Non pensavo proprio, il 23 febbraio scorso, che l’invito a scrivere per eddyburg un aggiornamento sull’esproprio della Caffarella, a me rivolto da Maria Pia Guermandi incontrata all’inaugurazione dell’emozionante mostra di Palazzo Massimo “I segni del potere”, si dovesse tradurre in un tristissimo necrologio. Tanto più che in quell’occasione avevamo in tanti potuto congratularci con Adriano La Regina per la notizia della sua nomina a presidente del Parco dell’Appia Antica, attesa assurdamente da tanto, troppo tempo.
È morto prematuramente questa notte Mario Leigheb, fondatore e principale animatore, appassionato, intelligente, infaticabile, del Comitato per il Parco della Caffarella, che costituì nel 1984 insieme ad un gruppo di giovani di allora “con l’obiettivo dell’esproprio dell’area per la realizzazione del parco pubblico all’interno del più vasto progetto del parco dell’Appia Antica”. A lui soprattutto si deve, e dovrebbe essere dedicata, la recentissima vittoria conseguita, sul filo di lana, per segnare un’importante tappa nel perseguimento di questo strategico obiettivo.
Il 21 febbraio, infatti, si era tenuta al Teatro Orione una tavola rotonda annunciata con un manifesto eloquente: sotto il titolo “quale futuro per il Parco della Caffarella” c’era una bella foto del cosiddetto bosco sacro di Egeria sul quale campeggiavano quattro grandi e inquietanti punti interrogativi.
L’allarme consisteva nel fatto che l’esproprio, avviato sulla base di una delibera del 1996 e siglato il 3 marzo del 2005 dal sindaco Veltroni (40 ettari di terreno ed alcuni edifici, tra cui il casale rinascimentale della Vaccareccia, perno della storica tenuta dei Caffarelli, poi passata ai Pallavici, quindi ai Torlonia e, in gran parte, ai Gerini) potesse dissolversi con la retrocessione ai privati per mancata presa di possesso da parte del Comune entro due anni, quindi il 3 marzo prossimo. I relativi atti formali risultavano infatti programmati secondo un calendario che scavalcava tale data, suscitando la fortissima preoccupazione che si offrisse così un favorevole fianco a quella solita mole di ricorsi capaci di affossare l’esproprio per vizio procedurale. Ciò era già avvenuto con la prima delibera di esproprio della Caffarella, approvata addirittura nel 1972, dopo la quale si era dovuto attendere il Giubileo del 2000 per ottenere una prima realizzazione di 77 ettari di parco.
Personalmente tale delibera me l’ero trovata sui tavoli del Consiglio della IX Circoscrizione, di cui allora facevo parte, e le speranze erano state davvero tante, così come man mano, in seguito, le delusioni. Nel 1976 si apriva il periodo delle giunte di sinistra e Vittoria Calzolari coordinava la prima proposta organica per il Parco dell’Appia. Poi quelle giunte si esaurivano, cadevano nel 1985 per lasciare il passo ai sindaci Signorello, Giubilo, Carraro, quindi a Rutelli e Veltroni. Intanto era nato il comitato di cui Mario è stato la vera anima e che perciò ha attraversato le più varie stagioni politiche amministrative costituendo un pungolo continuo per amministratori di ogni parte politica. Questo sempre con coerenza di obiettivi e con uno spiccato senso di autonomia, capace di parlare a testa alta di fronte a chiunque, anche per il supporto di un’ampia partecipazione popolare e il coinvolgimento di alte personalità della cultura in una miriade di iniziative: dalle denunce di abusi e inadempienze, alla sollecitazione di interventi, all’elaborazione di proposte, al costante impegno nell’offrire a tutti i cittadini romani efficaci stimoli culturali attraverso sistematiche visite guidate al patrimonio archeologico e naturalistico della Caffarella e di tutto ciò ad essa connesso, come le Mura Aureliane, le Tombe Latine, gli Acquedotti. Inoltre: produzione di pubblicazioni e il costante aggiornamento di un sito web sul quale si può trovare proprio tutto in merito alla Caffarella, compreso un parco virtuale letterario.
Il giorno della suddetta tavola rotonda è stato attraversato dalla commozione, perché non c’era persona che non avesse conosciuto Mario, del cui male incurabile si sapeva anche se si sperava ancora: dai professori Vittoria Calzolari e Carlo Blasi, a Rita Paris della Soprintendenza Archeologia, ai presidenti del IX, X e XI Municipio, a tutti gli altri.
Ho avuto il compito di coordinarla e voglio segnalare che nell’introduzione, oltre ad indicare sommariamente i “capitoli” principali di quel grande libro che si aprì per il Parco dell’Appia Antica nel 1965 col decreto di approvazione del Piano regolatore di Roma ad opera dell’allora ministro socialista Giacomo Mancini e sulla spinta di personalità come, tra gli altri, Antonio Cederna, ho voluto fare un accenno alla recentissima proposta di legge presentata in Parlamento e perorata in eddyburg sui “princìpi fondamentali” in materia urbanistica, in particolare per quanto riguarda i vincoli e gli espropri.
Durante la tavola rotonda l’assessore comunale all’Ambiente, Dario Esposito, ha dato lettura di una lettera con cui il sindaco Veltroni decideva di attuare la presa di possesso degli immobili della Caffarella entro il 28 febbraio, aprendo così un nuovo capitolo: quello dei restauri e della gestione di tutti i beni. L’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri, intervenuto quasi a fine serata, ha espresso a sua volta un particolare impegno, anche per impedire che, dopo la definitiva acquisizione, si crei una specie di terra di nessuno che riproponga pericoli vari.
Erano corse voci che fino all’ultimo momento ci fosse chi, in Giunta, non condividesse l’esproprio e propendesse invece per accordi con la Fondazione Gerini, attribuendo ad essa perfino la programmazione degli interventi e la gestione degli immobili.
Almeno per ora il pericolo sembra sventato e oggi, 27 febbraio, giunge notizia che è stata finalmente attuata la presa di possesso del casale della Vaccareccia. È molto triste, ma emblematico che ciò sia avvenuto il giorno stesso della morte di Mario Leigheb, che si è battuto per più di venti anni per ottenere questo risultato. Ma possibile che i tempi per realizzare obiettivi di tale genere siano così lunghi e irti di difficoltà, mentre tante “operazioni immobiliari”, spesso nefaste, hanno la velocità della luce?
La riproduzione dell'acquerello di Ettore Roesler Franz è tratta dal sito http://www.ettoreroeslerfranz.com/ViaAppia/ViaAppiaHomePage.htm
Enti Parco, una schiarita e un temporale in arrivo. La schiarita è arrivata ieri mattina dalla giunta regionale che finalmente ha dato il via libera alle nomine dei presidenti degli 11 Enti Parco della Regione, in attesa da 19 mesi dei nuovi vertici. Con le «terne» scatta il conto alla rovescia per le nopmine che il presidente Marrazzo farà entro una decina di giorni. Per Adriano La Regina candidato al Parco dell'Appia, nonostante le contestazioni, è semaforo verde. Filiberto Zaratti, assessore all'ambiente propositore delle «terne», dice: «Finalmente finirà il commissariamento dei parchi regionali».
Ma intanto scoppia il temporale. Con un colpo a sorpresa infatti la Commissione Bilancio ha approvato una nuova norma che riduce i Parchi ad agenzie, azzerandone i consigli di amministrazione e passandone tutti i poteri ai direttori generali. La norma, adottata per stringere la cinghia e moralizzare gli Enti, si sta rivelando piuttosto spinosa. Perplesso l'ufficio legislativo della Regione, sul piede di battaglia le associazioni ambientaliste. Spiega Mirella Belvisi di Italia Nostra: «Ma come fanno? I parchi dipendono da una legge nazionale, che tra l'altro prevede espressamente gli enti locali...Come può una norma regionale modificare questo quadro?». Sul problema Zaratti annuncia: «Dovrà comunque passare dal consiglio regionale. Vedremo. Se necessario presenterò una proposta di legge per garantire elle comunità locali e associazionismo...».
Intanto le terne: per approvarle, superando i contrasti interni alla mnaggioranza (la Margherita contro il nome di La Regina) è stato adottato il sistema di votare per ogni parco con una singola delibera. In questo modo al momento di decidere sull'Appia (la terna prevede i nomi di Adriano La Regina, Marco Agliata e Franco Daniel) i tre assessori della Margherita e quello Udeur si sono «assentati». L'importante è che tra una decina di giorni, feste permettendo, il presidente Marrazzo potrà annunciare gli undici nuovi presidenti scelti nelle terne. Prima però le terne passeranno dalla Commissione ambiente e registreranno i pareri consultivi dei sindaci.
Nel dettaglio a parte i tre nomi per l'Appia le terne prevedono Paolo Henrici De Angelis, Giulia Collosi, Andrea Ferraretto (Tevere-Farfa), Enrico Memeo, Domenico Pelliccia, Roberta Mangiavacchi (Monti Simbruini), Gianluigi Peduto, Ascenzo Lavagnini, Luca Maria Falconi (Castelli Romani), Francesco Petretti, Ciro Pignatelli, Luigi Iovino (Roma Natura), Leandro Liotti, Aldo Dominaci, Massimo Fieramonti Monti Nevagna e Cervia), Paolo Piacentini, Luigi Bombelli, Luigi Rossi (Lucretili), Marco Di Fonzo, Fernando Petrinelli, Chiara Corradi ( Veio), Giovanni Ialongo, Daria Dell'Acqua, Paolo Giardino (Monti Aurunci), Cesare Bassanelli, Umberto Pessolano, Elena De Luca (Bracciano- Martignano), Erminia Cicione, Maria Terenzi, Antonella Cantaro (Riviera di Ulisse).
"Parco Appia, proporrò La Regina"
Cecilia Gentile, - la Repubblica, ed. Roma, 14 dicembre 2006
Parco dell´Appia Antica, è il giorno della resa dei conti. Oggi verranno allo scoperto i veti e le resistenze alla nomina di Adriano La Regina a presidente. Succederà perché stamattina l´assessore regionale all´Ambiente Filiberto Zaratti, su richiesta del governatore Piero Marrazzo, si confronterà con tutti i capigruppo. «Ma a prescindere dall´esito dell´incontro - mette subito in chiaro Zaratti - io la delibera la porterò domani (oggi, ndr) in giunta per la votazione. Poi ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità».
Ormai non è più un segreto che la Margherita non vuole l´ex soprintendente archeologico di Roma alla guida del parco regionale. Un veto che, con un fastidioso effetto a catena, blocca anche le nomine per gli altri parchi regionali.
«Sulle aree protette - protesta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - la Regione sta facendo da troppo tempo balletti inaccettabili agli occhi dei cittadini che vivono, lavorano, visitano gli oltre 211.800 ettari di riserve del territorio regionale. Quello che doveva essere un breve commissariamento ha consegnato i parchi ad oltre quattrocentottanta giorni di solitudine. Dopo anni in cui - continua Parlati - per i parchi la minaccia è stata quella dei tagli dei perimetri tentata dalla giunta Storace, l´indecisionismo di Marrazzo e della sua giunta stanno portando seri rischi di nuovi scempi a quei territori».
Già da ieri pomeriggio Zaratti ha fatto un giro di telefonate tra i capigruppo, senza riuscire a schiodare la Margherita e il suo capogruppo Mario Di Carlo dal veto a La Regina. «La posizione della Margherita è isolata e poco difendibile - dichiara Zaratti - Non si capisce perché, se lo stesso ministro Francesco Rutelli leader della Margherita ha pensato all´ex soprintendente per coordinare il rilancio dell´Appia da Roma a Brindisi, i suoi colleghi della Regione abbiano tanto da ridire sulla sua nomina a presidente del parco dentro la città di Roma».
La proposta di Rutelli di affidare a La Regina il progetto per la valorizzazione della strada consolare ha insospettito i sostenitori dell´ex soprintendente: come se l´incarico servisse per sostituire la nomina a presidente del parco. E infatti lo stesso La Regina si è affrettato a rispondere che accetterà, ma solo se verrà messo alla guida del parco dell´Appia Antica.
«Aver proposto La Regina per il rilancio di tutto il tracciato dell´Appia è un´ottima idea - dice Esterino Montino, segretario dei Ds romani - E´ chiaro che deve esserci una connessione ed un´integrazione tra questo incarico e quello alla guida del parco regionale. In questo senso l´ex soprintendente è la persona giusta, autorevolissima e tra le più competenti. A questo punto mi auguro che il presidente Marrazzo e la sua giunta domani (oggi, ndr) procedano in modo sollecito a dare un governo all´Appia Antica e agli altri parchi della regione».
Parco Appia per La Regina è ancora fumata nera
la Repubblica, ed. Roma, 15 dicembre 2006
Prima una lunghissima discussione poi la conclusione in un nulla di fatto: sulla nomina a presidente del parco dell´Appia Antica di Adriano La Regina non c´è stato nessun pronunciamento da parte della giunta regionale. Sospese anche le nomine a capo degli altri parchi cittadini. Anzi dalla camera plenaria è venuta fuori la decisione di far votare singolarmente la nomina di ogni parco, così le delibera da approntare si moltiplicano. Insomma, ieri sera nonostante le pressioni del Ds e dei Verdi, ha vinto l´ostruzionismo della Margherita sulla totalità della "questione parchi" che rimane ancora ai nastri di partenza. Tutto è però rimandato a lunedì mattina quando in un prosieguo di giunta verrà presentata una delibera per ogni singolo parco. Tutte le delibere dovranno essere inderogabilmente votate quella stessa mattina. E c´è un´unica certezza: le terne dei nomi candidati non sono state cambiate e non cambieranno.
Ora il braccio di ferro sulla nomina di La Regina arriva al round finale. La prime avvisaglie della querelle si sono avute quando il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha proposto all´ex soprintendente archeologico di Roma a coordinare e guidare il progetto che il suo dicastero sta mettendo a punto per il rilancio dell´Appia Antica da Roma a Brindisi. L´iniziativa sarà collegata alla rete delle vie e degli itinerari storici, culturali e religiosi affidata al coordinamento del professor Antonio Paolucci. Ma La Regina già due giorni fa annunciò che la sua priorità era un´altra: sciogliere il nodo sulla sua nomina a presidente del Parco dell´Appia Antica, all´interno della città. La delibera è pronta da mesi. L´ha depositata in giunta regionale l´assessore all´Ambiente Filiberto Zaratti e prima di lui il suo predecessore, Angelo Bonelli, adesso deputato. Ma il veto della Margherita sulla nomina dell´ex soprintendente ha paralizzato ogni decisione. La Regina ha già espresso le sue idee: «A suo tempo mi era stato prospettato dalla Regione di occuparmi del parco dell´Appia Antica come presidente del consiglio direttivo. Dopo mesi aspetto ancora una loro decisione in tal senso. Solo se verrò nominato presidente sarò felice di inquadrare il parco dell´Appia in una prospettiva più ampia. Ma l´atto della Regione è prioritario».
Parco Appia, spunta un muro di cinta Legambiente: "Scempio edilizio"
la Repubblica, ed. Roma, 15 dicembre 2006
Un muro, anzi due lunghe muraglie: lunghi uno una settantina di metri, quello lungo via Porta Ardeatina, a un passo dalla porta San Sebastiano, e l´altro almeno un centinaio lungo via Marco Polo, e si sta in entrambi i cantieri in pieno parco dell´Appia antica. "Tutto regolare" sembrano dire i cartelli ben esposti all´esterno, che citano autorizzazioni di sovrintendenza, ente parco, regione etc.... "Uno scempio edilizio" attacca invece Legambiente che, in una articolata denuncia, spiega perché questi due muraglioni, ma in particolare quello verso porta San Sebastiano, altro non sono che l´ennesimo esempio di come si possa deturpare un patrimonio ambientale e archeologico, per di più davanti alla magnificenza delle Mura Aureliane.
In entrambi i cantieri appare anche il nome del committente dei lavori, la finanziaria Tosinvest, nota società che opera nel settore della sanità. I muri sono in corso di realizzazione intorno a una delle proprietà della famiglia Angelucci, la villa sull´Appia antica i cui terreni si estendono tra via Marco Polo e via di Porta Ardeatina dentro il parco dell´Appia. Parco, va ricordato, gestito e controllato da un ente su cui da tempo si attende la nomina del nuovo presidente che da mesi era stata promessa al severo ex soprintendente Adriano La Regina. Spiega Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente: «Alcuni giorni fa agli uffici dell´Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità di Legambiente Lazio, è giunta una segnalazione di protesta per un cantiere che costruiva un invadente muro di cinta in via di Porta Ardeatina, con cartello che cita autorizzazioni, quasi di fronte a Porta S. Sebastiano, nel cuore del Parco. E però, continua Legambiente, nel cartello che autorizza il cantiere in corso si parla del "ripristino" di un muro pre-esistente: ebbene, in quel tratto un muro non è mai esistito, e quindi si tratta di un nuovo intervento. Inoltre, le norme di salvaguardia del Piano del parco dicono che è possibile installare e manutenere recinzioni in palo di castagno: ma, appunto, recinzioni, non muri. E ancora: nel cartello si legge, tra l´altro, che il cantiere è stato autorizzato dalla Sovrintendenza Archeologica. Alla nostra associazione - continua Veronesi - alcuni anni fa fu vietato dalla stessa Sovrintendenza l´installazione di un gazebo mobile informativo, davanti a Cecilia Metella, nell´ambito della campagna "SalvalArte" perché la presenza avrebbe "offeso" il parco. E quel "neo-muro", invece, lo nobilita?» Legambiente ha già inviato una nota a tutti gli Enti citati nell´autorizzazione e, in base alla risposta, "valuterà ulteriori iniziative".
Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha proposto all´ex soprintendente archeologico di Roma Adriano La Regina di coordinare e guidare il progetto che il suo dicastero sta mettendo a punto per il rilancio dell´Appia Antica da Roma a Brindisi. L´iniziativa sarà collegata alla rete delle vie e degli itinerari storici, culturali e religiosi affidata al coordinamento del professor Antonio Paolucci.
La notizia arriva in serata con una nota del ministero, ma al soprintendente in questione, in carica dal 1976 fino al gennaio 2005, non suscita alcuna emozione.
Anzi. Per lui la priorità è un´altra: sciogliere il nodo sulla sua nomina a presidente del Parco dell´Appia Antica, all´interno della città. La delibera è pronta da mesi. L´ha depositata in giunta regionale l´assessore all´Ambiente Filiberto Zaratti e prima di lui il suo predecessore, Angelo Bonelli, adesso deputato. Ma il veto della Margherita sulla nomina del soprintendente che l´ex sindaco di Roma Rutelli chiamava "signor no" ha paralizzato ogni decisione.
La giunta regionale è convocata per domani alle 14.30, ma nemmeno in questa occasione c´è all´ordine del giorno la votazione sulle nomine, anche se Zaratti potrebbe portarla all´ultimo momento, come si dice "fuori sacco". Dal canto suo Zaratti ha intenzione di andare fino in fondo: «Porterò in votazione la delibera, poi ognuno si assumerà le sue responsabilità», dichiara. Sembra una lotta contro i mulini a vento: l´ordine del giorno è già zeppo di argomenti da discutere e votare.
La Regina ha le idee chiare. «A suo tempo - dice - mi era stato prospettato dalla Regione di occuparmi del parco dell´Appia Antica come presidente del consiglio direttivo. Dopo mesi aspetto ancora una loro decisione in tal senso. Solo se verrò nominato presidente sarò felice di inquadrare il parco dell´Appia in una prospettiva più ampia che comprenda l´intero tracciato della strada consolare, da Roma a Brindisi. Ma l´atto della Regione è prioritario».
Di Carlo: «Inopportuno La Regina all'Appia»
Paolo Brogi – Corriere della Sera, ed. Roma, 5 novembre 2006
Sull'Appia Antica siamo alla partita grossa. Un safari in piena regola. Trofeo più ambito, la testa di Adriano La Regina. Sull'ex sovrintendente archeologico di Roma, candidato alla presidenza dell'Ente Parco dell'Appia, la maggioranza alla Pisana è in difficoltà. A sparare pallettoni contro di lui, candidato al Parco dell'Appia insieme ad altri due esponenti certamente di minor prestigio come Marco Agliata e Daniel Franco, è la «Margherita». Il capogruppo Mario Di Carlo esce allo scoperto e lo definisce «inopportuno».
Il presidente della Regione Piero Marrazzo sembra subire l'offensiva e intanto prende tempo: così è slittata di nuovo, ancora di una settimana, la giunta che stamattina doveva dire sì alle «terne» di candidati per le presidenze degli 11 parchi del Lazio già consegnate a Marrazzo da 15 giorni dall'assessore all'ambiente Filiberto Zaratti. Quelle terne contengono 33 nomi tra i quali Marrazzo dovrà scegliere gli 11 presidenti. Su La Regina è bagarre.
La giunta prevista per oggi è stata rinviata ieri all'ultimo momento. Ufficiosamente per la grana del buco nei conti della sanità, di fatto anche per il mancato accordo sui parchi, un «affaire» scandaloso che si trascina da 18 mesi con gli enti parco commissariati e con una situazione di degrado e incertezza nei fatti che si abbatte sui piccoli scrigni verdi del Lazio. I rischi che incombono su tesori come l'Appia Antica sono evidenti: le immagini della celebre consolare che ci giungono dall'altezza dell'areoporto di Ciampino, dove è ormai ridotta a un parcheggio a cielo aperto insieme alla vicina via di Fioranello, parlano da sole. Così è un parco abbandonato a se stesso.
La Margherita dunque si oppone ad Adriano La Regina. Il celebre archeologo ed etruscologo, di cui una mostra appena aperta alle Olearie Papali celebra di fatto attraverso il lavoro dei suoi collaboratori un quarto di secolo di scavi, ritrovamenti e scoperte a Roma, è dichiarato «inopportuno» dal capogruppo della Margherita alla Pisana, Mario Di Carlo. Il fatto che a favore di Adriano La Regina siano scesi in campo anche altri esponenti della Margherita come l'ex ministro Willer Bordon non stempera la crociata di Di Carlo che dice: «Abbiamo ricevuto decine e decine di sollecitazioni da parte di abitanti e operatori dell'Appia, che ci hanno ricordato che all'atto della discussione del piano di assetto, la sovrintendenza archeologica retta da La Regina si mise di traverso nella formulazione, adducendo come motivo la necessità di fare acquisizione al pubblico delle proprietà interne al Parco dell'Appia. Perciò ritengono inopportuna la nomina. E noi la pensiamo come loro. L'abbiamo fatto presente alla maggioranza e a Marrazzo. Quanto ai nomi dei presidenti, non siamo certo noi a farli...».
Ad essere agitato è lo spauracchio «espropri». Una questione che la responsabile archeologica dell'Appia, Rita Paris, definisce «sorprendente». «La sovrintendenza - spiega Rita Paris - non ha mai fatto neanche un centimetro di espropri. Dall'84 abbiamo acquistato la Villa dei Quintili, Santa Maria Nova e Capo di Bove esercitando una sola prelazione ed effettuando bonari acquisti. La linea seguita è stata quella del graduale accrescimento del Parco tramite acquisti concordati. Nessuno ha mai posto il problema di acquisizioni di massa».
A favore di La Regina sono scesi intanto in campo, con un appello sottoscritto da moltissimi operatori culturali, decine di urbanisti (da Vezio De Lucia a Italo Insolera), archeologi (da Anna Gallina Zevi a Clementina Panella, Silvio Pancera), ambientalisti (da Desideria Pasolini dall'Onda a Gaia Pallottino). Una ferma presa di posizione è stata espressa ieri da Carlo Ripa di Meana e Fulco Pratesi, presidenti di Italia Nostra e Wwf: «Il veto contro La Regina è inaccettabile». Come andrà a finire?
«Veti? Solo perché difendo l'Appia»
Paolo Brogi - Corriere della Sera, ed. Roma, 6 dicembre 2006
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«Nel decennale della scomparsa di Antonio Cederna la nomina di Adriano La Regina a presidente del parco dell´Appia Antica pareva a noi doverosa, pressochè scontata». Si apre così l´appello partito sabato scorso sul sito www.eddyburg.it per la nomina dell´ex soprintendente archeologico ai vertici dell´Appia Antica che ha già raccolto numerose adesioni di uomini di cultura. Per esempio, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Stefano De Caro, Anna Gallina Zevi, Rita Paris, Filippo Coarelli, Carlo Pavolini, Maria Annalisa Cipriani, Gaia Pallottino. L´appello è in vista della giunta regionale di domani, in cui l´assessore all´Ambiente Filiberto Zaratti porterà in votazione la delibera sulle nomine dei parchi con il nome di La Regina, contestato dalla Margherita.
La Margherita contro la decisione di mettere l'illustre professor La Regina a capo del parco dell'Appia Antica. Un bel pezzo di maggioranza per niente convinta dal nome di Marco Di Fonzo, caldeggiato dall'assessore all'Ambiente Filiberto Zaratti, per Veio. E ancora tanti mugugni e un accordo che non si trova. Tanto che le nomine dei presidenti degli enti parco sono di nuovo bloccate.
Pochi giorni fa il presidente della Regione aveva fissato l'ultima scadenza: entro fine novembre doveva arrivare la fumata bianca per le aree protette. Invece, dopo tanti rinvii, il nuovo dietrofront.
Zaratti avrebbe dovuto presentare ieri in giunta le terne di nomi tra cui Piero Marrazzo dovrà scegliere i nuovi presidenti. Rinviata a domani la riunione della giunta, le decisioni restano comunque in alto mare. Gli 11 parchi del Lazio, commissariati all'inizio dell'era Marrazzo, sono rimasti a bagnomaria da oltre 1 anno e la voce circolata con insistenza era che quelle poltrone dovevano essere utilizzate come contentino, per chi avesse perso il suo incarico istituzionale, se ci fosse stato un rimpasto in Regione. Ma anche dopo la richiesta di accelerare arrivata
da Piero Marrazzo non c'è stato niente da fare.
Il nodo da sciogliere resta quello dei parchi romani.
«Il nostro partito si è fatto interprete di chi vive e lavora nel Parco dell'Appia: per loro sarebbe una provocazione mandare lì Adriano La Regina, che quando era soprintendente avrebbe voluto l'acquisizione pubblica di tutto il parco, quindi anche delle loro case. Nessuno - spiega un esponente Dielle - contesta il valore di La Regina, basta nominarlo al parco di Veio, anziché all'Appia». E se c'è chi vede in questa posizione il riflesso della vecchia ruggine tra il "signor no" e Francesco Rutelli, sono ancora di più, nel centrosinistra, quelli che si oppongono alla scelta, per Veio, di Di Fonzo, a suo tempo nominato da Storace all'Appia Antica e ora, pare, gradito all'attuale parlamentare Angelo Bonelli. A Di Fonzo anche i Ds preferirebbero Fernando Petrivelli. E nelle polemiche fa capolino pure una resa dei conti fra i Verdi. «Purtroppo Zaratti - commenta Giuseppe Mariani, collega di partito dell'assessore -ha commesso un errore non condividendo le scelte con la maggioranza. È sbagliato il metodo».
I predoni dell'Appia Antica. Catering tra le catacombe
Alberto Custodero – la Repubblica, 19 agosto 2007
Ruspe fuorilegge nel cuore del parco dell'Appia Antica, per trasformare l'ex villa di Silvana Mangano in un centro feste e convegni. Fra le catacombe di Domitilla e san Sebastiano, il mausoleo di Cecilia Metella e gli Aquedotti Romani della valle della Caffarella, è stato sequestrato dalla procura di Roma, nei giorni scorsi, un cantiere destinato a diventare, su un´area di 3500 metri, un parcheggio per 130 auto. Ma chi ha interesse di sfidare i severissimi vincoli ambientali dell'Ente voluto fortemente dal politico-archeologo-ambientalista Antonio Cederna, e rischiare una denuncia per trasformare un prato del parco che ci invidia il mondo (2400 anni di storia in 3500 ettari ai lati del basalto della Regina Viarum), in un parcheggio auto? Il proprietario della società che stava effettuando i lavori, la Veronica Immobiliare Srl, è Sergio Scarpellini (presidente dell'omonimo gruppo che controlla 34 società), titolare di numerosi immobili del centro di Roma affittati al parlamento. E progettista della Romanina, la nuova periferia di Roma che vuole edificare con «cantieri consensuali» in accordo con enti locali e cittadini. Ma perché un imprenditore della sua portata che ha la costruzione della Nuova Roma (come la chiama lui stesso), come sogno nel cassetto, non è riuscito a mettersi d'accordo con l'ente parco? Ma, anzi, ha devastato quel fazzoletto di verde tutelato dai vincoli archeologici e paesaggistici andando incontro al sequestro penale del cantiere? Le indagini dei guardiaparco dirette da Guido Cubeddu - e sotto la supervisione del presidente dell'Ente, professor Adriano La Regina - dopo aver bloccato ruspe, camion e aver apposto i sigilli giudiziari ai lavori, hanno scoperto che il parcheggio sarebbe dovuto servire per trasformare la villa che Scarpellini acquistò dall'attrice Silvana Mangano, in via Appia Antica 199, in un centro di ristorazione di lusso gestito con il sistema del catering. Ma come ha potuto la Veronica Immobiliare entrare nel parco con camion e scavatori convinti di farla franca e portare a termine i lavori? Gli investigatori hanno scoperto che la Srl era in possesso di un «apparentemente anomalo nulla osta» per trasformare «l'area agricola in un fondo stabilizzato». Successivi accertamenti, però, hanno consentito di scoprire che la Srl di Scarpellini aveva ottenuto varie autorizzazioni dal servizio Giardini e dall´Aga (la tutela dei vincoli paesaggistici), del Comune di Roma, dalla Soprintendenza archeologica e, sorpresa, anche dallo stesso Ente Parco. Ma in tutte quelle pratiche burocratiche, formalmente regolari, c´era qualcosa che non quadrava: non ce n´era una uguale all'altra. «Le planimetria - si legge nel verbale di sequestro - e la definizione dei lavori erano diverse a seconda degli enti presso cui erano depositate: al Municipio XI carte, all'Ente Parco altre». E poi timbri non originali e (in una planimetria depositata dalla Veronica al Parco), perfino il disegno di «un cancello di accesso da via Appia Antica 199 che non è mai esistito». La procura, per fare chiarezza su quel vespaio burocratico, sta ora «vagliando la posizione dell'ex direttore del parco» che ha rilasciato alla Srl il nulla osta».
L'Appia Antica, va detto, è da tempo al centro di polemiche per il fenomeno diffuso dell'abusivismo edilizio (le richieste di condoni presentate al comune di Roma sono più di 5 mila), per la presenza delle baracche di nomadi, per il degrado rappresentato dalla prostituzione in località Fioranello, e, infine, per la presenza di numerosi parcheggi abusivi in prossimità dell'aeroporto di Ciampino. Ora il parco sta lentamente perdendo la sua vocazione originaria - la conservazione dei beni archeologici - per diventare il più grande centro di ristorazione abusiva di Roma. Sono molte, infatti, le antiche e lussuose ville - molte delle quali abitate negli anni della Dolce Vita da Vip e attori - trasformate oggi in centri di convegni e feste organizzati da società di catering che offrono anche fuochi d'artificio non autorizzati. Per citarne alcune, villa Apolloni della Appia Antiqua Aedes, una società che ha come proprietaria, fra l'altro, una finanziaria portoghese. Villa san Sebastiano del principe del Gallo di Roccagiovine, villa Dino Editore, villa Dei Quintili e villa Fiorano. Molte di queste, per poter svolgere l'attività commerciale di catering, compiono lavori di ristrutturazione e di cambio di destinazione d'uso del tutto abusivi, salvo poi chiedere i condoni edilizi. È il caso, ad esempio, di villa Apolloni, i cui responsabili legali sono stati denunciati alla procura tempo fa per aver svolto una serie di lavori o abusivi, o difformi rispetto alle richieste di condono. «Proprio in quella villa - ha raccontato Guido Cubeddu - il 9 agosto ci sono stati fuochi artificiali senza permesso. Tutte le nostre squadre, però erano impegnate a spegnere un vasto incendio nel parco, e così non siamo riusciti a sanzionare i fuochi pirotecnici non autorizzati». Un'altra villa, la Sant'Urbano della famiglia Sbarra (attraverso la Erode Attico Spa), ha una storia tutta particolare. La procura di Roma l'aveva confiscata al proprietario, ingegner Danilo Sbarra, coinvolto in una vicenda giudiziaria. Alla sua morte, gli eredi hanno continuato a svolgere l'attività di catering fino a quando, qualche settimana fa, la Corte d'Appello ha annullato la confisca. La vicenda si concluderà in Cassazione alla quale ricorrerà la procura generale.
Il sospetto dei guardiaparco e del presidente dell'Ente, tuttavia, è che tutta questa attività di catering sia incompatibile, se non addirittura fuorilegge, un modo, cioè, per aggirare le normative sulla ristorazione che prevede il rilascio di licenze commerciali e autorizzazioni sanitarie. Documenti che è molto difficile, se non impossibile - in un parco archeologico nel quale non esiste la rete fognaria - ottenere. È per questo che Guido Cubeddu lancia un appello: «venga la guardia di finanza a fare accertamenti su queste ville, perché a mio giudizio dietro i paravento del catering stanno mascherando attività di ristorazione che andrebbero tassate e autorizzate con tutti i permessi previsti dalla legge».
"Bisogna reprimere o il Parco muore"
Intervista di Alberto Custodero ad Adriano La Regina – la Repubblica, 19 agosto 2007
«La situazione di deterioramento della via Appia Antica e del suo comprensorio è un problema gravissimo. Il Parco dal punto di vista sostanziale non esiste ancora: l'ente è ancora sulla carta. Nella realtà, ci sono un quartiere residenziale di lusso con attività anche incongrue. E una serie di monumenti storici». Il professor Adriano La Regina, presidente dell'Ente Parco, richiama l'attenzione della politica e degli enti pubblici affinché intervengano per garantire l'esistenza e la sopravvivenza del parco urbano fra i più grandi d´Europa.
Presidente, perché questo allarme?
«Il parco è ancora una prospettiva. Qualunque visitatore venga, non si rende conto di essere in un'area protetta, ma si trova nell'inferno del traffico della via Appia dove non è neanche possibile camminare. E poi c'è stato questo sviluppo selvaggio delle trasformazioni delle ville».
Cosa si dovrebbe fare per porre in qualche modo rimedio a fenomeni come quello del catering che rischiano di snaturare la vocazione del comprensorio archeologico?
«Se si parla di costituire un parco pubblico, tutti saltano addosso pensando che si vogliano fare espropri. Questo è falso, ma è doveroso costituire un forte nucleo di proprietà pubblica e condizionare i privati a finalità congrue con il parco. Per farlo, ci vogliono anche comportamenti repressivi nell'interesse pubblico».
Come fare a conciliare l'esistenza del parco e il rispetto della proprietà privata presente nella maggior parte del suo territorio?
«Se si vuole veramente costituire il parco bisogna dargli una dotazione finanziaria per poter almeno esercitare il diritto di prelazione quando qualche privato vende».
Oggi il Consiglio Comunale di Marino ha all´ordine del giorno due diverse proposte di lottizzazione nella zona di Santa Maria della Mole, zona che dovrebbe rientrare nell´ampliamento del Parco dell´Appia il cui disegno di legge da due anni è fermo alla Regione. Se le proposte verranno approvate, due nuovi centri commerciali sorgeranno in quello che avrebbe dovuto diventare il parco archeologico d´eccellenza lungo l´antica strada consolare. È solo l´ultimo episodio di uno stillicidio di lottizzazioni che sta snaturando il progetto avviato con la creazione del Parco dell´Appia e il suo presidente, Adriano La Regina, non nasconde la sua preoccupazione:
«Questo Parco sembra interessare molto poco: non esce dalla condizione di crisi in cui l´ho trovato. L´ho detto sin dal giorno dell´investitura: la condizione per la mia permanenza era che si desse luogo all´ampliamento del Parco, passando dagli attuali 3500 ettari a 5000 ettari. Sulla base della prospettiva di questi 1500 ettari in più si poteva pensare ad una valorizzazione del Parco: se invece resta così com´è non vale la pena di impegnarsi».
Ce l´ha col comune di Marino?
«Il comune di Marino sta procedendo tranquillamente come un carro armato, insofferente di ogni norma di attenzione, alla trasformazione di zone pregiate del territorio che dovrebbe entrare a far parte del parco. Ma è l´ultimo anello della catena. Questo succede perché la Regione Lazio tiene da due anni nel cassetto il disegno di legge sull´ampliamento del Parco. Continuando così, con questa lentezza, quando la legge andrà in discussione non servirà più. Questo letargo, a voler essere cattivi, potrebbe essere inteso quasi come voglia di lasciar correre».
Quale altro Comune è interessato all´ampliamento?
«Il Comune di Ciampino e quello di Roma. E anche il Comune di Roma ha responsabilità nello stato di degrado del Parco, nonostante i molti appelli che ho lanciato in passato».
Perché?
«Perché l´Appia Antica oggi è impraticabile a causa del traffico che è infernale, con un inquinamento altissimo, devastante sia per i beni archeologici che per la gente che li visita. Non è possibile nemmeno andare a fare una passeggiata da Porta San Sebastiano all´Appia, si rischia di essere investiti. E si tratta per il 90% di traffico di attraversamento. La soluzione ci sarebbe: non chiudere l´area alle macchine ma proibire solo il traffico di attraversamento».
In che modo?
«Oggi con le telecamere e con i mezzi che si hanno si può selezionare il traffico di attraversamento da quello locale, quello cioè di chi va in un ristorante, oppure a vedere un monumento. Basta controllare le targhe, in entrata e in uscita. Chi entra da Porta San Sebastiano ed esce a Ciampino, o viceversa, non è andato a far visita a un amico, ma ha solo scelto quella strada perché è più corta. È un intervento che il Comune di Roma dovrebbe studiare».
I Comuni, la Regione: sono loro i responsabili del mancato decollo del parco dell´Appia?
«No, ha le sue responsabilità anche il ministero per i Beni culturali, che ha la facoltà di imporre una tutela per i beni archeologici e ambientali, e, quanto a questi ultimi, ha le stesse responsabilità anche il ministero dell´ambiente. Bisognerebbe che ognuno facesse la sua parte, nelle diverse competenze, in sede comunale, regionale e statale. Ma l´importante è uscire da quest´inerzia, non ha senso lasciar rovinare così il progetto del parco».
Un gruppo di tecnici di una società telefonica che - «per allenarsi agli interventi ad alta quota», ci dice candidamente uno di loro mentre scende da una jeep col marchio della Wind - scalano, dotati di caschi e imbracature da montagna, una tomba romana a tumulo, il tutto mentre intorno è un via vai continuo di auto e di uomini che vendono o offrono il loro corpo ad altri maschi. E, qualche centinaio di metri più in la, operai di una ditta edile che fanno la fresatura della strada in vista della gettata di asfalto: ma sullo stesso tratto viario dove gli archeologi si apprestano a lavorare per riportare alla luce le pietre di basalto della Regina viarum. Sembra un film di Bunuel ma è tutto vero. Benvenuti nello stato di abbandono dell´Appia Antica.
Casca dalle nuvole Rita Paris quando l´avvertiamo dei freeclimber impegnati a scalare una delle circa cento tombe monumentali che la Soprintendenza archeologica di Roma ha catalogato e, fondi permettendo, s´appresta a restaurare. «È talmente assurdo che non ci credo» risponde l´archeologa al telefono. Poi, mandato qualcuno a controllare, richiama: «Nessuno ci ha chiesto nulla, anche perché non avremmo mai dato l´autorizzazione a un intervento deleterio per l´integrità del monumento. D´altro canto, siamo talmente pochi che qualcosa ci sfugge».
Ci sarebbero le guardie del Parco regionale dell´Appia, 40 uomini circa a controllare abusi edilizi e tutela del verde: troppo pochi anche loro, vista l´importanza e la vastità del sito. «Così non si può andare avanti» sbotta l´archeologo responsabile dell´Appia. «Lunedì siamo andati a fare un sopralluogo con l´architetto Massimo De Vico - rivela Rita Paris - perché dal primo settembre dobbiamo far partire il restauro dei 650 metri che vanno dall´incrocio di via degli Armentieri verso Sud. Ebbene, abbiamo trovato un cantiere della "Società strade sicure" che, per conto del dodicesimo dipartimento del Comune, ha fatto la fresatura del vecchio asfalto ed è pronta a realizzarne uno nuovo. Anche qui, nessuno ci ha chiesto il permesso».
La Soprintendenza - che ha un budget annuale di un milione per la manutenzione ordinaria di monumenti quali villa dei Quintili e Cecilia Metella - risparmia circa 300mila euro l´anno per interventi speciali. Come il tratto dell´Appia, "asfaltato". «La filosofia è quella dei chilometri già restaurati coi fondi del Giubileo: riportare alla luce il basalto e, dove manca, fare un manto di sampietrini, intervento corretto filologicamente poiché si tratta dello stesso materiale». E i blocchi di peperino e i rocchi di colonna a terra del cosiddetto tempio Ercole? Luogo sacro o stazione di posta andranno a trovare Antonella Rotondi e Giorgio Gatta? «Lo capiremo con lo scavo, dal quale ci aspettiamo notevoli risultati. Dai resti - rivela la Paris - si capisce che è un altro edificio importante della Regina viarum».