Dopo l'incontgro di Italia Nostra a Savona avrei voluto comprare il libro di Hans Bernoulli, ma non sono riuscito a trovarlo. Da quello che ho sentito si tratta di una casa editrice piccola e nuova. Mi potete aiutare? Grazie
Mi dice l'editrice che la distribuzione per ora non copre l'intero territorio nazionale. Può telefonare alla segreteria della Corte del Fòntego, 041 5232533, oppure inviare la sua richiesta via e-mail,
cortedelfontego@virgilio.it. Il sito è qui.
L’intervento di Fabrizio Bottini dà manforte alla tesi che ha vinto in Sardegna, secondo cui con l’eolico occorre andarci pianissimo.
La maggioranza di centrosinistra che governa la Regione ha da tempo deciso di andare a vedere meglio le questioni connesse alla installazioni di tralicci eolici nel territorio. Con legge e poi con il piano paesaggistico è stato disposto di sospendere, e in alcune zone di inibire, le numerose iniziative – pronte a partire – in danno di scenari di rara bellezza. La tesi di Giovanni Valentini su la Repubblica è di altro avviso. Il limite dell’ impostazione, rilevato da Bottini e poi da Carla Ravaioli, è quello di attribuire il primato alla questione energetica, mettendo in subordine o quasi il bene comune paesaggio. Così nelle aree dove il maestrale soffia energico ( ma non in Costa Smeralda (?) – avverte Valentini) si dovrebbe realizzare quel modello energetico pulito che l’umanità intera reclama.
Peccato che l’impatto di queste torri ubicate su quote elevate, percettibili distanza producano un esteso grado di compromissione, che si ripropone per decine di chilometri ( basta andare a vedere la Valle della luna in comune di Aggius). Peccato che si turbino i luoghi più appartati, dove l’assenza di artifici e il silenzio hanno ancora un significato ( altro che Costa Smeralda!).
Un esito iniquo, a danno di risorse che sono la sola ricchezza, che in un futuro non lontanissimo potranno essere essenziali per lo sviluppo della Sardegna (ecco: dalla coscienza di classe alla coscienza di luogo). Salvare le cose belle che potranno servire domani è un imperativo. Se nell’isola si realizzassero gli impianti previsti nel nome dell’ energia pulita c’è la certezza di un danno davvero incalcolabile al paesaggio sardo. Data la certezza – lo riconosce Valentini – che fra qualche anno, per l’evoluzione della tecnologia, quelle pale non saranno che inservibili ferraglie (che nessuno sarà impegnato a togliere) dire no all’eolico selvaggio è una scelta di civiltà. Altra cosa è valutare se, come, dove, quantità limitate di energia eolica ( non da esportazione) possano essere prodotte in Sardegna, ovviamente secondo le regole del piano paesaggistico ( art. 111 delle NTA).
Cari amici di Eddyburg, grazie per gli interventi su questioni politiche e culturali delle città, del paesaggio e soprattutto dei cittadini che lo vivono.
Grazie, perché proponete un punto di vista coerentemente democratico di critica alle distorsioni del modello di sviluppo capitalistico e delle mistificazioni borghesi nelle pratiche politiche anche all’interno della Sinistra nel governo locale e nazionale. Mi riferisco soprattutto all’accettazione della logica del Mercato come regolatore delle trasformazioni territoriali, che tanta sedicente Sinistra fa propria. Ma il discorso si estende poi al rapporto democrazia e potere.
Siete un valido riferimento per tanta Sinistra diffusa, quella vera, che continua a elaborare umanesimo per la libertà e la felicità della gente onesta contro le prevaricazioni e le prepotenze della politica ipocrita e borghese. Penso possiate essere paragonati al validissimo gruppo di intellettuali che nel dopoguerra diede vita al Politecnico diretto da Elio Vittorini. Il Politecnico, rivista di cultura e politica, che guardava a sinistra di Togliatti, e non temeva di dispiacere a nessuno rispettando l’intelligenza e la verità.
Non voglio perdermi nei complimenti, ma formulo anche una richiesta: che ne direste di pubblicare un glossario per terminologie , sigle e le varie cariche istituzionali della Pianificazione Territoriale? Mi riferisco a i vari strumenti di governo del territorio (città- campagna-porti) al di sotto e al di sopra del P.R.G. comunale e ai dirigenti che hano potere nei vari istituti. Il Potere borghese si giova anche di formule astruse e poco comprensibili ai più! Facciamo chiarezza!
Complimentyburg!
Grazie per i complimenti (che mi sembrano francamente esagerati) e soprattutto per la proposta. C’è qualcuno di buona volontà che possa lavorare a un “glossario” sugli strumenti urbanistici?
Ciao caro eddyburg, cercavo qualche posticino dove mangiare e sono arrivata al tuo mitico sito...ho scoperto che non hai nulla su Bologna....
L'offerta culinaria di Bologna città di questi tempi è un po' particolare, sicuramente non si può parlare di luoghi dove il cibo è considerato bene primario e il prezzo adeguato, allora tanto vale provare qualcosa che offre un'esperienza più complessa.
Suggerisco quindi:
Marco Fadiga Bistrot dove non si può perdere la crema al rhum con cialde alla frutta secca e salsa di sigaro Cohiba. Nel sito hanno la decenza di mettere i prezzi così si arriva preparati, ma in fondo per un'occasione ne vale la pena.
Per una serata di relax romantico suggerisco invece Casa Monica (tel. 051.522522), in via San Rocco 16, nel centro di Bologna, è diverso da una trattoria, ricorda un loft, diciamo che è come entrare nel soggiorno dei due proprietari. Cucina creativa e leggera.
Per fare la serata mangiereccia invece consiglio l'agriturismo il Cucco a Malalbergo in via Nazionale 83, dove c'e' un menu' "Bisteccone" che da grandi soddisfazioni. Anche verdure di stagione e pane fatto in casa. Ambiente molto piacevole.
Mi fido di te, quindi passo subito questi suggerimenti ai frequentatori di eddyburg.it. Li inserirò nei siti segnalati nell’apposita cartella Mangiare e bere in Italia appena avrò potuto sperimentarli personalmente e raccogliere la necessaria documentazione. Grazie
Cari amici di Eddyburg, ho letto con grande interesse l’articolo di Berdini su Eddyburg, ma vorrei fare due domande sia a lui che a voi: come si fa a fare i soldi col “mattone” a Roma promuovendo un eccesso di offerta edilizia (una situazione 'à la Sen', in cui le carestie non sono prodotte da un diminuzione della produzione alimentare)? Il fatto che a Roma siano stati certificati dall'ISTAT 200 mila abitanti in più non cambia forse il ragionamento proposto?
Spero di ricevere qualche chiarimento in proposito. A presto e cordiali saluti
Caro Declich,a Roma si fanno i soldi con il mattone per tre motivi.
In primo luogo perché la domanda da parte di un numero consistente di nuclei familiari è ancora molto elevata. I mutui immobiliari sono ancora oggi molto convenienti e si può investire sul bene casa facendo affidamento su un modesto indebitamento. Le incertezze degli investimenti azionari hanno poi contribuito ad indirizzare finanziamenti sul mercato immobiliare. A Roma, dunque, pur in presenza di un sensibile decremento della popolazione nel decennio 1991-2001, il mercato immobiliare continua a presentare una congiuntura positiva a causa di una domanda interna.
C’è poi da considerare i circa 300.000 mila immigrati regolari che abitano in città. Una parte di essi, quelli cioè che hanno un lavoro stabile o svolgono un’attività imprenditoriale, sta investendo sia nel settore abitativo che in quello commerciale. L’esempio più eclatante è la presenza della comunità cinese ad Esquilino: le attività commerciali lì presenti sono state acquistate sistematicamente in questi ultimi anni e il processo di sostituzione è ormai completo. Sempre la comunità cinese è titolare della metà delle immense superfici dei capannoni commerciali all’ingrosso ubicati ai margini dell’aeroporto di Fiumicino (Commercity). Roma è un luogo privilegiato per gli investimenti delle comunità straniere più ricche.
Ma è la terza motivazione a connotare meglio la fase attuale della vita urbana della capitale. Roma è un luogo in cui le grandi società finanziarie internazionali hanno investito in misura elevata. Nel mio articolo citavo diffusamente le catene alberghiere e commerciali, ma accennavo anche ai fondi di investimento (la Carlyle delle famiglia Bush, ad esempio) che hanno approfittato della congiuntura economica e delle opportunità offerte dalla svendita del patrimonio immobiliare pubblico. E se non fosse stata sufficiente questa tendenza di mercato, c’è stato il comportamento scellerato dell’amministrazione comunale a completare il quadro. Dal 1998 (posso sbagliare di un anno) il comune di Roma è presente in massa alla fiera immobiliare di Cannes (il Mipin). In quel luogo convergono tutti gli investitori del mercato mondiale che decidono le proprie strategie aziendali sulla base dell’offerta immobiliare. Non è un caso che il nuovo piano regolatore di Roma facesse vanto di essere un piano dell’offerta immobiliare. Roma è stata dunque inserita a pieno titolo nel mercato immobiliare globalizzato.
Paolo Berdini
L'Accademia internazionale di scienze ambientali ha lanciato la proposta di istituire, con sede a Venezia, una Corte penale internazionale dell'ambiente (da "la Nuova di Venezia e Mestre" del 17 novembre 2006). Per quel poco che può valere, mi associo entusiasticamente, e aggiungo la proposta dei primi tre soggetti da deferire alla nuova Corte: Romano Prodi, Antonio Di Pietro e Tommaso Padoa Schioppa.Concordo pienamente con la proposta. Ho qualche incertezza nella gradualità suggerita. Certamente merita pene più alte il primo, per la sua responsabilità di ruolo; ma non gli è secondo il secondo, grazie al suo passato di implacabile persecutore dell'illegalità. Comunque, decideranno i giudici.
Caro Edoardo Salzano,
sono Patrick Marini, un architetto 40enne, trasferito in Maremma da 7 anni da Bergamo dove continuo a lavorare nel esclusivo recupero di edifici.
ieri sono stato al convegno di Monticchiello.
Speravo di poter intervenire portando quattro casi maremmani.
Purtroppo non c'è stato tempo ma forse è stato meglio così. Sarebbe stato un pianto in mezzo a tanti, erano previste 100 persone e ne sono arrivate 250 e tutte con qualcosa da dire!
E' stato un convegno con una forte tensione, dovuta alle polemiche in corso , denso e con molti interventi illuminanti e a volte drammatici rallegrato soltanto dalla breve apparizione di Rutelli con i suoi aneddoti e mondanità inconsistenti ma utili a rallegrare la platea.
Sono comunque riuscito a consegnare la documentazione raccolta alle persone che più mi hanno ispirato.
Un riassunto delle mie impressioni e i dossier in .pps dei quattro casi che ho preparato sono visibili e scaricabili al seguente indirizzo:
http://patrickmarini.wordpress.com/tag/fragile-maremma/
E' proprio triste constatare la vastità del problema, l'impotenza (e la poca virtù) delle istituzioni e l'ignoranza della gente nonchè l'"insensibilità" dimostrata dai miei colleghi di Grosseto "provocati" quotidianamente, per due mesi, tramite una mailing list attivata dall'ordine senza suscitare in loro la minima reazione.
Mi farebbe piacere che tu inserissi nella rubrica SOS Maremma i casi. Se ti servisse materiale in altro formato te lo spedisco immediatamente. Purtroppo la vastità del territorio minimizza anche casi eclatanti ...
Ho scoperto da poco il tuo sito estremamente ricco e che penso diventerà un punto di riferimento imprescindibile.Grazie Patrick
Grazie, Patrick, delle segnalazioni e della tua sintetica cronaca del convegno.
“Strade, scuole e servizi: Maxi riqualificazione in sei quartieri”. Così il Messaggero, intervistando l'assessore all'urbanistica Roberto Morassut, ha salutato i prossimi interventi nelle periferie romane. Si parla con entusiasmo di opere pubbliche che miglioreranno la vita degli abitanti, portando scuole, parchi, “ossigeno puro”. Progetti selezionati secondo criteri di qualità urbana. Poi l'assessore si lascia sfuggire una frase: “sono opere pubbliche che i privati dovranno realizzare in base alle compensazioni e al conseguente trasferimento di volumetrie. Abbiamo fatto in modo che non si traducessero in banali lottizzazioni”.
Un momento. Da cittadino ingenuo dico: lottizzazioni??! Che c'entrano le lottizzazioni con le opere pubbliche? Il trasferimento di volumetrie con la riqualificazione delle periferie? Il Messaggero (di Caltagirone) sta plaudendo alle scuole, agli asili nido, al verde per i cittadini o forse, più plausibilmente, alle prossime lottizzazioni? Finisco di fare l'ingenuo. Queste opere il Comune le fa realizzare da privati costruttori che in cambio chiedono e ottengono permessi di costruire, con il bonus dell'abbattimento degli oneri concessori (tasse). Si chiama urbanistica contrattata, ed è il fiore all'occhiello dell'amministrazione Veltroni, come lo fu di quella Rutelli e come lo è stata del Governo Berlusconi con la legge Lupi. La stessa che ha guidato ogni scelta del nuovo Piano Regolatore, o più appropriatamente Piano Regalatore. Scelte che non tarderanno a pesare sul nostro futuro. Ne riportiamo un esempio. Tra le opere pubbliche menzionate nell'articolo del Messaggero figura anche Fontana Candida, ottavo municipio. Via Casilina, direzione Frosinone, appena passata la sopraelevata di Torre Gaia e superato il Villaggio Breda ci troviamo in fermata Grotte Celoni. Volgiamo lo sguardo a destra, verso i Castelli, ed ammiriamo un unico spazio verde, di prato, rimasto tra il Villaggio Breda e il quartiere Fontana Candida, già minacciato da un polo commerciale in espansione. Scordiamocelo, perché lì, su quei 23 ettari arriveranno, insieme ai dovuti servizi minimi, che Messaggero e Morassut somministrano come zuccherino, ben 182.000 metri cubi di cemento, con circa 2.300 nuovi abitanti. Ma questo nell'articolo non viene scritto.
Non stiamo qui a ricordare la condizione di emergenza ambientale legata al traffico automobilistico della zona in questione, né le conseguenze sulla salute delle persone; tanto meno vogliamo rimarcare la cronica carenza di spazi pubblici nell'intero municipio. Cose arcinote, che compaiono perfino nel programma elettorale del neo-presidente Scorzoni (DS). Vogliamo solo considerare che i pochi servizi annunciati da Morassut non saranno per i quartieri esistenti, ma per i nuovi quartieri che vi verranno addossati. Del resto l''assioma dell'urbanistica contrattata non potrebbe che essere questo: portare un servizio in periferia a condizione di aumentarne la popolazione e il fabbisogno di servizi. Risultato: i disservizi restano quelli di prima, con la differenza che il suolo diminuisce, finiscono gli spazi aperti e liberi, potenzialmente fruibili, sottratti dagli speculatori alla collettività, con l'autorizzazione dei loro amici politici.
Domanda: perché tanto favore da parte dei grandi quotidiani romani a questa amministrazione; perché tanto giubilo quando si parla di riqualificazione delle periferie?
Risposta: guardiamo le loro proprietà
Il morbo dell'"urbanistica perequata" da Roma sta propagandosi in tutt'Italia. E' un aspetto, e uno strumento, delle rinnovate fortune della rendita immobiliare, i cui legami con la poilitica non sono mai stati così floridi. E i cui effetti sul futuro delle città (quindi delle nostre vite) non sono stati mai così perversi.
Caro Eddy, ho letto con grande interesse e piacere la tua bella lezione introduttiva al corso di laurea in Scienze della pianificazione urbanistica e territoriale dello IUAV con il bell'aneddoto sull'arco e le pietre che già appariva in epigrafe al tuo libro di Fondamenti di urbanistica e con la definizione dell'urbanista come garante degli interessi collettivi.
Tutto ciò, però, mi ha fatto venire in mente alcune recenti esperienze con gli studenti durante gli esami del mio corso di Fondamenti di urbanistica alla Facoltà di Architettura civile del Politecnico di Milano: chiedo ad uno studente chi approvi gli strumenti di pianificazione di un Comune. Di fronte alla sua aria smarrita, cerco di aiutarlo chiedendogli: qual è l'organismo più rappresentativo dell'Amministrazione comunale? Gli si illumina il viso e bel bello mi risponde: il Sindaco! Perdindirindina, no! Il Consiglio comunale. A una studentessa chiedo dove originariamente era previsto che dovessero localizzarsi le aree per l'edilizia popolare. Stessa aria smarrita e allora traccio uno schema con un ipotetico nucleo insediativo originario, poi le zone di completamento urbanizzativo, poi le zone di prevista nuova urbanizzazione e domando: quali sono le zone di espansione? E il dito subito le corre ad indicare le zone non urbanizzabili ! Sbotto che mi verrebbe voglia di spaccarle la testa (almeno metaforicamente), ma poi penso che non è tutta colpa loro se hanno subìto un tale lavaggio del cervello: è ormai senso comune che le decisioni le contratta il Sindaco e che tutto il territorio è contrattabile a fini urbanizzativi ! Quanti illustri colleghi ormai la pensano così, a partire dai Campos, dagli Oliva, dai Mazza?
A proposito: che fine ha fatto tutta la dichiarata disponibilità delle forze politiche intervenute a Roma a luglio a tradurre lo schema elaborato da eddyburg in disegno di legge? Ne ho incontrato qualcuno di recente e le sue risposte mi sono parse quanto mai evasive !
Ti ringrazio. Condivido la tua amara indignazione, ma agli “illustri maestri” aggiungiamo gli egregi parlamentari, e i loro (nostri) partiti, che in nome dell’efficienza e della “governabilità” hanno distrutto i consigli e trasformato i sindaci in Cacicchi e i presidenti in Governatori. Per la legge, non so neanch’io che pensare: si vede che maiora premunt.
Caro Eddyburg, innanzitutto mi presento: sono un fresco laureato dell'Università di Torino (della Facoltà di Scienze Politiche). Avrei bisogno di una rapida consulenza su un progetto di studio e ricerca (che parla sostanzialmente di governance territoriale e istituzionali locali), da presentare per un bando di concorso, su cui sto lavorando. Ora vengo al dunque e le sottopongo quattro punti che ho cercato di sintetizzare:
1. Parto da una considerazione. Nell'ambito della dimensione sovracomunale, o meglio di area vasta di livello intermedio, mi pare si possa riscontrare, in Italia, una diffusa difficoltà a fare sistema. Certo, ci sono dei territori storici che fanno della propria capacità di proporsi in termini di attore collettivo un vero e proprio marchio di fabbrica: vedi i territori a forte configurazione distrettuale, istituzionalizzati anche con le normative sui distretti, che spesso successivamente hanno addirittura conquistato lo "status" di provincia (Prato, il Biellese, il Fermano, ecc...). Ma si tratta di esempi isolati. I risultati, fatti di luci ed ombre, che hanno contraddistinto e contraddistinguono l'esperienza dei Patti territoriali sono probabilmente un esempio pratico di quanto detto. Inoltre, entrando nell'ottica delle dimensioni provinciali, troviamo i casi delle costruzioni provinciali più ampie, dove possono sorgere difficoltà quando si parla di sviluppo locale o di interrelazioni territoriali.
La mia domanda è: questa visione è plausibile o è frutto di mie illusioni? Concludo il punto dicendo che in diversi Piani territoriali di coordinamento provinciale (uno su tutti, quello della Provincia di Torino) ho rilevato chiari riferimenti alle difficoltà i interrelazione tra Comuni, sia in termini di interrelazioni urbanistiche che di interrelazioni territoriali.
2. A proposito delle interrelazioni sovracomunali di carattere urbanistico, nel suo libro lei parla di piano regolatore intercomunale: ma quanta applicazione ha avuto in Italia questo strumento? Per quel che risulta a me davvero poco.
3. In generale, riallacciandomi al primo punto, mi pare di poter aggiungere che in Italia c’è poca propensione all'innovazione istituzionale. Esiste una certa tendenza a discutere (e discorrere) di riforme, magari di più o meno competenze da assegnare a questo o quel livello di governo, ma raramente si prende in considerazione il ruolo effettivo che si vuole dare ai governi locali, se valga la pena tenerli in vita come adesso, con dei ritagli rigidi che risalgono per gran parte all'epoca napoleonica e che costituiscono un importante elemento di path dependency, o se invece magari non sia meglio discutere di innovazioni da portare, iniziando dall'introduzione di un carattere maggiormente flessibile. Condivide? Le esperienze francesi, quali ad esempio le Communautés des Communes e .le Communautés d'Agglomération, possono essere considerate un buon esempio di innovazione istituzionale?
4. In conclusione, ovviamente ancora in relazione ai temi sopra accennati, ho notato una recente affermazione di Carlo Olmo (direi molto interessante), pubblicata all'interno di un editoriale del Giornale dell'Architettura, che lei ha ripreso sul suo sito: una sorta di invito al "superamento di autonomie locali oggi controproducenti: cosa intende(te)
Le rispondo alle quattro domande.
1. "Natura di cose altro non è che nascimento di esse",diceva Gian Battista Vico. Credo che la radice di ciò che lei individua sia nell'esasperato campanilismo cui la nostra storia ci ha condotto, oltre che nella debolezza dei "governi" sovracomunali. Credo che gli studi storici potrebbero aiutare molto a comprendere perché in certe aree si siano costruiti e permangano legami intercomunali forti.
I problemi però sono due. Da un lato, la debolezza dei governi "di area vasta", dall'altro lato, le resistenze all'autoaggregazione dei comuni. C'è un passaggio molto bello nell'articolo di Lunghini che ho inserito in eddyburg, dove parla dei danno che la concorrenzialità tra nazioni provoca. Credo che lo stesso ragionamento si possa fare per i comuni.
Comunque, credo che lei ponga l'accento si una questione molto seria e di grande attualità. A mio parere la proliferazione delle province, il loro indebolimento anche a causa di politiche regionali distorte, il mancato respiro politico che ha avuto l'attuazione di quella ottima legge che,per questi aspetti, era la 142/1990 debbano indurre a una riflessione seria. Nella quale non si getti il bambino con l'acqua sporca, ma si ragioni seriamente e razionalmente su ciò che è successo e ciò che non è successo.
Forse quello che a molti di noi appare come un'aberrazione,il proliferare di nuove province,è l'espressione del consolidarsi di "identità locali sovracomunali" che andrebbe colto e incoraggiato, magari in altri modi. Mi piacerebbe aprire la riflessione su eddyburg, e magari lo faremo. Ma bisogna in ogni caso partire dal percorso che è stato compiuto dagli anni 60 alla 142/1990: questa è stata il meditato punto d'arrivo di un'ampia sperimentazione,e aveva ragioni profonde che devono essere mantenute. Soprattutto tre: i problemi di governo del territorio richiedono,per essere affrontati correttamente, una dimensione locale superiore al comune; l'autorità di governo del territorio deve essere elettiva di primo grado (altrimenti ogni membro ne rappresenta solo una parte, e la lite tra le parti prevale su tutto); è necessaria una volontà politica centrale (il governo nazionale, i partiti) moltoforte e determinata, che sappia spendersi su questioni di merito e non solo di potere di parte.
2. La risposta alla seconda domanda è molto semplice: nessun piano intercomunale ha mai concluso il suo iter.
3. Per l'Italia direi che manca soprattutto la continuità nelle convinzioni politiche. Il significato della 142/1990 è stato dimenticato, da parte della politica, il giorno successivo all'approvazione: non è perciò mai diventata un traguardo politico, un impegno forte. Ugual fine avrebbe qualunque altra riforma della riforma.
Da questo punto di vista (e non tanto da quello delle specifiche forme istituzionali) il confronto con la Francia può essere interessante. So che in Francia si è partiti da un fortissimo centralismo, e che l'autorità centrale ha ancora un potere molto penetrante. So che c’è una direzione di marcia verso l'aggregazione dei comuni in aggreghazioni più vaste che prosegue da decenni, con costanza, intelligenza e risorse. E poi, c'è un'amministrazione molto efficiente e potente, che dirige ancor più di quanto facciano gli eletti. I quali a loro volta vengono molto spesso dalla pubblica amministrazione, forse più che dalle "libere professioni" (è una ipotesi non supportata da dati). C’è indubbiamente durata, efficacia e potenza all'amministrazione pubblica.
4. Per conto mio sono per il principio di sussidiarietà: quello “in salsa europea", non alla Bossi-Bassanini, per intenderci. Non "tutto ilpotere al livello pi basso", ma ogni decisione al livello che meglio può assumerla nell'interesse generale. Mi sembra che oggi, per riprendere un'antica espressione di Giulio Carlo Argan (quando divenne Sindaco di Roma) "l'Italia stia diventando un immenso campo di decentramento". E i prezzi si pagano: vedi le mille Monticchiello!
Gentile professore, amatissimo Eddy,
diverso tempo fa le scrissi, lei mi incoraggiò, mi suggerì contatti e io sono andata avanti.
Ho 56 anni, sono funzionario della Provincia di Roma nel settore Ambiente - Valorizzazione del Territorio - mi sto dedicando con tutte le forze al tentativo di limitare lo scempio, la distruzione irreversibile del quartiere in cui abito che sembra essere stato prescelto quale incubatoio di sperimenti dell'orrore.
La storia è complessa e viene da lontano, perfettamente inscritta in quel movimento di penetrazione speculativa e di inestricabile intreccio pubblico-privato degli ultimi anni. All'ombra di una amministrazione cittadina dal volto fiabesco, che da una generosissima cornucopia riversa vistosi interventi di attualissima governance, poteri bifronti attaccano e distruggono le ultime risorse del territorio urbano e spazi comuni.
Io non voglio cedere. Questa lettera è un appello disperato. Sono riuscita a formare un Comitato di cittadini, regolarmente accreditato presso il Municipio 2° (quello dell'Auditorium! il Municipio della Cultura lo chiama il nostro Sindaco) con oltre 200 appartenenti, per chiedere il rispetto della Variante delle certezze del Piano Regolatore (in un ettaro di bosco chiuso in mezzo alle case, dove sarebbero dovuti sorgere un nido e un centro sportivo stanno costruendo da 4 mesi un parcheggio temporaneo della durata di 20 mesi. Realizzato ancora solo in parte, che succederà dopo?..), per chiedere che il secondo Parcheggio di nove piani (tre interrati) che sorgerà a soli 500 metri non sia destinato, come è previsto, a fare da "attrattore" per gli esercizi commerciali della zona. La zona è la stessa dove sono in corso i cantieri per il prolungamento della linea metropolitana che qui avrà ben tre uscite. Ragionevolmente chiediamo allora di potenziare la circolazione pubblica perchè si avveri la circolazione integrata (mezzi pubblici elettrici, corsie preferenziali, piste ciclabili protette almeno lungo i percorsi delle scuole, conclusione dell'anello ferroviario morto a pochi metri da qui..)
Non posso rappresentare il degrado della zona, bisogna venirci: incroci con morti e feriti quasi tutti i mesi, mancanza di illuminazione, piccole discariche a cielo aperto perchè i cassonetti sono fatiscenti e gli anziani non riescono ad azionarli. Sporcizia, incuria, intasamenti, frastuono. E che vogliono fare? altri centri commerciali e parcheggi a pagamento. Perchè i privati rientrino dei loro investimenti e della smisurata spesa di oneri concessori pagati al Comune di Roma sembrerebbe giusto investire nelle opere che qualificano il bene collettivo, invece si sono dedicati ad allestire un inferno che non si capisce chi dovrebbe favorire.
Non mi voglio arrendere. Speravo che questo piccolo pezzo di città diventasse un laboratorio di buone pratiche..Si fa così e così...non facendolo dire ai servi della gleba che, si sa, non sono nè colti nè lungimiranti, ma agli architetti dal cuore buono. Facciamolo dire, ti prego - tu puoi farlo - a tutti quelli che sanno guardare oltre e non possono essere zittiti: ai Lancillotto, Galvano, Perceval dei nostri giorni.
Gli amministratori dovranno cedere, con un bel sorriso (la gente del Comitato e poi quei nomi così importanti e cari ai più..che fanno vignette che piacciono a tutti: Bucchi, Altan, che scrivono e piacciono a tutti: Stefano Benni, Michele Serra..e gli urbanisti, gli architetti. Pensa, caro Eddy, tante persone che si muovono e, anche da posti lontani, si concentrano per un po' su di un luogo che è il paradigma dei loro brutti sogni. Perchè proprio quello? E' un esperimento, se va bene lì, che cittadini, esperti al di sopra di ogni sospetto e un piccolo, ma fortissimo pool di quelli a cui "i media" guardano con approvazione/amore/simpatia, può essere replicato ovunque. Sarà vietato parlare di Governance, di buone pratiche e favole del genere. Sarà d'obbligo "fare", invertire le rotte, tirare i freni, nascondere e modificare operazioni di fantasiosa finanza pubblica ai danni del pianeta. POSSIAMO FARLO. Basta volerlo, o meglio basta che lo vogliano non i loschi feudatari, ma i luminosi cavalieri. Una volta erravano, nel senso che andavano in giro alla ricerca delle battaglie da ingaggiare contro il male. Quel male ha vinto, oggi è quasi dappertutto e non ci sono più donzelle. Siamo tutti paladini..
P.S. abbiamo ottenuto l'appoggio del WWF Lazio e di Italia Nostra nella figura del prof. Tamburrino
Che posso dire, se non auguri? Per la vostra iniziativa, per il vostro coraggio e la vostra tenacia, per l’esempio che date e che, speriamo tutti, sarà seguito da altri in modo sempre più vasto, diffuso, informato, consapevole, efficace. Grazie
Caro Eddyburg,
l'articolo di Settis, pubblicato oggi da "la Repubblica" e, in contemporanea, nel tuo/nostro sito, ripropone l'agghiacciante tema del silenzio assenso in materia di beni culturali. Ero convinto che questo fosse un argomento caro al centro-destra, così come l'indulto e altre faccenduole da casadellelibertà. Apprendo oggi che anche il centro-sinistra, da cui pure ci aspettavamo qualcosa di meglio, ama cimentarsi con le "ricette" tipiche del liberismo berlusconiano più spinto. Capisco che la politica è il regno del possibile e che ciò che era vero quando si stava all'opposizione può (?) non esserlo oggi, ma mi pare che si esageri!
Ti invio un feroce comunicato di Sauro Turroni, contro il silenzio-assenso. Sembra scritto oggi, vero? Sbagliato. E' del 3 maggio 2005.
Un abbraccio.
"Il silenzio-assenso torna a minacciare i beni culturali, paesaggistici e ambientali del nostro Paese. Con il solito colpo di mano, la lobby degli amici di chi manomette il BelPaese è tornata in campo e ha ripristinato all’interno del maxiemendamento sulla competitività il testo originario del silenzio-assenso, cancellando l’emendamento dei Verdi, approvato dalla commissione affari costituzionali. E’ una disposizione criminogena che, con la scusa di snellire le procedure, consentirà agli ‘Attila’ dell’ambiente di fare quello che vogliono impunemente. Ciò, purtroppo, riguarda moltissimi altri settori dell’attività amministrativa le cui autorizzazioni potranno essere ottenute grazie a compiacenti e non sanzionabili inosservanze dei tempi. Il silenzio-assenso, in particolare, torna a minacciare i beni culturali e paesaggistici. Avevo già espresso la mia contrarietà e spiegato nel dettaglio il motivo della gravità di tale norma. Un esempio: se io volessi curare un bosco, tutelarlo non avrei il silenzio assenso. Viceversa, se volessi tagliarlo o trasformarlo, non tutelarlo, ma manometterlo, ne avrei diritto. Già in commissione Affari costituzionali - prosegue l’esponente del ‘Sole che ride’ - era passata un mio emendamento. La mia modifica proponeva che il silenzio-assenso non si applicasse alle istanze relative ai beni culturali, ambientali e paesaggistici, naturalmente nel maxiemendamento - conclude Turroni - hanno pensato bene di far sparire la norma che avevo proposto e che era già stata approvata in commissione".
Sauro Turroni -
Mi chiamo Sergio Morozzi e mi vorrei complimentare per il vostro sito e per il lavoro di informazione e formazione qualificate che state svolgendo.
Io sono il coordinatore di una serie di sei comitati autonomi di tutela ambientale sorti negli ultimi anni a Bagno a Ripoli, Comune di prima cintura della zona sud di Firenze, famoso per la bellezza delle sue colline.
A nome dei comitati vi scrivo per rafforzare l'autorevole accusa che Alberto Asor Rosa ha indirizzato contro un modo di fare politica e urbanistica del tutto distruttivo come accade a Monticchiello, ma il fenomeno è esportabile in quasi tutti comuni ed in parte crediamo sia figlio dell'ICI, che costituisce la zecca dei comuni, ma soprattutto dell'intreccio tra affari e politica che ovviamente, nei piccoli Comuni, quando si verifica è immediatamente evidente.
Quanta demagogia abbiamo sentito noi di Bagno a Ripoli, del tipo: "si costruisce sulle colline per valorizzarle"; "case per le giovani coppie a 600.000 euro"; "per abbassare i prezzi del mercato" ecc..
Tutte queste non ragioni le risentiamo oggi, a difesa dell'insediamento di Monticchiello, dalla bocca dei vari sindaci che a turno, su vari giornali, accorrono, non senza interesse, in aiuto del loro collega di Pienza con la solita demagogia di far passare nell'opinione pubblica la convinzione dell'inderogabile necessità di scellerati interventi del genere palesemente figli non di bisogni ma da una speculazione camuffata, talvolta, come accade da noi, dall'essere convenzionata a cooperative.
La nascita dei nostri comitati si è resa necessaria soprattutto per contrastare interventi di edificazione consistenti in antichi borghi collinari come Villamagna, Osteria Nuova, Balatro, Baroncelli e la Fonte e per combattere molte assurdità e capziosità che accompagnano i regolamenti edilizio ed urbanistico.
Piani di paesaggio e quantomeno una contestualizzazione dei manufatti sono stati saltati a piè pari, anzi, Provincia e Comune si sono "accordati" per escludere i borghi suddetti dalle aree fragili, delle quali, secondo noi, costituiscono invece degli inclusi da tutelare in quanto facenti parte ormai della trama del paesaggio. Questi borghi, li hanno infatti perimetrati come centri abitati alla stessa stregua di altre grandi frazioni come Grassina o Antella escludendoli così da ogni tipo di tutela, facendone una sorta di porto franco dove sarà possibile fare di tutto.
Purtroppo noi non abbiamo un Asor Rosa che denunci questi scempi all'opinione pubblica e certi giornali come Repubblica non ci hanno certo aiutato e quando è accaduto è stato per caso.
Dall'intervista ad Alberto, recensita sul vostro sito, e dalle altre giustamente a confronto, traspare come anche un cittadino del suo calibro si ritrovi a recitare il ruolo di colui che è tenuto al margine di qualunque percorso partecipativo, salvo trovarsi di fronte le gru e domandarsi incredulo il perchè; quando ormai non si può fare più niente, perchè ovviamente tutto è orchestrato per essere formalmente ineccepibile, praticamente a prova di scempio e ricorso al TAR.
Neppure Alberto ha fatto eccezione, finendo così per sentirsi un po' come Renzo e Lucia, vittima di un sopruso, del quale nessuno sembra aver colpa: il sindaco di Pienza è in regola perchè la colpa è delle precedenti amministrazioni; per Riccardo Conti la Regione ha dato parere negativo per ben due volte a quel progetto, (ma quando c'era ancora la CRTA) e quindi non ne ha colpa ecc. ecc.
Insomma tra Bravi sindaci e tanti don Abbondio il nostro territorio lo stiamo consegnando a tanti don Rodrigo.
Così quando Asor Rosa ha posto questi problemi ci è sembrato finalmente che fosse arrivato Frà Cristoforo, tanto per restare a Manzoni, ma forse nel nostro caso neppure la Provvidenza riuscirà a vincere gli affari.
Non vorremmo pensare male, ma era chiaro a chiunque che concedendo tutto il potere di programmazione ai comuni questi avrebbero ovviamente utilizzato l'urbanistica per trarre dalla stessa vantaggi politici locali, in barba al territorio, anche se patrimonio dell'Umanità!
Scusate lo sfogo ma forse potreste seguire meglio le vicende dei nostri comitati andando sul nostro sito, dove sono scaricabili anche tutti numeri di un nostro foglio periodico: L'ALTRA CAMPANA che si stampa da 3 anni.
Ma a completamento della dialettica ed a chiarimento anche del nuovo PIT al quale Riccardo Conti fa riferimento qua e là, con la solita furbizia di considerarlo un antidoto al problema presente, ma che secondo noi si rivelerà poi peggiore del male, vi inviterei a seguire sulla rivista on line dell'IRPET ai seguenti indirizzi URL un epistolario intercorso tra noi e l'assessore che, dopo Monticchiello, pensiamo non si sia ancora concluso: www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1285, www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1272, www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1262.
A disposizione per ogni ulteriore chiarimento o contatto.
È molto interessante, e forse sarà anche utile, la molteplicità delle testimonianze che rivelano come Monticchiello non sia un caso isolato. Sempre più urgente diviene allora cercare di comprendere le cause. Queste sono certamente a livello nazionale (una finanza pubblica che sollecita i comuni a cercar di raccattar quattrini con la svendita del territorio, una stampa che non aiuta a comprendere ma si limita a “sbattere il mostro in prima pagina”), e sono a livello regionale. La democrazia è bella se ogni livello istituzionale fa il proprio mestiere. La mia impressione è che in Toscana si sia slittato sempre più verso un democraticismo di terz’ordine, che scarica sui comuni (l’anello più debole della catena che dovrebbe imbrigliare la speculazione) responsabilità che sono sue, salvo intervenire dall’alto quando ciò conviene a indeterminate strategie regionali. Mi sembra che la nuova legge urbanistica del 2004 abbia accentuato ancora questa tendenza, riducendo ancora il peso che la regione può e deve esercitare con strumenti trasparenti e coerenti (quelli della pianificazione, e accrescendo ancora le responsabilità e l’autonomia dei comuni in materie che trascendono le loro competenze. Ma su questo tema ritorneremo con maggiore ampiezza, perché ci sembra cruciale: non è affatto “questione da urbanisti”, perché è in primo luogo questione da cittadini.
Il “caso Grass”, esploso in questi giorni estivi in Germania, sembra molto chiaro e facile da spiegare. Uno scrittore molto famoso in tutto il mondo ha confessato, a quasi ottant’anni di essere stato combattente nella “Waffen-SS” di Hitler. Subito dopo la confessione in pubblico quest’uomo diventa per la maggioranza die giornalisti e per la classe dirigente del Paese una persona non grata. Da anni questi sono stati riflessi fissi in un paese come la Germania, che ha fatto insomma una forte prova di coscienza con la propria storia recente.
Ma la confessione di Guenter Grass ha disturbato molto sopratutto il popolo di sinistra, gli amici riformisti di Willy Brandt ed anche i sessantottini antifascisti, per esempio di Joschka Fischer, l’ex-ministro verde del governo Schroeder. Grass è stato da decenni un loro simbolo, quasi ‚il padre indiscusso’ dell’altra Germania perchè ha polemizzato sempre durissimamente contro la rimozione della storia nazista sopratutto fra i politici di Destra. Tutti sapevano che Grass non ha participato alla Resistenza contro il Nazismo e lui non ha mai tacito su questa tappa della sua biografia. Ma è anche vero che Grass finora non ha detto niente sulla sua breve esperienza come giovanotto nella Waffen SS, la parte più crudele ed aggressiva della “Wehrmacht”. Anche secondo tanti amici personali o intellettuali di Grass il suo silenzio su questo pezzo della sua biografia è stato un errore grave e difficile da capire.
Ma per il “popolo di destra” in Germania il Caso Grass è diventato subito una bella occasione per fare a pezzi tutti i valori antifascisti per quale Grass ha fatto tantissime battaglie con i suoi libri ed interventi politici. Insieme col bollore artificiale di un risveglio patriottico durante i mondiali di calcio, la caduta dell’icona antifascista Grass sta alimentando in Germania una nuova stagione della destra aggressiva, finora priva di un vero leader ed di un partito forte. Per respingere questa onda di anti-antifascismo serve anche attenzione dall’estero come ha dimostrato molto chiaramente per esempio Claudio Magris con la sua difesa dello scrittore Grass (v. Corriere della Sera, 19.8.2006). Magris non ha giustificato lo strano silenzio di Grass, ma ha difeso in modo convincente la sua opera letteraria ed anche la sua battaglia politica per un altra Germania civile, democratica ed aperta verso il mondo. “Il merito politico“ ha scritto Magris, di essersi battuto per questi ideali resta, a prescindere dai fantasmi che sino a poco fa gli hanno impedito di sbarazzarsi di quel peso”.
Per concludere, in Germania siamo molto sensibili, forse troppo, ai segni di nostalgia o quasi nostalgia per il “Terzo Reich”. Perciò – per venire all’Italia, che amo - la pubblicità "Terzo Reich" sulla homepage della Repubblica di questa settimana mi ha molto sorpreso. Naturalmente - almeno lo spero - non sono Nazi-Fascisti quelli che fanno questo pubblicità, ma secondo me c'e sempre una grande ambiguità. Recentemente ho visto in un Autogrill vicino a Verona bottiglie di vino con Hitler, Mussolini ecc. sulle etichette. “Quando le parole diventano irrilevanti cade un impegno politico” ha detto una volta Vittorio Foa. Ma un impegno politico cade anche quando i piccoli segni dell'indifferenza diventano irrilevanti.
Grazie della testimonianza e dell’amonimento. Qui il link all’articolo di Claudio Magris
Caro Edoardo, ho letto l'articolo tratto dall'Unità che hai pubblicato oggi e il cui breve commento induce a dare per avvenuto e scontato un cambio di marcia per quanto riguarda l'evasione fiscale e le politiche volte a una maggiore equità nella distribuzione della tassazione, secondo i principi costituzionali vigenti. Non so se il titolo su eddyburg sia tuo o del giornale (Signori evasori, è ora di pagare). Di certo il commento lo è: "finalmente si cominica a far pagare le tasse anche a chi non è lavoratore dipendente". Bhè, andiamoci piano con queste affermazioni e dare per scontato quello che scontato non lo è affatto. Anche perchè quel "si comincia" deve ancora prendere forma e dare frutti. Per ora resta inoppugnabile che sono i lavoratori dipendenti e i pensionati quelli che contribuiscono in maniera certissima a versare con solerzia e puntualità nelle casse dello Stato, quello che è stato deciso loro spettasse. Per il resto si vedrà, sempre che il governo sopravviva a se stesso. E qui le perplessità, altro chè se ce ne sono.
Poi sarebbe forse interessante andare a vedere sul sito dell'Associazione culturale finanzieri cittadini e solidarietà ( www.ficiesse.it) l'intero documento di cui l'articolo dell'Unità ne riporta un brevissimo brano. Allego il documento (Contribuenti per scelta) nella sua interezza per opportuna completezza dell'informazione. Anche perchè, a ben vedere, potrebbe uscirne un quadro, forse, ancora più fosco di quanto l'Unità mette in evidenza. Te ne riporto qui sotto gran parte del primo capitolo denominato "Il quadro".
Interessante, inoltre, è leggere dal sito i nominativi dei rappresentanti del popolo eletti alle camere del Parlamento nazionale che sono e sono stati iscritti all'associazione culturale ficiesse. Tutti deputati e senatori della Repubblica che, presuppongo, condividono l'operato dell'associazione culturale e quindi i documenti che da questa vengono elaborati. Non posso fare a meno di notare che tra costoro c'è una sfilza considerevole di eletti nelle liste del centro-sinistra, tra cui il Presidente in carica del Friuli e della striscia di Trieste.
Stando al taglio dell'analisi del documento in questione, mi pare sia possibile leggere tra le righe che se non ci fossero stati il PCI, la CGIL, ecc., l'Italia avrebbe avuto politiche fiscali più eque nei confronti del lavoro dipendente e più severe verso le altre fonti reddituali e di ricchezza tassabili in forma diretta e non. Insomma: è colpa dei comunisti e dei lavoratori dipendenti se in Italia si evadono e si eludono le tasse. Ergo vale il contrario: tolti i comunisti non ci sarebbe più alcun problema di tipo fiscale. Il fatto è che i comunisti non ci sono più da parecchio tempo. E allora come la mettiamo ? Che ancora è sempre e solo il lavoro che paga. Anche nell'era di Bertinotti alla presidenza della camera dei deputati.
Poi vedremo che fine farà la Turco (Do you remember Rosy ?), sempre che non parli con lingua biforcuta per rendere la pillola della sanità più digeribile. Cicchitto con infamia senza limiti ha espressamente chiamato i medici una elite, manco si trattasse di un corpo militare scelto. A questo siamo arrivati: alle elites. A proposito. Vi siete mai chiesti perchè nelle corsie degli ospedali d'Italia sia così improbabile trovare allettato e ammalato un ricco ? Eppure ci dicono che il nostro è un sistema sanitario di eccellenza (scusate la parolaccia). Forse non per i ricchi. Mhà !
Non modifico gli articoli dei giornali, a meno che non si tratti di un collage di due o più articoli. Non era il caso dell’articolo de l’Unità, e del suo efficace titolo. Ecco l’allegato proposto da Fatarella.
Une petite anecdote des temps d'aujourd'hui.
Le Ministère de la Culture qui vient d'emménager dans des locaux immondes construits à grands frais, à vendu deux hôtels du XVIII° siècle patrimoine de la nation au privé. Premier scandale.
Un de ces hôtels , aménagé à grands frais il y a quelques années, abritait la médiathèque du Patrimoine et les archives des Monuments historiques, dont le fonds Viollet-le-Duc. Ces archives sont à la rue et personne n'a de solution pour les reloger. Deuxième scandale.
Le Ministère de la Culture vient d'inaugurerer grands frais le Musée des Arts premiers (sic) qui abrite les collections du Musée de l'Homme que l'on a laissé pourrir. Troisième scandale.
Le dit musée est une boite en feraille oeuvre sûrement immortelle du petit marquis de l'architecture actuelle : Jean Nouvel.
Morale : on dépense des milliards pour réaliser un bâtiment inutile pour des oeuvres d'intérêt ethnographique secondaire et on met à la poubelle le fond d'un des plus grands penseurs et bâtisseur français.
J'attends avec confiance les prises de positions vengeresses et dénonciatrices des organisations révolutionnaires de la classe ouvrière
Une civilisation qui n'a plus confiance en ses valeurs est une civilisation condamnée.
Grazie Patrizio, traduco qui di seguito per i lettori di eddyburg che non leggono il francese.
Un piccolo aneddoto dei nostri tempi
Il Ministero della Cultura,che si sta trasferendo in locali immondi costruiti con ingenti spese, ha venduto due palazzi del XVIII secolo, patrimonio culturale nazionale, a dei privati. Primo scandalo.
Uno di questi palazzi, restaurato con ingeneti spese qualche anno fa, ospitava la mediateca dei Patrimonio culturali e gli archivi dei Monumenti storici, il fondo Viollet-Le-Duc. Questi archivi sono per strada e nessuno ha soluzioni per risistemarli. Secondo scandalo.
Il Ministero della cultura ha inaugurato, con ingenti spese, il Museo delle Prime (sic) Arti, che ospita le collezioni del Musée de l’Homme, che sono state lasciate a marcire. Terzo scandalo.
Il suddetto museo è una scatola di ferraglia, opera certamente immortale del marchesino dell’architettura attuale: Jean Nouvel
Morale: si spendono miliardi per realizzare monumenti inutili per opere d’interesse etnografico secondario e si getta nella spazzatura il Fondo d’uno dei più grandi pensatori e costruttori francesi.
Aspetto con fiducia le prese di posizione vendicatrici e di denunciadelle organizzazioni rivoluzionarie della classe operaia.
Una civiltà che non ha fiducia nei suoi valori è una civiltà condannata.
Sassari, 22 giugno - Se su eddyburg ci fosse uno spazio per le "brevi" questa notizia andrebbe lì, tratta fresca da La Nuova Sardegna di oggi ( può essere un’idea quella di lasciare uno spazietto per queste informazioni più leggere). Paolo Portoghesi lascia dopo tredici anni (ma qualcuno dice sedici)l'incarico della redazione del piano urbanistico di Nuoro. Lo fa con una lettera riservata, per motivi di salute, ma "con spunti critici", per le traversie del progetto che pare siano state davvero considerevoli. Ma quasi nulla trapela dei termini del dissenso. E poco o nulla rimane del suo lunghissimo impegno. Un disegno preliminare, pare, che sarà posto alla base delle successive elaborazioni da parte di chissàchi. Tutto da fare, quindi, dopo ben tredici (o sedici) anni nei quali nel mondo sono cambiate molte cose e anche a Nuoro tra cui tre o quattro sindaci. L'architetto studioso del barocco e del liberty - a Nuoro questi linguaggi sono pressoché assenti - aveva accettato di occuparsi della città barbaricina, di un caso di urbanistica del nostro tempo senza essersi mai dedicato prima, almeno così mi pare, alle spinose questioni della progettazione urbanistica.
Due gli interrogativi (ma ce ne sarebbero altri più strutturali). Uno riguarda la "grandissima sorpresa" degli amministratori nuoresi che potevano pure aspettarsi che prima o poi Portoghesi li avrebbe mandati a quel paese. L'altro riguarda Portoghesi che forse si poteva accorgere qualche anno prima che era il caso di lasciare perdere.
Scopriamo che Nuoro è uno dei molti comuni italiani che ancora pensano che pianificare il proprio territorio vuol dire affidare un incarico a uno studio professionale. Scopriamo che per 13 (o 16) anni nessuno,né il progettista né il sindaco né la giunga né la maggioranza né l’opposizione si sono preoccupati un gran che di programmare il futuro della città. C’èallora da aggiungere un altro paio di interrogativi, anzi, un dilemma: a) o il vecchio PRG va bene a tutti; b) oppure a Nuoro si pensa che un PRG non serve.
A proposito del consiglio per eddyburg, la homepage è già molto affollata; aggiungere una ulteriore rubrica peggiorerebbe la situazione. Ma la “posta ricevuta” può servire, come in questo caso,per brevi segnalazioni.
Caro Eddyburg, A proposito di Costituzione volevo raccontarti una cosa che mi ha un po' commosso. Sono stata a Sernaglia dai miei questo fine settimana, stanno bene, ma mio padre è veramente indebolito e stanco. Ha 85 anni, uno spirito sempre forte ma fisicamente molto provato. In cuor mio pensavo che non sarebbe andato a votare al referendum (alle provinciali non se l'è sentita, la stanchezza, associata ad una compagine politica di dubbio interesse lo ha fatto stare a casa), non gliene avrei fatto una colpa, anzi.
Invece ieri mi dice bisogna andare a votare e io dico certo e votare NO, al che mia madre interviene e dice: se non te la senti ma vuoi votare facciamo richiesta per votare a casa, e lui ha detto, non se ne parla nemmeno, andiamo noi. Che dire ... salviamo la Costituzione.
Laura, sono persone come tuo padre che hanno fatto l’Italia della Costituzione. Sono loro che la salveranno, per ciò che continuano a fare benché stanchi, e per quello che hanno saputo insegnare e continuano a insegnare
Giorgio Santilli in un Controcorrente sul tabloid del n. 21 di Edilizia e Territorio (29 maggio-3 giugno), rivista tecnica di settore del gruppo Sole/24 ore, giudica un errore la suddivisione del Ministero unico in quelli delle Infrastrutture e dei Trasporti, segnalando che essa “sarà lunga e faticosa e comporterà certi paradossi, come dare a Bianchi la vigilanza su Trenitalia e a Di Pietro la vigilanza su Rfi (e sulle Fs chi vigila ?)”.
Pertinente e puntuale osservazione di uno che evidentemente ha ben presente come stanno andando le cose: nei maggiori comuni italiani, da Torino a Milano a Roma a Napoli, Fs sta sottoscrivendo con le amministrazioni comunali protocolli d'intesa, accordi di programma e STU per il riutilizzo immobiliare dei sedimi ferroviari in dismissione che non solo spesso avviene senza una visione pianificatoria generale delle città, ma che rischia di condizionare la stessa azione delle società operative nel settore infrastrutturale. A Milano, ad esempio, Comune ed Fs concordano che la trasformazione ad uso edificatorio intensivo degli scali ferroviari in dismissione serva a finanziare il secondo Passante ferroviario, mentre le priorità del servizio ferroviario sono il potenziamento della Milano-Chiasso, come ramo italiano del sistema elvetico Trans Alp e la Gronda ferroviaria Malpensa-Orio al Serio. Ma, come appunto chiede Santilli, chi vigila su Fs?
Temo che lo "spacchettamento" delle competenze aumenti ancora quello che era già un vizio italiano: le trasformazioni del territorio come prodotto del sovrapporsi di scelte settoriali, la mancanza di una visione d'insieme, la conseguente prevalenza di interessi aziendali (e immobiliari) nelle concrete decisioni. Speriamo che arrivi presto una buona legge che introduca il criterio olistico della pianificazione come metodo generale per le decisioni sul territorio. E che mano mano si formi anche una cultura adeguata.
Stimato prof. Salzano,
avendo avuto notizia della lettera inviatale su Eddyburg.it da Andrea Laterza intitolata "Progettati nuovi ecomostri a Mola di Bari", gradirei renderle noto che, in merito anche alla sola affermazione che «alcune associazioni ambientaliste, sebbene informate dei fatti, una volta appurato che trattasi di amministrazione di centro-sinistra hanno preferito non "compromettersi"», quanto riferito non corrisponde al vero. L'Amministrazione comunale, è vero, ha già da tempo provveduto a un confronto forte e continuativo con le associazioni ambientaliste per uno scambio di mutua crescita, non solo a livello locale.
Nello specifico, già nel 2004, ho provveduto a incontrare gli esponenti della segreteria nazionale di Legambiente per spiegare le reali idee e gli interventi previsti dal Progetto Bohigas, in particolare da realizzare con fondi Urban II, e in generale su tutto il processo di pianificazione in atto affidato da tempo al Dipartimento di architettura e urbanistica del Politecnico di Bari, nella persona della prof.ssa Angela Barbanente ieri, ed oggi nella persona del prof. Dino Borri. Lo stesso Laterza, infatti, aveva segnalato «presunti scempi» agli organismi nazionali di Legambiente ponendo anche in cattiva luce i responsabili locali dell'associazione con le medesime argomentazioni che ha sottoposto a lei. Legambiente in un eloquente comunicato stampa del 28 Settembre 2004 (che le accludo di seguito per intero) sottolinea:
“Abbiamo sollecitato quest’incontro – ha dichiarato Edoardo Zanchini, della segreteria nazionale dell’associazione – per dar seguito ad una segnalazione da parte di un esponente di Mola Democratica su presunti scempi ambientali che si starebbero consumando sul territorio. In realtà i documenti che ci ha presentato l’amministrazione comunale e il confronto che ne è seguito hanno ridimensionato considerevolmente l’allarme su presunti progetti di cementificazione che ci sono apparsi quanto mai ipotetici e ben lungi dall’essere realizzati. Abbiamo apprezzato inoltre – continua l’esponente dell’associazione – lo spirito dell’amministrazione comunale che ha voluto sgombrare il campo da ogni dubbio mettendosi a disposizione per un sereno e pacifico confronto sulla politica urbanista della città. Per parte nostra continueremo a vigilare e a pretendere uno scambio continuo con gli amministratori di Mola di Bari per arrivare alla definizione di progetti a basso impatto ambientale e partecipati e condivisi con tutta la cittadinanza”.
Vorrei sottolinearLe, inoltre, che nel comunicato
“ Legambiente [...] deplora la continua azione irridente e vessatoria del consigliere Laterza [oggi ex], esponente di Mola Democratica, nei confronti di Legambiente e in particolare della presidente del circolo locale [...] non siamo disponibili a fare da cassa di risonanza per dare voce a vicende personali o a livori contro questo o quell’amministratore per ragioni che non c’entrano niente con i nostri obiettivi associativi. Abbiamo potuto verificare infatti che più che di un allarme reale la denuncia del sig. Laterza è una sorta di processo alle intenzioni intrecciato con motivazioni di carattere squisitamente personale che poco hanno a che vedere con le ragioni di tutela dell’ambiente”.
Mi metto, infine, a Sua completa disposizione per chiarire ogni ulteriore questione in ordine ai «presunti scempi» riportati nella lettera.
Con l'occasione Le porgo i miei più cordiali saluti e le rinnovo la più profonda stima.
Mola di Bari, 23/05/06
Il Sindaco Nico Berlen
Caro Sindaco, la ringrazio molto per le sue precisazioni e assicurazioni. Devo dire che non mi tranquillizzano molto i testi di Legambiente. Non sempre concordo con questa associazione (per molti versi benemerita), e sono stato in aperto dissenso almeno in due circostanze rilevanti: il sostegno acritico all’eolico e alle sue installazioni, e la difesa dell’intervento illegittimo griffato Niemeyer a Ravello. Né mi tranquillizza la documentazione che mi è stata inviata da Andrea Laterza, che conferma un approccio di Oriol Bohigas alla pianificazione che a me sembra del tutto distorto, come accade quando si cerca la qualità dei luoghi attraverso pesanti e immotivate immissioni di calcestruzzo.
La sua lettera, il suo tono, e i collaboratori che ha scelto mi lasciano comunque sperare che le scelte del piano urbanistico saranno coerenti con le intenzioni che la sua lettera esprime e che hanno animato, ritengo, anche la preoccupazione di Andrea Laterza, nei cui confronti non ho motivo di condividere i sentimenti espressi da Legambienta e da lei riportati.
Le sarò grato se vorrà darmi cenno dei documenti ufficiali del piano, e aiutarmi a conoscerli.
Gentile Eddyburg, Una villa romana d'epoca augustea è tornata alla luce durante gli scavi preventivi la costruzione di un Piano di Zona a Castelverde-Lunghezza (estrema periferia est - Municipio VIII - Roma). Pavimenti intatti con suggestive geometrie di mosaici dai vividi colori rosso e marrone, una grande cisterna, degli impluvia (vasche di raccolta dell'acqua), un centro termale, stanze, magazzini, la testa di una statua dell'imperatore Augusto e un tesoro di decine di monete d'oro e d'argento. Meraviglie di duemila anni svelate dopo secoli di oblio, che parlano dell’antica vocazione agro-alimentare della campagna romana orientale, con le sue ville-fattorie ove si ammassavano e conservavano le derrate per rifornire la capitale imperiale con il suo milione di abitanti. Ville non dell'ozio come quelle tuscolane o tiburtine, ma del lavoro. Vere e proprie tenute dell'antichità dove tuttavia i signori non rinunciavano a dar risalto alla propria posizione con sontuose architetture, sculture e preziose decorazioni.
Il funzionario della Soprintendenza Archeologica dott. Musco intervistato dopo il ritrovamento ha ricordato che nella stessa zona pochi mesi fa sono state rinvenute delle tombe neolitiche di 3500 anni e che qui come si scava si trova qualcosa d'importante.
E si scava tantissinmo in questa periferia orientale di Roma un tempo vocata all'agricoltura, alla pastorizia e all'arte ed oggi al cemento armato (curiose evoluzioni della storia). "I soldi messi a disposizione - dice Musco - per i sondaggi archeologici sono finiti e così l'importante ritrovamento dovrà essere di nuovo interrato. In questo modo almeno si avrà la certezza della sua conservazione.”
Non a noi dunque, ma a civiltà più evolute spetterà di rinvenire le bellezze della storia e di farne la propria ricchezza, spazzando via le brutture impresse da barbarie urbanistiche di passate amministrazioni che furono molto preoccupate della crescita del PIL e poco della distruzione del paesaggio.
Artificieri e riciclaggio calcinacci saranno i soli comparti pesanti di un'economia mossa prevalentemente da energie pulite. Agricoltura biologica, informazione libera, mobilità pubblica, commercio equo e solidale, musica, arte e storia (giornate della memoria ammoniranno sugli errori del passato)…Il PIL sarà più basso, ma la QUALITA’ DELLA VITA più alta.
”Di questi tempi fare il soprintendente all'archeologia di Roma è un'esperienza frustrante", si lascia sfuggire Musco.
Siamo sicuri che interrando queste magnifiche testimonianze della storia e dell’arte “si avrà la certezza della sua conservazione”?
Egregio Salzano, innanzitutto, voglio complimentarmi con Lei per le battaglie che conduce al servizio di un'urbanistica a servizio della collettività, per la passione che la anima e per il suo notevole prestigio che mette a disposizione di chi non ha voce.
Le scrivo da Mola di Bari, un comune di 26.000 abitanti a sud di Bari, sulla costa, come rappresentante del movimento "Mola Democratica" aderente al “Coordinamento per la difesa del patrimonio culturale e contro le devastazioni ambientali”, promosso da associazioni e cittadini di Bari, Bitonto e Mola.
Le allego un file dal quale potrà evincere quale attacco una "certa" urbanistica intende portare alla struttura urbana di Mola di Bari con il c.d. "Progetto Bohigas". Nel file si rimanda ad allegati che non posso inviarle per e-mail perchè troppo voluminosi (e che comprendono gli elaborati di Oriol Bohigas) ma che posso spedirle con un CD al suo indirizzo.
Peraltro, si renderà facilmente conto della filosofia che impronta il progetto attraverso il file che riporta la premessa dell'arch. Bohigas alle tavole del progetto (per la verità non si tratta nemmeno di un preliminare, ma di un'idea progettuale come lo stesso Bohigas l'ha definita in occasione della sua presentazione qui a Mola nell'ottobre 2004). Tuttavia, è un'idea progettuale all'insegna della più spinta "deregulation" urbanistica, se è vero, come è vero, che essa prevede alcune idee dirompenti riportate già in un precedente ragguaglio urbanistico di Bohigas. E cioè:
1) per il fronte mare nord e Piazza XX Settembre: stravolgimento della fisionomia della piazza centrale del paese, sia negli arredi che nella pavimentazione (granito e porfido) che nella piantumazione che nella viabilità (realizzazione di un asse stradale a scorrimento e di un enorme parcheggio interrato);
2) Per il fronte mare sud: previsione (non ancora a livello di elaborazione progettuale come per il fronte mare nord, ma esplicito nella ricostruzione al computer effettuata dallo studio Bohigas e che allego) di 200.000 metri cubi di cemento per abitazioni e strutture alberghiere sul fronte di un previsto (anch'esso da Bohigas) porto turistico, peraltro con l'elevazione alla radice del molo di chiusura del molo di levante del porto di un grattacielo (Punta Perotti va giù e Bohigas li tira su!!!).
Ma altre emergenze e minacce incombono su questo comune amministrato dal 1996 da un centro-sinistra dal quale abbiamo preso le distanze da tempo (pur continuando a rimanere ovviamente fedeli ai nostri ideali da aver votato e fatto votare per l'Unione di Prodi alle politiche), tanto esso è lontano da scelte urbanistiche al servizio della collettività.
Infatti:
1)project financing per adibire un capolavoro del barocco settecentesco pugliese (Palazzo Roberti) a struttura alberghiera.
2) è stato approvato un Piano di Recupero Urbano (PRU) per un disastrato quartiere periferico che non prevede risanamenti e recuperi dell'esistente, ma aggiunta di nuove volumetrie su aree destinate dal PRG ad attività collettive: inutile dire che le nuove volumetrie verranno immesse sul libero mercato.
3) sulla costa a sud, nella frazione balneare di Cozze è prevista una lottizzazione che porterà all'edificazione di oltre un ettaro e mezzo direttamente sulla costa, in una delle poche zone libere rimaste, e di oltre nove ettari e mezzo immediatamente al di là della litoranea, contribuendo alla distruzione definitiva della fascia costiera.
Infatti, va sottolineato come dal 1995 sia sotto sequestro giudiziario una vasta zona sul litorale a nord di villette costruite con lottizzazione abusiva (c'è stata la sentenza penale di condanna per costruttori, tecnici e proprietari in primo grado con ordine di abbattimento e di confisca dei suoli e passaggio al Comune, ora si è in appello): alcune di queste costruzioni sono pressocchè piantate sugli scogli. Inoltre, un vecchio stabilimento oleario giace in disfacimento (con residui di amianto) sulla costa sud direttamente sul mare.
4) è in preparazione il P.U.G. che sostituirà il PRG vigente e già si annunciano nuove massicce espansioni urbanistiche nonostante manchi del tutto un Piano di recupero del centro storico.
5) la Giunta Regionale ha previsto in una zona agricola, in cui insiste già da oltre 20 anni una grande discarica per RSU su cui si hanno fondati sospetti di inquinamento della falda acquifera, la realizzazione di un impianto per produzione di CDR con la creazione di un’ulteriore discarica di servizio per l’ATO BA/5 (che raggruppa 21 Comuni del sud-est barese) e la probabile implementazione di un termovalorizzatore.
Infine, è da sottolineare che il Comune di Mola, pur avendo beneficiato di fondi comunitari Urban nel 2001 (il Piano Bohigas rientra in questa linea di finanziamento), continua a rimanere uno dei paesi economicamente più depressi della provincia e della regione come è provato dalla totale assenza di attività produttive (sebbene esista un'ampia infrastrutturazione risalente agli anni '90 realizzata con la legge n.64/86 e mai utilizzata, peraltro con un edificio per centro direzionale abbandonato e in stato di avanzato degrado) e come testimoniano costantemente i censimenti Istat e, più di recente, il rapporto 2005 sul PIL della Puglia dell'Osservatorio regionale Banche-Imprese di Economia e Finanza: http://www.bancheimprese.it/public/allegati/Pil%20Puglia2005.pdf
Nonostante questi dati statistici, che si traducono concretamente in un'elevatissima disoccupazione e una forte ripresa dell'emigrazione, domina una forte lobby politico-edilizia che è riuscita a far attestare i prezzi delle nuove abitazioni anche oltre i 300.000 euro per appartamenti da 90 metri quadri, in periferie prive di servizi e spesso senza le più elementari urbanizzazioni.
Egregio Salzano gradirei ricevere un Suo commento e alcuni consigli su come poter operare concretamente e con adeguati strumenti tecnico-legali per il bene comune in una situazione così difficile, tenuto conto che alcune associazioni ambientaliste, sebbene informate dei fatti, una volta appurato che trattasi di amministrazione di centro-sinistra hanno preferito non "compromettersi". L'unica forma organizzata che sembra produrre qualche risultato è l'aggregazione spontanea che ha dato vita al “Coordinamento per la difesa del patrimonio culturale e contro le devastazioni ambientali”, promosso da associazioni e cittadini di Bari, Bitonto e Mola. Tuttavia, è difficile superare il muro di gomma eretto dalla stampa e da associazioni ambientaliste e dai referenti dei partiti del centro-sinistra nelle sedi provinciali e regionali.
Mi scuso per la lunghezza dello scritto. Nell'attesa di un Suo cortese riscontro, invio cordiali saluti.
La ringrazio molto per le sue informazioni. I documenti e le immagini che mi ha inviato preoccupano molto, e testimoniano il fatto che il territorio è visto troppo spesso, anche a sinistra, uno strumento da impiegare per uno “sviluppo” misurato in termoi di metri cubi di cemento armato (e di crescita della rendita immobiliare) e non un insieme di risorse da impiegare con parsimonia nell’interesse dei cittadini di ogi e di quelli di domani. Poi si piangono lacrime ipocritepergli Ecomostri!
Credo che in una situazione quale lei la descrive e documenta non sono percorribili strade diverse da quelle che Mola democratica si propone: denunciare, documentare, criticare e proporre, cercando di ampliare il fronte della critica e dell’opposizione a chi malgoverna il territorio.
Caro Eddyburg, la presentazione del Libro “ la controriforma urbanistica “ è andata molto bene , gli organizzatori erano soddisfatti , perché nonostante la processione della Madonna delle Olivette , c’era la sala piena e sino a mezzanotte e oltre ci sono stati interventi. Cristina è stata chiara , disponibile e estremamente paziente. Il sito di Eddyburg è stato più volte citato e il presidente del circolo ha invitato tutti presenti a visitarlo per approfondire gli argomenti della serata .Spero che vogliano e si possa continuare in questo senso. Bene .Vedi tutto è partito da te . Per questo e per ben altro ti invio anche quest’anno il mio piccolo contributo per sostenere EDDYBURG
Determina N. 2/2006
PREMESSO.
Che “Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti. “
Che "L'importante è non smettere di fare domande"
Che "La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso"
CONSIDERATO CHE
“È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione”
CONSTATATO CHE "
La prima necessità dell' uomo è il superfluo"
ATTESO CHE
"La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre."
DATO ATTO CHE
"Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna"
VERIFICATO CHE :
"Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero"
VISTO CHE
"Non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato."
DETERMINO
1- di reiterare la determina del 2005
2- di applicare una penale di 10. Euro per la mancata presentazione della promessa visita guidata a Eddyburg
3- di dare sempre e comunque mandato a eddyburg
FIRMATO: il responsabile della lettera
Carlamaria Carlini
Grazie, per le notizie, per il contributo e, soprattutto, per la determina. Comunque i lettori continuano ad aspettare la tua Visita guidata.
Diversamente da lei, caro urbanista marinaio così legato alla sua terra, io, per poter fare il mio lavoro, per voler fare il mio lavoro, il nostro lavoro, mi muovo nomade di luogo in luogo, di città in città, rapportandomi con realtà diverse ma in fondo molto simili: comune denominatore delle mie esperienze è la difficoltà di “convincere” – come dice lei – e muovere verso “livelli di qualità di vita migliori” – sempre usando le sue parole – quelle persone che sono coinvolte dal nostro mestiere, da chi ne è portatore di interessi a chi questi interessi li subisce.
Questa difficoltà non è incapacità di addomesticare, o di essere addomesticato – utilizzando la sua fantasiosa metafora – ma, peggio, è mancanza di civitas. Lei correttamente sottolinea nel significato della parola il luogo in cui “i cittadini per primi sono attori locali interessati alla ricerca di modi di sviluppo di tutela dell'ambiente e salvaguardia dei patrimoni”; mi dica in quante occasioni ultimamente lei ha potuto constatare questa partecipazione …
Forse il primo ostacolo alla pianificazione è far capire a chi la fa, perché eletto dal popolo e perché ne è coinvolto (i cosiddetti stakeholders), che cosa è. Non è possibile far fare urbanistica solo agli urbanisti, quindi importante è “insegnare” l’urbanistica a chi, per una ragione o per l’altra, gestisce il territorio. Non è addomesticamento, ma insegnamento.
Questi mondi civili non sono un miraggio – come dice lei – ma vanno costruiti pian piano, con pazienza. Ed è compito nostro, di noi urbanisti, insegnare e costruire: non è una missione, è un compito. Se lei perde energie e volontà saremmo sempre meno “insegnanti” …
Una collega
PS: In questo mio nomadismo il romanzo di Cervantes è una delle prime cose che metto in valigia.