 ridu­cen­dosi poi pro­gres­si­va­mente fino a quasi 133mila nel 2011. La città crebbe fisi­ca­mente soprat­tutto negli anni del boom (circa 11mila abi­ta­zioni e oltre 42mila stanze in più sol­tanto negli otto anni fra 1961 e 1968) sfrut­tando fino all’ultimo metro qua­drato le zone edi­fi­ca­bili del piano rego­la­tore gene­rale (Prg) redatto da Pli­nio Mar­coni (1958). Quel Prg non fu mai ade­guato alla nor­ma­tiva sugli stan­dard (1968) e, gio­cando sull’equivoco, molte lot­tiz­za­zioni suc­ces­sive rea­liz­za­rono ingenti volu­me­trie pri­vate senza tra­sfe­rire al comune le pre­scritte urba­niz­za­zioni pri­ma­rie e le aree per le urba­niz­za­zioni secon­da­rie. Le peri­fe­rie recenti saler­ni­tane sono fra quelle più carenti in Ita­lia di spazi e attrez­za­ture col­let­tive e il traf­fico auto­mo­bi­li­stico a Salerno è da allora un pro­blema sem­pre più grave.

In que­gli anni le ambi­zioni della bor­ghe­sia impren­di­to­riale e mer­can­tile, con inte­ressi for­te­mente intrec­ciati ai mec­ca­ni­smi della ren­dita urbana, si con­cen­tra­rono — gra­zie anche alle rela­zioni pri­vi­le­giate con il governo e la Cassa per il Mez­zo­giorno — sulla costru­zione del nuovo porto, da un lato, e sull’infrastrutturazione dell’area indu­striale, dall’altro, ubi­cati agli estremi oppo­sti della città: il porto a ridosso della costa alta del primo tratto della Costiera d’Amalfi, l’area indu­striale all’imbocco della piana del Sele. Due ope­ra­zioni che con­fe­ri­vano un sup­porto non solo sim­bo­lico al ruolo pola­riz­zante di Salerno nella regione, docu­men­tato dalla immi­gra­zione dall’hinterland, ruolo che la diri­genza saler­ni­tana ha ten­tato a più riprese di valo­riz­zare secondo l’aspirazione, invero un po’ vel­lei­ta­ria, a un qual­che «sor­passo» sulla Napoli ex capi­tale in declino.

La gestione ter­ri­to­riale della città negli anni ’80 dimo­strò la gra­vità delle con­trad­di­zioni anti­che e recenti. Si ten­ta­rono varie solu­zioni spesso con­fuse e con­torte (negli anni di «tan­gen­to­poli» ci fu anche chi pro­pose di attri­buire nuova edi­fi­ca­bi­lità alle aree per stan­dard rima­ste ille­gal­mente in pro­prietà ai pri­vati), fin­ché si decise di dare alla città un nuovo stru­mento urba­ni­stico gene­rale (1989) con la con­su­lenza di grido del cata­lano Oriol Bohigas.

Nel regno di De Luca

Negli anni seguenti l’Amministrazione comu­nale gui­data da Vin­cenzo De Luca, dive­nuto sin­daco nel 1993, forte della gestione effi­cace della città con­so­li­data che vi ha con­se­guito con­di­zioni di vivi­bi­lità e decoro incon­suete nel pano­rama meri­dio­nale, ha paral­le­la­mente svi­lup­pato, attra­verso mec­ca­ni­smi nego­ziali su pro­getti spe­ci­fici, una stra­te­gia urbana orien­tata alla rea­liz­za­zione di nuove sedi dei ser­vizi di rango non locale, affi­data a famosi archi­tetti stra­nieri, e, insieme, di ingenti den­si­fi­ca­zioni edilizie.

Il Prg ha avuto una tor­men­tata ela­bo­ra­zione all’insegna della pre­va­lenza, sulle regole dell’urbanistica, dell’immagine archi­tet­to­nica col­le­gata con le grandi edi­fi­ca­zioni. Nel 2003 viene resa nota la ver­sione finale del Prg che tut­ta­via non viene ancora adot­tato: nel dicem­bre 2004 l’approvazione della nuova legge urba­ni­stica regio­nale giu­sti­fica una ulte­riore rie­la­bo­ra­zione che tra­sforma il Prg in Puc: «piano urba­ni­stico comu­nale», secondo la modi­fica tutt’altro che nomi­na­li­stica della legge regio­nale 16/2004, la quale arti­cola il piano in dispo­si­zioni strut­tu­rali valide a tempo inde­ter­mi­nato e dispo­si­zioni ope­ra­tive da rie­la­bo­rare con fre­quenza. In realtà il Puc con­serva l’impianto e la fiso­no­mia tecnico-normativa tra­di­zio­nali del Prg, ma con­tiene nuove scelte ulte­rior­mente favo­re­voli alla cemen­ti­fi­ca­zione. «Il con­fronto tra il piano del 2003 e quello del 2005 mette in evi­denza una serie di varia­zioni, tutte peg­gio­ra­tive, che la dicono lunga sui veri motivi della man­cata ado­zione nel 2003: pur lasciando inal­te­rato il dimen­sio­na­mento del piano, cre­sce l’edificabilità totale di mezzo milione di metri cubi; aumen­tano gli indici di con­ver­sione degli immo­bili indu­striali; l’edilizia resi­den­ziale pub­blica, che Bohi­gas avrebbe voluto dif­fusa in tutta la città, viene con­cen­trata in enormi e peri­fe­rici quartieri-ghetto, capaci di ospi­tare fino a 5000 abi­tanti» (Fau­sto Mar­tino). Gra­zie a una valu­ta­zione «poli­tica», l’Amministrazione pro­vin­ciale approva tut­ta­via il Puc senza troppi approfondimenti.

Il noc­ciolo stra­te­gico della poli­tica comu­nale appare cen­trato sulla moder­niz­za­zione dell’immagine cit­ta­dina come con­fe­zione accat­ti­vante dello sfrut­ta­mento inten­sivo delle ren­dite di posi­zione. La visione del rap­porto con il con­te­sto ter­ri­to­riale delle giunte De Luca è priva di ogni con­no­tato «metro­po­li­tano» dimo­stran­dosi cen­tra­li­stica e auto­re­fe­ren­ziale: tutta l’edificazione pos­si­bile nel ter­ri­to­rio comu­nale, le cose di pre­gio nel qua­drante urbano occi­den­tale, le cose ingom­branti nel qua­drante sud-orientale (dall’ospedale allo sta­dio, dagli impianti per il tempo libero all’industria resi­dua), la cosa occa­sio­nal­mente suscet­ti­bile di grandi oppor­tu­nità finan­zia­rie — cioè l’inceneritore — in quell’estremo lembo orien­tale del comune che è incu­neato nel ter­ri­to­rio di comuni con­fi­nanti (saranno così que­sti a subirne la mag­gior quota dell’impatto).

Il mirag­gio del porto

Una vicenda di segno diverso è sem­brata tem­po­ra­nea­mente pro­fi­larsi nei primi anni 2000 in rela­zione al porto. L’impianto, gestito in modo accorto ed effi­ciente, ha visto cre­scere il suo movi­mento fino a esau­rire ogni pos­si­bi­lità espan­siva e, in pre­senza di pro­spet­tive inter­na­zio­nali con­for­tanti, ha rite­nuto di poter pun­tare a un salto di scala che obbliga però a una radi­cale delo­ca­liz­za­zione con la costru­zione di un «porto-isola» davanti alla parte nord della piana del Sele. È sem­brato così pos­si­bile imma­gi­nare un grande nodo infra­strut­tu­rale e logi­stico che metta a sistema il pro­po­sto porto-isola, l’aeroporto di Pon­te­ca­gnano, la futura sta­zione Av di Bat­ti­pa­glia e i ser­vizi che un simile nodo può atti­rare. È la prima volta che da Salerno si lan­cia un’idea che coin­volga altri ter­ri­tori in pro­spet­tive di svi­luppo rile­vanti (gran parte dell’Università, nei tardi anni ’80, fu loca­liz­zata a Fisciano-Baronissi solo per l’imposizione di De Mita che volle il «cam­pus» come strut­tura in con­do­mi­nio fra il Saler­ni­tano e l’Avellinese). Pur­troppo l’aeroporto è gestito invece molto male e stenta a con­qui­starsi un ruolo. E le poli­ti­che restrit­tive di governo e regione non solo obbli­gano oggi a rin­viare a tempi inde­fi­niti il salto di qua­lità sia per il porto che per la linea Av, ma impon­gono anche la ces­sa­zione del «metrò» fer­ro­via­rio che a Salerno ha ser­vito per qual­che anno gli inse­dia­menti comu­nali costieri, con un bacino di utenza evi­den­te­mente insufficiente.

Occorre a que­sto pro­po­sito sot­to­li­neare ancora la mio­pia muni­ci­pa­li­stica che non ne aveva con­si­de­rato stra­te­gico l’inserimento orga­nico e vivi­fi­cante nella cosid­detta «cir­cum­sa­ler­ni­tana». Que­sta linea fer­ro­via­ria col­lega — con livelli di ser­vi­zio oggi peral­tro poco più che sim­bo­lici — la parte nord della piana del Sele con il capo­luogo, con Cava de’ Tir­reni e il Noce­rino e con le valli della Solo­frana e dell’Irno: una linea che serve la prin­ci­pale strut­tura urbana della pro­vin­cia, con l’Università e ser­vizi con­nessi e i poli indu­striali ancora attivi. Ma Salerno l’ha giu­di­cata meno impor­tante del «metrò» comu­nale, sol­tanto per il quale ha voluto binari e con­vo­gli appositi. Sic­ché quelle odierne di Salerno sono vicende asfit­ti­ca­mente edi­li­zie che sem­brano deli­neare una pro­spet­tiva deci­sa­mente implo­siva per la città. Due casi su tutti: il Cre­scent e la variante 2012 al Puc.

Il Cre­scent

Il cosid­detto Cre­scent (su pro­getto di Ricardo Bofill) inve­ste aree in parte dema­niali al bordo del porto sto­rico di Salerno e al mar­gine occi­den­tale del cen­tro medie­vale. Il pro­getto pre­vede un edi­fi­cio pri­vato per resi­denze e uffici, alto 28 m e lungo quasi 300, ubi­cato sull’arco aperto verso il mare della cir­con­fe­renza di una grande piazza cir­co­lare; si stima che l’edificio possa ospi­tare 500 resi­denti e qual­che cen­ti­naio di addetti al ter­zia­rio in un sub com­parto del Puc che resta privo di urba­niz­za­zioni secon­da­rie. L’intervento è ini­ziato (il rustico impo­nente già incide pesan­te­mente sul pae­sag­gio della prima Costiera), ma non ne è ancora certa la legit­ti­mità: si discute della ammis­si­bi­lità di inter­venti pri­vati su aree dema­niali, si afferma che un vin­colo idro­geo­lo­gico rela­tivo a un pic­colo corso d’acqua sia stato igno­rato, è in ogni caso neces­sa­ria ora una espli­cita auto­riz­za­zione pae­sag­gi­stica visto che anni addie­tro la Soprin­ten­denza fece sca­dere i ter­mini senza espri­mersi. Il can­tiere è stato seque­strato dalla magi­stra­tura nel novem­bre scorso e le pole­mi­che infu­riano tuttora.

La variante al Puc del 2012

Dopo 5 anni dall’approvazione del piano, invece di rie­la­bo­rare la sola com­po­nente ope­ra­tiva del Puc (inter­venti prio­ri­tari negli ambiti clas­si­fi­cati come tra­sfor­ma­bili a fini inse­dia­tivi dalla com­po­nente strut­tu­rale del Puc), l’amministrazione comu­nale dichiara delle «cri­ti­cità» ripor­ta­bili a una stasi dell’attività edi­li­zia con il con­se­guente man­cato introito degli oneri con­ces­sori che pena­lizza il bilan­cio comu­nale. Essa adotta per­ciò una variante al Puc che incide sulla tra­sfor­ma­bi­lità delle aree ai fini della «valo­riz­za­zione del patri­mo­nio immo­bi­liare comu­nale»: in effetti ciò si tra­duce nell’attribuzione di rile­vanti diritti edi­fi­ca­tori a aree libere, di pro­prietà pub­blica, col­lo­cate in zone cen­tra­lis­sime della città e, peral­tro, già clas­si­fi­cate come stan­dard. Il cer­chio si chiude: quello che non era riu­scito ai tempi di «tan­gen­to­poli» potrebbe rea­liz­zarsi oggi, impo­ve­rendo radi­cal­mente la città delle sue dota­zioni di spazi col­let­tivi e incre­men­tando la den­si­fi­ca­zione edi­li­zia e la con­ge­stione dei quar­tieri cen­trali ancora a van­tag­gio sol­tanto delle ren­dite parassitarie

Riferimenti

Le precedenti puntate della serie di inchieste sulle città italiane dopo 30 anni di neoliberalismo sono state dedicate a Milano (7 febbraio), Sassari(13 febbraio), Venezia (20 febbraio), Napoli (27 Febbraio), Avellino (6 marzo), Bologna (13 marzo), Parma (20 marzo 2014), Roma (27 marzo), Firenze (3 aprile), Reggio Calabria e Messina (10 aprile), Cagliari (17 aprile 2014).

Stupisce nel brillante articolo l’accreditare De Luca come «il riformatore che aveva restituito dignità a un territorio desertificato» e l’uomo «di sinistra» che ha trasformato Salerno in «una delle più vitali e solari città del sud, con un water front moderno e funzionante». Davvero sono troppi i giornalisti che non sanno comprendere che cosa avviene nelle città. La Repubblica, 25 gennaio 2014

Sembrava, sino a ieri, il meglio e il peggio del sud mischiati in una ganga compattissima: il riformatore che aveva restituito dignità a un territorio desertificato e lo sceriffo guappo che sottometteva la città alla sua legge, padrone e al tempo stesso governatore coraggioso: con lui Salerno è diventata una delle più vitali e solari città del sud, con un water frontmoderno e funzionante, belle strade, grandi architetti e conti in ordine.

Ebbene, tutto questo successo gli ha dato alla testa. E adesso che ha deciso di non obbedire neppure al Tribunale civile, in lui ha definitivamente prevalso il sangue pazzo del meridionale sul politico arguto e virtuoso. E butta fumo dalle narici, subisce il Diritto come una soperchieria, insulta il ministro Lupi che da mesi gli chiede di scegliere: «figurati se mi faccio ricattare da uno come te». E non cede neppure ai giudici. È la versione salernitana del siciliano Mirello Crisafulli, del veneto Cota, del lombardo Formigoni, è il notabile di sinistra che mette se stesso al di sopra di tutto, come fosse un altro unto del signore.

È arrivato, in questo suo “teppismo democratico”, a fare l'elogio dell'immoralità «che ci permette di governare», ha esibito come scalpi le indagini alle quali è sottoposto, di cui non ci occupiamo, e dalle quali gli auguriamo di uscire pulitissimo: «Io sono orgoglioso. In questo paese siamo tutti indagati. Non c'è un amministratore che non abbia un avviso di garanzia. Chi non ce l'ha è una chiavica ». E ha sempre cercato cariche: quando era eletto alla Camera si ricandidava come sindaco; da sindaco si candidava come presidente della Regione; e, podestà di Salerno, “sindaco per sempre” più di Orlando a Palermo, ha golosamente accettato di fare il sottosegretario. E ha candidato pure il figlio, proprio come fecero Raffaele Lombardo in Sicilia e Bossi in Padania: «Quelli che ce l'hanno con mio figlio sono cialtroni e farisei ».

Avrebbe dovuto dimettersi allora, nell’aprile del 2013, quando venne nominato ai trasporti nel governo Letta. L'incompatibilità infatti non ha bisogno di sentenze, si impone per evidenza: se vuoi amministrare

(bene) i trasporti d'Italia non hai certo il tempo di governare (bene) Salerno. È roba da

fantuttone,

da “ghe pensi mi” che purtroppo tradotto in salernitano rimanda al pregiudizio della prepotenza antropologica: «A Salerno mi votano anche le pietre». Solo Brunetta avrebbe voluto fare allo stesso tempo il ministro della Funzione pubblica, il sindaco di Venezia e il deputato. I doppi incarichi e l'amministrazione come accumulo di roba non sono mai stati valori di sinistra, e non basta certo il tifo da stadio dei salernitani che lo eleggono per acclamazione a farne un eroe al di sopra della legge, come gli indimenticabili briganti delle due Sicilie.

E poi c'è quel parlare a gesti, quel lessico da duro pittoresco, una lingua impastata di esclamazioni, minacce, rancori e ripicche. E intanto si tocca, fa le corna e gli scongiuri, si gratta perché Lupi porta sfiga: «non si sa mai, ho due figli, abbiate pazienza: una grattatina ». E «la grillina Lombardi vada a mori’ ammazzata », «il collega del pd Zoggia sembra un raccoglitore di funghi», «il doppio incarico è una palla!», «coglioni!», «dei rom me ne frego!», «le discariche vanno aperte con il carro armato», «nel Pd c'è un gruppo dirigente di miserabili e il partito vive nella demenzialità », «spero di incontrare quel grandissimo sfessato e “pipì” di Marco Travaglio di notte e al buio», «Grillo sta con il panzone al sole», «Monti si mette il chihuahua sulla testa»...

Gli archivi e i blog sono pieni delle gag di De Luca e su Youtube è più cliccato di Ficarra e Picone. Ovviamente è molto parodiato, si ride di lui, è una specie di fattucchiero, una riedizione del Rosario Chiarchiaro interpretato da Totò... In realtà tutto questo divertirsi è una smorfia dolorosa, una partita sospesa sul Sud d’Italia, quello dei notabili e dei capibastone. De Luca, caudillo liberale («sono gobettiano» dice), è l'ennesima sconfitta, forse quella definitiva, dell'utopia dello sviluppo nella terra dei diavoli: da poveri a ricchi, da attardati a veloci, dall'indolenza alla nevrosi, dall'immobilismo all'iperattivismo. Nella miseria del guappo democratico stravaccato su due poltrone c’è la morte di un sogno antico che è anche nostro, il sogno di tutti i meridionali d’Italia, di un Paese che per tre quarti è Meridione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sembrava, sino a ieri, il meglio e il peggio del sud mischiati in una ganga compattissima: il riformatore che aveva restituito dignità a un territorio desertificato e lo sceriffo guappo che sottometteva la città alla sua legge, padrone e al tempo stesso governatore coraggioso: con lui Salerno è diventata una delle più vitali e solari città del sud, con un

water front

moderno e funzionante, belle strade, grandi architetti e conti in ordine.

Ebbene, tutto questo successo gli ha dato alla testa. E adesso che ha deciso di non obbedire neppure al Tribunale civile, in lui ha definitivamente prevalso il sangue pazzo del meridionale sul politico arguto e virtuoso. E butta fumo dalle narici, subisce il Diritto come una soperchieria, insulta il ministro Lupi che da mesi gli chiede di scegliere: «figurati se mi faccio ricattare da uno come te». E non cede neppure ai giudici. È la versione salernitana del siciliano Mirello Crisafulli, del veneto Cota, del lombardo Formigoni, è il notabile di sinistra che mette se stesso al di sopra di tutto, come fosse un altro unto del signore.

È arrivato, in questo suo “teppismo democratico”, a fare l'elogio dell'immoralità «che ci permette di governare», ha esibito come scalpi le indagini alle quali è sottoposto, di cui non ci occupiamo, e dalle quali gli auguriamo di uscire pulitissimo: «Io sono orgoglioso. In questo paese siamo tutti indagati. Non c'è un amministratore che non abbia un avviso di garanzia. Chi non ce l'ha è una chiavica ». E ha sempre cercato cariche: quando era eletto alla Camera si ricandidava come sindaco; da sindaco si candidava come presidente della Regione; e, podestà di Salerno, “sindaco per sempre” più di Orlando a Palermo, ha golosamente accettato di fare il sottosegretario. E ha candidato pure il figlio, proprio come fecero Raffaele Lombardo in Sicilia e Bossi in Padania: «Quelli che ce l'hanno con mio figlio sono cialtroni e farisei ».

Avrebbe dovuto dimettersi allora, nell’aprile del 2013, quando venne nominato ai trasporti nel governo Letta. L'incompatibilità infatti non ha bisogno di sentenze, si impone per evidenza: se vuoi amministrare
(bene) i trasporti d'Italia non hai certo il tempo di governare (bene) Salerno. È roba da fantuttone,
da “ghe pensi mi” che purtroppo tradotto in salernitano rimanda al pregiudizio della prepotenza antropologica: «A Salerno mi votano anche le pietre». Solo Brunetta avrebbe voluto fare allo stesso tempo il ministro della Funzione pubblica, il sindaco di Venezia e il deputato. I doppi incarichi e l'amministrazione come accumulo di roba non sono mai stati valori di sinistra, e non basta certo il tifo da stadio dei salernitani che lo eleggono per acclamazione a farne un eroe al di sopra della legge, come gli indimenticabili briganti delle due Sicilie.

E poi c'è quel parlare a gesti, quel lessico da duro pittoresco, una lingua impastata di esclamazioni, minacce, rancori e ripicche. E intanto si tocca, fa le corna e gli scongiuri, si gratta perché Lupi porta sfiga: «non si sa mai, ho due figli, abbiate pazienza: una grattatina ». E «la grillina Lombardi vada a mori’ ammazzata », «il collega del pd Zoggia sembra un raccoglitore di funghi», «il doppio incarico è una palla!», «coglioni!», «dei rom me ne frego!», «le discariche vanno aperte con il carro armato», «nel Pd c'è un gruppo dirigente di miserabili e il partito vive nella demenzialità », «spero di incontrare quel grandissimo sfessato e “pipì” di Marco Travaglio di notte e al buio», «Grillo sta con il panzone al sole», «Monti si mette il chihuahua sulla testa»...

Gli archivi e i blog sono pieni delle gag di De Luca e su Youtube è più cliccato di Ficarra e Picone. Ovviamente è molto parodiato, si ride di lui, è una specie di fattucchiero, una riedizione del Rosario Chiarchiaro interpretato da Totò... In realtà tutto questo divertirsi è una smorfia dolorosa, una partita sospesa sul Sud d’Italia, quello dei notabili e dei capibastone. De Luca, caudillo liberale («sono gobettiano» dice), è l'ennesima sconfitta, forse quella definitiva, dell'utopia dello sviluppo nella terra dei diavoli: da poveri a ricchi, da attardati a veloci, dall'indolenza alla nevrosi, dall'immobilismo all'iperattivismo. Nella miseria del guappo democratico stravaccato su due poltrone c’è la morte di un sogno antico che è anche nostro, il sogno di tutti i meridionali d’Italia, di un Paese che per tre quarti è Meridione.

Riferimenti

Vedi su eddyburg i molti articoli dedicati al "crescent" di Salerno e alle gesta del suo patron politico. Li abbiamo raccolti in una cartella in cui presentevamo la Salerno di DeLuca come un caso di «demagogia e distruzione edilizia della città saldamente legate in un unico progetto politico e personale».

Una follia, più volte denunciata su queste pagine. Tollerata da troppi, contestata da pochi. Un classico esempio dell'oggettistica architetturonica adoperata dal demagogo locale come pedana per lanciarsi al livello nazionale, e riuscire. Un esempio dell'Italia da rottamare. Il manifesto, 29 dicembre 2013

Il Cre­scent è una pre­senza incom­bente sulla spiag­gia di Santa Teresa. Nel trionfo di luci che è il cen­tro di Salerno in que­sti giorni tra Natale e Capo­danno, il gigan­te­sco palazzo pro­get­tato dall’archistar cata­lana Ricardo Bofill e la piazza a forma di mez­za­luna sulla quale si affac­cia e che a sua volta si apre sul mare riman­gono invece nella penom­bra appena il sole tra­monta. L’«ecomostro d’autore», emblema della gran­deur dell’amato-odiato sin­daco Vin­cenzo de Luca insieme alla vicina Sta­zione marit­tima a forma di ostrica pro­get­tata da Zaha Hadid, è stato seque­strato dalla magi­stra­tura e sul pro­getto di riqua­li­fi­ca­zione dell’ex area por­tuale dismessa pende un’inchiesta penale che coin­volge una tren­tina di per­sone, primo cit­ta­dino com­preso.

Due giorni fa il Con­si­glio di Stato ha emesso una sen­tenza che lo boc­cia a metà e non con­sente di ripren­dere i lavori, però ciò non ha impe­dito ai soste­ni­tori dell’opera di brin­dare con il bic­chiere mezzo pieno. De Luca ha com­men­tato trion­fante via Face­book: «È una vit­to­ria senza mezzi ter­mini». I comi­tati che si oppon­gono a quello che riten­gono un eco­mo­stro d’autore hanno con­vo­cato invece una con­fe­renza stampa per riba­dire che secondo i giu­dici ammi­ni­stra­tivi l’opera è «ille­git­tima a monte», dun­que «non con­do­na­bile» e per­tanto «va demo­lita e basta, come Punta Perotti a Bari o il Fuenti in Costiera amal­fi­tana».

Per pro­vare a capire chi ha ragione è neces­sa­rio pro­vare a deco­di­fi­care le parole dei magi­strati ammi­ni­stra­tivi in rela­zione al ricorso pre­sen­tato dall’associazione ambien­ta­li­sta Ita­lia Nostra e poi leg­gere la sen­tenza insieme al prov­ve­di­mento di seque­stro dell’area. Ci si accor­gerà dell’opposta inter­pre­ta­zione su un punto cen­trale della que­stione: l’autorizzazione pae­sag­gi­stica e la rela­tiva rela­zione della com­mis­sione edi­li­zia inte­grata inviata alla Soprin­ten­denza di Salerno. Secondo gli ambien­ta­li­sti «il pro­getto tra­smesso alla Soprin­ten­denza sarebbe un mero pro­getto archi­tet­to­nico privo dei requi­siti che deve pos­se­dere il pro­getto defi­ni­tivo. Man­che­reb­bero, inol­tre, tutte le neces­sa­rie inda­gini geo­lo­gi­che, idro­lo­gi­che, sismi­che, agro­no­mi­che, bio­lo­gi­che, chi­mi­che». Così rispon­dono i magi­strati: «Nella moti­va­zione indi­cata negli atti auto­riz­za­tori rila­sciati dal Comune non viene descritto in modo det­ta­gliato l’edificio (anche mediante l’indicazione delle dimen­sioni, venendo in rilievo una strut­tura con una lun­ghezza di circa 260 metri, uno svi­luppo lineare per­ce­pi­bile di circa 200 metri, una altezza fuori terra di circa 25,80 metri e una cuba­tura di circa 73 mila metri cubi, dei colori e dei mate­riali impie­gati, non essendo suf­fi­ciente affer­mare che l’amministrazione “con­di­vide l’articolazione dei mate­riali e delle cro­mie delle pavi­men­ta­zioni”), il pae­sag­gio nell’ambito del quale esso è col­lo­cato (non essendo suf­fi­ciente affer­mare che la volu­me­tria edi­li­zia a semi­cer­chio por­ti­cato è ido­nea a rimar­care la volontà sim­bo­lica di acco­gliere e defi­nire for­mal­mente ciò che per defi­ni­zione è con­ti­nua­mente mute­vole come il mare), il modo in cui l’edificio si inse­ri­sce in modo coe­rente ed armo­nico nel con­te­sto com­ples­sivo (non essendo suf­fi­ciente affer­mare che le aper­ture nella cor­tina edi­li­zia rea­liz­zano la neces­sa­ria per­mea­bi­lità visuale, oltre che fun­zio­nale, tra la piazza e il tes­suto urbano e che l’altezza dell’emiciclo rag­giunge il giu­sto equi­li­brio tra la pro­fon­dità della piazza, le altezze di alcuni fab­bri­cati moderni alle spalle e la neces­sità di monu­men­ta­liz­zare il sito)». Quindi, «le nuove even­tuali auto­riz­za­zioni dovranno essere oggetto di rin­no­vate valu­ta­zioni da parte dei com­pe­tenti uffici e, in par­ti­co­lare, della Soprin­ten­denza».

Per il resto è tutto ok. Nes­sun pro­blema urba­ni­stico, nes­suna discre­panza tra il Pur­ba­ni­stico comu­nale e il Piano attua­tivo, nes­sun con­tra­sto con il piano ter­ri­to­riale di coor­di­na­mento pro­vin­ciale, nes­suna vio­la­zione delle norme di sde­ma­nia­liz­za­zione, nes­suna ille­git­ti­mità del parere dell’Autorità di bacino sulla devia­zione del tor­rente Fusan­dola e nes­sun dub­bio sulla rela­zione sismica.

Ecco spie­gato il per­ché ognuno vede nella sen­tenza quello che vuole vedere. Per il sin­daco De Luca «la sen­tenza del Con­si­glio di Stato sul caso Cre­scent rico­no­sce la piena legit­ti­mità di tutta la pro­ce­dura ammi­ni­stra­tiva e urba­ni­stica. È stato rile­vato un difetto di moti­va­zione rispetto alla valu­ta­zione pae­sag­gi­stica. Si invi­tano, per­tanto, le isti­tu­zioni inte­res­sate a sanare tale rilievo for­male». Però quel difetto «di moti­va­zione» sulla que­stione pae­sag­gi­stica appare ben più che una que­stione mera­mente for­male. È pro­prio per quel motivo, infatti, che un mese fa la pro­cura di Salerno ha deciso di met­tere i sigilli all’opera, met­tendo sotto inchie­sta trenta per­sone per abuso d’ufficio, falso in atto pub­blico e lot­tiz­za­zione abu­siva. Nel decreto di seque­stro del gip Dona­tella Man­cini si sostiene l’illegittimità dell’iter seguito per arri­vare all’autorizzazione pae­sag­gi­stica. Secondo l’accusa, inol­tre, ammi­ni­stra­tori e fun­zio­nari pub­blici avreb­bero «con­sa­pe­vol­mente e volon­ta­ria­mente» aggi­rato le pro­ce­dure per «acce­le­rare i tempi di rea­liz­za­zione dell’opera» e «con­te­nere i costi per i pri­vati appal­ta­tori».

Nel frat­tempo, la piazza della Libertà, la cui forma dovrebbe evo­care l’apertura al mare e le anti­che rela­zioni della città medi­ter­ra­nea con il mondo arabo e le cui dimen­sioni ne fanno la più grande d’Europa con i suoi 35 mila metri qua­dri, ha avuto un cedi­mento e rischia di dover essere rifatta. Per De Luca, che al ridi­se­gno urba­ni­stico della città deve gran parte del suo suc­cesso poli­tico — dal piano rego­la­tore affi­dato a Oriol Bohi­gas negli anni ’90 alla metro­po­li­tana leg­gera inau­gu­rata un mese fa — una volta ter­mi­nata essa «sarà il sim­bolo dell’architettura moderna in Ita­lia». Gli atti­vi­sti No Cre­scent non sono della stessa opi­nione e hanno dif­fuso un dos­sier — inti­to­lato «mala gestio» — nel quale denun­ciano, tra le altre cose, lo spreco di fondi comu­ni­tari e la cemen­ti­fi­ca­zione di aree dema­niali. «Finora è stata costruita solo metà dell’opera, è stato già spo­stato un tor­rente e scom­pa­ri­ranno due­mila metri qua­dri di mare e sei­mila di spiag­gia», denun­cia Pier­luigi Morena, un avvo­cato del comi­tato.

In que­sti giorni, al tra­monto Salerno si illu­mina con le «Luci d’artista». La ressa di curiosi e turi­sti inte­res­sati agli addobbi nata­lizi d’autore ha man­dato in tilt la neo­nata metro­po­li­tana e pro­vo­cato per­sino una rissa su un bus par­ti­co­lar­mente affol­lato. «Le luci nascon­dono tante ombre», afferma un altro ambien­ta­li­sta, Ore­ste Ago­sto. Tra que­ste, risalta quella del Crescent.

In dirittura d'arrivo la battaglia legale sulla realizzazione del ‘mostro’ paragonato dagli ambientalisti a Punta Perotti. Le perplessità del tecnico del Genio Civile in 122 pagine di relazione
Il Fatto quotidiano online, 13 febbraio 2013

In dirittura d'arrivo la battaglia legale sulla realizzazione del ‘mostro’ paragonato dagli ambientalisti a Punta Perotti. Le perplessità del tecnico del Genio Civile in 122 pagine di relA proposito del rispetto delle norme sismiche, il progetto del Crescent di Salerno fa emergere “alcune carenze”. Carenze che però “è bene precisare, non denotano una manifesta deficienza delle opere, sia sotto il profilo della sicurezza che delle prestazioni, in quanto alcuna deficienza emerge dai risultati delle verifiche strutturali e geotecniche, come documentate nel progetto. Tuttavia, tali carenze – si afferma nel documento – non consentono un accertamento pieno di rispondenza del progetto alla normativa sismica vigente”.


A scriverlo un dirigente del Genio Civile di Ariano Irpino, il tecnico incaricato di una delle tre ‘superperizie’ in base alle quali il Consiglio di Stato sentenzierà se consentire il completamento dei lavori o imporre il definitivo stop della gigantesca mezzaluna dell’archistar Ricardo Bofill. L’edificio che dovrebbe sorgere di fronte al mare, in piazza della Libertà, alta circa 25 metri e ed estesa 300. “La più grande piazza di mare d’Europa, verranno da ogni luogo per ammirarla” secondo il suo principale sponsor, il sindaco Pd Vincenzo De Luca. Una ‘Punta Perotti’ campana da impedire a ogni costo, secondo l’associazione ambientalista “Italia nostra”, il comitato “No Crescent” e le associazioni ambientaliste che hanno inoltrato ricorsi ed esposti alla magistratura penale e amministrativa e stanno combattendo in tutte le sedi per fermarne la realizzazione.

Vicenda piena di colpi di scena, nelle aule di giustizia e fuori. C’è un’inchiesta della Procura di Salerno che vede indagato anche De Luca, c’è stata un’ordinanza di sospensione dei lavori (poi revocata) e a settembre, durante i lavori di risistemazione della piazza, rialzata di cinque metri per le esigenze del Crescent, si è aperta una crepa di 500 metri che ha fatto tremare gli ingegneri e messo a rischio il prosieguo delle opere. La Procura ha così aperto un altro fascicolo.

Nel linguaggio del diritto amministrativo, si chiamano ‘verificazioni’. In pratica sono perizie, che i magistrati amministrativi dispongono per dipanare questioni particolarmente complesse prima dell’udienza finale. In questo caso la Sesta Sezione del Consiglio di Stato presieduta da Giorgio Giovannini ne ha ordinate tre, al Genio Civile, al Settore Urbanistica della Regione Campania e all’Autorità di Bacino destra Sele. Ognuno chiamato a relazionare sulla conformità del progetto alla normativa del proprio settore di competenza: sismico, urbanistico e idrogeologico. Vengono prodotte al termine di un contradditorio tra le pa rti interessate al procedimento. Il cronista de ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare in anteprima la prima perizia depositata, quella del Genio Civile: 122 pagine che secondo le fonti ambientaliste che le hanno diffuse appaiono come una piccola vittoria delle loro tesi su quelle dell’azienda che sta realizzando i 90mila metri cubi di volumi tra appartamenti, negozi e box da piazzare sul mercato, la Crescent srl. Ovviamente questo lo valuteranno i giudici.

Il tecnico del Genio Civile esprime qualche perplessità sulla decisione di adottare per i negozi e l’area pubblica del progetto le prescrizioni sismiche per “costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti” e non quelle, più gravose, stabilite “per costruzioni dagli affollamenti significativi”. E sulla circostanza che la relazione idrogeologica allegata non sia firmata da un geologo, come prescrive la legge, ma da ingegneri. Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato raccoglierà le altre due perizie – dovevano essere prodotte entro il 14 febbraio, ma la Regione Campania ha chiesto una proroga – e le analizzerà nella seduta del 26 marzo. Quella dedicata alla discussione. E alla parola fine, in un verso o nell’altro, sull’edificio più controverso della storia della seconda città della Campania.

… E op-là (“un op-là da rimanerci incinta”), come da una vecchia canzone di un vecchio cantautore (Vecchioni): Così Salerno dopo 5 anni di piano regolatore ha fatto op-là !

Questa volta l’ha studiata bene, forse ancora meglio dell’agosto del 2005 quando, dopo 11 anni di gestazione, fu pubblicato il nuovo PRG del Comune di Salerno… All’inizio dell’anno 2012 si rende necessario ripresentare una variante al PRG vigente (che tante storie porta con sé- vedi QUI) . Questa variante serve all’inizio a reiterare dei vincoli espropriativi per le aree interessate a infrastrutture stradali e aree per attrezzature di interesse generale in scadenza dopo cinque anni.

Ma delibera dopo delibera diventa quasi un nuovo piano regolatore. Tanto grande che viene quasi subito sdoppiata in due. La prima, per i vincoli in scadenza, approvata subito nei tempi di legge per prevenire possibili ricorsi di privati. La seconda, per riorganizzare una decina di comparti e molto altro, riceve indirizzi dalla giunta comunale fino al mese di luglio. Normalmente a Salerno il mese di agosto è il mese preferito per far uscire importanti decisione urbanistiche e quindi anche la delibera di adozione della variante “parziale” viene pubblicata dal 2 al 17 agosto 2012. Le varie organizzazioni della società civile che per legge dovrebbero partecipare ad istruire la variante sono ascoltate nel mese di marzo su non si sa che cosa visto che i provvedimenti di giunta arrivano fino a quello di luglio che decide di “valorizzare” (vendere a privati) 6 aree pubbliche 3 delle quali tra le più centrali della città.

La variante, definita “parziale”, è anche l’occasione per riordinare tante situazioni di “criticità”, come si dice in relazione. E’considerata quasi un riordino del PRG (PUC in Campania) in vigore dal gennaio 2007, spiegando che passati 5 anni è naturale rivedere le premesse ed i contenuti di un piano e quindi riordinare vari comparti edilizi che non hanno trovato attuazione e “sanare” certe situazioni verificatesi in questi anni trascorsi. Tutto questo, però, ignorando la variazione più importante di questi anni : Il drastico abbassamento demografico della città.

Dalla relazione di piano del 2005 si asseriva (con dati forniti dal Comune di Salerno) che la popolazione residente anagraficamente a Salerno era di 149.000 abitanti nel 1999 e 144.000 nel 2005 a cui si sarebbe dovuta aggiungere una stima di 7000 abitanti in più perché non registrati anagraficamente, per un totale di 156.000 abitanti scesi poi col decremento, già intervenuto nel 2005, a 151.000 abitanti. A giugno 2009 l’ISTAT comunicava che gli abitanti di Salerno erano 139.585 e a giugno 2012 erano 133.204. L’attuale Piano Regolatore Generale di Salerno è dimensionato, dalla data di entrata in vigore (gennaio 2007), per una popolazione (voluta) di circa 180.000 abitanti. Questo numero di abitanti “voluti” è confermato anche dalla variante in questione pubblicata ad agosto del 2012.

Così con questo Piano e questa Variante abbiamo quasi 50.000 abitanti in più, con conseguenti vani in costruzione, non supportati da nessun valido studio o valida previsione ma solo da una volontà puramente cementificatrice .Anche la linea dell’Amministrazione Comunale, nel sostenere che costruendo più case i prezzi delle stesse siano destinati a scendere, è sconfessata dalla constatazione a livello nazionale e mondiale che il prezzo delle case, anche con maggiore offerta, rimane costante o scende di pochissimo ed invece, di contro, è fortissimo il rischio di “bolle immobiliari” come nella vicina Spagna con conseguenze catastrofiche per il credito finanziario locale. È proprio l’impianto generale del PUC a non essere valido come detto invano nelle osservazioni del 2005 e come ribadito a maggior ragione adesso nel 2012.

Con il ragionamento a base di questo PUC non si vede perché lo stesso piano non poteva essere dimensionato per 200.000 o per 250.000 abitanti… sono certamente numeri presi a caso o degni di altri calcoli. Ed anche il calcolo e la localizzazione degli standard per abitanti lascia molto perplessi ed, in certi casi, quasi in odor di truffa. La fascia di mare (49.223 mq) antistante il Lungomare Trieste è ancora calcolata a verde pubblico. Stessa cosa per l’area della Caserma d Avossa (83.003 mq). Le aree da “valorizzare” (vendita a privati) prese in considerazione da questa variante erano in precedenza quasi tutte considerate aree a standard e adesso dopo la “valorizzazione” abbiamo, in aree densamente popolate, altri uffici, 1226 abitanti in più con verde pubblico e standard in meno.

Non si capisce come sia possibile, in zone sature, levare aree assoggettate a standard di parcheggio e di verde pubblico (piazza Concordia Mazzini/via Vinciprova) e ricoprirle di uffici e residenze con altri 1226 abitanti e che il tutto sia lecito e giudicato compatibile con il dimensionamento del piano. A questo punto potremmo sicuramente dire che se passasse questa linea gli abitanti del centro città che volessero un po’ di verde pubblico lo dovrebbero cercare a chilometri di distanza, ai confini del territorio comunale, a dispetto della raggirata legislazione nazionale che indica una congrua distanza dal dove posizionare gli standards relativi di ogni zona omogenea.

Infatti, dal riordino di 10 comparti , quasi tutti localizzati in periferia, si son avuti 1226 abitanti in più che abilmente son stati riposizionati nelle poche aree pubbliche del centro rimaste ancora libere (altri 203 in periferia su una zona fronte mare destinata in precedenza a verde)

“Abilmente riposizionati” significa che, anche dopo la travagliatissima esperienza del Crescent (l’ecomostro sul mare che ha fatto parlare l’intera stampa nazionale – vedi QUI e QUI), l’Amministrazione Comunale di Salerno, con in testa il suo “famoso” sindaco Vincenzo De Luca, ha preso gusto a vendere le aree pubbliche di pregio per farci costruire sopra nuove residenze, uffici ed alberghi destinati - per posizione e costi - ad una clientela extra lusso. Cosi nella centralissima Piazza Mazzini si venderà a privati un suolo che porta in dote 18.000mq di solaio per alberghi o uffici, o nella baricentrica via Vinciprova terreni per farci case per 613 abitanti, così come altri 613 abitanti nell’ambitissima area pubblica sul mare accanto al Grand Hotel (anch’esso costruito su area già pubblica).

Oltre alle fondamentali questioni del dimensionamento del piano regolatore attuale e riproposto, la “vendita dell’ultima argenteria di casa“, la variante “parziale“ fa suoi vari interventi di notevolissima importanza (ma mai discussi con la cittadinanza) come per esempio arditi collegamenti viari e la continua devastazione del litorale cittadino. Infatti nella variante ci ritroviamo il collegamento viario di allacciamento del nodo autostradale all’angusto (per posizione) porto commerciale di Salerno (il progetto viario non era ancora inserito nel PUC presentato nel 2005). E’ un opera questa chiamata “Porta Ovest” di una grande complessità, da enormi costi e tempi lunghissimi. E’stato velocemente appaltato il primo lotto (indipendente dal resto) che comprende lavori intorno al vallone Cernicchiara ma la parte più consistente e cioè lo sventramento in galleria dell’intera montagna che sovrasta tutto il porto commerciale è ancora da venire. La cosa più logica sarebbe quella di fare una pausa di riflessione sulla vera utilità di quest’immane opera che una volta completata non si discosterà più di tanto dalla situazione attuale (non è previsto nemmeno il collegamento ferroviario – collegamento vitale per un porto commerciale!) con il rischio che dopo tanti anni, tanti investimenti di pubblico denaro, rischi di crolli, intralcio alla circolazione veicolare, le esigenze dell’attuale porto commerciale siano nel frattempo cambiate o addirittura che sia stato delocalizzato.

Anche la sagoma del progetto del cosiddetto Porto turistico di Pastena (o “polo nautico”) compare nei grafici di questa variante. Sarebbe, oltre il già menzionato porto commerciale, il quarto o quinto progetto di porto turistico insistente sui 9 km di litorale ricadente nel comune di Salerno. A vedere il progetto assomiglia più ad una lottizzazione a mare che ad un ennesimo porto turistico sulla nostra costa. Il tutto poi progettato su una zona soggetta a specifico vincolo ambientale (D.M. 17/5/1957 riportato anche nella carta dei vincoli allegato al PUC) il quale vieta espressamente qualunque costruzione o altro che in quella zona possa ostacolare la visione dalla strada dell’intero golfo di Salerno.

Sospeso invece il discorso per l’altro porto turistico, il centralissimo “Masuccio Salernitano”, dove sui grafici è stato tratteggiato un semplice semicerchio con una bella sigla (FP3) sulla sagoma del porticciolo esistente. Come per dire – ci stiamo ancora lavorando – ma, dalla (inquietante) presentazione del plastico a fine 2009 con grattacielo stile Abu Dhabi che svetta dal raddoppiato porto, sapete a cosa stiamo lavorando.

Nel centro storico alto troviamo anche la ratifica dell’alienazione di Palazzo San Massimo dal patrimonio comunale e quindi dalla possibile fruizione pubblica. Era stato, con la sua storia e con i suoi volumi, uno degli edifici protagonisti, nell’ormai lontano 1998, di quel sbandieratissimo Concorso Internazionale d’Architettura chiamato “Edifici Mondo”, miseramente e tristemente fallito. Altre zone gialle (“C” di espansione residenziale) in ex zone verdi compaiono in queste tavole della variante che riepiloga quello che già si è fatto, avendo messo a posto le carte, in poco più di 5 anni. Basta alzare gli occhi sulle colline intorno la città per vedere interi crinali devastati da palazzine della ”nuova” classe cementificatrice.

Queste sono solo alcune chicche urbanistiche che hanno portato ad una rapida cementificazione, ancora non del tutto conclusa, del territorio comunale di Salerno. Comune che, con la sua innegabile dinamicità, riesce a far contrabbandare false metodologie addirittura per “modelli”. Che arriva perfino ad organizzare con enfasi, per l’anno prossimo, il convegno nazionale dell’ INU (istituto nazionale di urbanistica). Che arriva a ricevere il plauso da tutti quelli che cercano un posto al sole senza fare tante domande al manovratore.

Se questa è urbanistica …

Autore : arch. Paolo Ferraiolo (
paoloferra@tin.it)

Dello stesso autore sulla vicenda Crescent di Salerno

da www.eddyburg.it :

Salerno Nuovi incubi urbani. 30.01.2009 http://eddyburg.it/article/articleview/12557/1/127

Piazza e pazzie a Salerno11.06.2009 http://eddyburg.it/article/articleview/13331/1/376

Salerno: Il sindaco con “il film in testa”02.02.2010 http://eddyburg.it/article/articleview/14612/1/127

Info : PRG di SALERNO ( a cura di Italia Nostra Sez. di Salerno)

Storia del Piano della Salerno del Duemila - prima parte -1/2 - Dicembre 2009

http://www.youtube.com/watch?v=KxM_pwFjRRY

Storia del Piano della Salerno del Duemila - seconda parte - 2/2 - Dicembre 2009 http://www.youtube.com/watch?v=lDZp5aO8jyA&feature=relmfu

Questa mattina il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza cautelare di sospensiva presentata da Italia Nostra contro la costruzione del Crescent, l’enorme complesso condominiale che il Comune di Salerno ha autorizzato a pochi metri dal Lungomare e dal centro storico, nell’area più pregiata della città. Una mezzaluna di cemento alta più di 30 metri e lunga oltre 280 che deturperebbe per sempre il paesaggio creando una barriera tra il mare e il centro antico. “Oggi si è fatto un primo passo per il bene della città – ha commentato Raffaella Di Leo, presidente di Italia Nostra Salerno – Il Crescent è una scelta che non condividiamo perché non va nella direzione della tutela del paesaggio e del territorio”.

La IV sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno evitare che la prosecuzione dei lavori per la realizzazione di un edificio di cospicue dimensioni, in una situazione controversa, produca una trasformazione dello stato dei luoghi difficilmente reversibile e tale da determinare per la collettività un pregiudizio grave e irreparabile.

“Il ricorso è stato un atto dovuto - chiarisce Raffaella Di Leo - successivo alla mancanza di un confronto proficuo con la Pubblica Amministrazione di Salerno sull’intervento che si è programmato e si sta realizzando nell’area di Santa Teresa, interessata inoltre dalla presenza di un vasto bacino idrogeologico e del torrente Fusandola, deviato nel suo corso per permettere l’edificazione del Crescent”.

L’opera, allo stato eseguita per la parte delle fondazioni solo in alcuni lotti, è da oggi bloccata. Il Consiglio di Stato ha disposto, in via cautelare, di “sospendere l’esecutività della sentenza impugnata” (quella del novembre 2011 emessa dal Tar di Salerno ndr) e di fermare il cantiere, rimettendone la riapertura alla pronuncia di una eventuale sentenza favorevole nel merito.

“Aspettiamo adesso di poter entrare nel merito della vicenda che presenta diverse irregolarità”, conclude Raffaella Di Leo che ringrazia, oltre allo staff dei legali, i tanti salernitani che hanno supportato l’associazione ambientalista in questa battaglia legale a difesa del paesaggio dall’aggressione violenta del cemento: “In particolar modo i Figli delle Chiancarelle che hanno ampiamente contribuito alle spese per l'appello al Consiglio di Stato."

A testa bassa, senza sentire ragioni che non siano le sue, l’Uomo prosegue a tappe forzate verso il disastro. Contro tutto e contro tutti, trascinandosi dietro i simulacri del governo cittadino, incurante delle tante voci autorevoli che si sono levate a difesa del lungomare, del centro storico, dei tratti identitari della città. Avanti tutta, con ostinazione, contro la cultura, contro la logica, contro Salerno.

Possibile che, l’Uomo, non sia stato sfiorato da un ragionevole dubbio? Possibile che le migliaia di adesioni al comitato Nocrescent e la quantità ormai notevole di prese di posizione contrarie allo Scempio Promesso non abbiano scalfito la sua - apparentemente incrollabile - convinzione di non essersi sbagliato? E poi, davvero si crede esteta, raffinato, esperto di architettura e di urbanistica, conoscitore di tutte le arti, arbiter elegantiae, Unto del Signore venuto qui, da Ruvo del Monte, a evangelizzare i salernitani, altrimenti plebei, cafoni, pinguini, anime morte?

Non sembra coltivare dubbi, l’Uomo del Crescent ostenta certezze. Deve farlo per tranquillizzare i figuranti che gli consentono, ogni giorno, di mettere in scena la farsa di un governo cittadino democratico e pluralista. Un tentennamento sarebbe rischioso: la mandria potrebbe sbandare. E, allora, l’Uomo Infallibile non può ammettere di aver sbagliato, di aver preso una cantonata, insomma, di averla fatta fuori dal vaso. Deve andare avanti, costi quel che costi, anche simulando convincimenti granitici, anche chiamando a raccolta i petentes che abitualmente affollano la sua segreteria, perché evochino inesistenti baracche o l’olezzo di piscio che, una volta, si respirava alle “chiancarelle” e che ora, grazie a lui, l’Igienizzante, non c’è più.

Deve andare avanti, senza pietà, perché l’esposizione economica è già spaventosa e perché, peggio che nei giochi d’azzardo, ha impegnato somme che non aveva, contando di rientrare con la svendita dei diritti di edificare sulle aree sottratte all’uso pubblico. Fermarsi gli sarebbe fatale e il comune finirebbe in dissesto. Deve andare avanti.

L’Uomo è tutto, meno che stupido. Ha ben compreso di aver sbagliato, ma non può permettersi di tornare indietro. Neanche lui, che pure è stato capace di acrobazie e voltafaccia a proposito della centrale termoelettrica – fingendo di demonizzarla dopo averla evocata - neanche lui, sarebbe capace di dire alla città: “scusate, ho preso un granchio (a Santa Teresa si può), non se ne fa nulla”.

E allora drammatizza: “Per non farmi fare la piazza, dovranno solo spararmi”, minaccia. E, tentando di intenerirci, piagnucola: “E’ l’opera della mia vita”. Poi, plastico in spalla, si trasforma in piazzista, imbonitore, cantastorie, e chiama a raccolta consulenti prezzolati o appositi maître à penser. Sono credibili? Ma andiamo! Non ce n’è uno che non abbia avuto, stia avendo o debba avere qualcosa dal Palazzo. Opinionisti d’accatto, incapaci di un pensiero che sia loro davvero, sempre disposti a uggiolare per una polpetta, un osso, una promessa con pacca rassicurante.

Il re è nudo, e ormai sa bene di esserlo. Ma, costretto a mostrare le vergogne, si circonda di cortigiani bugiardi che, a comando, ne lodano l’abbigliamento. Dice di amare Salerno, ma è un amore malsano e il progetto di Bofill, ceneri comprese, ha il sapore amaro dello stupro.

Su eddyburg vedi anche gli articoli di Paolo Ferraiolo Piazze e pazzie e Nuovi incubi urbani

Si chiama Crescent, che significa luna crescente, mezzaluna. È un enorme edificio a forma di semicerchio, firmato da una delle star dell’architettura mondiale, il catalano Ricardo Bofill. Dovrebbe sorgere sul lungomare di Salerno. Ma contro questo colosso alto più di 30 metri con uno sviluppo lineare di quasi 300 e un volume di 100mila metri cubi, più 50mila di altri edifici, si è scatenata la protesta degli ambientalisti e del comitato Nocrescent.

È un ecomostro - sostengono gli oppositori - una muraglia che chiude la città al mare e il mare alla città. È una grande opera di riqualificazione urbana di una zona degradata, un capolavoro dell’architettura, sostiene il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che in passato si è invaghito di altre archistar, da Zaha Hadid a David Chipperfield, ai quali ha affidato incarichi ancora non conclusi. "Sarà la nostra piazza Plebiscito", insiste il primo cittadino che rinverdisce nel cemento un’antica contesa di campanile, Salerno versus Napoli, tradotto in politica nel duello all’arma bianca fra lui e Antonio Bassolino (entrambi ex Pci, entrambi ora Pd).

De Luca crede al progetto al punto di annunciare che, "più tardi possibile", darà disposizione affinché le sue ceneri siano interrate al centro della piazza che si spianerà davanti al Crescent. La piazza si chiamerà piazza della Libertà: "È l’opera della mia vita", aggiunge, "per fermarla dovranno spararmi. Ci libereremo dal potentato della Regione. Vi renderete conto di quanto è bella quando a Salerno arriveranno il Festivalbar e tanti altri eventi musicali e culturali". Ci saranno anche luccicanti negozi, "ma solo grandi firme", specifica il sindaco. Che durante una presentazione pubblica è sbottato: "Avrete la movida e le spiagge per farvi il bagno, che volete di più?".

"L’edificio è un ipertrofico, cimiteriale manufatto", sintetizza, per gli oppositori, Fausto Martino, architetto della Soprintendenza, per dieci anni assessore all’Urbanistica in una precedente giunta De Luca. "La forma a mezzaluna è tanto cara a Bofill che dove può ne infila una. Lo ha fatto a Cergy Pontoise, periferia parigina, addirittura venticinque anni fa. Poi a Savona e a Montpellier. E ora la ripropone a Salerno. È una surreale colata di cemento per abitazioni di lusso, che volge le spalle al centro storico e sottrae il mare alla città, le ruba perfino l’immagine della costiera amalfitana".

Il Crescent sarà alto come un palazzo di dieci piani, visto dal lungomare avrà l’aspetto di un immenso paravento solcato da colonnine che gli danno un marchio post moderno (ma molto in ritardo). Sorgerà dove il piano regolatore redatto da Oriol Bohigas, conterraneo di Bofill, prevedeva verde, spiaggia e qualche costruzione. Quel piano, già molto discusso, è stato poi terribilmente stravolto da varianti e deroghe. Del Crescent si comincia a parlare nel 2007. Vengono chieste le autorizzazioni alla Soprintendenza che chiede chiarimenti. Ma è solo all’inizio di quest’anno che inizia la travolgente marcia del progetto. Appena il soprintendente Giuseppe Zampino ha dato il nullaosta per De Luca è arrivato il segnale di via libera.

Tutta l’operazione viene bollata dalle associazioni ambientaliste come speculativa. "Piazza e parcheggio sottostante sono già finanziate da fondi europei, perché cedere ai privati l’area per costruire l’edificio?" si domanda Lella Di Leo, presidente campana di Italia Nostra. E aggiunge: "Dal mare non si vedrà più la collina con il castello di Arechi e spariranno alla vista i conventi di età medievale e il giardino della Minerva, legato alla Scuola medica salernitana".

Salerno sarà come Barcellona, si entusiasma qualcuno. Come Valencia o Bilbao, incalza qualcun altro. De Luca annuncia: "Metteremo presidi di polizia per tenere la piazza bella e pulita. I veri salernitani apprezzeranno. Gli altri lasciateli parlare". Gli altri chi sono? "Scienziati" li ha definiti sprezzante De Luca. E altre volte, "pinguini" e "schiattamorti", che più o meno vuol dire jettatori. Il Crescent va avanti. E intanto Bofill prepara per Salerno il progetto di un grattacielo di 32 piani e 100 metri d’altezza, proprio sul lungomare, ma dalla parte opposta della mezza luna.

Sul crescento di Bofill e De Luca a Salerno leggete anche gli articoli di Paolo Ferraiolo scritti per eddyburg il 1° gennaio 2009 e l'11 giugno 2009


All’inizio di quest’anno avevo dato notizia di quello che stava per succedere a Salerno. Ma non ci s’immaginava tanto. Il 18 marzo a palazzo di città , il giorno dopo aver siglato gli ultimi contratti, il sindaco di Salerno, in una scenografia da presentazione di formula uno, con tanto di drappo, luci e musiche, svela alla città il suo ultimo “regalo” .

E’ un plastico (forse in scala 1:200) di quello che fino a pochi giorni prima si era ostinato a chiamare “una piazza più grande di quella del Plebiscito a Napoli”. Tra le autorità cittadine ed i nomi noti della città ha illustrato con tanto di bacchetta il suo nuovo progetto. Un faraonico condominio sul mare. Profusione di elogi alla sua persona, alla sua nuova creatura e al settantenne architetto Ricardo Bofill.

Adesso Salerno è alle prese con questo nuovo ecomostro, a forma del solito crescent di Bofill, questa volta posizionato a ridosso della spiaggia di Santa Teresa , proprio nel punto dove il centro storico della città lambisce la riva del mare. E’ una zona super vincolata per i suoi pregi paesaggistici. Da qui si ammira a sud tutto il lungomare di Salerno fino a Paestum ad ovest la Costiera Amalfitana ad est il castello di Arechi a nord la montagna di san Liberatore che con la sua croce illuminata è il vero simbolo di Salerno.

Anche se così panoramica, quest’area era stata occupata da sempre da costruzioni basse ad un piano che servivano da deposito di materiali posti all’ingresso del vecchio porto commerciale. Negli ultimi dieci anni queste costruzioni sono state giustamente smantellate e la città ha ritrovato una vasta area vicino al centro storico di grosse potenzialità ma attualmente usata come parcheggio-polmone per tutto il centro città.

Con tante polemiche, osservazioni inascoltate, dimissioni dell’assessore all’urbanistica e dopo 15 anni di gestazione, alla fine del 2006 fu approvato il Puc (piano urbanistico comunale) di Salerno. Questo piano prevedeva per l’area in questione parecchi metri cubi di costruzione da definirsi poi in un piano attuativo. Varie erano state le proposte fatte dall’arch. Oriol Bohigas estensore del piano regolatore. Ad ogni versione le costruzioni aumentavano e l’impatto paesaggistico peggiorava fino alla soluzione davvero disastrosa presentata in questi giorni dal suo collega spagnolo.

Si tratta di una costruzione compatta a forma di crescent alta 33,25m slm per un fronte di 300 metri .

Come vedete nella foto qui accanto, con queste misure è stata costruita una sagoma in giallo dello spazio effettivamente occupato da questa mastodontica costruzione che si impone prepotentemente su tutto il consolidato skyline cittadino.

Si tratta di un ‘operazione prettamente finanziaria portata avanti anche qui prepotentemente dal Sindaco. Grande affabulatore, forte di un gran consenso popolare che lo vedono in cima alle classifiche dei sindaci più amati, Vincenzo De Luca si è speso in queste settimane, con presentazioni e trasmissioni tv, a cercare di far capire quanto sia bello il “suo” progetto.

I cittadini di Salerno sono stati investiti da fiumi di parole del primo cittadino che elogiavano questo grandioso progetto "bellissimo" e "volano economico turistico dell'intera città E forse dell'intera nazione". Tanta l'esaltazione che, tra gli increduli cittadini riuniti per una "spiegazione pubblica", il sindaco è arrivato a dire: "chi è contro dovrà spararmi".

Questa è la situazione nella città di Salerno. Per due anni si è tenuto nascosto alla popolazione quello a cui si stava lavorando (la disinformazione è stata totale). Poi a pareri acquisiti, tra cui anche lo scandaloso silenzio-assenso della locale soprintendenza, si dà notizia con grande enfasi di quello che si vuole realizzare in quell‘area.

Se non fosse per la drammaticità della situazione politica-informativa ci sarebbe veramente da ridere per come si è cercato di far passare da parte dell’amministrazione comunale tutta questa operazione.

La tattica è sempre la stessa già usata in passato per altri interventi molto invasivi. Si fa pesare la situazione antecedente al progetto:”Vedete lì dove c’erano baracche adesso troverete case lussuose , negozi grandi firme ed una piazza enorme” con lo scopo di abbindolare i cittadini omettendo il vero impatto fisico del progetto. Tutto deve far sognare e non far capire. Si tenta di indurre la gente a pensare che questa sia una proposta (“scrupolo democratico”) e non una imposizione (“chi è contro dovrà spararmi”). Si portano ad accompagnare il plastico non i rendering dell’inserimento del progetto nel paesaggio, obbligatori per legge e mai divulgati, ma solo vecchie foto di come era prima il luogo. Chi osa contraddire, cercando di spiegare che se l’alternativa alle baracche è una volumetria di 173.000 metri cubi a ridosso del mare, alta 30m e lunga 300, forse erano meglio le baracche ad un piano, viene apostrofato e ridicolizzato dal sindaco come un retrogrado “amico delle baracche” (nel migliore dei casi).

Questa è veramente la cosa più preoccupante di questa vicenda salernitana. Toccare con mano lo stato dell’ informazione a Salerno. Cose che già erano abbastanza note sono state inevitabilmente confermate dal comportamento dei media cittadini. La totale assenza dei mezzi d’informazione quando si stava preparando tutta la procedura per arrivare a questo ed il clamore incondizionato all’exploit del sindaco alla presentazione del plastico del progetto. Il servilismo giornalistico di certe interviste televisive.

E’ poi dovuto nascere un comitato di liberi cittadini per conoscere (in parte) come sono andate veramente le cose. Lo stesso comitato ha indagato ed ha aperto un sito web (www.nocrescent.it) nella totale assenza della maggior parte degli organi di informazione. Sul sito si legge a chiare lettere la alquanto dubbia procedura di progetto e soprattutto che il sindaco si è presentato alla città con un falso plastico e dichiarato false altezze del manufatto (il sindaco ha dichiarato un’altezza del manufatto di m24,50 contro i 28,10m reali ed il plastico non rispecchia la vera orografia dei luoghi). Con i disegni ufficiali pubblicati sul sito web, nessun organo di stampa ha rilanciato la notizia in città. E questo è molto grave e soprattutto molto preoccupante per tutti i cittadini e per l’intera democrazia di una città.

Nella totale assenza di contrapposizione democratica, con il Sindaco che dichiara di essere al di fuori di ogni logica di partito “non sto né a destra né a sinistra né al centro, mi votano tutti perché sono De Luca”, la città di Salerno si avvia alla costruzione di un nuovo ecomostro sulla riva del mare. Dover preservare alle generazione future quel poco di bello che rimane è un concetto del tutto sconosciuto nella mente di questo “nuovo” condottiero. Ci rimane da sperare solo nell’estremo ravvedimento di questa città narcotizzata e in forze esterne che contrastino questa pazzia locale.

Blitz al Comune, dieci indagati

«Non vorrei che questa inchiesta sia una intimidazione per il Puc, il piano urbanistico» Mario De Biase reagisce all’avviso di garanzia convocando una conferenza stampa. Il sindaco banalizza le contestazioni che vengono mosse a lui e ai dirigenti del Comune, si rammarica perché il programma di interventi a Paradiso di Pastena era ormai pronto per partire, essendo arrivato il finanziamento del ministero, ma è soprattutto preoccupato per i funzionari: «Questa inchiesta rischia di essere un ulteriore freno. I dirigenti potrebbero chiedersi se vale la pena subire perquisizioni alle prime ore del mattino solo per fare il proprio lavoro. Spero nel senso di responsabilità dei magistrati: non intacchino l’autonomia dei politici cui spetta decidere il futuro della città». SERVIZI A PAGINA 32

Bufera giudiziaria sul comune di Salerno: dicei avvisi di garanzia sono stati notificati ieri mattina dai carabineiri del reparto operativo nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione di 480 alloggi nella zona collinare di Paradiso di Pastena. Falso e truffa, questi i reati ipotizzati per i dieci indagati: il sindaco Mario De Biase, l’ex assessore all’urbanistica Fausto Martino, i funzioanri comunali Bianca De Robero e Lorenzo Criscuoli, i costruttori Pietro Postiglione, Gennaro Di Giacomo, Santi Furnari, Anna Alviggi, Domenico Russo e il notaio Giuseppe Monica. I provvedimenti sono stati firmati dal procuratore capo Luigi Apicella e dal pm Gabriella Nuzzi, titolare dell’indagine. I carabinieri hanno anche perquisito gli uffici delle società di costruzione e le abitazioni di alcuni indagati (Postiglione, Di Giacomo, Alviggi, Furnari, Russo, De Roberto, Criscuolo) e la sede dell’associazione Sud Europa al centro, secondo il pm, deglui affari tra politici, amministratori comunali e costruttori. Il sindaco, in una conferenza stamha dichiarato di «essere assolutamente sereno in merito ai provvedimenti assunti».

De Biase: questa sembra un’intimidazione

FULVIO SCARLATA

«Ho ricevuto un avviso di garanzia ma non vedo nulla di rilevante. Di certo, però, i dirigenti sono stati colpiti da questo provvedimento. Non vorrei che questa inchiesta fosse una intimidazione per il Puc, il piano urbanistico, altrimenti la politica dovrebbe arrendersi alla stagnazione». Mario De Biase affronta il ciclone giudiziario che invece Palazzo di Città, in prima persona. Alla improvvisata conferenza stampa convocata ieri al secondo piano del Comune, vuole sia presente l’intera Giunta e i consiglieri di maggioranza disponibili. Attorniato da Franco Picarone, Marco Petillo, Lello Ciccone, Mimmo De Maio, Nino Savastano, Ambrogio Ietto, Ermanno Guerra, Carmine Mastalia, il sindaco smonta le accuse, rileva incongruità, interpreta come un segnale di ostilità «le perquisizioni alle 6 del mattino a casa dei funzionari alla ricerca di documenti pubblici che comunque sono al Comune». La difesa di Mario De Biase parte da un dato: avvisi di garanzia e perquisizioni hanno colpito solo costruttori, politici e dirigenti comunali salernitani. «Ma questo programma per la costruzione di alloggi destinati alle forze dell’ordine - dice - nasce e finisce a Roma. È il ministero delle Infrastrutture ad aver proposto l’opera e ad aver esercitato il controllo finale. In Comune ha solo adottato una variante al vecchio piano regolatore e partecipato ad un paio di conferenze di servizi con la Regione che ha poi approvato la variante». Dunque, lascia implicitamente intendere il sindaco, sembra strano che nessuno al di fuori di Salerno si sia accorto di irregolarità e sia stato coinvolto dalla magistratura. L’amarezza, evidente ieri tra le stanze del Palazzo, nasce dal fatto che l’iter burocratico per la realizzazione degli alloggi era concluso. Qualche mese fa era arrivato da Roma il decreto di finanziamento, il Comune si accingeva a incassare gli oneri di urbanizzazione con cui intervenire con una nuova strada per superare la strozzatura oggi esistente in via Pietro del Pezzo, all’altezza della caserma del 46esimo Guide, mentre a giorni era prevista l’apertura del cantiere per la realizzazione delle palazzine. Nel Palazzo si era passati a consultare esperi botanici per decidere quali specie arboree piantare, come rinaturalizzare il torrente e quali essenze privilegiare, mentre Amministrazione e maggioranza potevano sbandierare l’avvio della costruzione di 480 in una città dove non c’è un nuovo palazzo da decenni. «C’è grande rammarico - continua De Biase - Speriamo che la magistratura accerti in tempi rapidissimi eventuali discrasie ma non blocchi lo sviluppo della città. Questo programma integrato è una delle opere più significative dell’attività amministrativa di questi anni. Fra le altre cose ci contestano la rapidità delle procedure: sono passati tanti anni ed ancora non sono aperti i cantieri. Se questa è rapidità...Abbiamo fiducia nella magistratura ma speriamo anche in un atto di responsabilità dei giudici che non devono intaccare l’autonomia delle forze politiche a cui spetta decidere il futuro della città». Il sindaco teme l’effetto a cascata che gli avvisi di garanzia potrebbero avere, spingendo funzionari e dirigenti del Comune a rallentare i provvedimenti amministrativi. «Un freno in più - dice De Biase - tra i tanti, troppi freni che abbiamo in Italia e in particolare a Salerno, dove solo i treni non hanno freni. Io e la Giunta non vogliamo fermarci. I nostri funzionari e dirigenti hanno piena autonomia amministrativa, la nostra stima e il plauso vanno a Bianca De Roberto e Lorenzo Criscuolo per il loro quotidiano lavoro indefesso che va oltre il dovuto come è evidente da orari e mole di documentazione prodotta». Finisce la conferenza stampa. Tutti vanno via, anche Mario De Biase dopo un po’ abbandona il Palazzo parlando dell’accaduto e commentando il coinvolgimento dell’associazione «Sud Europa» di Vincenzo De Luca si lascia sfuggire: «Tutto sembra un’operazione capziosa anche per mettere mano ai registri di questa associazione. È da inchiesta giudiziaria leninista arrivare e chiedere: chi ne fa parte? Meno male che io non mi sono mai iscritto».

Una storia di esposti, querele e di parametri non rispettati

È una storia di esposti, querele, consulenze, decisioni del consiglio comunale e parametri non rispettati, quella che riguarda l’intervento edilizio in Paradiso di Pastena per la realizzazione di 480 alloggi che è all’origine dell’inchiesta della magistratura. Una vicenda che comincia quasi quindici anni fa. Anno 1991: viene varata una legge che prevede all’«articolo 18», programmi straordinari di edilizia residenziale da destinare a dipendenti dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità. Un anno dopo arrivano al ministero dei Lavori pubblici due proposte dalla società salernitana «Acacia» di Gerardo Satriano per un intervento a Salerno e uno a Pozzuoli da rilocalizzare poi a Salerno. La proposta non supera il bando di selezione per mancanza di titoli, scatta un ricorso al Tar che nel 1993 annulla la bocciatura per un vizio di forma. Poi tutto si blocca. Il progetto viene improvvisamente ripreso alla fine del 2002 quando nascono due società la «Consortile Irno» di Gennaro Di Giacomo e la «Corepro» di Pietro Postiglione. In entrambe entra la «Acacia» con l’1% del capitale sociale. Da questo momento il programma di intervento vola. Nel febbraio 2003 l’Ufficio di Piano di Salerno rileva che ci sono 7 proposte di intervento ex «articolo 18», dopo un mese lo stesso ufficio rileva che le integrazioni richieste sono state fornite solo dalla Consortile Irno e dalla Corepro, entrambe per costruire a Paradiso di Pastena. La richiesta di intervento, con nota di «interessamento» da parte della Giunta comunale, viene inviata al Ministero. A fine marzo arriva il nulla osta della Prefettura, poi due conferenze di servizio, infine l’accordo di programma tra Regione, Comune e le società Acacia-Consortile Irno e Acacia-Corepro. Si prevede un «programma A» per la realizzazione di «154 alloggi per 55mila metri cubi più 16mila metri cubi non residenziali da destinare ad attrezzature commerciali, attività direzionali, opere di urbanizzazione primarie e secondarie» con tre milioni di euro di finanziamento pubblico per gli interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata e 10 milioni di finanziamento privato. E un «programma B» per 296 alloggi, 105mila metri cubi più 31mila metri cubi di standard, con finanziamento pubblico da 8 milioni di euro più 18 milioni di intervento privato. Tutto firmato il 15 maggio 2003. Il giorno dopo il consiglio comunale approva la convenzione. Il 17 parte la prima osservazione di Antonio Pierro al Ministero e alla Procura della Repubblica. Le osservazioni sulle «gravi irregolarità» nell’intervento a Paradiso di Pastena del consigliere comunale di Forza Italia provocano la reazione del sindaco che querela Pierro. Il procedimento finisce al pm Michelangelo Russo che chiede una consulenza tecnica. Il collegio formato da Antonio Ruggiero e Raimondo Russo presenta la relazione nel dicembre 2003. Nelle conclusioni si legge: «Esaminata la documentazione e effettuati gli accertamenti diciamo che un quadro sintetico non è sufficiente per inquadrare adeguatamente le consumate violazioni che si sono verificate lungo l’iter amministrativo cui è stata sottoposta la pratica. Sintetizzando i punti più importanti. 1) La Acacia non poteva essere ammessa alla seconda fase del confronto pubblico concorrenziale del 1992 perché non in possesso dei requisiti tecnico-economici richiesti dal bando di gara, come stabilito dalle commissioni ministeriali. 2) Il Tar del Lazio annullò la decisione contro la Acacia per vizi di forma. 3) La Acacia nel 1993 non possedeva la disponibilità dei suoli necessari per la realizzazione degli interventi in Pozzuoli. Lo stesso dicasi per il 2003, anno di ripresa dell’iter della pratica, nei riguardi della Acacia, nel frattempo associatasi con la Consortile Irno e la Corepro. 4) Il programma di insediamento residenziale ubicato a Pozzuoli non poteva essere rilocalizzato a Salerno». Da questa relazione è nata l’inchiesta del pm Gabriella Nuzzi e del procuratore capo Luigi Apicella (nella foto). f.s.

LA REAZIONE DELL’EX ASSESSORE ALL’URBANISTICA

Martino: bene il risveglio della magistratura

«Mario De Biase parla di inchiesta intimidatoria? Ormai è come Berlusconi con i giudici cattivi e i politici buoni. C’è un berlusconismo galoppante con una sinistra che non riconosco più, penso che è sempre la solita destra travestita da sinistra. Io sono contento di questo risveglio della magistratura anche se sono stato coinvolto personalmente». È un Fausto Martino tranquillo, quello che affronta la vicenda giudiziaria in cui si ritrova coinvolto dopo l’avviso di garanzia che anche lui ha ricevuto ieri mattina. Ricostruisce la vicenda dei 480 alloggi a Paradiso di Pastena, si lascia andare a qualche battuta e non tralascia spunti polemici. Nessun problema per questo avviso di garanzia? «La mia tranquillità non è ostentata ma reale, a differenza di qualcun altro. Capisco che c’è sconcerto per un fatto che non accadeva da anni ma è fisiologico che possa arrivare una informazione di garanzia quando si approvano provvedimenti così complessi. Fra l’altro penso che il provvedimento del pm sia dettato solo dalla necessità di effettuare le perquisizioni domiciliari e sequestrare i documenti». E lei ha subito la visita dei carabinieri a casa? «No, è quasi una diminutio. In realtà, per come emerge dalle carte, la mia posizione è diversa, sfumata. Mi si imputa di non aver esercitato il controllo sugli atti dei dirigenti. Però ho qualche dubbio che dopo la Bassanini un amministratore pubblico debba controllare gli atti dei dirigenti. In realtà ai politici spettano solo compiti di indirizzo». Sul merito, ritiene che ci siano state irregolarità in questa che è stata la prima delle varianti approvate durante l’Amministrazione De Biase? «Non so. Quando mi venne illustrata i dirigenti mi dissero che era in linea con il redigendo piano regolatore, anche se oggi non mi fido più di nessuno. Di certo erano rispettati i parametri della perequazione tanto che la presentai al consiglio comunale come un test per tutto il Prg su questo aspetto così complesso, con il Comune che in questo intervento recuperava vaste aree da destinare a standard, tra verde e parcheggi. Una variante del tutto differente da quella successiva delle Mcm, che ho osteggiato anche all’esterno del Comune, in cui gli indici di edificazione sono stati raddoppiati rispetto a quelli previsti dal Prg. Se poi dietro l’intervento per l’articolo 18 ci siano state donazioni, dichiarazioni false dei proponenti sulle proprietà dei terreni o sui posti nella graduatoria del ministero, se insomma ci sono stati imbrogli a me non risulta e la magistratura fa bene ad indagare. Io do la mia totale disponibilità a collaborare con i giudici». E se poi vengono fuori fatti penalmente rilevanti? «Sono il primo a pensare che è un bene. Anzi personalmente sono contento di questo risveglio della magistratura, anche se vi sono coinvolto personalmente, il che mi spiace per tutto il clamore che si crea intorno, dalle foto ai media. Soprattutto perché io, a differenza di altri, non avevo messo in conto un avviso di garanzia». f.s.

IL RETROSCENA

Gli omissis nei documenti del Comune

Era disponibile, il sindaco, ieri. Tanto che Mario De Biase ha messo a disposizione il plico dell’avviso di garanzia perché fosse distribuito ai giornalisti. Nella copia poi effettivamente consegnata tuttavia erano sparite delle pagine. Gli omissis tendevano a salvaguardare la posizione di Bianca De Roberto e l’associazione Sud Europa di Vincenzo De Luca. Il capo del settore Urbanistica infatti al capo E viene accusata di aver «falsamento attestato nel rapporto dell’11 marzo 2003 indirizzato al presidente della commissione urbanistica, che non vi era stato riscontro alle richieste di integrazioni dell’ufficio per le istanze di interventi secondo l’articolo 18, se non per la Consortile Irno e la Corepro anche se le due società non avevano né la proprietà né la disponibilità delle aree interessate». Viene poi contestato a De Biase e Martino di aver dato credito, senza controlli, all’attestazione della De Roberto.

I Ds: piena solidarietà al compagno Mario

«Riconfermo al compagno Mario De Biase e alla intera Amministrazione comunale la piena solidarietà e il più convinto sostegno dei Democratici di Sinistra». Alfredo D’Attorre prende posizione sulla vicenda degli avvisi di garanzia per l’intervento edilizio a Paradiso di Pastena. «Auspico che la magistratura inquirente, al cui lavoro ci rimettiamo con serenità e fiducia, possa chiarire nei tempi più rapidi la vicenda per la quale è stata inviata una informazione di garanzia al sindaco. Nel contempo esprimo l’assoluta convinzione nella correttezza personale e amministrativa del compagno Mario De Biase».

Cemento e affari, il Palazzo sotto assedio

ANTONIO MANZO

Dieci avvisi di garanzia, otto perquisizioni domiciliari, decreto di sequestro per migliaia di metri quadrati di terreno nelle zone collinari di Torrione-Pastena. Poi, per l’intera mattinata, perquisizione negli uffici urbanistica e lavori pubblici del Comune oltre che nella sede di una associazione politico-culturale che, secondo l’accusa della Procura, è al centro dei legami tra gli amministratori comunali ed i costruttori indagati nell’affaire della costruzione di 480 alloggi edilizia di residenziale. È il bilancio del blitz dei carabinieri del reparto operativo nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica condotta dal procuratore capo della Repubblica Luigi Apicella e dal pm Gabriella Nuzzi. Tutto comincia ieri mattina, intorno alle sette quando all’ingresso principale del Comune arrivano, con auto civili, gli ufficiali del reparto operativo dei carabinieri. Sono il comandante del reparto operativo, ten.col.Cannone, il comandante del nucleo operativo, maggiore De Maio e i tenenti Gallo e Virgillo. Negli stessi minuti, altri carabinieri stanno eseguendo una serie di perqusizioni: a casa dei costruttori Pietro Postiglione, Gennaro Di Giacomo, Santi Furnai, Anna Alviggi, Domenico Russo e presso le abitazioni dei funzionari del Comune Bianca De Roberto e Lorenzo Criscuolo. Quei signori con giacca e cravatta, intabarrati in giacconi e cappotti, sembrano dei distinti funzionari in attesa di colleghi dipendenti comunali o di qualche assessore. Ma è troppo presto per avere i politici. Agli uscieri che chiedono chi fossero, i quattro ufficiali sussurrano appena delle parole affidandosi alla sommarietà di una risposta: «Stiamo aspettando delle persone...». Aspettano il sindaco e due funzionari del Comune, ma soprattutto Bianca De Roberto e Lorenzo Criscuolo che dovranno condurli nei rispettivi uffici - urbanistica e lavori pubblici - per eseguire le perquisizioni ordinate dalla procura della Repubblica. Tutto avviene con il massimo del fair-play e della discrezione: da una parte i carabinieri con le richieste della documentazione da sequestrare, dall’altra i funzionari pronti a garantire tutte le carte. Scatta così il blitz dei carabinieri a palazzo di città nell’ambito delle indagini a sui programmi integrati di edilizia residenziale pubblica, più nota come l’inchiesta sui 480 alloggi nelle zone collinari di Torrione. Edilizia residenziale pubblica, solo case per poliziotti e carabinieri? No, replica, il pm Gabriella Nuzzi, «solo un utile, efficace espediente per conseguire, con procedure semplificate e d’urgenza, in maniera fraudolenta varianti al piano regolatore generale» da parte del gruppo imprenditoriale Postiglione-Furnari-Di Giacomo-Russo. Una operazione urbanistica, secondo il pm, volta a «simulare la natura pubblica degli interventi» coseguendo «in maniera fraudolenta finanziamenti pubblici». Cioè realizzare, con la variante di piano, superato il vincolo degli standard urbanistici (delibera 71 dell’87), 256 alloggi per il libero mercato, 92 alloggi per le forze dell’ordine e 126 per edilizia convenzionata (cooperative e imprese). In pratica, con un investimento largamente maggioritario a favore degli imprenditori privati. Per raggiungere questo obiettivo, l’accusa della Procura intercetta la «fittizia costituzione» delle società consortili Co.Re.Pro. e Consortile Irno riconducibili all’unico gruppo imprenditoriale Postiglione-Furnari-Di Giacomo-Russo. È il gruppo che acquisisce un programma integrato di edilizia residenziale pubblica del febbraio ’92 proposto dalla cooperativa Acacia, con sede in Salerno, inglobata successivamente nella Co.Re.Pro e nella Consortile Irno. L’Acacia avrebbe dovuto realizzare, secondo l’articolo 18 della legge edilizia convenzionata, alloggi a Salerno, Battipaglia e Pozzuoli. Ma è solo la società apripista per i finanziamenti, secondo l’accusa dei pm. È a distanza di dieci anni, nel 2003, che i programmi vengono approvati e finanziati con circa 13 milioni di euro in favore dello stesso gruppo imrpenditoriale. E nei programma entrano anche gli interventi previsti per Pozzuoli, agli inizi degli anni Novanta «ricollocati» su Salerno, illegittimamente secondo l’accusa ma con procedure del tutto lineare secondo l’amministrazione comunale. È il programma del ’92 della cooperativa Acacia e di altri due soggetti imprenditoriali, società costruzioni Gerardo Satriano e impresa Milara (Pietro Postiglione). Da qui partono le nuove società consortili con «opzioni di acquisto di proprietà delle aree in realtà mai avvenute» e con la partecipazione di parti riconducibili a gruppi familiari: le società Gexim e Flavia dei coniugi Santi Furnari e Anna Alviggi; la società Milara del gruppo familiare Postiglione/D’Alessio.

Pierro e Celano: ora indagare sul Puc

FULVIO SCARLATA

Sono entusiasti, Antonio Pierro e Roberto Celano. Ieri gli avvisi di garanzia sulla vicenda degli alloggi ex articolo 18 di Paradiso di Pastena sembrano aver dato finalmente un senso alle denunce presentate a ripetizione dai due consiglieri dell’opposizione. Osteggiati, logicamente, dall’Amministrazione e dalla maggioranza, fino alla querela per diffamazione da parte del sindaco, isolati, e questo è più strano, nella minoranza e per Pierro perfino all’interno dello stesso gruppo di Forza Italia. Ieri i due hanno chiesto alla magistratura «di andare avanti. Non vogliamo fare sciacallaggio ma i giudici devono essere liberi di indagare e fare chiarezza su altre questioni». Modi fin troppo teatrali, quelli di Antonio Pierro, campione nell’acquisire ogni tipo di documentazione e a porre questioni che, con il tempo, assumono più rilievo. Toni politicamente più corretti per Roberto Celano, An, più attento alle questioni economiche e ai giochi di prestigio che si possono fare con numeri e bilanci. Sono loro ad aver dato inizio alla indagine della magistratura sul programma integrato a Paradiso di Pastena. Per primo tocca ad Antonio Pierro, il 17 maggio 2003, il giorno dopo l’approvazione dell’intervento edilizio del consiglio comunale, inviare un esposto al ministero per le Infrastrutture e alla Procura della Repubblica rilevando «le circostanze (cambio di localizzazione originaria, indisponibilità delle aree, aumento del numero degli alloggi rispetto a quanto indicato nelle schede Cer, mancato finanziamento) che meritano l’attenzione della vostra autorità». L’intervento dell’esponente di Forza Italia in consiglio comunale era stato così violento da provocare la reazione di Mario De Biase che querela il consigliere forzista. Una inchiesta, quest’ultima, affidata al pm Michelangelo Russo che chiede una consulenza tecnica la cui relazione viene depositata il 12 luglio 2004. Per un anno non accade nulla per cui Pierro e Celano, nel maggio scorso, inviano una nota al ministero per le Infrastrutture e a quello della Giustizia. Segue un esposto al Csm in cui si lamenta la passività della magistratura nonostante molte denunce che arrivano dagli stessi partiti della maggioranza, infine un altro esposto a settembre ai ministeri e di nuovo al Csm. L’inchiesta riparte, ieri i primi avvisi di garanzia. «Non avevo dubbi sul lavoro della magistratura - dice Antonio Pierro - Ritengo di avere svolto il mio ruolo di controllo con coscienza. Continuerò senza esitazione denunciando quanto c’è di illegittimo e illegale negli atti dell’Amministrazione. Ora spero che i magistrati indaghino anche sul piano regolatore». «La quantità di violazioni che si sono accumulate in questo atto sono incredibili - dice Roberto Celano - La magistratura dovrebbe intervenire con più continuità anche perché molte denunce arrivano dai banchi della maggioranza».

De Roberto, Criscuoli, costruttori e un notaio

Dai falsi ideologici e materiali, alla truffa aggravata in danno dello Stato, del Comune di Salerno e della Regione Campania: è questa la gamma dei reati contestati ai dieci indagati nell’inchiesta sui 480 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Per Pietro Postiglione, in qualità di socio ed amministratore della Milara e presidente della Belvedere Srl; Gennaro Di Giacomo, presidente della società Ambra e amministratore della Consortile Irno; Domenico Russo, nelal qualità di amministratore dell’Acacia; Sante Fornari, amministartore delle società Flavia e Gexim; Anna Alviggi, socia della Gexim e moglie di Furnari, accusa di falso dei privati in atti pubblici; avrebbero presentato «falsi atti ed elaborati progettuali inerenti due progranmni integrati di edilizia residenziale individuati come schede di prefattibilità (154 alloggi a Salerno e 260 alloggi a Pozzuoli, poi ricollocati a Salerno); inoltre, alla data di presentazione delle istanze (febbraio 2003) le società consortili «non avevano conseguito alcuna effettiva titolarità delle aree interessate dall’intervento». Per gli stessi imputati, più Anna Alviggi, è scattata l’accusa di falso relativamente agli atti presentati che attestavano la disponibilità delle aree. Il sindaco Mario De Biase, l’ex assessore Fausto Martino, Bianca De Roberto, direttore del settore urbanistica del Comune, Lorenzo Criscuolo, direttore delle opere pubbliche, rispondono di falso materiale e ideologico: l’accusa è relativa all’approvazione delle delibera di giunta del 9 aprile 2003 «avendo approvato una delibera fondata, secondo l’accusa, su falsi presupposti forniti dai funzionari e senza accertamenti istruttori». Sempre per De Biase, Martino, Criscuolo e De Roberto c’è l’accusa di falsità materiale ed ideologica per la partecipazione alle conferenze di servizio ed alla sottoscrizione degli accordi di programma presentati dai costruttori. Per il notaio Giuseppe Monica è scattata l’accusa di falso materiale e ideologico, in concorso con i privati; avrebbe attestato falsamente l’acquisto delle aree acquisite dalle società dei costruttori interessate all’intervento di edilizia resindeziale pubblica. Per il sindaco De Biase, i funzionari Bianca De Roberto, Lorenzo Criscuolo, i costruttori Postiglione, Di Giacomo, Russo, Furnari, accusa di truffa aggravata in danno del comune di Salerno e della Regione Campania «per aver indotto in errore i due enti con l’approvazione delle procedure semplificate degli accordi di programma e per aver procurato ingiusto vantaggio» al gruppo dei costruttori. Per gli stessi imputati c’è l’accusa di truffa aggravata in danno dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Decine di faldoni per le indagini

Fino a ieri sera, a tarda ora, negli uffici del reparto operativo dei carabineiri sono stati sistamti e catalogati tutti i documenti acquisiti nel corso delle perquisizioni effettuati presso le società Co.Re.Pro., Belvedere e Gexim (via Pietro del Pezzo, 64), alla Consortile Irno (via Pietro del Pezzo, 52), all’Acacia, via San Leonardo, 315 e all’associazione Sud Europa. I carabinieri hanno acquisito anche documentazione contenuta in floppy disk e computer delle società coinvolte nelle inchieste. Di qui la necessità per gli investigatori di sistemare le carte, «leggere» i documenti informatici e catalogarli. La Procura intende anche ricostruire le situazioni patrimoniali e finanziarie delle società di costruzione

IL RETROSCENA

Via Testa, carabinieri alla sede di Sud Europa

Il pm: è luogo significativo del legame privati-politici. Il ruolo di Postiglione

È un affare edilizio con «illeciti interessi politico-economici sottesi alle iniziative edificatorie»: è questa una delle considerazioni che stanno nel fondamento accusatorio dell’inchiesta firmata dal procuratore capo Luigi Apicella e dal sostituto procuratore Gabriella Nuzzi. Ma è a pagina cinquantacinque del decreto di perquisizone che i pm specificano il luogo ove questi interessi politico-imprenditoriali si combinerebbero. «Significativa dei legami esistenti tra i privati e i pubblici amministratori è da ritenersi l’esistenza di una associazione denominata «Sud Europa», con sede a Salerno alla via Michelangelo Testa, numero 8, i cui soci, accanto all’imprenditore edile Pietro Postiglione, sono soggetti che ricoprono o hanno ricoperto importanti cariche istituzionali all’interno del Comune di Salerno o svolto attività professionali per conto dell’ente». Fin qui la considerazione, poi l’ordine di perquisizione proprio all’associazione che fu varata dal parlamentare ds Vicnenzo De Luca, ex sindaco, e tuttora il principale animatore di un club politico-culturale che raduna decine di professionisti della città e della provincia di Salerno. Nell’elenco delle società da perquisire spunta anche il nome dell’associazione «Sud Europa». In pratica, la Procura ritiene che attraverso l’associazione Sud Europa si sarebbero formati «rapporti tra soci e amministratori dell’associazione oltre che tra dirigenti e funzionari degli uffici comunali o consulenti del Comune». L’associazione Sud Europa ha firmato negli ultimi anni significativi momenti di confronto pubblico sui temi dello sviluppo cittadino, con la partecipazione di economisti, esponenti politici ed istituzionali di rilievo. Recentemente, l’associazione ha promosso anche un organo di informazione legato allo sviluppo dei quartieri cittadini. an.ma.

Bohigas rimette mano al piano regolatore

di Fulvio Scarlata

Tutto nelle mani di Bohigas. Di nuovo. Complice la nuova legge regionale, ma anche le discussioni in commissione urbanistica e le varianti, quelle già decise e quella ancora da completare, le carte tornano a Barcellona per un ridisegno complessivo della città. Lo ha deciso la Giunta precisando: «L’attività professionale non comporta spesa in quanto svolta d’ufficio sotto la guida di Bohigas la cui attività risulta ricompresa nella convenzione del 1995».

La delibera è passata con il voto all’unanimità di tutti gli assessori. Partendo dalla nuova legge urbanistica approvata dalla Regione alla fine dello scorso anno e tenendo presente tutti gli interventi che si sono moltiplicati da quando Oriol Bohigas consegnò la stesura definitiva del piano regolatore nell’ormai lontano 30 aprile 2003, l’Amministrazione De Biase riconsegna le carte all’architetto catalano e all’ufficio di Piano per rimodulare il Puc (così si chiamerà il Prg) «non solo rispetto alla nuova normativa - è scritto nella delibera - ma anche viste le osservazioni della commissione urbanistica e l’elenco dei provvedimenti di natura urbanistica approvati o in corso di approvazione». A Bohigas toccherà dunque adeguare i disegni «con elaborati grafici e descrittivi in ottemperanza della nuova legge», cioé bisognerà perimetrare di insediamenti abusivi più importanti, per esempio quelli di Giovi, «perimetrare i comparti continui e discontinui e relativi strumenti di attuazione» e la valutazione ambientale dei piani.

Ma soprattutto dovrà integrare il Puc con tutte le varianti che sono state approvate in questi anni, dall’edilizia sovvenzionata a Mariconda e Cappelle ai programmi integrati per le Mcm, la Salid, i Fonditori salernitani, la Gds di via Della Monica, l’albergo Alifin, il Play Garden, fino alla piazza di Giovi e alla nuova strada di Ogliara. Anzi sul fronte dei piani integrati l’indicazione dell’Amministrazione è a prendere in considerazione anche le varianti ancora non approvate dal consiglio comunale, in particolare quella per la fabbrica Marzotto, per il pastificio Amato, per le fonderie Pisano e per l’ex Enpas.

«È vero che le varianti approvate erano anticipazione del Prg e dunque già previste - spiega l’assessore all’Urbanistica Mimmo De Maio - ma adesso ci sono anche gli indici. Il Piano aveva individuato gli ambiti per i programmi attuativi che ora si sono conclusi e dunque il Piano può essere più preciso. E anche gli ultimi quattro interventi, non ancora votati, sono compatibili con il Piano. Con questa delibera abbiamo inoltre valorizzato il lavoro della commissione urbanistica che dovrebbe essere recepito dal Puc con tutti i suggerimenti. Per esempio verificare se servano 30mila metri quadrati per costruire una casa colonica, visto che per la legge regionale ne bastano poco più della metà».

La Giunta Comunale ha anche deciso all’unanimità di arrivare alla pubblicazione del Programma urbanistico comunale entro giugno 2005. Dopo la pubblicazione, il Puc diventerà per sessanta giorni oggetto di osservazioni e pareri da parte dei cittadini oltre che del consiglio comunale e delle forze sociali, economiche, culturali ed imprenditoriali. A quel punto il documento dovrà essere adottata dal consiglio comunale per poi esser trasmesso alla Provincia per il parere di conformità alle norme vigenti che l'ente dovrà rilasciare entro 90 giorni. «Con questa delibera - dice Mario De Biase - compiamo un decisivo passo verso la definitiva approvazione del Programma Urbanistico Comunale la fine di questa consiliatura. Nonostante la nuova normativa regionale assegni competenza esclusiva alla Giunta per la pubblicazione del Puc, abbiamo anche deciso di tener conto del prezioso lavoro svolto dalla commissione urbanistica e di coinvolgere i consiglieri comunali per assicurare la massima partecipazione alla procedura di approvazione del nuovo strumento urbanistico. Ancora una volta il Comune si conferma all'avanguardia in materia urbanistica e si propone al Presidente della Regione Antonio Bassolino ed all'assessore regionale all'Urbanistica Marco Di Lello come laboratorio urbanistico per la nuova normativa regionale che proprio nella nostra città trova per la prima volta concreta attuazione».

il Mattino, 1 dicembre 2004

“Con due grandi torri cambio il volto alla città”

Intervista di Carla Barbieri al Sindaco De Biase

Alla città che governa vuol «cambiare lo skyline»: un palazzo alto quaranta piani lì dov’è oggi il Jolly e possibilmente una seconda torre svettante sul porto, due ”twin towers” in salsa salernitana che nel profilo-immagine prendano «il posto del castello d’Arechi». Al partito dei Ds di cui è uomo-immagine e leader alter ego con Vincenzo De Luca, vuol rifare il look in vista delle elezioni regionali, una rivoluzione politica parallela a quella urbanistica, in cui si spinge a minacciare «il congelamento del congresso provinciale» se non sarà dato più spazio e maggior peso «a Salerno e alla sua classe dirigente». Sfoggia gran dinamismo su più fronti, Mario De Biase. Al punto di svolta di una stagione amministrativa tribolata e con la prospettiva di una campagna elettorale che si apre alla Regione per chiudersi tra un anno e mezzo alla scadenza del suo mandato al Comune, il sindaco ci tiene a mostrare un profilo da primattore per se stesso e per la sua ”squadra” politica.

Cominciamo dall’urbanistica, sindaco. Si procede ancora a colpi di varianti? «Sulle varianti abbiamo trovato una condivisione politica. Il metodo è quello acquisito nell’ultimo consiglio: mentre si procede per il Prg, si procede anche per le trasformazioni reali con gli interventi privati di interesse pubblico. Eccoli, i progetti per cui l’istruttoria è completata, vuol vedere?

Vediamo. «Questo è il programma integrato per l’area dell’ex Marzotto. Qui è previsto un grande auditorium con un museo privato d’arte moderna. Purtroppo, i privati spesso mostrano di non riuscire a tenere il passo con la velocità dell’amministrazione comunale. C’è una guerra interna alla società proponente, storia di vecchie ruggini tra Pastore e Schiavo. Se si mettessero d’accordo, potremmo portare l’intervento già nel prossimo consiglio. Insieme con quello che riguarda il pastificio Amato. Eccolo: anche qui parcheggi interrati, case uffici e negozi, ma soprattutto la scuola nuova per il quartiere Mercatello».

Amato e Marzotto: le due varianti sollecitate da Vincenzo De Luca nell’ultima esternazione televisiva. Anche stavolta ha dettato lui l’agenda del Comune? «Semmai è il contrario. Lui assume notizie dal Comune per trovare materia di cui parlare il venerdì in tv. No, la verità è che mai come in questa fase c’è piena e totale sinergia con De Luca».

Ma non con la magistratura, che ha sequestrato gli atti delle ex Mcm. «Ben vengano i controlli, ma non possiamo farci interdire. Il guaio è se finiscono per farsi intimidire i funzionari che hanno la responsabilità dei procedimenti. Il rischio c’è. Ma l’importante è non bloccare i processi di sviluppo e trasformazione della città.

La città di Salerno è conosciuta e considerata, oggi, in ambito regionale e nazionale, come mai in precedenza (esclusa, forse, la sua gloriosa ma davvero troppo lontana stagione longobardo-normanna); e la sua Amministrazione, nell’immediato immaginario massmediatico, è vista fra le più efficienti del Paese, e -per alcuni- persino la più virtuosa: di una virtù che non è solo quella, materiale e pratica, di una fattiva guida amministrativa, democraticamente delegata, ma anche quella, più immateriale, della carismatica guida spirituale verso il sicuro riscatto da miserie e degrado passati. Diversi sono stati, in questi anni, i fronti sui quali si è tentato il rilancio della città. Ma, principale fra tutti, o fra tutti avvertito come il più concreto, coinvolgente e “strutturante”, è apparso quello urbanistico, che, di per sé, è pure più fortemente suggestivo di altri, per la metafora di più profonda mutazione personale e collettiva che si accompagna ai cambiamenti che induciamo al nostro spazio fisico.

Ma, allora, come si spiega che Italia Nostra di Salerno non sia stata e non sia fra i sostenitori del nuovo corso urbanistico cittadino?

A questa domanda abbiamo cercato di dare risposta comprensibile attraverso un breve documento filmato, consapevoli che ridurre la storia di quasi vent’anni di nuova urbanistica in meno di venti minuti fosse cosa complicata. E tuttavia occorreva farlo, evitando innanzitutto l’errore della solita minestra “faziosa” e già scodellata, sicura produttrice di gesti, oltre che monchi e/o reticenti, anche ingenerosi della libera intelligenza delle cose. Abbiamo perciò tentato con l’apporto dei nostri documentati amici una ricostruzione della vicenda che riuscisse –con la sola elencazione di dati certi e fatti realmente accaduti- a trasmetterne per intero il senso.

Oggi che i Padri “tecnici” del PRG di Salerno sono, uno alla volta, tutti usciti dalla scena e appare realizzata solo una delle profezie di Bohigas, cioè quella sulla natura del Piano, che non sarebbe stata una creatura tecnica, ma politica, da mettere nelle mani della Polis (ma non, certo, in quella dei suoi oligarchi…) noi crediamo ancor più fermamente che un Piano non sia mai il gesto isolato di un Demiurgo, ma un frutto che porta in sé il gene, o il marchio, di una paternità più larga. Sotto questo punto di vista il PUC di Salerno, ancorché firmato da una star forestiera dell’architettura europea, è il frutto servito in tavola da un ambiente “fattivo” che difficilmente fa le sue scelte concrete nella discordia aperta; ma che invece elabora e rielabora pazientemente i suoi progetti e, all’occorrenza, demagogicamente li aggiusta, perché si realizzino nel più scontato sostegno, meglio ancora se non troppo gridato.

In questo senso la lunga marcia del Piano regolatore generale, poi divenuto PUC ai sensi della nuova Legge Regionale 16/2004 è esemplare: un avvicinamento al traguardo desiderato scandito dai necessari scarti e dagli opportuni rientri sulla pista principale, nell’immancabile conflitto fra desiderio impulsivo di prendere subito tutta la posta e la pazienza di adattare le regole del gioco alla misura di volta in volta consentita dagli eventi.

Su tutto ciò, il giudizio più volte espresso da Italia Nostra fu, come è noto ai concittadini salernitani, critico, e specialmente lo fu su alcuni temi decisivi, per noi irrinunciabili: dalla sempre mancata ragionevole spiegazione di un dimensionamento altrimenti assurdo del Piano, alla scelta di varare progetti in quantità difficilmente autorizzabili in caso di sua tempestiva adozione; da quella della problematica relazione fra massa edificabile nuova e/o di trasformazione e reale capacità di loro sostenibilità ambientale, a quella di una effettiva generale equità delle nuove regole edificatorie; da quella di una promessa e non mantenuta svolta sociologica da compiere con la diffusione della residenza popolare nei diversi comparti della città compatta, cioè della città centrale o ben servita, a quella di un trattamento sinceramente rivolto al rilancio vero della città vecchia, non-strumentale cioè, e attuato nei fatti, e non nelle parole.

E dunque, avremmo potuto delineare l’iter del PRG-PUC di Salerno seguendo il filo -o mettendo in fila- i documenti di volta in volta elaborati e pubblicamente diffusi da Italia Nostra durante tutto il percorso, ma ciò avrebbe avuto il torto certo della scelta pedante o pigra. Abbiamo invece diviso il tragitto in sette segmenti temporali, o tematici, che sono apparsi cruciali non solo a noi, ma a molti osservatori e cronisi del tempo. Ognuno di questi segmenti, naturalmente con tutti gli altri possibili, è offerto alla vostra visione, per farsi oggetto di utile curiosità di ricostruzione e approfondimento.

Storia del Piano della Salerno del Duemila

video in due parti sul sito web youtube, a cura di “ItaliaNostra” - sezione di Salerno - Dicembre 2009

prima parte http://www.youtube.com/watch?v=KxM_pwFjRRY (I conti con il passato, La stagione di Bohigas, I rapporti con la storia, L’equità è per tutti, L’addio dei padri)

seconda parte http://www.youtube.com/watch?v=lDZp5aO8jyA (Intermezzo, Il cemento e il simbolo, Ma quanti saremo?)

Salerno. Se gli chiedi come ha fatto a resistere dieci anni affianco a Vincenzo De Luca se pensa e dice le cose che riportiamo nell’intervista, Fausto Martino risponde: “Ho scoperto il personaggio poco alla volta. Molte vicende, purtroppo, le ho apprese solo dopo. E volevo portare a termine il piano regolatore”. Architetto della Soprintendenza, Martino è stato dal 1993 al 2003 l’assessore all’Urbanistica della Salerno da bere cantata dagli agiografi del candidato Governatore del Pd e di Idv. La movida, i cantieri, il Prg affidato a Oriol Bohigas. E le vicende finite nel mirino della Procura: Ideal Standard, il Parco Marino, la Mcm. Martino può descrivere il ‘sistema De Luca’ visto dall’interno.

Una definizione di De Luca.

“Personalità diabolica. Sembra sincero quando lancia accuse contro le clientele di Bassolino dimenticando le proprie. Nulla si muove a Salerno se De Luca non è d’accordo”.

Dieci anni con De Luca. A dire il vero, dal 2001 al 2003 il sindaco era Mario De Biase.

“De Biase era teleguidato da De Luca, che dagli uffici di via Testa inviava gli ordini”.

De Luca la chiamò in giunta nel 1993.

“Per ricucire i rapporti con Bohigas. L’architetto era preoccupato delle notizie di Tangentopoli che avevano azzerato la precedente amministrazione e non si era ancora mosso. Riuscimmo a produrre un lavoro il cui spirito è andato perso”.

Parliamo di Ideal Standard e dei lavoratori che il sindaco afferma di aver difeso.

“Nel 1998 partecipo a una riunione in cui due manager Ideal Standard comunicano che intendono cedere suoli e capannoni a un consorzio emiliano, la Cecam, per un prezzo bassissimo, un miliardo e mezzo di lire circa, perché questi avrebbero assunto i 204 operai licenziati. Ma…”

Ma?

“Propongono una cessione modale: Ideal Standard vendeva al Comune, e il Comune alla Cecam. Una triangolazione che avrebbe determinato un risparmio fiscale, diciamo così. Fui brusco e dissi no, il Comune non poteva prestarsi a un’operazione che pareva fattaper eludere le tasse. Ricordo il loro sguardo di sorpresa, del tipo: “Ma a questo nessuno gli ha detto niente”?

Poi che succede?

“Dopo qualche tempo si manifesta la Cecam attraverso due personaggi da operetta. Una signora, Dina Monti, coi capelli tinti rosso fuoco, e un ex calciatore con le scarpe risuolate, Gianni Benetti. A prima vista non affiderei loro le chiavi di casa. Mi dicono che sono pronti a investire 40 miliardi di lire per un parco marino nell’ex Ideal Standard. Rispondo che non si può fare, il vincolo industriale non può essere rimosso”.

Eppure insisteranno nel progetto.

“La Cecam non puntava al parco marino, ma al possesso dell’ex Ideal Standard. Valeva almeno dieci miliardi e l’acquistavano per quattro soldi. Bisognava però capitalizzare il valore dell’area e porre a carico della collettività il costo degli operai, inventandosi qualcosa che giustificasse la cassa integrazione: il progetto del Parco Marino”.

Lei espresse questi timori a De Luca?

“Molte cose purtroppo le ho sapute e comprese solo dopo”.

A quel punto?

“La Cecam cerca di trasferire il parco in terreni vicini allo stadio, di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Grieco. Preparano una variante, la presentano allo Sportello Unico. Nel progetto si ipotizza l’utilizzo dei suoli Ideal Standard per la produzione del merchandising. Ma nel frattempo fanno a fette l’area – anche questo lo scoprirò dopo – attraverso una serie di compromessi di cessione di piccoli lotti, operai compresi”.

In che senso “operai compresi”?

“Nei compromessi c’era scritto: tu acquisti tot metri ed assumi due ex operai Ideal, tu ne compri di più e ne assumi tre…”.

Grande idea, a prima vista.

“Un imprenditore interessato a uno di quei suoli, però, va in Emilia e ne approfitta per recarsi alla sede Cecam. Ma scopre che a quell’indirizzo c’è solo una cassetta postale”.

Insomma, il Parco marino non si farà mai. De Luca che colpe ha?

“Un uomo che controlla militarmente Salerno non poteva non essersi accorto di quel che stava accadendo. Specie se la Procura, che stoppa la lottizzazione, rinviene nello studio di uno dei suoi fedelissimimolta documentazione relativa all’operazione”.

Lei però si dimette per altri motivi.

“Per tre ragioni: le licenze per alcune ville sul Masso della Signora; l’ostruzionismo sul Prg Bohigas, che eliminava i quartieri popolari e riduceva le rendite fondiarie; gli indici di edificabilità della variante Mcm, più che raddoppiati. Vado a litigare da De Luca, perché De Biase non conta nulla. Chiedo che il Prg vada in consiglio ma De Luca mi dice: “Una volta che lo approviamo, chiudiamo lo Sportello e che facciamo? Suoniamo i piattini”?

Traduca.

“La condizione migliore per tenere aperto lo Sportello è l’assenza di un Prg. Altrimenti lo si chiude e si perde il potere contrattuale con un’imprenditoria allergica a regole certe. Mi dimisi dopo una notte insonne, capii che si buttavano all’aria dieci anni di lavoro. Il Prg è stato infatti sottoposto a una feroce revisione, privato di tutte le cose buone di Bohigas, e grazie ad esso è iniziato il sacco edilizio di Salerno, del quale il Crescent rappresenta la punta dell’iceberg”.

L'entusiasmo di Vincenzo De Luca, sindaco diessino di Salerno, non conosce limiti: "È un'opera che vale la mia vita ", dice. "È un progetto di valore mondiale", insiste. Anzi: "Dev'essere la nostra piazza Plebiscito, il nostro Colosseo...". E non importa se con la solita flemma Vittorio Sgarbi dice che il progetto in questione è "una delle dieci cose più brutte al mondo", o se il presidente della Provincia Edmondo Cirielli (Pdl) la definisce "un'opera obbrobriosa, un palazzone di cemento che deturpa la prospettiva della città".

Dettagli. Il sindaco è innamorato dell'idea che una delle aree più pregiate di Salerno, quella che dal porto turistico corre sul lungomare verso la spiaggia di Santa Teresa, diventi una piazza da "circa 27 mila metri quadri". E ancora di più lo affascina il Crescent (dall'inglese "Luna crescente"): un gigantesco edificio alto 33,25 metri sul livello del mare e lungo 215 (incluse due torri previste alle estremità) che abbraccerà a semicerchio il piazzale e verrà interamente destinato ai privati: il che significa appartamenti, negozi e centinaia di parcheggi.

Una prospettiva disegnata dall'architetto catalano Ricardo Bofill, classe 1939, esponente di quella corrente postmoderna che abbina il classico alla contemporaneità. "Il risultato, a Salerno, sarà un mastodontico edificio che separerà il centro storico dal golfo", dice Alberto Cuomo, docente di Architettura all'Università di Napoli: "Un'operazione gestita senza il confronto con la popolazione e distante dallo spirito originale del piano regolatore". Accuse che il sindaco rimanda al mittente, tacciando di provincialismo chi non s'infiamma per la grandeur. Ma la vicenda non finisce qui. Perché non è il solito bisticcio tra architetti: è una storia in cui l'amministrazione comunale spende oltre 10 milioni di euro per acquistare il terreno dal demanio pubblico, e chi è preposto al controllo paesaggistico (la Soprintendenza di Salerno e Avellino) viene tacciato di inefficienza e conflitto d'interessi.

"Problemi che vengono da lontano", dice il comitato bipartisan No Crescent, 4 mila sostenitori tra professionisti, intellettuali e semplici cittadini: "Nel 1992, il consiglio comunale ha commissionato il nuovo piano regolatore a un altro spagnolo, l'architetto Oriol Bohigas. Il quale nel documento programmatico è chiaro: "L'area di Santa Teresa deve aprire decisamente la Salerno vecchia al mare". Inoltre, prosegue il comitato, "gli interventi sul lungomare sono sottoposti al vincolo costiero: le trasformazioni edilizie, cioè, devono ottenere l'autorizzazione del Comune e della Soprintendenza. Ma questo iter, per il Crescent, si è trasformato in un guazzabuglio".

Da qui la situazione si fa incandescente. Il 9 luglio 2009, il comitato No Crescent presenta un ricorso straordinario al presidente della Repubblica, poi trasferito su richiesta dei legali comunali al Tar di Salerno, che boccia in blocco l'operazione Santa Teresa-Crescent: dall'uso di questa ex area demaniale per una speculazione privata fino alla violazione della delibera provinciale 16 del gennaio 2009, che impone nelle aree come Santa Teresa ("di riqualificazione urbanistica e riequilibrio ambientale e funzionale") la costruzione di palazzi alti al massimo 10 metri e mezzo. Ma la notizia più clamorosa è un'altra: l'11 novembre, la Provincia di Salerno si schiera a fianco del comitato nel ricorso al Tar, scrivendo che "il Crescent è in contrasto con ciò che la Provincia, in qualità di ente preposto alla pianificazione di primo livello del "bene paesaggio", ritiene essere in linea con la conservazione e la tutela del paesaggio urbano". E il 21 dicembre, mentre la protesta cresce, anche Italia Nostra presenta un proprio ricorso.

Reazione del sindaco De Luca? Totale serenità. Appena può, continua a declamare in pubblico le meraviglie di piazza della Libertà. "Per fermarla dovranno spararmi", avverte. E a quelli che storcono il naso, dà degli "sfessati che parlano a nome del comitato dei fringuelli e dei pinguini". Il che non è il massimo dell'eleganza, e soprattutto non distoglie da un dettaglio sul soprintendente in carica Giuseppe Zampino.

Ovvero che il giorno in cui il Comune inoltra il progetto definitivo alla Soprintendenza (10 dicembre 2008), Zampino propone alla stessa amministrazione di organizzare una mostra convegno ("Architettura, economia e territorio") e allestire un Archivio dell'architettura contemporanea. Progetti che il sindaco De Luca scrive, in una nota ufficiale, di voler finanziare (con 504 mila euro, delibera la Giunta) il 2 marzo 2009: la stessa data in cui Zampino concede l'ok definitivo all'operazione Crescent. "È normale", chiedono i No Crescent, "che il soprintendente giudichi il progetto e intanto riceva finanziamenti dal Comune? ". No, dice il legale del comitato Oreste Agosto. E invoca "controlli da parte delle istituzioni".

Il video del Comitato No Crescent

Sul Crescent, in eddyburg, v. nella Cartella Città Oggi - Altre Città

Ecco la vela di Bofill

sul mare della città futura

di Gianluca Sollazzo

È uno squarcio di luce ad illuminare la Salerno sul mare che verrà. Si stende pian piano, toccando la nuova piazza della Concordia con la vela catturata dal futuro. Ecco la luce rivelatrice. Attraversa carezzevole tutto il lungomare, fino a quella Piazza della Libertà abbracciata dal Crescent. È la solennità della scoperta che ci rivela il nuovo che avanza. Sulla scia di note di quel Joaquin Rodrigo in "Concerto di Aranjuez" che solca il momento mediatico, studiato alla meraviglia. Ed allora il sindaco De Luca capisce che è il momento giusto per l'esordio: «La musica è un omaggio alla cultura spagnola che evidenzia il tratto mediterraneo di Salerno - dice - un tributo al padre del nostro piano regolatore, Bohigas, e al progettista del nuovo fronte di mare, Ricardo Bofill». La cerimonia. Ore 11.14, il sipario si scopre svelando la novità che prende forma in 12 metri di plastico. Un altro dopo quello di Piazza della Libertà. La fattura è la stessa, porta il nome dell'architetto Rosanna Giannino. Arte che ritrae arte. Nella cornice scenografica del Salone dei Marmi di Palazzo di Città che trepida nell'attesa. E così, dopo minuti di oscurità totale, è il sindaco De Luca ad entrare nel sogno. C'è la vela in piazza della Concordia partorita da Bofill che sovrasta la Salerno sul mare. La novità è questa. «Ho già il film in testa, pensate alla città del futuro con questo centro attrattore, ma la cosa straordinaria è che non è solo un sogno, la zona della Concordia ha già vissuto una prima rinascita dopo l'abbattimento del cementificio che gettava polveri di amianto», dice De Luca. Pronto a brandire il microfono a luce riaccesa. Silenzio. Si celebra la nuova Salerno. «Siamo l'unica realtà europea in cui si lavora all'europea - afferma De Luca rivolgendosi all'uditorio istituzionale, assessori e consiglieri comunali - quella che abbiamo progettato è una trasformazione concreta, difficile da realizzare in un Paese in cui pensare e decidere è una impresa, con i soggetti decisori che ostacolano i progetti e in cui il processo democratico è inquinato. Noi oggi siamo qui per un atto di trasparenza democratica». Il nuovo fronte di mare. De Luca toglie i veli al plastico che riproduce il nuovo fronte della Salerno che guarda al mare. C'è la Piazza della Libertà che già conosciamo, «ammirate la proporzione armonica con la prima palazzata del lungomare Trieste», incalza il sindaco che aziona subito rendering a partire dalla spiaggia di Santa Teresa. «Rivedremo il mare, pensate ai crocieristi che sbarcheranno nella stazione marittima di Zaha Hadid - dice - apriremo inoltre due moli all'altezza di piazza Cavour e via Velia con locali e passeggiate a mare». Si continua verso la zona orientale. «In via Leucosia nascerà una città del mare - dice De Luca - senza dimenticare il porto turistico Marina d'Arechi di Santiago Calatrava e il Parco Marino con cinque pennelli al confine di Pontecagnano». Ed infine il comparto Pip completamente dedicato alla cantieristica navale. Fronte di mare che si sposa bene col fronte lavorativo. «Daremo impieghi a circa 5mila persone», sostiene il sindaco. Piazza della Concordia e la Vela di Bofill. Ma la rinascita esplosiva è a piazza della Concordia. È un tocco di modernità dalle mille suggestioni. «Ad oggi la piazza è povera, insignificante, priva di identità - osserva il sindaco - raddoppieremo l'area portuale e il molo Masuccio fino ad arrivare alla foce dell'Irno». La nuova Concordia si estenderà complessivamente su 72mila metri quadrati dove sorgerà al centro la vela venuta dal futuro pensata da Bofill. Altezza 74 metri per 17 piani. «Solo cinque in più rispetto agli edifici circostanti», sottolinea De Luca. Nella vela sul mare non ci saranno residenze private. Previsti infatti sei piani di uffici e spazio a un albergo di cento camere. Ma il segno architettonico non ha nulla a che vedere con quello di Piazza della Libertà. «Segna l'inizio della Salerno moderna degli anni '60, sarà un luogo funzionale destinato a diventare simbolo della Campania, del Sud e dell'Italia», sprizza l'enfasi deluchiana. Ma la rivalutazione toccherà anche piazza Mazzini. «Faremo una catena di attività commerciali - annuncia De Luca - inoltre abbiamo pensato a un interramento di 260 metri di via Lungomare per evitare la congestione del traffico». Anche parcheggi nella nuova Concordia. Mille posti sorgeranno nel sottopiazza. Costo del progetto di finanza privato: 220 milioni di euro, 70 per la realizzazione della vela, 150 per il raddoppio delle dimensioni del molo Masuccio in direzione foce Irno. «Senza però aumentare i posti barca», precisa De Luca. «Sarà un lavoro immane che stimolerà la gente all'ottimismo creando dinamismo dai riflessi anche nazionali - conclude il sindaco - e che dà senso alla vita e non solo a un impegno politico».

Purini: “Opera necessaria”. E. Salzano: “Orribile come il Crescent”

di Erminia Pellecchia

Aveva già mostrato il suo interesse per il Crescent, che aveva visto solo in foto, ma di cui seguiva con interesse il dibattito, ora Franco Purini, architetto e teorico dell’architettura, ha scelto un posto di prima fila per avere un colpo d’occhio immediato. senza intermediazioni di giornali o tv, su quello che sarà il prossimo ridisegno urbano della città. Il pluripremiato docente di Composizione architettonica alla Sapienza di Roma ha accettato con piacere l’invito del sindaco De Luca alla presentazione del plastico del fronte di mare. «Un’importante opera - dice - Sono convinto che si tratta di un’operazione necessaria che spero non si arresti nelle secche dell’opposizione cittadina. Si tratta, a mio parere, di un progetto unitario che offre una veduta complessiva ed organica del fronte mare, il cui recupero è fondamentale per una città come Salerno che si affaccia sul mare, ma che sembra aver dimenticato il mare». Per Purini il rapporto tra città e mare è di estrema rilevanza per il suo sviluppo economico, sociale ed ambientale. Il fronte è, ribadisce, «un progetto universale che ingloba finalmente la risorsa mare che viene recuperata definitivamente». Ad una reazione positiva, arriva immediata la replica di un’altra personalità di spicco del mondo dell’architettura, che ancora una volta si spacca nel dibattito sempre aperto tra conservazione dell’esistente e costruzione del nuovo. L’autorevole bocciatura è di Edoardo Salzano, urbanista, ex preside di Urbanistica alla Iuav di Venezia e consulente di amministrazioni pubbliche - lo è stato anche per la Provincia di Salerno - per la pianificazione territoriale ed urbanistica. «La vela? Un’orribile cosa come il Crescent - ironizza - ma sono contento perchè sono napoletano. Più Salerno diventa uno schifo più gente viene nella mia Napoli». Poi il tono si fa serio. «Mi sembra - osserva - che l’atteggiamento del sindaco De Luca sia quello di distruggere la qualità della vita dei cittadini che lo hanno eletto. Per accrescere la sua statura utilizza come piedistallo gli “architetti del pennacchio”». Contrario anche il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio: «Nulla di nuovo, il palazzo di piazza della Concordia è una copia di altre vele. In ogni caso conservo alcune riserva sulle destinazioni d’uso di un edificio che si presenta come un intervento fuori dalle peculiarità di Salerno. Piuttosto mi preoccuperei dell’emergenza sismica che tocca da vicino il patrimonio edilizio della nostra città che non ha bisogno di totem per ricreare lo spirito di ottimismo e di speranza della gente». Il dibattito è aperto. Al momento resta nitida l’immagine onirica del plastico che si è offerto alla vista come una quinta teatrale con lo splendido effetto notturno-alba-giorno che ricorda il bellissimo allestimento del Nabucco di Quirino Conti. L’architetto romano, ancora in città, andrà presto a curiosare, poi si esprimerà in merito.

Erostrato era un pastore greco che, ossessionato dall’ansia di essere ricordato dai posteri, bruciò il tempio di Artemide.

Ci è venuto alla mente il pastorello matto visitando Salerno e vedendo le simulazioni di un’opera inspiegabilmente grande, brutta e violenta detta Crescent, progettata da un Erostrato spagnolo dell’architettura di nome Ricardo Bofill e voluta dal sindaco Erostrato della città, Vincenzo De Luca.

Ogni città ha i suoi Erostrati e quando l’Io gigantesco di un architetto si allea con l’Io colossale di qualche politico, allora la legittima aspirazione ad essere ricordato diviene una pericolosa afflizione dello spirito. L’erostratismo, appunto.

Così gli Erostrati italiani, forti di leggi deboli, feriscono la vittima più inerme perché immobile e passiva: il Paesaggio. Da Nord a Sud Erostrati di sinistra, di destra e di centro cercano di lasciare una traccia di sé e vince chi ha il Crescent, il grattacielo, il porto, il palazzo più grande.

Il sindaco di Salerno prende la rincorsa e arriva a voler essere tumulato al centro dell’emiciclo. La sindrome assume una rilevanza psicoanalitica. Quel monumento si incarna nel sindaco e il sindaco s’impietra nel monumento. D’altronde il progetto di Bofill un tratto funebre ce l’ha. Sfregia un dolce lungomare e lo trasforma in una mastodontica cappella di famiglia quando sarebbe stato sufficiente un loculo perpetuo di prima classe nel bel cimitero di Salerno.

Nascerà un turismo “misto”, di meditazione, circondato da negozi griffati e buzzurri. Noi consigliamo, però, al sindaco di salvare i platani secolari vicini alla sua sepoltura perché all’ombra si prega meglio.

E mentre in Spagna l’ordine degli architetti si interroga su quanto sia etico disegnare, per esempio, una torre a Siviglia più alta della Giralda, mentre si mette in discussione il diritto morale dell’architetto a conformare su di sé un paesaggio quando dovrebbe conformare se stesso al paesaggio, in Italia si chiamano a corte architetti il cui nome convalida ogni scempio. E tanto più la corte è minuscola e provinciale, tanto più l’architetto ha un nome luccicante e produrrà un progetto invasivo, pacchiano e uguale a mille altri.

Così si spiega il Crescent e lo “stile” sovietico di Bofill. Se ne impipano del contesto. Il contesto, dice il sindaco, sono Io. Così a Mantova, così a Ravello, a Cagliari, Napoli, Milano, Torino, Roma, così a Firenze. Il Paese si abbruttisce e si riempie di metastatiche costruzioni.

C’è un rischio nell’erostratismo, ma chi cerca un’azione indimenticabile è disposto a correrlo. Il rischio di essere ricordato, sì, ma come si ricordano le epidemie di peste, le invasioni delle locuste, i prìncipi crudeli.

Il borgomastro di Salerno resterà nella memoria. E chi passerà davanti al mostro di trecento metri, alto trenta che accecherà per sempre il paesaggio di Salerno, farà gli scongiuri davanti al mausoleo del sindaco Erostrato il quale ha dichiarato, come Lincoln, che per fermarlo devono sparargli.

Il sindaco ha un solo modo per salvare una buona memoria di sé. Fermarsi, non ascoltare il demone del “fare”, trovare la misura dei luoghi e, quando arriverà il momento, accontentarsi di una sepoltura appartata.

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