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La Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge che proroga i termini per le denunce del condono edilizio al 31 luglio, con 221 voti favorevoli e 157 contrari. Contro un provvedimento considerato «immorale» e «illegale» ha votato tutto il centrosinistra. Il decreto legge passa, dopo che per tre volte era mancato il numero legale alla Camera, «segno delle difficoltà e dell'imbarazzo del centrodestra sulla proroga del condono edilizio», come avevano sottolineato i Ds. Sintomo di tale difficoltà, anche il commento del ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani: «Questo è un condono che io personalmente non ho approvato ma ho riconosciuto che era un provvedimento preso per un'emergenza».

Dopo la sistematica bocciatura di tutti gli emendamenti, la Camera approva, infatti, senza modifiche il provvedimento licenziato in prima lettura dal Senato. Ora, quindi, sarà possibile presentare le due domande di regolarizzazione (e per il pagamento della prima rata) fino al 31 luglio di quest'anno. In particolare, la prima domanda riguarda opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello Stato o facenti parte del demanio statale; la seconda attiene, invece, a tutte le domande presentate per la definizione dell'illecito. Non solo. Il provvedimento proroga anche i termini di pagamento della seconda e terza rata dell'oblazione e degli oneri di concessione spostandola rispettivamente dal 30 giugno al 30 settembre 2004 e dal 30 settembre al 30 novembre di quest'anno. È ancora atteso invece l'esito della sentenza della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sul conflitto Stato-Regioni in merito alla sanatoria edilizia.

Dal condono edilizio il governo punta a ricavare quest'anno 3,13 miliardi.

«La maggioranza ha dato il suo via libera al secondo condono edilizio targato Berlusconi. Ce ne ricorderemo come una sonora sconfitta per il Paese»: Ermete Realacci, capogruppo per la Margherita in commissione Ambiente alla Camera, commenta così l'approvazione della proroga. Ce ne ricorderemo, aggiunge, «per le 40mila costruzioni abusive che in un solo anno ha regalato all'Italia (tutte insieme farebbero una città più grande di Agrigento, che in onore del premier è già stata battezzata Berlusconia) e per il clamoroso fallimento economico: nessuno ha voluto far sapere quanto ad oggi lo stato ci abbia guadagnato. E non è difficile immaginare il perchè». E ha osservato: «La criminalità organizzata che si arricchisce col mercato del mattone selvaggio, ha fatto salti di gioia. Il Paese ne esce martoriato da una nuova ondata di abusi, e i cittadini onesti restano beffati. E non basta. Gli ultimi dati a disposizione sul numero di domande presentate dimostrano che finora si è trattato di un ciclopico flop finanziario. E la reticenza del ministro Tremonti, che nonostante ripetute interrogazioni parlamentari, si è rifiutato di rendere noto quanto finora ha incassato l'erario, non fa che confermarlo».

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