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Con la vittoria di Francesco Pìgliaru, eletto presidente (non "governatore") della Sardegna gli elettori dell'Isola hanno sconfitto il progetto di cementificazione delle coste illegalmente promosso dal vicerè di Berlusconi. Il lavoro del nuovo Presidente sarà difficile ma potrà contare sul sostegno che gli daranno quanti amano, in Sardegna, in tutt'Italia e nel mondo intero, la ricchezza del patrimonio culturale e paesaggistico che l'Isola custodisce

Ricordare solo la metà della storia può aiutare la peggiore politica, ma non aiuta a cercare la verità. Eppure è ciò che accade anche quest'anno se gli italiani dimenticano, nel giorno della memoria, che le prime vittime sepolte nelle foibe furono i martiri sloveni uccisi dai fascisti italiani. Rinviamo all'ampia documentazione raccolta nella nostra cartella Italiani brava gente, e in particolare agli articoli degli storici Enzo Collotti (11 febbraio 2007), Giacomo Scotti (13 febbraio 2007), Claudia Cernigol (27 febbraio 2005) e dai giornalisti Simonetta Fiori (3 maggio 2005) e Corrado Staiano (4 febbraio 2005)

Ricordiamo tutto della nostra storia, il bello e il brutto. E ricordiamo, a proposito del brutto, anche la parte che abbiamo fatto dimostrando che non sempre gli italiani sono "brava gente". Nè ieri, nè oggi.

La incontravo spesso venendo a Roma e ne apprezzavo la ricchezza di attenzioni anche agli aspetti umani delle relazioni. Bruna, mia moglie, sorrideva quando mi passava le sue telefonate, immancabilmente in orari che ci coglievano negli spazi sereni del ritorno a casa, quasi fosse una di famiglia che, quando viene a trovarti, metti al tavolo con quello che c’è.

Ho scritto un libro con lei sulle 35 ore e la riduzione dell’orario di lavoro in cui c’era tutta l’esplosione di gioia per la possibilità di riappropriarsi di uno spazio di vita, di ambiente restituito alla riproduzione e alla rinnovabilità, di convivialità meritata. Carla era molto bella anche dopo gli ottant’anni: il che faceva sperare a tutti gli estimatori di non invecchiare mai. Non accomodante, ma gentile, non settaria, ma rigorosa, dialogante, ma irriducibile nelle sue convinzioni. Credo sia appartenuta ad una generazione che era in grado ancora di trasmettere a quelle successive: ora se ne va, leggera, senza vivere il dramma della mia generazione che viene “rottamata” perfino dagli amici, prima che dagli avversari. Carla mi ricorda Laura Conti, seppure nella profonda diversità di esperienze, carattere, rapporti con l’eresia in politica. Laura ci è rimasta compagna di viaggio, come lo sarà indubbiamente Carla.

Ti vediamo sorridente anche in questo momento triste. Ma, come per Bruna, a cui tu eri affezionata e di cui ti addolorava la morte, “la vita non finisce mai”. Mario

Carla Ravaioli è andata via. Rimane tra noi con ciò che hascritto e ci ha insegnato, e ha condiviso con noi. Continuiamo il lavoro chelei ha iniziato quando ci ha raccontato perché (percorriamo i titoli di alcuni suoi libri) “unmondo diverso è necessario”, e perché spetta a noi renderlo anche possibile: unmondo basato su un’economia diversa daquella della “crescita”, una società dove“ambiente e pace” siano obiettivi di “una sola rivoluzione".

Qui le opinioni di Carla Ravaioli per eddyburg. E qui la notizia della sua morte, con il video di un suo recente intervento

Secondo la lettura della rubrica mattutina di Radio 3 le pime pagine dei giornali di oggi sono dominate da eventi rappresentativi di due caratteristiche degli italiani di oggi che non riesco a sopportare: il razzismo facinoroso e violento, ben espresso ieri dal colonialismo e dal fascismo, ieri dall'aggressioni quotidiana di un'italiana dalla pelle scura, il berlusconismo, grazie al quale il nostro paese ha cominciato ad allontanarsi dalla democrazia, espresso sul terreno della politica l'altro ieri dal salvataggio del Cavaliere da parte di D'Alema, ieri dalle "larghe intese" di Napolitano, e oggi dalle mosse astute del loro emulo Renzi

Per ricordarlo, ascoltiamolo mentre legge "l'infinito", di Giacomo Leopardi

«All'ordine Facite Ammuina:

tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa
e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann' bascio
passann' tutti p'o stesso pertuso:
chi nun tene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à".
N.B.: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. »

traduzione in lingua italiana:

All'ordine Facite Ammuina,

tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa
e quelli a poppa vadano a prua;
quelli a dritta vadano a sinistra
e quelli a sinistra vadano a dritta;
tutti quelli sottocoperta salgano sul ponte,
e quelli sul ponte scendano sottocoperta,
passando tutti per lo stesso boccaporto;
chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là.


il manifesto, 22 dicembre 2013

Al Pre­si­dente della Repub­blica, Gior­gio Napolitano, Al Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri, Enrico Letta, Al Pre­si­dente della Com­mis­sione Euro­pea, José Manuel Barroso. Al Gover­na­tore della Banca Cen­trale Euro­pea, Mario Draghi

La crisi dura ormai da sei anni. Inne­scata dalla povertà di massa figlia di trent’anni di neo­li­be­ri­smo, esa­spera a sua volta povertà e disu­gua­glianza. Mol­ti­plica l’esercito dei senza-lavoro. Distrugge lo Stato sociale e sman­tella i diritti dei lavo­ra­tori. Com­pro­mette il futuro delle gio­vani gene­ra­zioni. Pro­duce una gene­rale regres­sione intel­let­tuale e morale. Mina alle fon­da­menta le Costi­tu­zioni demo­cra­ti­che nate nel dopo­guerra. Ali­menta rigur­giti nazio­na­li­stici e neofascisti.

Con­ce­pita nel segno della spe­ranza, l’Europa unita arbi­tra della scena poli­tica con­ti­nen­tale rap­pre­senta oggi, agli occhi dei più, un potere ostile e minac­cioso. E la stessa demo­cra­zia rischia di appa­rire un mero simu­la­cro o, peg­gio, un peri­co­loso inganno.

Per­ché? È la crisi come si suole ripe­tere la causa imme­diata di tale stato di cose? O a deter­mi­narlo sono le poli­ti­che di bilan­cio che, su indi­ca­zione delle isti­tu­zioni euro­pee, i paesi dell’eurozona appli­cano per affron­tarla, in osser­vanza ai prin­cipi neoliberisti?

Noi cre­diamo che quest’ultima sia la verità. Siamo con­vinti che le ricette di poli­tica eco­no­mica adot­tate dai governi euro­pei, lungi dal con­tra­stare la crisi e favo­rire la ripresa, raf­for­zino le cause della prima e impe­di­scano la seconda. I Trat­tati euro­pei pre­scri­vono un rigore finan­zia­rio incom­pa­ti­bile con lo svi­luppo eco­no­mico, oltre che con qual­siasi poli­tica redi­stri­bu­tiva, di equità e di pro­gresso civile. I sacri­fici impo­sti a milioni di cit­ta­dini non sol­tanto si tra­du­cono in indi­genza e disa­gio, ma, depri­mendo la domanda, fanno anche venir meno un fat­tore essen­ziale alla cre­scita eco­no­mica. Di que­sto passo l’Europa la regione poten­zial­mente più avan­zata e fio­rente del mondo rischia di avvi­tarsi in una tra­gica spi­rale distruttiva.

Tutto ciò non può con­ti­nuare. È urgente un’inversione di ten­denza, che affidi alle isti­tu­zioni poli­ti­che, nazio­nali e comu­ni­ta­rie il com­pito di rea­liz­zare poli­ti­che espan­sive e alla Banca cen­trale euro­pea una fun­zione prio­ri­ta­ria di sti­molo alla crescita.

Ammesso che con­si­de­rare il pareg­gio di bilan­cio un vin­colo indi­scu­ti­bile sia potuto appa­rire sin qui una scelta obbli­gata, man­te­nere tale atteg­gia­mento costi­tui­rebbe d’ora in avanti un errore imper­do­na­bile e la respon­sa­bi­lità più grave che una classe diri­gente possa assu­mersi al cospetto della società che ha il dovere di tutelare.

*** Étienne Bali­bar, Alberto Bur­gio, Luciano Can­fora, Enzo Col­lotti, Mar­cello De Cecco, Luigi Fer­ra­joli, Gianni Fer­rara, Gior­gio Lun­ghini, Alfio Mastro­paolo, Adriano Pro­speri, Ste­fano Rodotà, Guido Rossi, Sal­va­tore Set­tis, Gia­como Tode­schini, Edoardo Vesen­tini

A

Angosciose memorie rievocate dalle cronache italiane. Chi ha seminato vento raccoglie tempesta. Ma è una tempesta che minaccia tutti noi

La vignetta è di Mauro Biani, dal manifesto del 132 dicembre 2013

Un disegno di Sergio Staino per l'appello lanciato da eddyburg. Qui il testo e le prime 100 firme

Il disegno è tratto dalla brossura-manifesto preparata dalla Regione Toscana con la collaborazione del mitico Bobo. Ringraziamo entrambi

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