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© 2022 Eddyburg

Povero Costa, nessuno più di lui può capire quante amarezze riserva la politica. Marcato a vista dalle componenti più a sinistra della sua coalizione, è assillato dal pericolo di aprire bocca per non essere clamorosamente smentito. Deve essere duro per il sindaco sapere di non poter decidere e doversi guardare alle spalle ogni volta che parla, ma è molto più triste per i veneziani sapere che la propria città è guidata da un gruppo di litigiosi cittadini di Babele divisi su tutto: su quello che c’è da fare, su cosa si deve fare e come farlo, chi deve decidere di fare.

E’ ciò che sta accadendo clamorosamente per la sublagunare: un progetto utilissimo a Venezia per velocizzare i trasporti penalizzati dai mezzi acquei e combattere il noto ondoso. Il cuore del centro storico verrebbe collegato non solo con la terraferma, ma con l’alta velocità europea. Il ministro Lunardi ha creduto di fare un grande regalo ai veneziani, mettendo a disposizione del sindaco questa opportunità.

Costa come avrebbe potuto dire di no al Governo? Ha fatto l’accordo, ne sono sicuro, con il terrore di dover poi guardare in faccia gli alleati. Qualche ora di tempo e la bomba è esplosa. «Il sindaco dice bugie», «Ha superato il segno. Un comitato contro la sublagunare», «Una presa per i fondelli», «Costa perde la maggioranza». Gli autori di queste frecciate fanno parte della maggioranza di giunta. Perché meravigliarci, non è successa la stessa cosa per il Mose? Costa non è a capo di una coalizione, ma di un gruppo di animatori di un «teatrino della politica» che da troppo tempo mette in scena le imprese di un sorta di samurai a tre teste, una riformista, l’altra postcomunista, la terza verde e comunista, che combatte tutto e tutti, in particolar modo contro la difesa della città e il suo progresso. Di fronte a qualsiasi progetto, inconsciamente il samurai, come fosse caricato a molla, lancia fendenti verso ogni direzione, senza risparmiare la testa di Costa, che è il sindaco di Venezia e il capo della maggioranza per cui dovrebbe governare la città e risolvere i suoi annosi problemi, come l’aveva promesso quando ha chiesto il consenso elettorale.

Il samurai non si pone problemi politici, né morali di dover onorare il voto dato imprudentemente dai veneziani al centro sinistra. Non si rispetta certo la volontà popolare negando ogni prospettiva, ogni richiesta, ogni speranza. Non è forse così che opera l’Amministrazione comunale sotto gli occhi di tutti? Il mondo vive trasformazioni straordinarie: la Cina sta diventando una potenza, l’India la segue, la Spagna ci sta sorpassando, la Grecia compie passi da gigante, alcuni Paesi della sfera sovietica hanno assunto trend di crescita eccezionali, l’Oriente rischia di mettere in crisi il nostro sistema produttivo anemico di tecnologia, e tutto questo perché hanno deciso di guardare avanti e di porsi come obiettivo lo sviluppo, di agganciarsi alla formidabile forza trainante della modernizzazione.

Per Venezia cosa sta facendo il centrosinistra? Chiude gli occhi, si tappa naso e orecchie e sventola la bandiera del populismo, esalta la politica che rifiuta le idee, combatte ogni energia e sforzo innovativo. Gli anni del centrosinistra hanno lasciato dietro di loro una strada lastricata di lapidi: sotto ognuna di esse riposa non in pace un’occasione persa, un «no» categorico e violento, un rifiuto a metabolizzare l’aria impetuosa del rinnovamento che spira da ogni lato e abbatte chi osa contrastarlo.

Ricordate quando hanno bocciato l’Expo che dissero i rosso verdi? «Faremo quello che avrebbero voluto realizzare con l’Esposizione Universale». Risultato: Siviglia e Hannover hanno intanto goduto uno sviluppo sorprendente dai loro Expo, noi a Venezia, rimasta senza, cosa abbiamo realizzato? Il gruppo consiliare della Casa delle Libertà ha chiesto la convocazione di un consiglio straordinario e le dimissioni del sindaco. Una volta si faceva così: quando il capo dell’amministrazione era clamorosamente sfiduciato se ne andava a casa. Costa che fa? Si appella alla città!

Siamo a un nuovo atto del «Teatrino della politica», non decoroso per un primo cittadino che deve difendete il prestigio di suo alto incarico istituzionale, perché sul palcoscenico dei teatri popolari sono soliti esibirsi i saltimbanchi. La città ha sbagliato a legittimare questa giunta, ma ora sembra troppo. I veneziani, anche i più pazienti, si ricorderanno di tutto questo e sapranno valutare l’attaccamento che la Casa delle Libertà ha per Venezia, che dimostra difendendo il progetto della sublagunare e dando il via, con un’iniziativa della Regione, al Passante di Mestre, anche questo fortemente contestato dai rosso-verdi.

Noi ci siamo assunti l’impegno di governo il Paese puntando sulle grandi opere e le stiamo realizzando, come lo si può constatare a Venezia con il Mose e il Passante. Ma non ci fermeremo qui: in alternativa al «fronte del no» rappresentato tenacemente dalla sinistra, ci proporremo alla guida di Venezia con un pacchetto di grandi interventi e di importanti innovazioni, che riguarderanno anche la sublagunare. Una risposta concreta alle necessità dei cittadini, e delle attività artigianali e commerciali

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