n calce a "Puliamo gli alvei dei fiumi") per un dibattito sulle esondazioni è stato accolto. Riportiamo le considerazioni di Ugo Leone e Cristiano Manni. Altri commenti (Fausto Pradolesi, Pier Paolo Poggio, Maurizio Consoli, Enrico Ottolini, Sauro Turroni) in calce all'articolo di Nebbia
Ugo Leone, 15 novembre 2014
È, come al solito, interessante e stimolante di riflessioni l’intervento di Giorgio Nebbia “Puliamo l’alveo dei fiumi”. E a riflettere invitano anche le osservazioni di Fausto Pardolesi il quale, peraltro interviene anche come tecnico del settore.
Le due posizioni –«puliamo subito gli alvei», «stiamo attenti a non accelerare la velocità dello scorrimento»- mi sembrano separate solo, per così dire, dalla diversa cronologia delle azioni.
Personalmente ritengo che quali che siano i problemi che riguardano la sicurezza del territorio, bisogna innanzitutto intervenire con immediatezza prima di passare alle fasi più lunghe per quanto definitive.
È, per esempio, quanto dico e scrivo a proposito della cosiddetta “terra dei fuochi” nelle province di Napoli e Caserta per la quale i molti che vi abitano e che da mesi alimentano una fiera protesta, invocano la bonifica. Interventi di bonifica richiedono anni, mentre nel frattempo l'importante è delimitare le zone interessate, bloccare la produzione agricola, rimuovere i rifiuti velenosi e prima
di passare alla eventuale bonifica lasciare alla natura il suo corso...
Nel caso dei fiumi capisco le preoccupazioni di Pardolesi il quale verosimilmente avrà vissuto e vive personalmente i problemi che prospetta. Ma concordo con Nebbia nel sollecitare innanzitutto soluzioni immediate di pulizia. Se, poi, la pulizia degli alvei accelera la velocità di scorrimento dell'acqua, per lo meno questa non trasporterà anche tutto ciò che ne ostacola il deflusso. E che, peraltro, ostacolandolo non fa defluire l'acqua a valle ma la fa più facilmente esondare nelle terre circostanti.
Se, poi, tutto questo –come da diecine di anni andiamo dicendo, dalle alluvioni nel Polesine, ai disastri dell’Arno e via discorrendo di anno in anno; se tutto questo dando finalmente una “sistemata” definitiva al nostro territorio idrogeologicamente dissestato e, nel farlo, alimentasse l’occupazione di qualche diecina di migliaia di persone, finalmente, tanto meglio. Un new deal anche da noi potrebbe risolvere non pochi problemi di crescita virtuosa dell’economia.
Ugo Leone è presidente del Parco nazionale del Vesuvio
Cristiano Manni, 17 novembre 2014
Ho letto l'opinione di Giorgio Nebbia sulla pulizia dei fiumi sul vostro sito, di cui sono assiduo frequentatore, e che apprezzo molto.
Ho letto altri interventi del sig. Nebbia, e mi sono trovato quasi sempre a concordare con lui. Tuttavia in questo articolo egli esprime, forse inconsapevolmente, una posizione che anche l'opinione pubblica reputa giusta, ma che in realtà non lo è affatto. Nel settore delle scienze idrologiche ci sono due paradigmi che si scontrano: quello riduzionista-ingegneristico, che vede i fiumi come semplici condotti idraulici, e quello olistico-sistemico, che li inquadra invece nella teoria dei sistemi complessi. Un fiume è infatti non solo alveo, portata, corrivazione, sponde, bacino idrografico, coefficienti di scabrezza, ecc... ma è soprattutto un ecosistema, con tipiche piante di alveo, tipiche piante di sponda e tipiche piante di golena, tipica ittiofauna ed avifauna, tipici sistemi insediativi, economici, sociali, urbani, ecc...
L'approccio ingegneristico, che è l'unico che appare nei giornali, è fuorviante e spesso del tutto controproducente, poiché innesca fenomeni di riassetto e riequilibrio fluviale che non sono prevedibili, sempre secondo i principi dei sistemi complessi, ma che sono quasi sempre disastrosi, almeno se visti dall'ottica umana. Possono migliorare una situazione nell'immediato, ma rendono il sistema fluviale instabile, e a lungo e medio termine innescano fenomeni alluvionali o franosi con dinamiche di retroazione, sia positiva che negativa. Le scienze idrologiche parlano invece chiaro, ed anche la normativa tecnica delle varie regioni ammette l'importanza della vegetazione di sponda per la mitigazione del rischio idraulico, solo che non viene mai applicata, perché l'ingresso all'alveo avviene con grandi mezzi meccanici, che richiedono la totale "pulizia" non solo delle stesse piante di alveo, ma anche di quelle di sponda e di golena. Dopo il fenomeno di Sarno del 1998, si è dato il via, in tutto il paese, ad una politica idraulica dissennata e devastante, fatta di "ripuliture" dei fiumi, che ha distrutto bellissimi ed importantissimi ecosistemi e paesaggi, e che oggi è importante concausa del dissesto idrogeologico.
Oggi si parla molto, in ambiente scientifico (e mai sulla stampa!) d riqualificazione fluviale: interventi mirati al ripristino delle funzioni autopoietiche dei fiumi, con opere di ingegneria naturalistica, meandrizzazione, aree umide, vegetazione riparia. Ci vuole un nuovo equilibrio fra uomo e fiume, fatto di razionalità e saggezza.
Nel nord europa questi principi sono più sviluppati, poiché là si è attraversato il picco del paradigma ingegneristico già tra il XIX e il XX secolo. Si pensi che Berlino è immune da esondazioni, poiché il fiume che lo attraversa, la Sprea, ha un grandissimo bosco igrofilo a monte della città, un ambiente bellissimo, votato al turismo sostenibile, e che assorbe totalmente le piene del fiume, e che lascia i berlinesi dormire sogni tranquilli.
Gli alberi degli alvei sono flessibili, e contribuiscono a rallentare le acque di piena e ad aumentare i tempi di corrivazione (più lungo è tale tempo, più la piena sarà lenta e graduale). Gli alvei lisci sono come autostrade che portano "bombe d'acqua" a valle dove, se c'è un punto sensibile, si scarica tutta l'energia della piena.
Le piante che cadono sul fiume formano, coi loro tronchi e i loro rami, delle briglie naturali, creando ecosistemi di acque lente, consolidando le sponde franose con le radici e l'apposizione di sedimenti al piede, rappresentano punti di esondazione controllata, innescano la formazione di meandri fluviali.
Non a caso il Decreto legislativo 152 del 2006, che ha inglobato la prima legge organica sulla protezione del suolo, del 1989, auspica, nell'elencazione dei principi generali, che le aree golenali e ripariali dei fiumi divengano oggetto di tutela naturalistica. Tutta quella normativa è lettera morta. Stranamente e paradossalmente, la politica idraulica delle istituzioni segue la pancia dei cittadini
L'unica soluzione economicamente praticabile a lungo termine, se non vogliamo buttare tutti i sodi pubblici in vana "manutenzione" e "messa in sicurezza" del territorio, è avere il coraggio di spostare le infrastrutture dalle aree a rischio, e riconcedere al fiume i propri spazi.
Un saluto a Giorgio Nebbia, con l'auspicio che possa leggere e valutare ciò che ho scritto, e con la disponibilità ad un confronto.
Cristiano Manni si occupa di dissesto idrogeologico. Laureato in Scienze forestali a Firenze, si è specializzato presso la facoltà di ingegneria idraulica di Vienna.

Grazie alle pressioni italiane per scrollarsi dalle spalle il problema dei migranti aumenterà il numero dei bambini, vecchi, donne, uomini (persone umane) uccisi nel Mediterraneo dall'inumanità del dominio neoliberista. Un bel servizio su Repubblica inchieste
Il rinnovamento, se dev’essere concepito e passare, passa per due fronti, contemporanei e convergenti, non alternativi: la lotta contro la tendenza autoritaria, leaderistica, filoproprietaria, del renzismo; e la lotta contro le degenerazioni endemiche e in taluni casi il vero e proprio spappolamento del sistema democratico-costituzionale, che, in linea di principio, vorremmo difendere. Chi separa le due cose, va alla sconfitta. (Alberto Asor Rosa)
Il manifesto, 13 novembre 2014


Nel dibattito pubblico italiano ricorre spesso l’accorato richiamo al degrado del nostro patrimonio storico, culturale, territoriale e paesaggistico che – per molti – costituirebbe addirittura il “petrolio” che il paese non sarebbe in grado di “sfruttare” per migliorare le proprie sorti economiche. Si tratta di un modo rozzo e sommario, ma comunque efficace, di denunciare la colpevole disattenzione di gran parte delle istituzioni e della società italiana nei confronti di problematiche le cui implicazioni non sono soltanto economiche, ma anche e soprattutto culturali, ecologiche, civili e politiche.
Una delle prove più lampanti della persistente “sottovalutazione” di queste problematiche ci viene fornita continuamente dai disastri idrogeologici che ormai colpiscono con impressionante frequenza proprio il nostro “patrimonio”, ovvero le città, le campagne, le pianure, le valli, le coste e le zone montuose e i beni culturali diffusi sul territorio. Questo ormai viene regolarmente devastato, non solo dalla violenza crescente degli eventi climatici, ma soprattutto dall’interazione fra questi eventi e la smisurata cementificazione del suolo, l’abuso e l’abbandono progressivo di ogni pratica di cura e tutela del territorio e dei suoi equilibri ecosistemici, paesaggistici e storici.
Di fronte a queste gigantesche questioni, l’ambiente politico-mediatico reagisce per lo più oscillando in modo schizofrenico tra l’enfatizzazione addolorata, “indignata”, voyeuristica delle catastrofi e la negligenza sistematica dell’urgenza di affrontare le loro cause strutturali con politiche e strategie di ampio respiro. In questo quadro rientra pure la stucchevole tendenza dei governanti e degli opinionisti a decantare retoricamente la (residua) “grande bellezza” delle nostre località, dei nostri paesaggi, della nostra arte come qualcosa di cui fregiarsi in maniera propagandistica, senza mai affrontare veramente il problema della pianificazione della sua salvaguardia e della sua rigenerazione complessiva. Accade, piuttosto, che le decisioni di maggior rilievo – quando vengono prese – diano luogo a interventi eccezionali sulle situazioni più gravi in cui versano le cosiddette “eccellenze” (si pensi al caso Pompei) o all’incoraggiamento di “eroiche” sponsorizzazioni per il restauro di qualche simbolo nazionale come il Colosseo. Indirettamente, si continua così a trattare come un fastidioso fardello il vasto insieme diffuso di beni paesaggistici, storici e antropici in cui consistono le peculiarità nazionali, regionali e locali del nostro paese. Questo invece è il nostro patrimonio, il principale tratto distintivo dell’Italia nel mondo, la base di ogni speranza di rinascita nell’orizzonte della crisi che stiamo attraversando.
Eppure non mancherebbero gli strumenti adeguati all’attuazione di politiche serie di rivitalizzazione generale di questo patrimonio. Ormai da dieci anni l’Italia si è dotata di un “Codice dei beni culturali e del paesaggio” che – fra l’altro – assegna alle Regioni il compito di definire i propri “Piani paesaggistici”. Esse sono chiamate così a tracciare organicamente le linee di tutela e salvaguardia degli elementi culturali, ambientali e storici che strutturano i loro paesaggi, finalizzando queste linee all’evoluzione sostenibile degli insediamenti e delle attività economiche che hanno luogo sui loro territori. Il Codice, però, non prevede né sanzioni per le regioni che non adottino Piani né tantomeno premialità a favore di quelle che se ne dotano. Ecco una prima importante e necessaria modifica da apportare al Codice.
Conoscenza-tutela-valorizzazione dovrebbe essere la filiera lungo cui muoversi per un coerente rapporto degli Italiani con il loro paesaggio. Ma finora solo poche Regioni hanno cercato di rispondere al compito che è stato loro assegnato: Sardegna e Piemonte innanzitutto e, più recentemente, Puglia e Toscana. In questi pochi casi, inoltre, i tentativi di assumere il paesaggio come base fondamentale della pianificazione territoriale si sono scontrati – e ancora si scontrano – con grandissime difficoltà, causate per lo più da aggregazioni e rappresentanze politiche di costruttori, proprietari di suoli, professionisti dell’edilizia, grossi imprenditori agroindustriali etc. Questi portatori di interessi – diversamente da altri operatori dei loro stessi settori e da molti comuni cittadini animati da maggiore senso civico – tendono a considerare il suolo come oggetto d’uso meramente privato e trascurano la sua appartenenza all’intera società e il suo legame essenziale con i contesti ecosistemici e storici in cui quest’ultima abita e vive. La saldatura tra questi interessi forti e parti trasversali delle forze politiche di governo, a livello centrale o regionale, vanifica sostanzialmente le pur buone intenzioni del Codice e, laddove esistono, le stesse buone leggi regionali di governo del territorio.
Nel caso della Sardegna l’approvazione del Piano paesaggistico fu, nel 2008, causa determinante della fine anticipata dell’esperienza della giunta guidata da Renato Soru. Il suo Piano paesaggistico fu poi oggetto di una pesante revisione da parte dell’amministrazione guidata da Ugo Cappellacci e ne risultò una drastica riduzione delle norme di salvaguardia del paesaggio dall’edificazione più disinvolta che proprio in Sardegna ha contribuito nel 2013 a uno dei più gravi disastri idrogeologici. Anche per questo, recentemente, l’amministrazione regionale presieduta da Francesco Pigliaru ha deciso fortunatamente di ripristinare le prescrizioni del Piano fatto approvare a suo tempo da Renato Soru.
Nel caso del Piemonte, invece, il Piano paesaggistico non è andato al di là della semplice adozione da parte della giunta regionale guidata da Mercedes Bresso e, dal 2009, è ancora in preoccupante attesa di una approvazione definitiva.
La Regione Puglia, da parte sua, con la giunta presieduta da Nichi Vendola nel 2013 è riuscita ad adottare il proprio Piano paesaggistico dopo una lunga serie di approfondite ricognizioni e di momenti di intensa partecipazione che hanno consentito di integrare saperi esperti e saperi territoriali. Essa, tuttavia, non è ancora arrivata a deliberare l’approvazione definitiva di questo prezioso strumento di pianificazione. Sorge perciò spontaneo il timore che l’approssimarsi delle elezioni regionali del 2015 possa costituire una condizione favorevole alle forze che hanno interesse a mantenere nell’incertezza normativa l’uso del territorio pugliese e che perciò non si lasceranno sfuggire la possibilità di compromettere l’approvazione del Piano, facendo pressione in tal senso sulla coalizione di governo.
Il tentativo della Toscana di dotarsi di un Piano paesaggistico, infine, è arrivato anch’esso alla fase conclusiva, tra l’adozione (già avvenuta a luglio 2014) e l’approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale. Da varie settimane, tuttavia, l’accurato lavoro che l’assessorato ha svolto avvalendosi delle competenze del sistema universitario toscano e seguendo un articolato programma di partecipazione dei territori, è divenuto oggetto di aspre critiche, in gran parte pretestuose e strumentali, provenienti soprattutto da organizzazioni professionali del settore edilizio, da imprenditori del settore estrattivo (Apuane) e da grossi operatori economici dell’agro-industria. Si è giunti perfino ad una volgare campagna denigratoria nei confronti di chi ha lavorato alla elaborazione del piano da parte di organi di stampa come “Il Foglio” di Giuliano Ferrara e “Il Giornale” di Alessandro Sallusti. Come si può intuire facilmente, lo scopo di queste strategie di accerchiamento è spingere le forze politiche presenti in Consiglio regionale a frenare il percorso di approvazione del Piano, in attesa che il sopraggiungere delle imminenti elezioni regionali porti ad un “nulla di fatto” lo sforzo compiuto finora dalla giunta guidata da Enrico Rossi. Per fortuna si sono levate anche autorevoli voci sulla importanza strategica, ambientale, culturale, economica e civile del paesaggio toscano.
Queste difficoltà e questi rischi con cui si confrontano i pochi tentativi di rilanciare in modo serio il governo del territorio in un paese esposto a condizioni di vulnerabilità e a varie forme di degrado come l’Italia, che vede nel suo paesaggio e in quello delle sue varie regioni la base della sua identità storica e della sua rinascita civile, non possono non destare allarme e preoccupazione. Gli interessi che si oppongono a questi tentativi sembrano trovare una sponda legittimatrice anche nelle politiche che oggi vengono praticate a livello nazionale. In esse, infatti, l’attenzione alla complessità dei problemi del territorio viene ormai apertamente sacrificata sull’altare di una spregiudicata promozione dell’uso disinvolto del suolo, in nome di un generico e improbabile rilancio della crescita nel quale è destinata a scomparire qualunque esigenza di sostenibilità.
È pur vero, però, che il Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici del MiBACT recentemente ha dedicato ben due sessioni ai Piani Paesaggistici, sottolineando l’importanza strategica di tali strumenti per un’efficace azione di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale della Nazione, in linea con la necessità impellente di attuare finalmente l’articolo 9 della Costituzione. Nessuno pensa di trasformare il Paese in un immenso museo o in un grande Parco naturalistico. Si tratta, al contrario, di favorire nuove e più innovative strategie di sviluppo del territorio, ispirate al protagonismo delle comunità locali, alla partecipazione democratica, alle vocazioni originarie delle città e delle campagne italiane, con obiettivi che anche gli ambienti più avveduti degli imprenditori, degli stessi costruttori, dei professionisti dovrebbero condividere, ampliando lo sguardo alle realtà più evolute del mondo e assumendo un’ottica di innovazione e di trasformazione verso nuovi paradigmi, che non riproducano gli stessi modelli che hanno provocato la crisi attuale.
In Italia è aperto un confronto tra diverse visioni, non solo politiche ed economiche ma anche culturali, tra chi cerca di difendere e valorizzare i beni comuni, i patrimoni culturali, i monumenti e i siti archeologici, i paesaggi unici, l’agricoltura sana, lo sviluppo turistico di qualità, l’industria culturale, la ricerca e l’innovazione, e chi propone ancora retrive e disastrose politiche di un malinteso sviluppo basato di fatto su cementificazione, inquinamento, consumo di territorio, devastazione di paesaggi, degrado delle periferie urbane, marginalizzazione dei territori montani e rurali, deturpamento delle coste, avvelenamento dell’agricoltura, a vantaggio di pochissimi e con gravi danni economici, sociali, sanitari e culturali per la stragrande maggioranza degli italiani. Un confronto che ha una valenza non solo nazionale ma anche europea e mondiale.
Per tutte queste ragioni i firmatari di questo documento – molti dei quali aderiscono alla Società dei territorialisti – rivolgono un allarmato appello alle forze politiche e sociali più responsabili affinché rivendichino e si adoperino per il completamento dell’iter procedurale dei Piani paesaggistici ancora in via di approvazione entro la conclusione dell’attuale legislatura regionale. Quella per il paesaggio è prima di tutto una battaglia di civiltà, ancorata alle tradizioni profonde del Paese e alle sue prospettive future.
(Firenze, 31 ottobre 2014)
Firmatari:
1. Alberto Magnaghi – urbanista, Università di Firenze
2. Giuliano Volpe – archeologo, Università di Foggia
3. Giuseppe Dematteis – geografo, Politecnico di Torino
4. Ottavio Marzocca – filosofo, Università di Bari “Aldo Moro”
5. Rossano Pazzagli – storico, Università del Molise
6. Salvatore Settis – storico dell’arte e archeologo, già Scuola Normale Superiore Pisa
7. Andrea Carandini, archeologo, presidente nazionale FAI
8. Roberto Camagni - economista, Politecnico di Milano
9. Giuseppe Barbera - agronomo, Università di Palermo
10. Edoardo Salzano – urbanista, Eddyburg
11. Massimo Quaini – geografo, Università di Genova
12. Paolo Baldeschi – urbanista, Università di Firenze
13. Paola Bonora – geografa, Università di Bologna
14. Roberto Gambino – urbanista, Politecnico di Torino
15. Saverio Russo – storico, Università di Foggia
16. Giorgio Ferraresi - urbanista, già Politecnico di Milano
17. Angelo Marino – coordinatore nodo veneto della SdT
18. Giorgio Nebbia – Università di Bari “Aldo Moro”
19. Alberto Budoni – urbanista, Università di Roma La Sapienza
20. Enzo Scandurra, urbanista, Università di Roma La Sapienza
21. Mariolina Besio Domenici – urbanista, Università di Genova
22. Giuliana Biagioli – storica, Università di Pisa
23. Leonardo Rombai – geografo, Università di Firenze
24. Daniele Manacorda, archeologo, Università di Roma Tre
25. Bruno Zanardi, restauratore, Università di Urbino ‘Carlo Bo’
26. Anna Guarducci – geografa, Università di Siena
27. Maria Cristina Gibelli – urbanista, già Politecnico di Milano
28. Piero Bevilacqua – storico, Università di Roma La Sapienza
29. Daniela Poli – urbanista, Università di Firenze
30. Giovanni Cannata – economista agrario, Università del Molise
31. Francesco Lo Piccolo - urbanista, Università di Palermo, presidente AESOP (Association of European Schools of Planning)
32. Arturo Sergio Lanzani – urbanista, Politecnico di Milano
33. Agata Spaziante – urbanista, Politecnico di Torino
34. Gianni Scudo – tecnologo, Politecnico di Milano
35. Chiara Mazzoleni – urbanista, IUAV Venezia
36. Carlotta Fontana – urbanista, Politecnico di Milano
37. Bruno Vecchio – geografo, Università di Firenze
38. Raffaele Paloscia – urbanista, Università di Firenze
39. Luisa Bonesio – filosofa, Università di Pavia
40. Tomaso Montanari – storico dell’arte, Università di Napoli “Federico II”
41. Alfredo Mela – sociologo dell’ambiente, Politecnico di Torino
42. Giancarlo Paba – urbanista, Università di Firenze
43. Franco Mercurio – storico, IUAV Venezia
44. Umberto Janin Rivolin – urbanista, Politecnico di Torino
45. Alberto Roccella – giurista, Università di Milano
46. Sergio Conti – geografo, Società Geografica Italiana e Università di Torino
47. Antonio Leone - Ingegneria del Territorio, Università della Tuscia
48. Antonella Tarpino – storica, Fondazione Nuto Revelli
49. Gabriella Bonini – storica, Istituto A. Cervi, Biblioteca Archivio Emilio Sereni
50. Gianluca Brunori – economista agrario, Università di Pisa
Approvato il Rottama Italia da un Parlamento utile solo a chi comanda (a sua volta comandato dai padroni del vapore) si apre una nuova battaglia: evitare che il rullo compressore del territorio e della democrazia riprenda il suo cammino e renda definitivo ciò finora è stato giustificato col pretesto dell'emergenza: occorre riprendere ed estendere la battaglio per rottamare la legge urbanistica nazionale presentata da Maurizio Lupi. Aderite scrivendo in calce all'appello di eddyburg, oppure mandando una e-mail a questo indirizzo
contro la proposta di legge di Maurizio Lupi, l'inemendabile legittimazione, finale e definitiva, della politica del territorio targata Craxi-Berlusconi-Renzi. Aiutateci, raccogliete e inviate altre adesioni
Premessa
Abbiamo lanciato un appello contro la bozza di legge "Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazioni urbane" predisposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. A nostro parere essa è il culmine della strategia e della pratica che hanno prevalso negli ultimi anni nel nostro paese, distruggendone la vivibilità e la bellezza. Trovate qui di seguito un documento, redatto nella forma della “lettera aperta”, con cui esprimiamo le ragioni di una critica severa e senza appello.
A differenza di altri riteniamo che quella del ministro Lupi e del suo gruppo di lavoro sia una proposta non emendabile. Lo sforzo di proporre “depeggioramenti” non farebbe che accreditarla. L’unico obiettivo perseguibile, secondo le persone che hanno redatto questa “lettera aperta al ministro Lupi”, l’hanno firmata e la firmeranno, è quello di arrestarne il cammino.
Vi chiediamo il sostegno di una vostra adesione. Spedite per favore una email con la vostra adesione a Maria Pia Robbe
Lettera aperta al ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi.
Egregio Ministro, riteniamo il disegno di legge da lei presentato in materia di governo del territorio complessivamente non condivisibile, non soltanto per le numerose norme in esso contenute che appaiono inadeguate, quando non potenzialmente rischiosissime per gli effetti rovinosi che potrebbero produrre sul territorio, ma soprattutto per la filosofia che pervade, con strenua e incalzante persistenza, ogni articolo del provvedimento.
La sua proposta, a nostro avviso, non è emendabile e quindi rinunciamo a proporre osservazioni ed emendamenti puntuali al testo predisposto dal gruppo di lavoro da lei incaricato.
Tuttavia, profittando dell’opportunità di poter interloquire con i suoi uffici, vogliamo cogliere l’occasione per esprimere un dissenso ragionato e motivato, poiché la nostra posizione non ha nulla di pregiudiziale, ma è il risultato di una valutazione non estemporanea che qui di seguito vogliamo sintetizzare.
L’innovazione più rilevante, che nel ddl emerge in tutta evidenza e in forma così pervasiva da precludere un possibile confronto di merito sui singoli aspetti, risiede nel fatto che viene riconosciuto ai proprietari delle aree il “diritto di iniziativa e di partecipazione” nei procedimenti di pianificazione; e, per non lasciare possibili dubbi, i soggetti istituzionali – Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato – sono sollecitati, nell’esercizio delle rispettive competenze, a estendere anche ai “privati che partecipano alla pianificazione” gli stessi principi che regolano i rapporti interistituzionali (leale collaborazione, sussidiarietà, trasparenza ed altri ancora).
Si tratta di un modello che delegittima in maniera clamorosa i principi e le modalità che stanno alla base del processo di pianificazione; un modello che dalla legge urbanistica del 1942 è pervenuto, con modifiche, aggiornamenti e con l’innesto delle leggi regionali, sino ai nostri giorni. Si tratta altresì di un modello del quale non si ravvisano elementi di affinità in nessun’altra legislazione urbanistica dei paesi avanzati europei.
Da sempre, infatti, è stato unanimemente riconosciuto che la pianificazione appartiene a pieno titolo alla sola sfera pubblica, costituendo una delle attività più qualificanti delle amministrazioni pubbliche, e in particolare dei Comuni. E se in altri campi ci si avvia a un ridimensionamento della presenza pubblica in funzione – vera o presunta – di una maggiore snellezza ed efficacia delle azioni e delle decisioni, in questo campo la delega non è da ritenere assolutamente ammissibile per il solo e semplice fatto che le decisioni riguardanti la qualità dell’assetto del territorio e le interazioni che in esso si stabiliscono appartengono all’intera comunità, poiché il territorio, nel moderno costituzionalismo, appartiene a titolo di sovranità al popolo; e, come recita la nostra Costituzione, il diritto alla proprietà privata è condizionato al perseguimento della “funzione sociale” della proprietà stessa .
Conseguentemente, la pianificazione non può che essere esercitata, con metodo trasparente e partecipato, da coloro che, a seguito di competizione elettorale, hanno ricevuto dai cittadini il compito di provvedervi.
Se, come si evidenzia nel testo della proposta di legge, si privilegia in maniera esclusiva una categoria di cittadini (i proprietari), conferendo loro addirittura il rango di soggetti istituzionali a pieno titolo coinvolti nel processo di pianificazione, si snatura l’essenza stessa della pianificazione la quale deve svolgere il precipuo compito di assicurare condizioni di maggiore benessere all’intera popolazione, residente - dai commercianti agli agricoltori, dagli studenti agli sfrattati e così via – contemperando le diverse aspettative che devono comunque risultare non in contrasto con le esigenze di tutela e salvaguardia dell’ambiente (il territorio è un bene irriproducibile) e con la conservazione del patrimonio storico.
Anche se è il più dirompente, quello appena descritto non è il solo aspetto inaccettabile di questa bozza di legge.
Nel ddl risulta soppresso il decreto ministeriale 1444 del 1968. In sostituzione degli standard vengono introdotte le dotazioni territoriali le cui definizioni sono attribuite allo Stato nei termini generali, e successivamente alle Regioni per la parte regolamentare. Abrogando il decreto che assicurava per “ogni abitante, insediato o da insediare”, una “dotazione minima, inderogabile,” di mq per servizi, verde e aree pubbliche si scardina uno dei pilastri dell’urbanistica riformista che ha garantito, in ogni comune di qualsiasi regione, una dotazione di spazi pubblici per tutti i residenti, senza differenziazione tra ambiti di maggior pregio e altri meno privilegiati.
Se poi la formulazione della norma riguardante le dotazioni territoriali si pone in relazione con quella, anch’essa contenuta nel ddl, che consente ai privati di presentare proposte per progetti di trasformazione urbanistica in sede di formazione del piano operativo e che attribuisce ai Comuni il mero compito di valutazione delle proposte private “verificandone la rispondenza alle esigenze di dotazioni territoriali già definite”, sorge il fondato dubbio che il compito del soggetto pubblico possa ridursi a localizzare le aree per i servizi, lasciando quindi ai privati la facoltà di proporre contenuti e modalità delle trasformazioni urbanistiche (l’esperienza del piano del Comune di Milano, basato tutto sulla contrattazione con i privati, diventerebbe quindi il modello di riferimento).
E ancora: il largo consenso registrato di recente sul contenimento del consumo di suolo, che ha portato alla presentazione di numerose proposte di legge - peraltro in una condizione di perdurante stagnazione che non lascia sperare tempi rapidi per la conclusione dell’iter legislativo - trova nel ddl un’espressione assai riduttiva e di basso profilo che, di fatto, non incide in alcun modo sull’obiettivo di ridurre l’aggressione alle aree agricole e di arginare i processi di impermeabilizzazione dei suoli. Nel testo di legge non è contenuta nessuna prescrizione realmente fattiva ed efficace per ridurre da subito possibili nuovi incrementi del suolo urbanizzato, non vi è neppure la traccia di un percorso attraverso cui definire i limiti all’espansione, ma soltanto un retorico invito alle Regioni, chiamate a emanare proprie leggi in cui il contributo per gli oneri di urbanizzazione risulti crescente al diminuire della densità edilizia.
Sul rinnovo urbano, una locuzione davvero inquietante, il tentativo di rimuovere alcuni ostacoli che limitano la diffusione di questi interventi si traduce nel dare spazi di azione pressoché illimitati ai privati, e non solo come soggetti con cui il Comune attiva procedure negoziali (e sarebbe più che sufficiente). Si prevede infatti anche la possibilità, se privati e Comune si accordano, di avviare le operazioni di rinnovo urbano anche in assenza di pianificazione operativa o in difformità da questa. E non è tutto: se in un ambito oggetto di recupero si forma un consorzio tra proprietari tale da rappresentare la maggioranza del valore degli immobili, si prevede un meccanismo inammissibile e odioso. Il consorzio stesso potrà espropriare i proprietari non aderenti e nessuna forma di tutela è prevista a garanzia di questi ultimi che verrebbero così privati del proprio alloggio senza alcuna offerta in alternativa.
Ampio spazio trova nel ddl il tema dell’edilizia residenziale sociale e, rispetto agli aspetti già di recente trattati nel cosiddetto Piano Casa approvato nel mese di maggio, si entra maggiormente nel merito delle definizioni, delle modalità di realizzazione, dei soggetti chiamati a realizzarla, delle possibili forme di incentivazione. Ma, di nuovo, tutte le misure suggerite (trasferimento o cessione di diritti edificatori, premi volumetrici, riduzione del prelievo fiscale comunale, e così via) sono dedicate al ‘mercato’ più che a garantire il diritto alla casa sancito dalla Costituzione.
Tralasciamo altre considerazioni su aspetti più circoscritti, ma non per questo meno preoccupanti e criticabili, e concludiamo ribadendo che l’approvazione del testo presentato, o comunque di un testo ispirato alla stessa ideologia e agli stessi principi distruttivi, produrrebbe effetti nefasti sul territorio e sul patrimonio comune (che non appartengono solo agli abitanti e governanti attuali della penisola, ma all’intera umanità e, soprattutto, alle generazioni future), e screditerebbe chi avesse contribuito ad approvarla.
ADESIONI
1. PERSONE
Accornero Cristina, architetto e storico della città
Agostini Ilaria, ricercatore Università degli Studi di Firenze
Aiello Enzo, capogruppo/consigliere con delega all’ambiente al Comune di Settala (MI)
Alberti Francesco
Albini Michele, architetto
Alessi Adriano, studente, Università di Palermo
Allegretti Cesare, architetto
Amendola Marianna, architetto
Antoni Claudio
Arena Antonella, docente università di Messina
Arzente Vincenzo, impiegato amsa, gruppo a2a Milano
Asor Rosa Alberto, scrittore, presidente Rete dei comitati per la difesa del territorio
Attorre Mario, Roma
Baglioni Dino
Baioni Mauro, urbanista, Phd –Università Roma tre, co-direttore della Scuola di Eddyburg
Balbo Marcello, docente Università IUAV di Venezia
Baldeschi Paolo, docente Università di Firenze
Baldizzone Giorgio, presidente dell'European Network for Strategic Environmental Assessment, Membro esperto VAS del Comitato Tecnico di Valutazione della Regione Liguria)
Balestri Marta, architetto
Ballabio Valentino, ex-sindaco di Cologno Monzese (MI)
Ballestriero Marilena, presidente Associazione InFormazione InMovimento Legnano
Balzano Lucia
Bandieramonte Valentina
Bandoli Fulvia, presidenza nazionale di SEL, già deputata
Barabino Roberto, portavoce Rete dei Comitati per la qualità urbanistica Milano
Baracca Angelo
Barbanente Ottaviano, urbanista
Barbieri Gabriella, architetto
Barzi Michela, urbanista, direttrice Millennio urbano
Bellagamba Piergiorgio, docente all'Università di Camerino
Belli Laura Luciano, architetto, urbanista
Belloni Donato, resp. ufficio tecnico di Cardano al Campo (VA)
Beltrame Giuliana, sociologa, docente scuola del servizio sociale di Venezia
Beltrame Gianni, urbanista, già docente al Politecnico di Milano
Bencardino Massimiliano, geografo, ricercatore Universitá di Salerno
Benedetti David, ingegnere
Benedetti Stefano, Comitato per il Parco Pertite di Piacenza
Benevelli Rossana, urbanista
Benigni Laura
Berdini Paolo, urbanista
Bernardi Donatella
Bernardi Marco, architetto
Bertani Elena
Bertolotto Luciano
Betti Gabriele
Bettini Enrico, architetto
Bevilacqua Piero, storico, docente all’Università di Roma La sapienza
Bianchi Anna Maria, portavoce Carteinregola
Bigliazzi Vittorio
Bilancetti Carolina
Blanc Francesca, Directora de Hábitat y Asentamientos Humanos presso Ministerio de Desarrollo Urbano y Vivienda, Ecuador
Boato Michele, Ecoistituto del Veneto
Boato Stefano, docente Università IUAV di Venezia
Boatti Giuseppe, urbanista, già docente al Politecnico di Milano
Boldo Alessandro
Bollini Gabriele, urbanista, docente Università di Modena
Bonan Valter, assessore beni comuni-ambiente Feltre
Bonato Elena, architetto
Bonatti Eugenia, responsabile Servizio Pianificazione Urbanistica, Pietrasanta (LU)
Boneschi Danilo Mauro
Bonessa Andrea
Boniburini Ilaria, architetto, docente all’Università Statale del Rwanda, co-direttrice della Scuola di eddyburg
Bonomi Antonio, urbanista
Bonora Paola, geografa, già docente all'Università di Bologna
Bortoluzzi Bianca, pensionata
Boschini Marco, coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
Bottini Fabrizio, urbanista, direttore di La città conquistatrice
Bottini Antonietta
Bovi Michele
Bracci Roberta
Brenna Sergio, docente al Politecnico di Milano
Broz Martin, pianificatore territoriale
Bruni Giuliano, ingegnere
Bugatti Di Maio Adele, architetto
Bui Andrea, insegnante, cooperativa sociale La Bula” onlus
Buizza Claudio, architetto
Bullegas Graziano, presidente Italia Nostra Sardegna
Burgio Paolo, ingegnere già dirigente d'azienda (Ansaldo) e libero professionista
Burlando Roberto, docente università di Torino
Cabiddu Maria Agostina, giurista, docente al Politecnico di Milano
Cagnacci Aldo, ingegnere
Calabrese Alberto, architetto
Caluri Francesco, laureato al polo territorialista fiorentino
Calaminici Arturo, presidente Associazione Amici Parco Nord (MI)
Caluri Francesco, laureato al polo territorialista fiorentino
Callegari Martina, giurista, funzionario Provincia di Rovigo
Calza Caterina, giornalista, coltivatore diretto
Camagni Roberto, docente al Politecnico di Milano
Camerini Giuseppe
Campari Maria Grazia, avvocata
Campion Paola, bibliotecaria Politecnico di Milano
Campitelli Fabrizio, docente all'Università di Palermo
Cannarozzo Teresa, docente all'Università di Palermo
Canova Fabio
Cantarella Giovanna, psicanalista
Cantone Aurelio, architetto
Cappelli Carla
Caputi Alessandra
Carbonari Antonio, ricercatore all'Università IUAV di Venezia
Cardosi Tiziano, Comitato No Tunnel No TAV
Carlini Carlamaria, urbanista, resp. Sviluppo progetti strategici, Arenzano (GE)
Cartella Ferdinando, già insegnante
Carosi Alessandro
Cartasegna Roberto, architetto
Carturan Giuliano, urbanista
Casagrande Grazia, già caporedattore
Casagrande Grazia
Casolaro Antonio, pensionato
Cavallari Laura, avvocato
Ceci Anna Maria, architetto, planner, già e membro del gruppo di lavoro E.C. su urban policies
Cefalota Franco, presidente Associazione 14 Luglio, Reggio Emilia
Centola Giorgio, giudice di pace
Chambry Carlo, architetto
Chessa Mauro, presidente ReTe dei comitati per la difesa del territorio
Chiappini Gabriele
Ciacci Michela, studente Università degli Studi di Firenze
Cicellyn Comneno Anna Maria, presidente Associazione Circolo Legambiente Napoli Centro Anti
Cicerchia Simona, pianificatrice territoriale
Cleici Riccardo, assessore del comune di Lomazzo (Como)
Colombo Cinzia, assessora all'ecologia, comune di Gallarate (VA)
Colombo Claudio, assessore all' Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Monza
Consonni Giancarlo, docente al Politecnico di Milano
Corò Marcella
Corona Gabriella, co-direttrice di "Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali"
Cosentino Marco
Cosentino Marco, docente Università degli Studi dell'Insubria
Costa Andrea, portavoce Commissione Nazionale Cultura, Partito Socialista Italiano
Costantini Carlo, urbanista, AltroVeneto- rete dei comitati per un altro Veneto
Cristofani Claudio, angoliditerra.org
Crosti Luigi, analista finanziario
Cucè Edda, pensionata
Cuomo Alberto, ingegnere
Dal Betto Gustavo
D'Alconzo Paola, docente Università degli Studi di Napoli
d’Orsi Angelo, storico del pensiero politico, docente Università degli studi di Torino, fondatore e presidente di Historia Magistra - Associazione per il Diritto alla Storia
Dall’Olio Nicola, resp. Ufficio Agricoltura sostenibile, montagna e pianificazione, Provincia di Parma
Dallasta Angelo, architetto, resp. area territorio e ambiente comune di Vezzano sul Crostolo (RE)
Dallasta Paolo, consigliere comunale a Guastalla (RE)
D’Alto Silvano
Davighi Rita
de Crecchio Michele, urbanista
De Falco Luigi, Italia nostra Napoli
De Gaspari Mario, saggista
Dellavecchia Sergio
De Lorenzis Diego, deputato portavoce del M5s alla Camera dei Deputati
Demuro Francesco
De Lucia Vezio, urbanista, già direttore generale all'urbanistics del ministero dei Lavori pubblici, presidente Associazione Bianchi Bandinelli
de Magistris Luisa, portavoce Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
De Rosa Massimo, deputato, vicepresidente VIII Commissione Camera dei deputati
de Stefani Lorenzo, ricercatore Politecnico di Milano
De Zordo Ornella, già docente all'Università di Firenze, consigliere comunale a Firenze lista "per unaltra città"
Della Pergola Giuliano, sociologo, già docente al Politecnico di Milano
Delle Foglie Domenico, architetto, responsabile Regionale Urbanistica, Legambiente Puglia
De Luchi Enrica , urbanista
De Pieri Massimo, geometra, consigliere comunale M5S Spinea (VE)
Delmastro Emilio, coordinatore di segreteria del Consiglio direttivo di Pro Natura Torino
Derossi Davide
De Vettor Giovanna
Devoti Laura, urbanista
Di Biase Tommaso, architetto
di Gennaro Antonio, docente alla Seconda Università degli studi di Napoli
Di Giampietro Giuseppe, responsabile Webstrade.it
Diappi Lidia, urbanista, già docente al Politecnico di Milano
Dignatici Paolo, ingegnere
Di Lascio Pietro
Dilda Michela, urbanista
Di Leo Domenico, concertista e professore di musica da camera
Di Napoli Sergio E., architetto
Di Stefano Andrea, direttore del mensile Valori, Presidente associazione Cascina Cuccagna
Di Tullio Davide, impiegato, dottore in Economia Ambientale
Dufruca Alfredo, ingegnere
Eccher Lina
Fabbiani Mauro, ingegnere libero professionista, consigliere comunale M5S Torri di Quartesolo (VI)
Faccendi Stefania, medico
Fanfani David, ricercatore Università di Firenze
Fanfarillo Isabella
Farina Giulia, già editor per casa editrice milanese
Fatarella Stefano, urbanista, funzionario Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
Ferrando Angela
Ferrari Antonella, architetto
Ferrari Cesena Domenico, già docente all'Università Cattolica di Piacenza
Ferrari Giambattista, Associazione amici di Arenzano (GE)
Ferrari Maria Cristina
Ferrari Valterio
Ferretti Piero, architetto
Finiguerra Domenico, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), promotore del “Forum nazionale salviamo il paesaggio difendiamo i territori”
Fioretti Gianluca, presidente Associazione nazionale Comuni Virtuosi
Fiorito Elena
Flavioni Alessandro
Fornaciari Claudio , architetto
Forni Elisabetta, sociologa, ricercatore Politecnico di Torino
Foschi Marina, docente Università di Pisa
Franzosini Carlo, biologo marino della Riserva Marina di Miramare (TS)
Fraulini Amelio, Ingegnere, funzionario del Servizio Urbanistica e Cartografia della Provincia di Modena
Friso Gabriella, insegnante
Gabbani Cosimo, studente Università di Pisa, allievo Scuola Superiore Sant’Anna
Gabrielli Maurizio
Gagliardi Fabrizio
Ganassini Marcello, studioso di ugrofinnistica e traduttore
Garavaglia Giorgio, architetto
Gargiulo Paola, funzionario pubblico
Gasparetto Cristiano, architetto, Italia nostra Venezia
Garda Emanuele, urbanista, docente all’università di Milano
Gargiulo Paola, architetto, funzionario pubblico
Genco Nicola, grafico
Genovese Vincenzo, architetto e urbanista
Gentile Eugenio
Ghinassi Simona, architetto
Giannoccaro Giambattista
Giarletta Iole
Gibelli Maria Cristina, urbanista, già docente al Politecnico di Milano
Giglioni Alessandra, architetto
Girotti Chiara, urbanista
Gisotti Marinella, urbanista
Giusti Mauro
Golinelli Sergio
Grandi Stefano
Granzotto Loretta, architetto
Grassi Paolo, architetto
Gravina Umberto, sindaco di Carugate (MI)
Gravina Maria Loreta
Grossi Maria Letizia
Greppi Claudio, geografo, docente Università degli studi di Siena
Grisani Egidio
Grotta Anna, impiegata
Guadagnoli Giuseppe, ingegnere
Guido Alessandro
Guaragno Graziella, urbanista, Servizio Programmazione territoriale e sviluppo della montagna Regione Emilia-Romagna
Guarducci Anna Rita, architetto
Guastamacchia Emilio, assessore all'urbanistica, Corsico (MI)
Guermandi Maria Pia, archeologa, docente all’Università degli studi di Pavia
Gullotta Diego
Imeroni Andrea, pedagogista
Incerti Ivano
Ingrao Celeste
Labbucci Adriano, Assemblea Nazionale SEL
Lagori Marina, già insegnante
Lalli Alberto, architetto
Landini Giovanni, Associazione Vivere Collina Fleming
Lanza D. Bruno, docente
Lanzani Arturo, docente al Politecnico di Milano
Las Casas Giuseppe, docente all’Università della Basilicata
Laverda Luciano, architetto
Lazzari Francesca, architetto, Dirigente del Servizio Pianificazione Territoriale della Provincia di Lucca
Leonardi Ivano, urbanista
Leone Antonio, docente Università della Tuscia Viterbo
Leoni Valeria, architetto
Leverotti Franca, consigliere nazionale di Italia Nostra
Lion Marco, già presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati
Liotti Guido, educatore/attore esperto di processi partecipati e teatro per il paesaggio
Lironi Sergio, architetto, presidente onorario Legambiente Padova
Lo Balbo Salvatore, segretario nazionale FILLEA-CGIL
Lo Brutto Angela Maria, studentessa università di Firenze
Losavio Giovanni, giurista, già presidente nazionale di Italia nostra
Lorenzetti Tommaso, studente università di Ferrara
Lottarini Daria
Luciani Martina, Piazza Traunik - Gorizia
Maddalena Paolo, giurista, già vicepresidente della Corte Costituzionale
Madoi Roberta, urbanista
Maffei Cardellini Giovanni
Magosso Paola, geologa
Magnaghi Alberto, docente all’Università degli Studi di Firenze
Mainoldi Giulio, Associazione Grande Parco Forlanini
Majoli Giorgio
Mancinelli Scotti Cristiana, Salviamo il Paesaggio
Mancini Oscar, già segretario della Camera del lavoro di Venezia, assessore all’ambiente e sport Mogliano (VE)
Manicardi Antonella, Servizio Pianificazione territoriale, urbanistica e cartografia, Provincia di Modena
Mannino Giovanna
Mantovani Flavio, studente di Urbanistica Politecnico di Milano
Manzoni Alessandra, psicanalista
Marcantoni Federico, studente Università degli studi di Firenze
Marchini Rossella, architetto
Marchini Rossella, architetto
Marcotti Graziella, urbanista, già resp. di ricerca Centro studi Piano intercomunale milanese
Marincione Nando
Marini Elena
Martinelli Flavia, urbanista, docente all’Università Mediterranea di Reggio Calabria
Martinez Miguel
Martino Emanuele, architetto
Masante Giuliana
Mascetti Federica, storica
Massa Marco, urbanista, già docente all’Università degli Studi di Firenze
Massenti Emanuele
Mastrodonato Rolando, presidente associazione "Vivi e progetta un'altra Milano"
Matricciani Emilio, docente al Politecnico di Milano
Mattei Ugo, giurista, docente all’Università degli studi di Torino e all'Università della California a San Francisco (USA), vicesindaco di Chieri (TO)
Mazza Angelino
Mazzarolo Federico, studente, Università Ca' Foscari
Mazzette Antonietta, sociologa, docente all’Università degli Studi di Sassari
Mazzoleni Chiara, docente all’Università IUAV di Venezia
Memore Luisa
Meneghello Sabrina, architetto
Meneghetti, Lodovico (Lodo), urbanista, già docente Politecnico di Milano
Menna Ivo, Vasto coordinamento esposti ad amianto
Miceli Daniela, studentessa, Politecnico di Milano
Mioni Elia
Moccia Maria Rosaria, documentalista
Monastra Alfio, ingegnere edile, componente C.D. di Italia Nostra di Catania
Mondini Emanuele, giurista, Italia nostra Roma
Montagnana Manfredo
Montanari Tomaso, docente all’Università Federico II di Napoli
Montanari Guido, docente al Politecnico di Torino
Monte M. Michele, urbanista
Monti Gianni
Monti Luigi, architetto
Mori Sara
Morittu Maria Paola, giurista, Italia nostra Sardegna
Mortarino Massimo, Comitato per il Torinese del Forum “Salviamo il paesaggio – difendiamo i territori”
Mottola Molfino Alessandra, storica dell'arte, già presidente nazionale di Italia Nostra
Mugnaini Elio
Muhlbauer Luciano
Murru Anna, ingegnere
Natale Giuseppe, Forum Civico Metropolitano Milano
Natali Carlo, urbanista, docente all’Università di Firenze, Presidente del CdS in Pianificazione della città del territorio e del paesaggio
Nave Antonio
Navoni Amalia, Coordinamento Nord Sud del Mondo
Nebbia Giorgio, già deputato e senatore, professore emerito all’Università di Bari
Nespolo Luca, architetto, Phd Università degli studi di Firenze
Negro Emanuele, Fisico
Nocito Walter, ricercatore, Università della Calabria
Noseda Enrica
Palermo Maurizio
Pacinico Vincenzo, architetto
Paolozza Marcello
Pascolo Sergio, architetto, docente Università Iuav di Venezia
Partengo Giulia
Patta Antonello, portavoce della Federazione della Sinistra milanese
Pavone Antonio, architetto
Pellacini Daniela
Peritore Romina, architetto
Petrelli Giuliano
Petrone Maria Laura, portavoce Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
Pezzoli Flora, psicoterapeuta
Pesante Guido, vicepresidente WWF Friuli-VG
Petrone Maria Laura
Piccioli Gianandrea, già dirigente editoriale
Piccioni Luigi, storico, ricercatore Università della Calabria
Picena Luigi, già dirigente pubblico
Pisani Raffaele, architetto, pianificatore territoriale
Pizzala Gabriella
Plata Marco
Poddine GianCarlo
Poli Daniela, urbanista, docente all’Università degli studi di Firenze
Polli Graziano
Pompilio Marco, urbanista, già direttore settore Pianificazione territoriale Provincia di Milano
Porcari Vincenzo
Pozzati Vittorio
Predonzan Dario, già responsabile energia e trasporti WWF Friuli Venezia Giulia
Premoli Gianluca, ingegnere, già consigliere comunale a Pioltello (MI)
Prosperi Adriano, professore emerito Scuola Normale Superiore Pisa
Pujia Veronica
Pulito Pasquale, ingegnere
Pustetto Stefano
Quattrociocchi Andrea, impiegato alla Provincia di Milano, delegato RSU dell’USB
Radicioni Raffaele, urbanista, già assessore all’urbanistica al Comune di Torino
Rancati SergioRestelli Carmela, pensionata, iscritta all’Anpi
Ranieri Francesco, urbanista
Rannisi Giuseppe, ingegnere
Reho Matelda, economista, docente all’Università IUAV di Venezia
Remonato Francesco, urbanista
Renzoni Roberto
Restelli Carmela, pensionata, iscritta all'ANPI
Riboldazzi Renzo, architetto, docente al Politecnico di Milano
Ricci Marco, consigliere comunale per Una città in comune – Pisa
Ricciardi Giannoni Nicola
Righini Serena, urbanista, assessore all'urbanistica al Comune di Melzo (MI)
Rinaldi Rosa, responsabile dipartimento ambiente-territorio-beni comuni PRC
Rispoli Rossella, Liberacittadinanza
Rizzatto Paolo, architetto
Rizzi Chiara, architetto, assegnista di ricerca
Robbe Maria Pia, urbanista, co-fondatrice di Veneziano Gas
Roccella Alberto, giurista docente Università degli Studi di Milano
Roggio Sandro, architetto, già componente Comitato scientifico della Conservatoria delle coste della Sardegna
Roli Maria Teresa, architetto urbanista
Romanini Giancarlo, architetto
Rossetto Fiorenza, presidente Associazione Salviamo Bracciano
Rossi Simone, architetto
Rossi Simone, studente Università degli studi di Firenze
Sabelli Rodolfo, urbanista, responsabile del settore Pianificazione urbanistica del comune di Capaccio-Paestum (SA)
Saggioro Cristina
Salzano Edoardo, urbanista, già docente all'Università Iuav di Venezia, fondatore e direttore di eddyburg.it
Salzano Francesco
Sampò Sebastiano
Sannino Giovanni, studente
Santo Giuseppe
Saponara Antonella, restauratrice
Saponaro Michele
Saragosa Claudio, ricercatore, Università di Firenze
Scandurra Enzo, docente all’Università di Roma La Sapienza
Scardina Alfredo
Scuri Simona
Sgarbi Giorgio
Sibilla Stefano, ingegnere e imprenditore, comitato Treno Alpi Liguri
Signorile Roberta
Sili Scavalli Andrea, architetto
Simonini Ivana
Siniscalchi Claudio, presidente WWF Isontino “Eugenio Rosmann”
Soldarini Massimo, responsabile Nazionale Settori Progetti e volontariato Lipu birdlife Italia onlus
Solenghi Sara, madre, insegnante e amante della bellezza e del paesaggio
Soraci Cristina
Sorani Rosanna
Sotgia Antonello, architetto
Spessotto Arianna, deputato M5s
Stocchi Donatella, terapista della riabilitazione Ferrara
Storto Giancarlo, ingegnere, già direttore generale del ministero dei lavori pubblici
Suber Pierpaolo
Suppini Lorena
Taborchi Mario, consigliere comunale di SEL - Comune di Corciano (PG)
Tarallo Giuseppe, già presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, già sindaco di Montecorice (SA)
Torelli Enrica, Associazione Vivere Collina Fleming
Tarulli Silvia, architetto
Tetti Eros, Comitato “Salviamo le Apuane”
Tempra Dario
Tiraboschi Alessandro, urbanista
Todde Giorgio, scrittore, già componente comitato scientifico Piano Paesaggistico Sardegna
Tomasetti Fabio, urbanista
Tonon Graziella, docente Politecnico di Milano
Torelli Enrica
Trizio Marino
Turroni Sauro, urbanista, già vicepresidente Commissione ambiente Senato
Uberti Edoardo, studente di Urbanistica, Politecnico di Milano
Ugolini Antonio
Urbani Maria Gemma, Luccabenecomune
Vaccani Cristina, collaboratrice ai servizi ambientali, Provincia di Como
Vaccari Norberto, architetto, consigliere comunale M5s di Reggio Emilia,
Valent Gian Maria, geografo
Valli Chiara, architetto
Vallino Guido, urbanista
Valorani Carlo, ricercatore Università La Sapienza
Vanetti Carlo Bruno, avvocato, docente Università di Pavia
Verducci Luca, videoreporter freelance specializzato in tematiche ambientali.
Vezzani Angela, pensionata
Villani Vincenzo, pensionato
Volpe Valeria
Zanchettin Andrea, architetto
Zanella Katia
Zanetti Uliana, Museo d'Arte Moderna di Bologna
Zanetto Marco, urbanista, consulente ambientale
Zarini Lucia
Zerbetto Fiorenzo
Zetti Jacopo
Ziparo Alberto, docente Università degli Studi di Firenze
2. ASSOCIAZIONI
Associazione ambientalista “La lupus in fabula” onlus Fano (PU)
Associazione ambiente e salute di correggio e san martino in rio (RE)
Associazione "Circolo Legambiente Napoli Centro Antico"
Associazione “Città Plurale” Matera
Associazione Culturale Paesaggi
Associazione InFormazione InMovimento Legnano
Associazione Salviamo Bracciano
Associazione “Uomo e Territorio Pro Natura” Milano
Associazione “Vivai ProNatura” - San Giuliano Milanese
“Carteinregola” Roma
Comitato “Bene Comune Cernusco”
Comitato FuoriPISTA Fiumicino
Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
Comitato “Salviamo le Apuane”
Comitato Treno Alpi Liguri
Federazione nazionale Pro Natura
“Forum Civico Metropolitano” Milano
“Gruppo ambiente mobilità e territorio” Brescia
Italia Nostra Sardegna
Lo sguardo che trasforma
Love Monticelli
Luccabenecomune
Municipio dei Beni Comuni, Pisa
Occhisullacultura.wordpress.com
Piazza Traunik - Gorizia
ReTe dei comitati per la difesa del territorio
Rete dei Comitati per la Qualità Urbanistica Milano
Rifondazione Comunista
Salviamo il Paesaggio Altomilanese
Salviamo il Paesaggio Provincia di Treviso
Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia
Scale di Napoli
Vasto coordinamento esposti ad amianto
“Verdi Ambiente e Società" (VAS)
“Unaltracittà-Laboratorio politico”, Firenze
WWF Isontino “Eugenio Rosmann”
Adesioni al 21 ottobre 2014: 441 adesioni singole, 35 associazioni/comitati
Abbiamo inserito le qualifiche di persone a noi note oppure indicate dagli interessati. Comunicateci eventuali precisazioni o integrazioni, di cui terremo conto nei prossimi aggiurnamenti
E' in distribuzione gratuita il libro, a più penne e più pennelli curato da Tomaso Montanari e Sergio Staino ed edito da Altraeconomia, con articoli e vignette di Ellekappa, Altan, Tomaso Montanari, Pietro Raitano, Giannelli, Mauro Biani, Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Maramotti, Edoardo Salzano, Bucchi, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Riverso, Salvatore Settis, Beduschi, Vincino, Luca Martinelli, Anna Donati, Franzaroli, Maria Pia Guermandi, Vauro, Pietro Dommarco, Domenico Finiguerra, Giuliano. Il .pdf gratuito è scaricabile qui
eddyburg
Premessa
Come molti dei frequentatori di eddyburg sanno, abbiamo lanciato un appello contro la bozza di legge "Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazioni urbane" predisposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. A nostro parere essa è il culmine della strategia e della pratica che hanno prevalso negli ultimi anni nel nostro paese, distruggendone la vivibilità e la bellezza. Trovate qui di seguito un documento, redatto nella forma della “lettera aperta”, con cui esprimiamo le ragioni di una critica severa e senza appello.
A differenza di altri riteniamo che quella del ministro Lupi e del suo gruppo di lavoro sia una proposta non emendabile. Lo sforzo di proporre “depeggioramenti” non farebbe che accreditarla. L’unico obiettivo perseguibile, secondo le persone che hanno redatto questa “lettera aperta al ministro Lupi”, l’hanno firmata e la firmeranno, è quello di arrestarne il cammino.
Vi chiediamo il sostegno di una vostra adesione. Spedite per favore una email con la vostra adesione a Maria Pia Robbe
Lettera aperta al ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi.
Egregio Ministro, riteniamo il disegno di legge da lei presentato in materia di governo del territorio complessivamente non condivisibile, non soltanto per le numerose norme in esso contenute che appaiono inadeguate, quando non potenzialmente rischiosissime per gli effetti rovinosi che potrebbero produrre sul territorio, ma soprattutto per la filosofia che pervade, con strenua e incalzante persistenza, ogni articolo del provvedimento.
La sua proposta, a nostro avviso, non è emendabile e quindi rinunciamo a proporre osservazioni ed emendamenti puntuali al testo predisposto dal gruppo di lavoro da lei incaricato.
Tuttavia, profittando dell’opportunità di poter interloquire con i suoi uffici, vogliamo cogliere l’occasione per esprimere un dissenso ragionato e motivato, poiché la nostra posizione non ha nulla di pregiudiziale, ma è il risultato di una valutazione non estemporanea che qui di seguito vogliamo sintetizzare.
L’innovazione più rilevante, che nel ddl emerge in tutta evidenza e in forma così pervasiva da precludere un possibile confronto di merito sui singoli aspetti, risiede nel fatto che viene riconosciuto ai proprietari delle aree il “diritto di iniziativa e di partecipazione” nei procedimenti di pianificazione; e, per non lasciare possibili dubbi, i soggetti istituzionali – Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato – sono sollecitati, nell’esercizio delle rispettive competenze, a estendere anche ai “privati che partecipano alla pianificazione” gli stessi principi che regolano i rapporti interistituzionali (leale collaborazione, sussidiarietà, trasparenza ed altri ancora).
Si tratta di un modello che delegittima in maniera clamorosa i principi e le modalità che stanno alla base del processo di pianificazione; un modello che dalla legge urbanistica del 1942 è pervenuto, con modifiche, aggiornamenti e con l’innesto delle leggi regionali, sino ai nostri giorni. Si tratta altresì di un modello del quale non si ravvisano elementi di affinità in nessun’altra legislazione urbanistica dei paesi avanzati europei.
Da sempre, infatti, è stato unanimemente riconosciuto che la pianificazione appartiene a pieno titolo alla sola sfera pubblica, costituendo una delle attività più qualificanti delle amministrazioni pubbliche, e in particolare dei Comuni. E se in altri campi ci si avvia a un ridimensionamento della presenza pubblica in funzione – vera o presunta – di una maggiore snellezza ed efficacia delle azioni e delle decisioni, in questo campo la delega non è da ritenere assolutamente ammissibile per il solo e semplice fatto che le decisioni riguardanti la qualità dell’assetto del territorio e le interazioni che in esso si stabiliscono appartengono all’intera comunità, poiché il territorio, nel moderno costituzionalismo, appartiene a titolo di sovranità al popolo; e, come recita la nostra Costituzione, il diritto alla proprietà privata è condizionato al perseguimento della “funzione sociale” della proprietà stessa .
Conseguentemente, la pianificazione non può che essere esercitata, con metodo trasparente e partecipato, da coloro che, a seguito di competizione elettorale, hanno ricevuto dai cittadini il compito di provvedervi.
Se, come si evidenzia nel testo della proposta di legge, si privilegia in maniera esclusiva una categoria di cittadini (i proprietari), conferendo loro addirittura il rango di soggetti istituzionali a pieno titolo coinvolti nel processo di pianificazione, si snatura l’essenza stessa della pianificazione la quale deve svolgere il precipuo compito di assicurare condizioni di maggiore benessere all’intera popolazione, residente - dai commercianti agli agricoltori, dagli studenti agli sfrattati e così via – contemperando le diverse aspettative che devono comunque risultare non in contrasto con le esigenze di tutela e salvaguardia dell’ambiente (il territorio è un bene irriproducibile) e con la conservazione del patrimonio storico.
Anche se è il più dirompente, quello appena descritto non è il solo aspetto inaccettabile di questa bozza di legge.
Nel ddl risulta soppresso il decreto ministeriale 1444 del 1968. In sostituzione degli standard vengono introdotte le dotazioni territoriali le cui definizioni sono attribuite allo Stato nei termini generali, e successivamente alle Regioni per la parte regolamentare. Abrogando il decreto che assicurava per “ogni abitante, insediato o da insediare”, una “dotazione minima, inderogabile,” di mq per servizi, verde e aree pubbliche si scardina uno dei pilastri dell’urbanistica riformista che ha garantito, in ogni comune di qualsiasi regione, una dotazione di spazi pubblici per tutti i residenti, senza differenziazione tra ambiti di maggior pregio e altri meno privilegiati.
Se poi la formulazione della norma riguardante le dotazioni territoriali si pone in relazione con quella, anch’essa contenuta nel ddl, che consente ai privati di presentare proposte per progetti di trasformazione urbanistica in sede di formazione del piano operativo e che attribuisce ai Comuni il mero compito di valutazione delle proposte private “verificandone la rispondenza alle esigenze di dotazioni territoriali già definite”, sorge il fondato dubbio che il compito del soggetto pubblico possa ridursi a localizzare le aree per i servizi, lasciando quindi ai privati la facoltà di proporre contenuti e modalità delle trasformazioni urbanistiche (l’esperienza del piano del Comune di Milano, basato tutto sulla contrattazione con i privati, diventerebbe quindi il modello di riferimento).
E ancora: il largo consenso registrato di recente sul contenimento del consumo di suolo, che ha portato alla presentazione di numerose proposte di legge - peraltro in una condizione di perdurante stagnazione che non lascia sperare tempi rapidi per la conclusione dell’iter legislativo - trova nel ddl un’espressione assai riduttiva e di basso profilo che, di fatto, non incide in alcun modo sull’obiettivo di ridurre l’aggressione alle aree agricole e di arginare i processi di impermeabilizzazione dei suoli. Nel testo di legge non è contenuta nessuna prescrizione realmente fattiva ed efficace per ridurre da subito possibili nuovi incrementi del suolo urbanizzato, non vi è neppure la traccia di un percorso attraverso cui definire i limiti all’espansione, ma soltanto un retorico invito alle Regioni, chiamate a emanare proprie leggi in cui il contributo per gli oneri di urbanizzazione risulti crescente al diminuire della densità edilizia.
Sul rinnovo urbano, una locuzione davvero inquietante, il tentativo di rimuovere alcuni ostacoli che limitano la diffusione di questi interventi si traduce nel dare spazi di azione pressoché illimitati ai privati, e non solo come soggetti con cui il Comune attiva procedure negoziali (e sarebbe più che sufficiente). Si prevede infatti anche la possibilità, se privati e Comune si accordano, di avviare le operazioni di rinnovo urbano anche in assenza di pianificazione operativa o in difformità da questa. E non è tutto: se in un ambito oggetto di recupero si forma un consorzio tra proprietari tale da rappresentare la maggioranza del valore degli immobili, si prevede un meccanismo inammissibile e odioso. Il consorzio stesso potrà espropriare i proprietari non aderenti e nessuna forma di tutela è prevista a garanzia di questi ultimi che verrebbero così privati del proprio alloggio senza alcuna offerta in alternativa.
Ampio spazio trova nel ddl il tema dell’edilizia residenziale sociale e, rispetto agli aspetti già di recente trattati nel cosiddetto Piano Casa approvato nel mese di maggio, si entra maggiormente nel merito delle definizioni, delle modalità di realizzazione, dei soggetti chiamati a realizzarla, delle possibili forme di incentivazione. Ma, di nuovo, tutte le misure suggerite (trasferimento o cessione di diritti edificatori, premi volumetrici, riduzione del prelievo fiscale comunale, e così via) sono dedicate al ‘mercato’ più che a garantire il diritto alla casa sancito dalla Costituzione.
Tralasciamo altre considerazioni su aspetti più circoscritti, ma non per questo meno preoccupanti e criticabili, e concludiamo ribadendo che l’approvazione del testo presentato, o comunque di un testo ispirato alla stessa ideologia e agli stessi principi distruttivi, produrrebbe effetti nefasti sul territorio e sul patrimonio comune (che non appartengono solo agli abitanti e governanti attuali della penisola, ma all’intera umanità e, soprattutto, alle generazioni future), e screditerebbe chi avesse contribuito ad approvarla.
Hanno aderito al 19 marzo 2015:
(vedi nota in calce)
Abruscato Salvatore, pianificatore territorialeAccornero Cristina, architetto e storico della città
Acerbo Maurizio, segreteria nazionale PRC, già consigliere comunale, regionale e deputato
Achilli Concetta, ricercatrice Università di Bari
Agostini Ilaria, ricercatore Università degli Studi di Firenze
Aiello Enzo, capogruppo/consigliere con delega all’ambiente al Comune di Settala (MI)
Alberti Francesco
Albi Lorenzo, pianificatore
Albini Michele, architetto
Alessi Adriano, studente, Università di Palermo
Allegretti Cesare, architetto
Alunni Gualtiero, portavoce Comitato NO corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
Amendola Marianna, architetto
Andrini Emanuela, architetto e dottorando Politecnico di Torino
Antoni Claudio
Aprea Antonio
Apreda Immacolata, architetto urbanista
Arena Antonella, docente Università di Messina
Arzente Vincenzo, i
mpiegato amsa, gruppo a2a Milano
Attardo Lorenzo, studente Università Torino
Asor Rosa Alberto, scrittore, presidente Rete dei comitati per la difesa del territorio
Astigiano Loredana Attorre Mario, Roma
Bacenetti Roberto, ingegnere informatico
Baglioni Dino
Baioni Mauro, urbanista, Phd –Università Roma tre, co-direttore della Scuola di Eddyburg
Balbo Marcello, docente Università IUAV di Venezia
Baldeschi Paolo, docente Università di Firenze
Baldizzone Giorgio, presidente dell'European Network for Strategic Environmental Assessment, Membro esperto VAS del Comitato Tecnico di Valutazione della Regione Liguria)
Balestri Marta, architetto
Ballabio Valentino, ex-sindaco di Cologno Monzese (MI)
Ballestriero Marilena, presidente Associazione InFormazione InMovimento Legnano
Balsimelli Massimo, architetto, socio ANCSA
Balzano Lucia
Bandieramonte Valentina
Bandoli Fulvia, presidenza nazionale di SEL, già deputata
Barabino Roberto, portavoce Rete dei Comitati per la qualità urbanistica Milano
Baracca Angelo
Barbanente Ottaviano, urbanista
Barbieri Gabriella, architetto
Barbucci Daniele, architetto
Barrella Elisabetta
Barzi Michela, urbanista, direttrice Millennio urbano
Bazzini Andrea, agronomo
Bellagamba Piergiorgio, docente Università di Camerino
Belli Laura Luciano, architetto, urbanista
Belloni Donato, resp. ufficio tecnico di Cardano al Campo (VA)
Beltrame Giuliana, sociologa, docente scuola del servizio sociale di Venezia
Beltrame Gianni, urbanista, già docente Politecnico di Milano
Benati Fiammetta
Bencardino Massimiliano, geografo, ricercatore Università di Salerno
Benedetti David, ingegnere
Benedetti Stefano, Comitato per il Parco Pertite di Piacenza
Benevelli Rossana, urbanista
Benigni Laura
Benni Giorgio, geometra
Berdini Paolo, urbanista
Bergamin Christianne, Comitato popolare "Lasciateci Respirare" di Monselice
Bernardi Donatella
Bernardi Marco, architetto
Bertani Elena
Bertolotti Franca
Bertolotto Luciano
Betti Gabriele
Bettini Enrico, architetto
Bevilacqua Piero, storico, docente Università di Roma La sapienza
Bianchi Andrea , storico dell'arte
Bianchi Anna Maria, portavoce Carteinregola
Biconne Rita
Bigliazzi Vittorio
Bilancetti Carolina
Biolo Massimo, avvocato
Blanc Francesca, Directora de Hábitat y Asentamientos Humanos presso Ministerio de Desarrollo Urbano y Vivienda, Ecuador
Boato Michele, Ecoistituto del Veneto
Boato Stefano, docente Università IUAV di Venezia
Boatti Giuseppe, urbanista, già docente Politecnico di Milano
Boldo Alessandro
Bollini Gabriele, urbanista, docente Università di Modena
Bonan Valter, assessore beni comuni-ambiente Feltre
Bonato Elena, architetto
Bonatti Eugenia, responsabile Servizio Pianificazione Urbanistica, Pietrasanta (LU)
Boneschi Danilo Mauro
Bonessa Andrea
Boniburini Ilaria, architetto, docente Università Statale del Rwanda, co-direttrice della Scuola di eddyburg
Bonomi Antonio, urbanista
Bonora Paola, geografa, già docente Università di Bologna
Bonotto Tarcisio, presidente Istituto di Ricerca Prout
Bontempi Antonio,
architetto
Bonvecchio Lisa
Bortoluzzi Bianca, pensionata
Boschini Marco, coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
Bottini Fabrizio, urbanista, direttore di La città conquistatrice
Bottini Antonietta
Bottini Felicia
Bovi Michele
Bracci Roberta
Bragagnolo Morena, coordinamento Asolo-Castellana del Forum di Salviamo il paesaggio
Brambilla Roberto, membro del Coordinamento nazionale di Lista civica italiana
Brenna Sergio, docente al Politecnico di Milano
Bressanin Franco, ingegnere, direttore di sede dell'Istituto di Ricerca Prout
Broz Martin, pianificatore territoriale
Bruni Giuliano, ingegnere
Bugatti Di Maio Adele, architetto
Bui Andrea, insegnante, cooperativa sociale La Bula” onlus
Buizza Claudio, architetto
Bullegas Graziano, presidente Italia Nostra Sardegna
Burgio Paolo, ingegnere già dirigente d'azienda (Ansaldo) e libero professionista
Burlando Roberto, docente università di Torino
Bursi Lucia, architetto
Busoni Enea
Butelli Andrea, docente e architetto
Cabiddu Maria Agostina, giurista, docente Politecnico di Milano
Cagnacci Aldo, ingegnere
Calabrese Alberto, architetto
Calabrese Luciana
Caluri Francesco, laureato al polo territorialista fiorentino
Calaminici Arturo, presidente Associazione Amici Parco Nord (MI)
Caluri Francesco, laureato al polo territorialista fiorentino
Callegari Martina, giurista, funzionario Provincia di Rovigo
Callegari Maurizio, architetto
Calza Caterina, giornalista, coltivatore diretto
Camagni Roberto, docente Politecnico di Milano
Camerini Giuseppe
Camisasso Stefano, ingegnere
Campari Maria Grazia, avvocata
Campion Paola, bibliotecaria Politecnico di Milano
Campitelli Fabrizio, docente Università di Palermo
Canevari Annapaola, Coordinatore del Centro Orientamento Studenti Politecnico di Milano
Cannarozzo Teresa, docente Università di Palermo
Cani Roberto Canova Fabio
Canigiani Franca, docente Università di Firenze
Cantarella Giovanna, psicanalista
Cantone Aurelio, architetto
Cantù Giorgio Cappelli Carla
Caputi Alessandra
Carbonari Antonio, ricercatore all'Università IUAV di Venezia
Cardosi Tiziano, Comitato No Tunnel No TAV
Carlini Carlamaria, urbanista, resp. Sviluppo progetti strategici, Arenzano (GE)
Cartella Ferdinando, già insegnante
Carosi Alessandro
Carpene Mariella
Carta Angelino, architetto
Cartasegna Roberto, architetto
Carturan Giuliano,
urbanista
Caruso Francesco, funzionario statale
Casagrande Grazia, già caporedattore
Casagrande Grazia
Casiraghi Gianni, presidente Associazione Torrette Bini Dosso Boscone, Macherio (MB)
Casiraghi Gianni, Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale, Seregno/Macherio (MB)
Casolaro Antonio, pensionato
Castronovi Antonio, CGIL Roma Lazio
Catarzi Roberta,
studentessa Università degli studi di Firenze
Cavallari Laura,
avvocato
Cattinari Raffaella, politico
Cauzzi Paolo, geometra
Cavallaro Oscar, architetto, già dirigente settore urbanistica Padova
Cavuoto Leucino Ceccoli Aldo, Libera università di donne e uomini "Ipazia" Firenze
Ceci Anna Maria, architetto, planner, già e membro del gruppo di lavoro E.C. su urban policies
Cefalota Franco, presidente Associazione 14 Luglio, Reggio Emilia
Celotto Zeno, brianzacentrale.blogspot.com
Cenci Pietro Paolo, architetto ex aspirante urbanista
Centola Giorgio, giudice di pace
Cerri Romeo, brianzapopolare.it
Chambry Carlo, architetto
Chessa Mauro, presidente ReTe dei comitati per la difesa del territorio
Chiappini Gabriele
Chiostergi Vittrorio
Ciacci Michela, studente Università degli Studi di Firenze
Ciccozzi Enrico
Cicellyn Comneno Anna Maria, presidente Associazione Circolo Legambiente Napoli Centro Anti
Cicerchia Simona, pianificatrice territoriale
Ciciotti Enrico, docente Università Cattolica di Piacenza
Cleici Riccardo, assessore del comune di Lomazzo (Como)
Colombo Alberto, consigliere comunale a Meda (MB) per Sinistra e Ambiente
Colombo Cinzia, assessora Ecologia comune di Gallarate (VA)
Colombo Claudio, assessore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Monza
Conserva Aquilani Tiziana, giornalista
Consonni Giancarlo, docente al Politecnico di Milano
Conti Alberto
Conti Irene
Coppolino AuroraCordara Pietro, architetto
Corò Marcella
Corona Gabriella, co-direttrice di "Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali"
Cosentini Adriana, studentessa Università degli Studi di Palermo
Cosentino Marco
Cosentino Marco, docente Università degli Studi dell'Insubria
Costa Andrea, portavoce Commissione Nazionale Cultura, Partito Socialista Italiano
Costa Antonio
Costa Luciana, studentessa Scuola Politecnica di PalermoCostantini Carlo, urbanista, AltroVeneto- rete dei comitati per un altro Veneto
Crisante Camilla, architetto ambientalista, già Presidente Wwf Abruzzo
Cristofani Claudio, angoliditerra.org
Costanzo Anna Maria, architetto
Crosti Luigi, analista finanziario
Cucè Edda, pensionata
Cuomo Alberto, ingegnere
Curzel Nicola, funzionario ambientale Trento
Dal Betto Gustavo
D'Alconzo Paola, docente Università degli Studi di Napoli
d’Orsi Angelo, storico del pensiero politico, docente Università degli studi di Torino, fondatore e presidente di Historia Magistra - Associazione per il Diritto alla Storia
Dal Betto Gustavo
Dall'Olio Claudia, funzionario Regione Emilia - Romagna
Dall’Olio Nicola, resp. Ufficio Agricoltura sostenibile, montagna e pianificazione, Provincia di Parma
Dallasta Angelo, architetto, resp. area territorio e ambiente comune di Vezzano sul Crostolo (RE)
Dallasta Paolo, consigliere comunale a Guastalla (RE)
D’Alto Silvano
Davighi Rita
de Crecchio Michele, urbanista
De Falco Luigi, Italia nostra Napoli
De Gaspari Mario,
saggista
Del Cimmuto Maria Grazia, architetto
Dellavecchia Sergio
De Lorenzis Diego, deputato portavoce del M5s alla Camera dei Deputati
De Marco Luisa
Del Pero Gianni, geologo ambientalista, già consigliere regionale WWF Lombardia
Demuro Francesco
De Lucia Vezio, urbanista, già direttore generale all'urbanistica del ministero dei Lavori pubblici, presidente Associazione Bianchi Bandinelli
de Magistris Luisa, portavoce Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
De Rosa Massimo, deputato, vicepresidente VIII Commissione Camera dei deputati
de Stefani Lorenzo, ricercatore Politecnico di Milano
de Russis Vito
De Zordo Ornella, già docente all'Università di Firenze, consigliere comunale a Firenze lista "per unaltra città"
Della Pergola Giuliano, sociologo, già docente Politecnico di Milano
Delle Foglie Domenico,
architetto, responsabile Regionale Urbanistica, Legambiente Puglia
Delmastro Emilio, coordinatore di segreteria del Consiglio direttivo di Pro Natura Torino
De Luchi Enrica, urbanista
Del Pero Gianni, geologo
Del Zotto Giuseppe, architetto
De Pieri Massimo, geometra, consigliere comunale M5s Spinea (VE)
Derossi Davide
De Vettor Giovanna
Devoti Laura, urbanista
Diappi Lidia, urbanista, già docente Politecnico di Milano
Di Biase Tommaso, architetto
di Gennaro Antonio, docente Seconda Università degli studi di Napoli
Di Giampietro Giuseppe, responsabile Webstrade.it
Di Cicco Roberto, architetto
Di Francesco Germano, ingegnere
Dignatici Paolo, ingegnere
D'Ignazio Luca, impiegato
Di Lascio Pietro
Dilda Michela, urbanista
Di Leo Domenico, concertista e professore di musica da camera
Di Martino Pino, sindaco Castellana Sicula, Palermo
Di Paola Loredana, Wwf Abruzzo
Di Napoli Sergio E., architetto
Di Stefano Andrea, direttore del mensile Valori, Presidente associazione Cascina Cuccagna
Di Stefano Stefano, impiegato
Di Tullio Davide, impiegato, dottore in Economia Ambientale
Donati Anna, ambientalista
Donatini Donatella, architetto
Dragone Michelangelo, architetto, presidente dell'"International Association for multidisciplinary Sudies of Drywalling Stones"
Dufruca Alfredo, ingegnere
D’Urso Annamaria
Eccher Lina
Fabbiani Mauro, ingegnere libero professionista, consigliere comunale M5s Torri di Quartesolo (VI)
Fabbri Claudio, architetto
Faccendi Stefania, medico
Fanfani David, ricercatore Università di Firenze
Fanfarillo Isabella
Farina Giulia, già editor per casa editrice milanese
Fatarella Stefano, urbanista, funzionario Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
Ferrando Angela
Ferrara Rossana, architetto
Ferrari Antonella, architetto
Ferrari Cesena Domenico, già docente Università Cattolica di Piacenza
Ferrari Giambattista, Associazione amici di Arenzano (GE)
Ferrari Maria Cristina
Ferrari Valterio
Ferretti Piero, architetto
Finiguerra Domenico, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), promotore del “Forum nazionale salviamo il paesaggio difendiamo i territori”
Fioretti Gianluca, presidente Associazione nazionale Comuni Virtuosi
Fiorito Elena
Flavioni Alessandro
Fornaciari Claudio , architetto
Forni Elisabetta, sociologa, ricercatore Politecnico di Torino
Foschi Marina, docente Università di Pisa
Franceschini Davide, fotografo e attivista
Franzosini Carlo, biologo marino della Riserva Marina di Miramare (TS)
Fraulini Amelio, Ingegnere, funzionario del Servizio Urbanistica e Cartografia della Provincia di Modena
Friso Gabriella,
insegnante
Frizzarin Paolo
, Lineaditerra.it
Fumai Gabriele
Fuselli Enrico, architetto
Gabbani Cosimo, studente Università di Pisa, allievo Scuola Superiore Sant’Anna
Gabrielli Maurizio
Gagliardi Fabrizio
Galbusera Francesco, presidente Associazione Gruppo Valle Nava, Casatenovo (LC)
Gallelli Giuseppe Galuppini Claudio, ingegnere
Gamba Silvia, architetto
Ganassini Marcello, studioso di ugrofinnistica e traduttore
Garavaglia Giorgio, architetto
Garavelli Giulia, studentessa Università degli studi di Firenze
Gargiulo Paola, funzionario pubblico
Gasparetto Cristiano, architetto, Italia nostra Venezia
Garda Emanuele, urbanista, docente Università di Milano
Garau Pietro
Gargiulo Paola, architetto, funzionario pubblico
Genco Nicola, grafico
Genovese Valeria, storica dell'arte, Scuola Normale Superiore di Pisa
Genovese Vincenzo, architetto e urbanista
Gentile Eugenio
Gentili Martina, architetto - master student TUDelft
Gerosa Alessandro, consigliere Comunale di Monza
Ghinassi Simona, architetto
Giacomazzi Fabio
Giacomi Emilio
Giannoccaro Giambattista, architetto, presidente di Terra d’Egnazia, Associazione di promozione sociale e Diritto alla Città - Fasano(BR), Monopoli(BA)
Giarletta Iole
Gibelli Maria Cristina, urbanista, già docente Politecnico di Milano
Giglioni Alessandra, architetto
Giretti Daniela
Girotti Chiara, urbanista
Gisotti Marinella, urbanista
Giudici Sandra
Giusti Mauro
Golinelli Sergio
Gonnelli Paolo
Granara Anna Rita
Grandi Stefano
Granzotto Loretta, architetto
Grassi Paolo, architetto
Grassi Tiziano, presidente Comitato per il Parco Regionale della Brughiera
Gravina Umberto, sindaco di Carugate (MI)
Gravina Maria Loreta
Gresti Giulietta, architetto
Grossi Maria Letizia
Greppi Claudio, geografo, docente Università degli studi di Siena
Grieco Francesco
Grisani Egidio
Grotta Anna, impiegata
Guadagnoli Giuseppe, ingegnere
Guerzoni Anna, architetto
Guido Alessandro
Guaragno Graziella, urbanista, Servizio Programmazione territoriale e sviluppo della montagna Regione Emilia-Romagna
Guarducci Anna Rita, architetto
Guastamacchia Emilio, assessore all'urbanistica, Corsico (MI)
Guermandi Maria Pia, archeologa, docente Università degli studi di Pavia
Gullotta Diego
Iacopini Alberto, Itc Luigi Einaudi, Torino
Imeroni Andrea, pedagogista
Incerti Ivano
Inglese Walter, docente
Ingrao Celeste
Iovinelli Roberto, geologo, Autorità di bacino Liri-Garigliano e Volturno
Iuffrida Giovanni, architetto, capo servizio edilizia privata Comune di Lamezia Terme
Labbucci Adriano, Assemblea Nazionale SEL
Lagazzi Nadia
Lagori Marina, già insegnante
Lagrasta Sabino, responsabile del WWF Canosa
Lalli Alberto, architetto
Lanaro Anna, insegnante
Landini Giovanni, Associazione Vivere Collina Fleming
Lanza D. Bruno, docente
Lanza Giuseppe, architetto
Lanzani Arturo, docente Politecnico di Milano
Las Casas Giuseppe, docente all’Università della Basilicata
Laterza Riccardo, studente Università IUAV di VeneziaLaverda Luciano, architetto
Lazzari Francesca, architetto, Dirigente del Servizio Pianificazione Territoriale della Provincia di Lucca
Legnani Franco
Leonardi Ivano, urbanista
Leone Antonio, docente Università della Tuscia Viterbo
Leoni Valeria, architetto
Leverotti Franca, consigliere nazionale di Italia Nostra
Lion Marco, già presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati
Liotti Guido, educatore/attore esperto di processi partecipati e teatro per il paesaggio
Lironi Sergio, architetto, presidente onorario Legambiente Padova
Lisi Nino
Lo Balbo Salvatore, segretario nazionale FILLEA-CGIL
Lo Brutto Angela Maria, studentessa università di Firenze
Loddo Stefano, geologo
Longhi Donata
Losavio Giovanni, giurista, già presidente nazionale di Italia nostra
Lorenzetti Tommaso, studente università di Ferrara
Lottarini Daria
Lotti Daniela
Luca Francesco, assessore all'urbanistica comune di Marano Vicentino
Luciani Martina, Piazza Traunik - Gorizia
Maddalena Paolo, giurista, già vicepresidente della Corte Costituzionale
Madoi Roberta, urbanista
Maffei Cardellini Giovanni
Maggi Mauro, docente Università di Roma La Sapienza
Maggio Marvi, urbanista e ricercatrice International Network for Urban Research and Action (INURA)
Magosso Paola, geologa
Magnaghi Alberto, docente Università degli Studi di Firenze
Magnani LauraMagnani Paolo, comitato “NO Passante Nord”
Mainoldi Giulio, Associazione Grande Parco Forlanini
Majoli Giorgio
Malgaretto Paola, architetto
Mancinelli Scotti Cristiana, Salviamo il Paesaggio
Mancini Oscar, già segretario della Camera del lavoro di Venezia, assessore all’ambiente e sport Mogliano (VE)
Manella Elisabetta
Manicardi Antonella, Servizio Pianificazione territoriale, urbanistica e cartografia, Provincia di Modena
Mannino Giovanna
Mantovani Flavio, studente di Urbanistica Politecnico di Milano
Manzoni Alessandra, psicanalista
Marcantoni Federico, studente Università degli studi di Firenze
Marchetti Alessandro, referente del Coordinamento del Circondario Imolese del Forum Salviamo il Paesaggio
Marchini Rossella, architetto
Marchini Rossella, architetto
Marcotti Graziella, urbanista, già resp. di ricerca Centro studi Piano intercomunale milanese
Maresca Massimo, presidente Italia Nostra Campania
Mariani Laura, responsabile politiche abitative - CGIL nazionale
Marincione Nando
Marini Elena
Marinoni Ottorino, architetto, già docente Università di Bologna
Martinelli Flavia, urbanista, docente Università Mediterranea di Reggio Calabria
Martinez Miguel
Martino Emanuele, architetto
Masante Giuliana
Mascetti Federica, storica
Masoni Riccardo, pianificatore territoriale
Massa Marco, urbanista, già docente Università degli Studi di Firenze
Massenti Emanuele
Mastrocinque Simona, già vice Sindaco e Assessore all'Ambiente del Comune di Zola Predosa (BO)
Mastrodonato Rolando, presidente associazione "Vivi e progetta un'altra Milano"
Mastroianni Olimpia
Matricciani Emilio, docente Politecnico di Milano
Mattei Ugo, giurista, docente Università degli studi di Torino e Università della California a San Francisco (USA), vicesindaco di Chieri (TO)
Mazza Angelino
Mazzarolo Federico, studente, Università Ca' Foscari
Mazzei Stefania, architetto
Mazzeo Antonio, giornalista e peace researcher
Mazzette Antonietta, sociologa, docente Università degli Studi di Sassari
Mazzoleni Chiara, docente Università IUAV di Venezia
Mazzullo Benedetto, studente Università degli Studi di Palermo
Memore Luisa
Meneghello Sabrina, architetto
Meneghetti, Lodovico (Lodo), urbanista, già docente Politecnico di Milano
Menna Ivo, Vasto coordinamento esposti ad amianto
Miceli Daniela, studentessa, Politecnico di Milano
Miazzi Francesco, Comitato popolare "Lasciateci Respirare" di Monselice
Milazzo Agata, ingegnere
Minafra Angelantonio, ricercatore CNR
Mioni Elia
Moccia Maria Rosaria, documentalista
Monastra Alfio, ingegnere edile, componente C.D. di Italia Nostra di Catania
Mondini Emanuele, giurista, Italia nostra Roma
Montagnana Manfredo
Montanari Tomaso, docente all’Università Federico II di Napoli
Montanari Guido, docente al Politecnico di Torino
Monte M. Michele, urbanista
Monti Gianni
Monti Luigi, architetto
Mori Sara
Morittu Maria Paola, giurista, Italia nostra Sardegna
Mortarino Massimo, Comitato per il Torinese del Forum “Salviamo il paesaggio – difendiamo i territori”
Mottola Molfino Alessandra, storica dell'arte, già presidente nazionale di Italia Nostra
Mugnaini Elio
Muhlbauer Luciano
Mura Alfredo
Murru Anna, ingegnere
Natale Giuseppe, Forum Civico Metropolitano Milano
Natali Carlo, urbanista, docente all’Università di Firenze, Presidente del CdS in Pianificazione della città del territorio e del paesaggio
Nave Antonio
Navoni Amalia, Coordinamento Nord Sud del Mondo
Nebbia Giorgio, già deputato e senatore, professore emerito all’Università di Bari
Nespolo Luca, architetto, Phd Università degli studi di Firenze
Negro Emanuele, fisico
Nicoletti Celeste
Nicoletti Paolo, geologo
Nicotra Francesco
Niero Alessandro
Nocito Walter, ricercatore, Università della Calabria
Noseda Enrica
Occhini Eugenio, già consigliere comunale di Catanzaro
Oddone Gaja
Ortenzi Alessandro, architetto
Ottonello Franca
Pacinico Vincenzo, architetto
Palermo Giuseppe, bibliotecario, presidente associazione culturale La casa del nespolo
Palermo Maurizio
Paolozza Marcello
Pagnanelli Antonio,
architetto, presidente associazione MaceraTiamo
Parisi Enzo, Legambiente Augusta
Pascolo Sergio, architetto, docente Università Iuav di Venezia
Pasquini Nico, studente Università IUAV di Venezia
Partengo Giulia
Patta Antonello, portavoce della Federazione della Sinistra milanese
Patrizio Carlo, docente Università di Roma La Sapienza
Patti Daniela, bibliotecaria
Pavone Antonio, architetto
Pellacini Daniela
Pennati Osea
Peritore Romina, architetto
Petrelli Giuliano
Petrone Maria Laura, portavoce Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
Pezzoli Flora, psicoterapeuta
Pesante Guido, vicepresidente WWF Friuli-VG
Petrone Maria Laura
Piccioli Gianandrea, già dirigente editoriale
Piccioni Luigi, storico, ricercatore Università della Calabria
Picchi Marta, urbanista e amministratore comunale
Picena Luigi, già dirigente pubblico
Pietrolucci Giuseppe
Pileri Paolo, docente Politecnico di Milano
Pisani Raffaele, architetto, pianificatore territoriale
Pirajno Rosanna, architetto
Pirozzi Adolfo, ingegnere
Pizzala Gabriella
Plata Marco
Poddine GianCarlo
Polacci Luciano
Poli Daniela, urbanista, docente all’Università degli studi di Firenze
Polli Graziano
Pompilio Marco, urbanista, già direttore settore Pianificazione territoriale Provincia di Milano
Porcari Vincenzo
Porrati Daniela, architetto
Pozzati Vittorio
Pozzi Chiara
Predonzan Dario, già responsabile energia e trasporti WWF Friuli Venezia Giulia
Premoli Gianluca, ingegnere, già consigliere comunale a Pioltello (MI)
Privitera Gianfranco, ingegnere Proietti Lorenzo
Prosperi Adriano, professore emerito Scuola Normale Superiore Pisa
Puddu Rita, geologa
Pujia Veronica
Puliani Mauro, funzionario Amministrazione Provinciale di RomaPulito Pasquale, ingegnere
Pustetto Stefano
Quagliaroli Mirta, consigliere comunale M5S a Piacenza
Quattrociocchi Andrea, impiegato alla Provincia di Milano, delegato RSU dell’USB
Radicioni Raffaele, urbanista, già assessore all’urbanistica al Comune di Torino
Rancati SergioRestelli Carmela, pensionata, iscritta all’Anpi
Ranieri Francesco, urbanista
Rannisi Giuseppe, ingegnere
Reho Matelda, economista, docente all’Università IUAV di Venezia
Remelli Matteo, impiegato
Remonato Francesco, urbanista
Renzoni Roberto
Restelli Carmela, pensionata, iscritta all'ANPI
Riboldazzi Renzo, architetto, docente al Politecnico di Milano
Ricci Marco, consigliere comunale per Una città in comune – Pisa
Ricciardi Giannoni Nicola
Righini Serena, urbanista, assessore all'urbanistica al Comune di Melzo (MI)
Rinaldi Rosa, responsabile dipartimento ambiente-territorio-beni comuni PRC
Rispoli Rossella, Liberacittadinanza
Rivolta Stefano
Rizzatto Paolo, architetto
Rizzi Chiara, architetto, assegnista di ricerca
Robbe Maria Pia, urbanista, co-fondatrice di Veneziano Gas
Roccella Alberto, giurista docente Università degli Studi di Milano
Roero Maria
Roggio Sandro, architetto, già componente Comitato scientifico della Conservatoria delle coste della Sardegna
Roli Maria Teresa, architetto urbanista
Romani Giosuè
Romanini Giancarlo, architetto
Rossetto Fiorenza, presidente Associazione Salviamo Bracciano
Rossi Giuseppe, ingegnere, docente
Rossi Simone, architetto
Rossi Simone, studente Università degli studi di Firenze
Rovigatti Piero, docente Università di Chieti-Pescara
Ruzzante Francesco, studente Università IUAV Venezia
Sabelli Rodolfo, urbanista, responsabile del settore Pianificazione urbanistica del comune di Capaccio-Paestum (SA)
Sacconi Paola, architettoSaggioro Cristina
Sala Alfio
Salerno Giovanni, geologo Regione Emilia-Romagna
Salzano Edoardo, urbanista, già docente all'Università Iuav di Venezia, fondatore e direttore di eddyburg.it
Salzano Francesco
Sampò Sebastiano
Sannino Giovanni, studente
Santo Giuseppe
Saponara Antonella, restauratrice
Saponaro Michele
Saragosa Claudio, ricercatore, Università di Firenze
Sardelli Roberto, sacerdote
Scandurra Enzo, docente all’Università di Roma La Sapienza
Scardina Alfredo
Scarsi Luigi
Scarso Ilaria, ingegnere, dottore in Tecnica Urbanistica
Scudellari Jacopo, studente Politecnico di Torino
Scuri Simona
Sgarbi Giorgio
Sgherri Monica, consigliere regionale Toscana
Sibilla Stefano, ingegnere e imprenditore, comitato Treno Alpi Liguri
Signorile Roberta
Sili Scavalli Andrea, architetto
Simonini Ivana
Sinibaldi Silvio
Siniscalchi Claudio, presidente WWF Isontino “Eugenio Rosmann”
Sironi Alfio, insegnante
Soldarini Massimo, responsabile Nazionale Settori Progetti e volontariato Lipu birdlife Italia onlus
Solenghi Sara, madre, insegnante e amante della bellezza e del paesaggio
Soraci Cristina
Sorani Rosanna
Sotgia Antonello, architetto
Susanna Spafford, avvocato
Spessotto Arianna, deputato M5s
Spinelli Barbara, M5s
Sponzilli Giacomo, architetto
Stiglitz Alessandro
Stocchi Donatella, terapista della riabilitazione Ferrara
Stocco Ricardo
Storto Giancarlo, ingegnere, già direttore generale del ministero dei lavori pubblici
Suber Pierpaolo
Succetti Camilla, studentessa Politecnico di Milano
Sulis Gino Paolo
Suppini Lorena
Taborchi Mario, consigliere comunale di SEL - Comune di Corciano (PG)
Talarico Silvio,
giornalista
Tarallo Giuseppe,
già presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, già sindaco di Montecorice (SA)
Tarulli Silvia,
architetto
Tattara Giuseppe,
docente Università Cà Foscari Venezia
Teti Maria Adele, già docente università di Calabria, presidente Italia Nostra sez. Catanzaro
Tetti Eros, Comitato “Salviamo le Apuane”
Tempra Dario
Timpani Pino, Associazione per i Parchi del Vimercatese
Tiraboschi Alessandro, urbanista
Todde Giorgio, scrittore, già componente comitato scientifico Piano Paesaggistico Sardegna
Tomasetti Fabio, urbanista
Tonon Graziella, docente Politecnico di Milano
Torchi Antonia, sociologa della comunicazione, già docente
Torelli Enrica, Associazione Vivere Collina Fleming
Toscano Luigi, geometra, già assessore urbanistica comune di Montenero di Bisaccia
Toscano Paola, designer
Trizio Marino
Tronconi Pierattilio, autore di saggi su energia,ambiente e clima
Turroni Sauro, urbanista, già vicepresidente Commissione ambiente Senato
Uberti Edoardo, studente di Urbanistica, Politecnico di Milano
Ugolini Antonio
Uleri Tiziana, avvocato Urbani Maria Gemma, Luccabenecomune
Urzì Gaetano, urbanista, dirigente tecnico genio civile di Catania
Vaccani Cristina, collaboratrice ai servizi ambientali, Provincia di Como
Vaccari Norberto, architetto, consigliere comunale M5s di Reggio Emilia,
Valent Gian Maria, geografo
Valli Chiara, architetto
Vallino Guido, urbanista
Valorani Carlo, ricercatore Università La Sapienza
Vanetti Carlo Bruno, avvocato, docente Università di Pavia
Verducci Luca, videoreporter freelance specializzato in tematiche ambientali.
Vezzani Angela, pensionata
Villani Stefania, redattrice
Villani Vincenzo, pensionato
Villella Elena, architetto
Vinci Giuseppe, imprenditore oleario, blogger
Virdis Simone, ingegnere
Volpe Valeria
Zampieri Dario, geologo, Università di Padova
Zanchettin Andrea, architetto
Zanella Katia
Zanetti Uliana, Museo d'Arte Moderna di Bologna
Zanetto Marco, urbanista, consulente ambientale
Zarini Lucia
Zerbetto Fiorenzo
Zetti Jacopo
Ziparo Alberto, docente Università degli Studi di Firenze
Zito Vincenzo
2. ASSOCIAZIONI
AmbientalMente Liguria
Associazione ambientalista “La lupus in fabula” onlus Fano (PU)
Associazione ambiente e salute di Correggio e San Martino in rio (RE)
Associazione Amici di Ponte Carrega, Val Bisagno-Genova
Associazione "Circolo Legambiente Napoli Centro Antico"
Associazione “Città Plurale” Matera
Associazione Culturale Città in rete (Palermo)Associazione Culturale "La Casa del Nespolo", Roma
Associazione Culturale Paesaggi
Associazione Difesa Consumatori e Ambiente, Adiconsum Abruzzo
Associazione "Forche Caudine" (Molisani a Roma), Roma
Associazione ForumcivicoAssociazione Gruppo Valle Nava, Casatenovo (LC)
Associazione Il Giardino dei Ciliegi di Firenze - Centro ideazione donna
Associazione InFormazione InMovimento Legnano
Associazione MaceraTiamo, Macerata
Associazione Map Design Project
Associazione Salviamo Bracciano
Associazione Torrette Bini Dosso Boscone, Macherio (MB)
Associazione “Uomo e Territorio Pro Natura” Milano
Associazione “Vivai ProNatura” - San Giuliano Milanese
“Carteinregola” Roma
Circolo “A. Armino” di Palmi (RC)
Comitato “Bene Comune Cernusco”
Comitato FuoriPISTA Fiumicino
Comitato NO corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
Comitato Pedamentina a San Martino, Napoli
Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza CentraleComitato per il Parco Regionale della Brughiera
Comitato popolare "Lasciateci Respirare" di Monselice
Comitato “Salviamo le Apuane”
Comitato Treno Alpi Liguri
Coordiamento Asolo-Castellana del Forum di Salviamo il paesaggio
Coordinamento del Circondario Imolese del Forum Salviamo il Paesaggio
CROWDFUNDING CIVICO idee per il territorio (Palermo)
Federazione nazionale Pro Natura
Fondazione Salvare Palermo onlus
“Forum Civico Metropolitano” Milano
Forum Ambiente e Salute Lecce, Rete di cittadini e gruppi impegnati a difesa del territorio
“Gruppo ambiente mobilità e territorio” Brescia
InFormAzione Sostenibile - Comunicazione socio-ambientale
Italia Nostra Campania
Italia Nostra sez. Catanzaro
Italia Nostra Sardegna
Legambiente Verona
"Libera Università di uomini e donne Ipazia", Firenze
Lista "Sinistra e ambiente" di Meda (MB)
Lo sguardo che trasforma
Love Monticelli
Luccabenecomune
Movimento politico “il Baco Resistente”, Catanzaro
Municipio dei Beni Comuni, Pisa
Occhisullacultura.wordpress.com
Piazza Traunik - Gorizia
Redazione "Pensieri d'integrazione", Fondazione Integra/Azione
Rete civica italiana
ReTe dei comitati per la difesa del territorio
Rete dei Comitati per la Qualità Urbanistica Milano
Rifondazione Comunista
Salviamo il Paesaggio Altomilanese
Salviamo il Paesaggio Provincia di Treviso
Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia
Scale di Napoli
Terra D'Egnazia: associazione di promozione sociale e diritto alla Città, Fasano(BR) e Monopoli(BA).
Vasto coordinamento esposti ad amianto
“Verdi Ambiente e Società" (VAS)
“Unaltracittà-Laboratorio politico”, Firenze
WWf di Canosa di Puglia
WWF Isontino “Eugenio Rosmann”
Adesioni al 19 marzo 2015: 645 adesioni singole, 67associazioni/comitati.
Abbiamo inserito le qualifiche di persone a noi note oppure indicate dagli interessati. Comunicateci eventuali precisazioni o integrazioni, di cui terremo conto nei prossimi aggiurnamenti
Riferimenti
Su eddyburg i documenti di critica che ci sembra piu interessante rendere noti ai nostri lettori:
Listatsipras.eu, 30 settembre 2014
Il premier Renzi ha superato un’altra tappa nella sua impresa di definitiva metamorfosi del Paese secondo le ricette dell’austerity neo liberista.Per questo la difesa dell’articolo 18 deve andare oltre se stessa, allargare linguaggio e intenzioni, se non vuole ridursi soltanto a una testimonianza e sviluppare la forza di affermare un’idea dei diritti all’altezza dei problemi dell’oggi. Parlare a tutto il lavoro, quello che c’è e quello che non c’è: questa è la sfida..
La direzione del Pd del 29 settembre rappresenta un passaggio forse conclusivo del lungo processo di accettazione -nei fatti e nel discorso pubblico - da parte del Pd del pensiero unico neo liberista in salsa blairiana, come nuova regola economica e sociale del mondo. Non a caso Renzi sostiene la Commissione Europea di Juncker e Katainen che ha come programma la continuazione della austerità e delle politiche liberiste. Il Jobs Act, promosso politicamente in quella sede, accetta infatti in toto e articola nel contesto italiano l'agenda neoliberista che stabilisce una complessiva svalutazione del lavoro, con l’eliminazione delle residue "rigidità" del lavoro, una volta dette, secondo il rottamando costituzionalismo democratico, "diritti e tutele", e con l'allargamento a dismisura della flessibilità, della precarizzazione e della riduzione del lavoro a condizione servile. Vanno in questa direzione i previsti dispositivi di controllo a distanza di chi lavora, del demansionamento, dell’allargamento a dismisura dei voucher. Il tutto senza alcuna vera contro partita in termini di sussidi.
Non aver contrastato la precarizzazione del mondo del lavoro, anzi l’averla spesso teorizzata, e la disoccupazione crescente delle nuove generazioni lasciata crescere senza farne uno scandalo sociale ha aperto la strada all’ulteriore e definitiva cancellazione di diritti e tutele. Siamo di fronte a una sfida la cui posta in gioco è la difesa della civiltà delle relazioni umane nell’epoca della crisi. Difendere oggi i diritti del lavoro incarnato, donne e uomini al lavoro nell’epoca del lavoro senza futuro, senza tutele, senza sentimento democratico, può conquistare di nuovo un senso politico e sfuggire alla sensazione di un deja vu. Ma questo significa ripartire da un’idea che rimetta insieme le forze, che parli ai mille frammenti del lavoro disperso, che costruisca alleanze tra le generazioni e soprattutto parli alle nuove generazioni. A quelle ragazze e a quei ragazzi per i quali il lavoro è soltanto una chimera. Mai come in questo momento la difesa dell’articolo 18 e la richiesta del reddito minimo universale sono le due facce dell’unica risposta da dare al Jobs Act.
Questi sono i contenuti che l’Altra Europa intende portare nel confronto in tutte le sedi in cui sarà possibile e in tutte le mobilitazioni sui temi del lavoro di questa stagione che si è aperta con il Jobs Act, dalla manifestazione della CGIL del 25 ottobre allo sciopero sociale dei movimenti antiprecarietà del 14 novembre fino alla manifestazione nazionale che L'Altra Europa propone per il 29 novembre contro le politiche neoliberiste del governo Renzi e della Commissione Juncker.
L'altra Europa con Tsipras
www.listatsipras.eu
...ai compagni rimasti nel PD:
«non so come stremato tu resisti /
in questa palude di finanzcapitaliamo /
ch'è il tuo partito»
da alcuni versi della poesia "Dora Markus" di Eugenio Montale, che vi ripresentiamo:
|
DORA MARKUS
1
Fu dove il ponte di legno
mette a Porto Corsini sul mare alto
e rari uomini, quasi immoti, affondano
o salpano le reti. Con un segno
della mano additavi all'altra sponda
invisibile la tua patria vera.
Poi seguimmo il canale fino alla darsena
della città, lucida di fuliggine,
nella bassura dove s'affondava
una primavera inerte, senza memoria.
E qui dove un'antica vita
si screzia in una dolce
ansietà d'Oriente,
le tue parole iridavano come le scaglie
della triglia moribonda.
La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche piú rari.
Non so come stremata tu resisti
in questo lago
d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse
ti salva un amuleto che tu tieni
vicino alla matita delle labbra,
al piumino, alla lima: un topo bianco,
d'avorio; e così esisti!
2
Ormai nella tua Carinzia
di mirti fioriti e di stagni,
china sul bordo sorvegli
la carpa che timida abbocca
o segui sui tigli, tra gl'irti
pinnacoli le accensioni
del vespro e nell'acque un avvampo
di tende da scali e pensioni.
La sera che si protende
sull'umida conca non porta
col palpito dei motori
che gemiti d'oche e un interno
di nivee maioliche dice
allo specchio annerito che ti vide
diversa una storia di errori
imperturbati e la incide
dove la spugna non giunge.
La tua leggenda, Dora!
Ma è scritta già in quegli sguardi
di uomini che hanno fedine
altere e deboli in grandi
ritratti d'oro e ritorna
ad ogni accordo che esprime
l'armonica guasta nell'ora
che abbuia, sempre piú tardi.
E scritta là. Il sempreverde
alloro per la cucina
resiste, la voce non muta,
Ravenna è lontana, distilla
veleno una fede feroce.
Che vuole da te? Non si cede
voce, leggenda o destino...
Ma è tardi, sempre piú tardi.
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E' finito l'involontario silenzio di eddyburg. Abbiate ancora pazienza se gli articoli che abbiamo selezionato, editato, presentato e commentato nei giorni scorsi non appariranno sempre in ordine cronologico. Molti non li trovate neppure nella pagina iniziale ma dovrete andare in fondo e cliccare su "post più vecchi". Prosegue intanto a raccolta di adesioni all'appello contro la proposta del ministro Lupi (Una proposta da rottamare): vi daremo presto le firme che si aggiungono a quelle raccolte fino al 18 settembre scorso. Inviate ulteriori adesioni a mariapia.robbe@gmail.com


Premessa
Come molti dei frequentatori di eddyburg sanno, abbiamo lanciato un appello contro la bozza di legge "Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazioni urbane" predisposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. A nostro parere essa è il culmine della strategia e della pratica che hanno prevalso negli ultimi anni nel nostro paese, distruggendone la vivibilità e la bellezza. Trovate qui di seguito un documento, redatto nella forma della “lettera aperta”, con cui esprimiamo le ragioni di una critica severa e senza appello. Un momentaneo incidente tecnico ci ha impedito di comunicarlo attraverso il nostro sito. Ci siamo avvalsi comunque di altri strumenti di diffusione (il nostro profilo Facebook e soprattutto alcuni “siti amici “, come SosPatrimonio, Stopalconsumoditerritorio, Carteinregola, Territorialmente), e dei contatti personali. Non abbiamo voluto usare i siti specializzati nella raccolta di firme, perché abbiamo l’impressione che le risposte a quelle richieste siano automatiche e distratte: volevamo invece, e vogliamo, un’adesione meditata e perciò convinta.
A differenza di altri riteniamo che quella del ministro Lupi e del suo gruppo di lavoro sia una proposta non emendabile. Lo sforzo di proporre “depeggioramenti” non farebbe che accreditarla. L’unico obiettivo perseguibile, secondo le persone che hanno redatto questa “lettera aperta al ministro Lupi”, l’hanno firmata e la firmeranno, è quello di arrestarne il cammino.
Vi chiediamo il sostegno di una vostra adesione.
Spedite per favore una email con la vostra adesione a mariapia.robbe@gmail.com
Lettera aperta al ministro dei Trasporti e Infrastrutture Maurizio Lupi.
Egregio Ministro,
riteniamo il disegno di legge da lei presentato in materia di governo del territorio complessivamente non condivisibile, non soltanto per le numerose norme in esso contenute che appaiono inadeguate, quando non potenzialmente rischiosissime per gli effetti rovinosi che potrebbero produrre sul territorio, ma soprattutto per la filosofia che pervade, con strenua e incalzante persistenza, ogni articolo del provvedimento.
La sua proposta, a nostro avviso, non è emendabile e quindi rinunciamo a proporre osservazioni ed emendamenti puntuali al testo predisposto dal gruppo di lavoro da lei incaricato.
Tuttavia, profittando dell’opportunità di poter interloquire con i suoi uffici, vogliamo cogliere l’occasione per esprimere un dissenso ragionato e motivato, poiché la nostra posizione non ha nulla di pregiudiziale, ma è il risultato di una valutazione non estemporanea che qui di seguito vogliamo sintetizzare.
L’innovazione più rilevante, che nel ddl emerge in tutta evidenza e in forma così pervasiva da precludere un possibile confronto di merito sui singoli aspetti, risiede nel fatto che viene riconosciuto ai proprietari delle aree il “diritto di iniziativa e di partecipazione” nei procedimenti di pianificazione; e, per non lasciare possibili dubbi, i soggetti istituzionali – Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato – sono sollecitati, nell’esercizio delle rispettive competenze, a estendere anche ai “privati che partecipano alla pianificazione” gli stessi principi che regolano i rapporti interistituzionali (leale collaborazione, sussidiarietà, trasparenza ed altri ancora).
Si tratta di un modello che delegittima in maniera clamorosa i principi e le modalità che stanno alla base del processo di pianificazione; un modello che dalla legge urbanistica del 1942 è pervenuto, con modifiche, aggiornamenti e con l’innesto delle leggi regionali, sino ai nostri giorni. Si tratta altresì di un modello del quale non si ravvisano elementi di affinità in nessun’altra legislazione urbanistica dei paesi avanzati europei.
Da sempre, infatti, è stato unanimemente riconosciuto che la pianificazione appartiene a pieno titolo alla sola sfera pubblica, costituendo una delle attività più qualificanti delle amministrazioni pubbliche, e in particolare dei Comuni. E se in altri campi ci si avvia a un ridimensionamento della presenza pubblica in funzione – vera o presunta – di una maggiore snellezza ed efficacia delle azioni e delle decisioni, in questo campo la delega non è da ritenere assolutamente ammissibile per il solo e semplice fatto che le decisioni riguardanti la qualità dell’assetto del territorio e le interazioni che in esso si stabiliscono appartengono all’intera comunità, poiché il territorio, nel moderno costituzionalismo, appartiene a titolo di sovranità al popolo; e, come recita la nostra Costituzione, il diritto alla proprietà privata è condizionato al perseguimento della “funzione sociale” della proprietà stessa .
Conseguentemente, la pianificazione non può che essere esercitata, con metodo trasparente e partecipato, da coloro che, a seguito di competizione elettorale, hanno ricevuto dai cittadini il compito di provvedervi.
Se, come si evidenzia nel testo della proposta di legge, si privilegia in maniera esclusiva una categoria di cittadini (i proprietari), conferendo loro addirittura il rango di soggetti istituzionali a pieno titolo coinvolti nel processo di pianificazione, si snatura l’essenza stessa della pianificazione la quale deve svolgere il precipuo compito di assicurare condizioni di maggiore benessere all’intera popolazione, residente - dai commercianti agli agricoltori, dagli studenti agli sfrattati e così via – contemperando le diverse aspettative che devono comunque risultare non in contrasto con le esigenze di tutela e salvaguardia dell’ambiente (il territorio è un bene irriproducibile) e con la conservazione del patrimonio storico.
Anche se è il più dirompente, quello appena descritto non è il solo aspetto inaccettabile di questa bozza di legge.
Nel ddl risulta soppresso il decreto ministeriale 1444 del 1968. In sostituzione degli standard vengono introdotte le dotazioni territoriali le cui definizioni sono attribuite allo Stato nei termini generali, e successivamente alle Regioni per la parte regolamentare. Abrogando il decreto che assicurava per “ogni abitante, insediato o da insediare”, una “dotazione minima, inderogabile,” di mq per servizi, verde e aree pubbliche si scardina uno dei pilastri dell’urbanistica riformista che ha garantito, in ogni comune di qualsiasi regione, una dotazione di spazi pubblici per tutti i residenti, senza differenziazione tra ambiti di maggior pregio e altri meno privilegiati.
Se poi la formulazione della norma riguardante le dotazioni territoriali si pone in relazione con quella, anch’essa contenuta nel ddl, che consente ai privati di presentare proposte per progetti di trasformazione urbanistica in sede di formazione del piano operativo e che attribuisce ai Comuni il mero compito di valutazione delle proposte private “verificandone la rispondenza alle esigenze di dotazioni territoriali già definite”, sorge il fondato dubbio che il compito del soggetto pubblico possa ridursi a localizzare le aree per i servizi, lasciando quindi ai privati la facoltà di proporre contenuti e modalità delle trasformazioni urbanistiche (l’esperienza del piano del Comune di Milano, basato tutto sulla contrattazione con i privati, diventerebbe quindi il modello di riferimento).
E ancora: il largo consenso registrato di recente sul contenimento del consumo di suolo, che ha portato alla presentazione di numerose proposte di legge - peraltro in una condizione di perdurante stagnazione che non lascia sperare tempi rapidi per la conclusione dell’iter legislativo - trova nel ddl un’espressione assai riduttiva e di basso profilo che, di fatto, non incide in alcun modo sull’obiettivo di ridurre l’aggressione alle aree agricole e di arginare i processi di impermeabilizzazione dei suoli. Nel testo di legge non è contenuta nessuna prescrizione realmente fattiva ed efficace per ridurre da subito possibili nuovi incrementi del suolo urbanizzato, non vi è neppure la traccia di un percorso attraverso cui definire i limiti all’espansione, ma soltanto un retorico invito alle Regioni, chiamate a emanare proprie leggi in cui il contributo per gli oneri di urbanizzazione risulti crescente al diminuire della densità edilizia.
Sul rinnovo urbano, una locuzione davvero inquietante, il tentativo di rimuovere alcuni ostacoli che limitano la diffusione di questi interventi si traduce nel dare spazi di azione pressoché illimitati ai privati, e non solo come soggetti con cui il Comune attiva procedure negoziali (e sarebbe più che sufficiente). Si prevede infatti anche la possibilità, se privati e Comune si accordano, di avviare le operazioni di rinnovo urbano anche in assenza di pianificazione operativa o in difformità da questa. E non è tutto: se in un ambito oggetto di recupero si forma un consorzio tra proprietari tale da rappresentare la maggioranza del valore degli immobili, si prevede un meccanismo inammissibile e odioso. Il consorzio stesso potrà espropriare i proprietari non aderenti e nessuna forma di tutela è prevista a garanzia di questi ultimi che verrebbero così privati del proprio alloggio senza alcuna offerta in alternativa.
Ampio spazio trova nel ddl il tema dell’edilizia residenziale sociale e, rispetto agli aspetti già di recente trattati nel cosiddetto Piano Casa approvato nel mese di maggio, si entra maggiormente nel merito delle definizioni, delle modalità di realizzazione, dei soggetti chiamati a realizzarla, delle possibili forme di incentivazione. Ma, di nuovo, tutte le misure suggerite (trasferimento o cessione di diritti edificatori, premi volumetrici, riduzione del prelievo fiscale comunale, e così via) sono dedicate al ‘mercato’ più che a garantire il diritto alla casa sancito dalla Costituzione.
Tralasciamo altre considerazioni su aspetti più circoscritti, ma non per questo meno preoccupanti e criticabili, e concludiamo ribadendo che l’approvazione del testo presentato, o comunque di un testo ispirato alla stessa ideologia e agli stessi principi distruttivi, produrrebbe effetti nefasti sul territorio e sul patrimonio comune (che non appartengono solo agli abitanti e governanti attuali della penisola, ma all’intera umanità e, soprattutto, alle generazioni future), e screditerebbe chi avesse contribuito ad approvarla.
Primi firmatari
Giancarlo Storto
Maria Cristina Gibelli
Paolo Baldeschi
Vezio De Lucia
Mauro Baioni
Edoardo Salzano
Sergio Brenna,
Domenico Finiguerra
Giuseppe Boatti
Sauro Turroni
Paola Bonora
Tomaso Montanari
Emanuele Mondini
Donato Belloni
Stefano Fatarella
Antonietta Mazzette
Elisabetta Forni
Alberto Ziparo
Roberto Camagni
Rodolfo Sabelli
Paolo Berdini
Laura Benigni
Angelo d’Orsi
Flavia Martinelli
Ilaria Boniburini
Chiara Girotti
Antonello Sotgia
Rossella Marchini
Francesco Ranieri
Fulvia Bandoli
Carlo Costantini
Adriano Prosperi
Alberto Magnaghi
Andrea Costa
Romina Peritore
Alessandro Boldo
Cesare Allegretti
Franco Cefalota
Ivano Incerti
Rossana Benevelli
Antonella Manicardi
Enrico Bettini
Davide Derossi
Giuliana Beltrame
Maria Teresa Roli
Antonio di Gennaro
Marina Foschi
Michela Barzi
Antonio Bonomi
Alessandra Giglioni
Ugo Mattei
Marco Massa
Guido Montanari
Cristina Accornero
Andrea Imeroni
Emilio Delmastro
Maria Pia Guermandi
Daniela Poli
Chiara Mazzoleni
Paolo Maddalena
Alberto Lalli
Maria Agostina Cabiddu
Edoardo Uberti
Francesco Alberti
Flavio Mantovani
Paolo Dallasta
Altre adesioni pervenute al 18 settembre
Nicola Dall’Olio
Francesco Remonato
Maria Paola Morittu
Giorgio Todde
Luca Nespolo
Stefano Pustetto
Pierpaolo Suber
Elia Mioni
Antonello Patta
Carlamaria Carlini
Massimo Mortarino
Manfredo Montagnana
Fabrizio Bottini
Arturo Lanzani
Giuseppe Las Casas
Gianluca Fioretti
Luigi Piccioni
Franca Leverotti
Michele Albini
Dario Predonzan
Luciano Laverda
Alessandro Tiraboschi
Andrea Bonessa
Claudio Cristofani
Alessandra Manzoni
Marina Lagori
Marco Boschini
Emilio Matricciani
Graziella Tonon
Giancarlo Consonni
Sara Solenghi
Michele M.Monte
Enzo Scandurra
Daniela Pellacini
Guido Pesante
Marianna Amendola
Alberto Calabrese
Chiara Valli
Claudio Antoni
Valentino Ballabio
Piergiorgio Bellagamba
Gabriella Pizzala
Piero Bevilacqua
Gabriella Corona
David Fanfani
Giovanna Cantarella
Giorgio Centola
Giorgio Sgarbi
Ferdinando Cartella
Marco Pompilio
Grazia Casagrande
Umberto Gravina
Stefano Benedetti
Uliana Zanetti
Cristina Vaccani
Gabriella Barbieri
Vincenzo Arzente
Emanuele Massenti
Giulia Farina
Emilio Guastamacchia
Carlo Franzosin
Simona Scuri
Michele Boato
Lorenzo de Stefani
Gianni Beltrame
Paolo Rizzatto
Adele Bugatti Di Maio
Roberta Madoi
Arianna Spessotto
Ottaviano Barbanente
Diego De Lorenzis
Salvatore Lo Balbo
Rosanna Sorani
Alfredo Scardina
Marta Balestri
Giuseppe Natale
Laura Devoti
Umberto Gravina
Vincenzo Arzente
Stefano Benedetti
Uliana Zanetti
Cristina Vaccani
Gabriella Barbieri
Emilio Guastamacchia
Carlo Franzosini
Mario De Gaspari
Lorenzo de Stefani
Adele Bugatti Di Maio
Giuliano Della Pergola
Oscar Mancini
Cristiano Gasparetto
Giuliano Bruni
Gabriele Chiappini
Jacopo Zetti
Andrea "Lucarelli" Bui
Renzo Riboldazzi
Maria Pia Robbe
Hanno inoltre aderito (per ora) le seguenti associazioni, comitati e gruppi:
Forum Civico Metropolitano di Milano
Associazione vivai pro natura, San Giuliano Milanese
Federazione nazionale Pro Natura Torino

Prosegue la raccolta di adesioni per l'appello contro la proposta di legge del ministroMaurizio Lupi. Cliccando qui trovate il testo della lettera/appello e le prime adesioni. Per aderire a vostra volta mandate una e-mail col vostro nome e cognome, qualifica e città all'indirizzo. mariapia.robbe@gmail.com. Informeremo periodicamente delle ulteriori adesioni pervenute
Il manifesto, 13 settembre 2014 (m.p.r.)
La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato islamico (Isis), al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele-Palestina. Mi sembra di vedere il «cavallo rosso fuoco» dell’Apocalisse: «A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada», (Ap.6,4). È la «grande spada» che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la Nato che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia.
Nel suo ultimo vertice, tenutosi qualche giorno fa a Newport nel Galles, la Nato ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché pesanti sanzioni alla Russia. Il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi, pronti a battersi contro l’Isis, offrendo per di più armi ai kurdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei «donatori» che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari. Durante il vertice Nato, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del Pil. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa.
Accettando le decisioni del vertice, Renzi è ora obbligato a investire in armi il 2% del Pil. Significa 100 milioni di euro al giorno. Questa è pura follia per un paese come questo in piena crisi economica. È la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati Sipri (lo Stockholm international peace research institute, l’istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma), i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo da Usa e Nato).
Siamo prigionieri del «complesso militare-industriale» statunitense e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli «interessi vitali», in particolare della «sicurezza economica», come afferma la ministra della Difesa Roberta Pinotti nel Libro Bianco. Ci lanciamo in nuove guerre che assomigliano alle vecchie. Come quella contro l’Iraq , dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli Stati uniti di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa guerra alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente, che fa ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre. Papa Francesco ha parlato di Terza guerra mondiale.
Davanti a una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre non li trova per la scuola, per la sanità, per il terzo settore. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo della nonviolenza attiva.
È ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo, utilizzando tutti i metodi nonviolenti, per affrontare la «Bestia» (Ap.13,1). Ritorniamo in piazza e per strada, con volantinaggi e con digiuni e, per i credenti, con momenti di preghiera. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di «tagliare le ali» agli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro. E come abbiamo fatto in quella splendida «Arena di Pace» del 25 aprile scorso, ritroviamoci unitariamente nei due momenti collettivi che ci attendono: Firenze e la Perugia-Assisi. Tutto il grande movimento della pace in Italia ci invita a un primo appuntamento, il 21 settembre, a Firenze, dalle ore 11 alle 16, al Piazzale Michelangelo. Il tema sarà: «Facciamo insieme un passo di pace». Sarà l’occasione per lanciare la campagna promossa dall’Arena di Pace: una legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Nonarmata e Nonviolenta.
Il secondo grande appuntamento sarà la Perugia-Assisi, il 19 ottobre, con una presenza massiccia di tutte le realtà che operano per la pace. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare.
Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra». (Michea,4,3)
Alex Zanotelli è tra i firmatari dell’appello, a pochi giorni dal voto della camera dei deputati, sulle mozioni che chiedono la cancellazione definitiva o la revisione del programma degli F35. Hanno aderito alla campagna «Taglia le Ali alle Armi» anche Roberto Saviano, Mario Martone, Toni Servillo, Alice Rorhwacher, Stefano Benni e Ascanio Celestini
Nel quadro della solidarietà della "sinistra" europea (così alcuni di loro si definiscono ancora) e del neo liberismo che praticano, il loro esponente italiano ha deciso chela Festa dell'Unità deve fare concorrenza alle Folies Bergères. Ma preferivamo Mistinguette o Joséphine Baker, o se volete Maurice Chevalier o Fernandel