In tutto il mondo si sono viste le immagini della vergogna. Un gruppo di oligarchi che usa ogni metodo e ogni tortura per piegare un leader e un governo democraticamente eletti e un popolo. Per questo le nostre prime parole sono di grandissimo affetto per Alexis Tsipras che combatte la più dura delle battaglie.
Dopo l’ostentazione di crudeltà (e di ottusità) di queste settimane e, in crescendo, di queste ore possiamo dire con certezza che non e’ la Grecia di Tsipras, ma la Germania di Schäuble e Merkel, incompatibile con l’Europa.
Di ciò che contiene l'accordo lo stesso Tsipras - a cui va il ringraziamento di tutti noi, per aver dimostrato che cosa significa la democrazia - ha scritto in modo lucidissimo. E dice chiaramente che occorre continuare la lotta. Queste parole ci interrogano tutte e tutti. Quanto siamo stati capaci di fare la nostra parte, che non e' solo per la Grecia ma per noi stessi? Sarebbe sbagliato ora dividersi tra chi invece deve lottare insieme. La battaglia va rilanciata, contro l'austerità, la Troika e gli oligarchi, l’”ordoliberismus” della dogmatica teutonica (l’assunzione dell’austerità e del rigore come principii costituzionali). Grandi sono le responsabilità del governo tedesco, popolari e socialisti, che sono mossi da un nazionalismo esasperato e feroce e che esercitano un ruolo politicamente nefasto oltre a violare quotidianamente, ormai da anni, con il loro surplus esortativo, le stesse regole europee che accusano gli altri di non rispettare.
Allo stesso modo grandi le responsabilità di tutti i socialisti europei che hanno semplicemente balbettato rimanendo corresponsabili di questa vergogna. E grandi le responsabilità dei governi Mediterranei che dovrebbero contrastare le politiche di egemonismo tedesco e non lo fanno.
Questa Europa, così, non ha futuro. Non e' il sogno di Spinelli ma un incubo. Noi questa Europa la vogliamo rovesciare. Dobbiamo cacciare la austerità e il liberismo. Affermare la democrazia. Fare una lotta durissima per strappare la moneta dalle mani degli oligarchi. Costruire una centralità mediterranea alternativa e dotata di strumenti per promuovere nuova economia. Nell’immediato indiciamo una Settimana della vergogna europea.
Manifestiamo davanti ai simboli delle forze del caos e dell’arroganza, a cominciare dalla Deutsche Bank. Facciamo sentire al popolo tedesco e a quelli che vi si accodano tutta l’indignazione del popolo europeo e l’isolamento dei loro governi, con tutti i mezzi dell’azione nonviolenta, dal bombing telematico fino al boicottaggio dei servizi e dei prodotti. Diciamo al nostro governo che con il suo atteggiamento inerte e di fatto colluso non ci rappresenta.
Ribadiamo il nostro affetto e il nostro apprezzamento per Alexis Tsipras e per il popolo greco che con la loro generosa azione hanno mostrato a tutto il mondo la vera natura di questa Europa. Grazie al loro coraggio la Grecia e l'intera Europa non sono precipitate in una crisi finanziaria senza precedenti
Ci proponiamo di aiutare concretamente il popolo greco, oggetto di un sopruso internazionale, a esercitare il suo diritto di scegliere.
Costituiscono infatti un evidente sopruso le proposte che la Troika che comanda l’Europa (un organismo che nessun cittadino è stato chiamato a eleggere) vuole imporre alla Grecia di Tsipras
Si tratta di proposte che anche un premio Nobel dell'economia come Paul Krugman e un autorevolissimo critico degli effetti sociali del capitalismo moderno come Thomas Piketty hanno bollato come devastante follia.
Proposte totalmente incuranti delle sofferenze di un paese che ha insegnato al mondo la democrazia, presentate nella forma brutale di un ricatto: gli aiuti verranno concessi “a rate”, e ciascuna sarà erogata solo se il Parlamento greco avrà svolto la parte del “compito” preteso per quella fase.
Proposte che allontanano l'ideale di un'Europa moderna, federale e solidale, che colpiscono l’idea stessa della democrazia e dell’alternanza del potere, principi essenziali del patto europeo, e che, per non rischiare la rivolta di altri paesi pesantemente indeboliti dalle politiche di austerità, assecondano l'egoismo e la miopia dei paesi forti.
Per sciogliere il dilemma il governo greco ha deciso di dare la parola al suo popolo attraverso il referendum, l'unica forma legittima per esprimersi su una questione così grave come quella se accettare o meno le proposte socialmente, economicamente e politicamente insostenibili della Troika.
Hanno argomentato e difeso l’opportunità di questa decisione persone la cui onestà intellettuale e competenza specifica è nota a tutti: da Judith Butler a Tariq Ali, da Saskia Sassen a Étienne Balibar, da Barbara Spinelli a Gustavo Zagrebelsky.
Eddyburg si fa promotore di un'iniziativa che, nella drammaticità del momento, vuole dare il senso di una condivisione profonda della decisione referendaria e di una solidarietà concreta con il popolo greco: difendere il referendum significa difendere la sua dignità e il diritto di scegliere il suo futuro. Vorremmo dunque sostenere non solo con le parole le scelte del popolo greco, ma aiutarlo in questo difficile passaggio della sua storia.
Eddyburg chiede perciò la disponibilità di intellettuali, associazioni e singoli cittadini a sostenere simbolicamente e finanziariamente le spese dell'iniziativa referendaria decisa dal governo Tsipras, con un contributo in denaro - nelle forme che dovranno essere organizzativamente definite a brevissimo termine.
Per avviare questa iniziativa, vi invitiamo innanzitutto a condividere questo appello inviando la vostra adesione per email all’indirizzo : eddyburg@tin.it. Vi informeremo dei successivi passi da compiere per tradurre le parole in atti, non appena l'Ambasciata greca ci avrà fornito le coordinate bancarie.
Primi firmatari
Let’s contribute to the expenses for the Greek referendum.
Let’s help Greek people, victim of an international injustice, to exercise their right to choose, through the referendum, whether to accept or not the economicaly unsustainable proposals imposed by the Troika.
The referendum decision has been subscribed and supported by influential intellectuals like Judith Butler, Tariq Ali, Saskia Sassen, Etienne Balibar, Barbara Spinelli and Gustavo Zagrebelsky.
eddyburg, a widespread and higly recognised Italian blog, specialised in urban planning, policies and society, launches this initiative of fund raising for helping covering the costs of the referendum.
eddyburg will inform you about the way to contribute, as soon as we will get an official banking account.
«In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola». (dall'appello di Alexis Tsipras al popolo greco. Ma la campana suona anche per noi
"Perché la Grecia viva, perché l'Europa possa sperare, rinuncio al mio debito greco". Inviate questo messaggio a uscm@palazzochigi.it. e a comitati@listatsipras.eu
«Giovedì arriva in Campidoglio il voto sulla candidatura olimpica di Roma Capitale. Un gruppo di comitati e associazioni chiede a Renzi, a Marino e all’Assemblea Capitolina, come segno tangibile della volontà di cambiamento, di non avanzare la candidatura. I grandi eventi come le Olimpiadi sono da sempre occasioni ad alto rischio speculazione, corruzione ed infiltrazione criminale». Carteinregola.it, 22 giugno 2014
Roma non deve candidarsi alle Olimpiadi 2024
Il primo passo verso la guarigione è la consapevolezza della malattia e dell'urgenza di cure efficaci. Mentre ogni giorno l'intreccio di mafia e corruzione che ha attaccato la Capitale dell'Italia si rivela più esteso e profondo, e mentre si avvicina la scadenza del Giubileo straordinario senza che ancora siano stati predisposti gli interventi più indispensabili, coloro che dovrebbero correre ai ripari e imporre misure drastiche per fermare la degenerazione in atto e cominciare a ricostruire le condizioni per un ritorno della democrazia e della legalità - che della democrazia è il primo presupposto - continuano a portare avanti la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Giovedì 25 giugno è stato fissato il voto all’Assemblea Capitolina.
Una candidatura fin dall'inizio molto controversa, visti i miseri risultati delle precedenti manifestazioni sportive nella Capitale, che hanno consumato fiumi di risorse sottratte a servizi per la collettività e lasciato sul campo una scia di strutture incompiute o comunque totalmente inutili per le occasioni che ne avrebbero giustificato il pubblico interesse. Incentivando ancora una volta la distruzione fisica, l’omologazione, le speculazioni immobiliari e la logica emergenziale.
Una candidatura calata sui cittadini, sfiancati da decenni di mala amministrazione, di cui le recenti indagini giudiziarie sono solo l'ultima drammatica conseguenza, senza alcuna condivisione né consultazione, come invece è accaduto in altri Paesi, evidentemente più avvezzi dell'Italia all'esercizio democratico.
Una prospettiva, quella delle Olimpiadi, che se dovesse realizzarsi non potrebbe che mettere in ginocchio una città che da decenni non è riuscita a risolvere quei problemi che ricadono direttamente sulla qualità della vita dei residenti e di tutti coloro che vengono a trascorrervi un periodo di vacanza o di lavoro: un traffico automobilistico fuori controllo, trasporto pubblico inadeguato servizi, manutenzione delle strade, decoro urbano al di sotto dei livelli di qualsiasi capitale europea e non solo.
Oggi l’impegno prioritario dovrebbe essere quello di uscire da Mafia Capitale, un sistema che si sta rivelando ogni giorno più devastante, che si è infiltrato nel cuore della classe politica, ha corrotto l'amministrazione, modificato la cultura e i rapporti sociali e mortificato la dignità dei cittadini. Non quello di offrire un'altra possibilità di speculazione.
Per questo chiediamo, come segno tangibile della volontà di cambiamento, che il Governo, il Sindaco e l'Assemblea Capitolina prendano l'unica decisione che in questo momento è in grado di tutelare i cittadini romani e i partners di tutto il mondo che dovrebbero partecipare a un evento così importante: non candidare Roma alle Olimpiadi 2024.
Se invece altre ragioni prevarranno sul senso di responsabilità, forti delle tante prestigiose adesioni che stiamo raccogliendo, ci rivolgeremo al Comitato Internazionale Olimpico chiedendo che per i Giochi del 2024 si scelga un'altra sede, in un Paese in grado di garantire l'organizzazione e le risorse necessarie, rendendole una vera opportunità per la città prescelta e per i suoi abitanti.
Carteinregola, Cittadinanzattiva Lazio Onlus, Associazione dei diritti dei pedoni di Roma e del Lazio, Salviamo il Paesaggio Roma e provincia, C.A.L.M.A. Comitati e Associazioni Lazio per la Mobilità Alternativa, Roma Nuovo Secolo, VAS Verdi Ambiente Società
Vezio De Lucia, Maria Pia Guermandi, Tomaso Montanari, Edoardo Salzano, Enzo Scandurra, Giorgio Nebbia, Ilaria Agostini, Riccardo D’aquino, Franco Mazzetto, Emanuele Montini, Paolo Baldeschi, Daniele Vannetiello, Stefano Fatarella, Jadranka Bentini, Maria Paola Morittu, Nicola Tranfaglia, Luciano Manuzzi, Paolo Maddalena, Alfredo Antonaros Taracchini, Pancho Pardi, Paola Bonora, Alberto Ziparo, Carlo Troilo, Stefano Pustetto, Anna Maria Bianchi, Alessandro Ricci, Giuliano Petrelli, Giovanni Messina, Massimiliano Calabrese, Paola Menghini, Simone Maglioni, Roberto Fravili, Marco Tosti, Simona Gresia, Lorenzo De Luca, Annabella D'Elia, Stefania Castiglioni, Alessandro Pizzuti, Valentina Marella, Gina Cives, Agostino Cassaro, Stefania Favorito, Elisabetta Moro, Massimo Piras, Federica Iuliano, Arianna Ugolini, Maria Spina, Paola Nanni, Michele Mancini, Alessandra Dell'acqua, Maria Paola Dorelli, Giuseppe Palermo, Cinzia Lancia,, Davide Pierangelini, Adriano Mencarelli, Domenico Aglioti, Domenico Matilli, Elena Fossà, Alberta Cappannini, Domenico Fischetto , Giuseppina Granito, Marcello Contini, Laura Morgia, Rodolfo Bracci, Livia Giammichele Franco Trane, Blanche White, Denise Lancia, Clelia Peccarisi, Giovanni Giallombardo, Fabio Alberti, Riccardo Corbucci, Stefano Salvi, Michela Barzi, Micaela Gallerini, Isabel Henares, Paola Alimonti, Brizio Montinaro, Michela Nava, Paolo Delicato, Guido Marinelli,, Antonella Arru, Antonio Confalonieri (continua) …
il manifesto)
«Aucun peuple ne tolére qu'un autre vive à coté; et l'on souffle la colère dans notre imbécillité» - «Nessun popolo tollera che un altro viva accanto a lui: e si soffia la rabbia nella nostra imbecillità» (Victor Hugo, 1865))
Appuntamento in piazza insieme a Roma il prossimo 20 giugno 2015.
Di seguito il testo dell’appello
FERMIAMO LA STRAGE SUBITO !
SALVARE VITE UMANE,
PROTEGGERE LE PERSONE, NON I CONFINI!
L’Europa nasce o muore nel Mediterraneo
Pace, sicurezza, benessere sociale ed economico si raggiungono solamente se si rispettano l’universalità dei diritti umani di ogni donna e di ogni uomo.
La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall’inizio del 2015 nel mediterraneo sono morte più di1700 persone. L’Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria.
Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosain Europa, non è altro che l’ultimo atto che testimonia l’assenza di visione politica da parte dei governi dell’UE.
Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d’accesso sicura e legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine contro l’umanità.
La risposta dell’UE, confermata nell’Agenda Europea sull’immigrazione, ripropone soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre effetti opposti agli obiettivi dichiarati.
Aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l’Europa.
I conflitti irrisolti e le guerre hanno prodotto ad oggi, oltre 4 milioni di profughi palestinesi, circa 200.000 saharawi accampati nel deserto algerino, 9 milioni di siriani tra sfollati e profughi, 2 milioni di iracheni sfollati. Il flusso di uomini e donne dall’Afghanistan e dall’inferno della Libia, le persone in fuga dalla Somalia, dall’Eritrea, dal Sudan e da altri paesi africani, da anni è continuo.
Dietro le storie di queste persone oltre a povertà, malattie, dittature e guerre, ci sono interessi politici ed economici internazionali.
Guerre, povertà, saccheggio delle risorse naturali, sfruttamento economico e commerciale, dittature, sono le cause all’origine delle migrazioni contemporanee. Essere liberi di muoversi, migrare, deve essere una conquista dell’umanità non una costrizione.
L’Europa deve costruire una risposta di pace, di convivenza, di democrazia, di benessere sociale ed economico, ispirandosi al principio di solidarietà e abbandonando le politiche securitarie, dell’austerità, degli accordi commerciali neolibertisti, di privatizzazione dei beni comuni. L’Europa deve investire sul lavoro dignitoso, sulla giustizia sociale, sulla democrazia e sulla sovranità dei popoli.
L’Europa siamo noi. Noi dobbiamo fare l’Europa sociale solidale.
Le nostre dieci priorità per uscire dall’emergenza e costruire l’Europa del futuro sono:
1. La UE attivi subito un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del Mediterraneo.
2. Si ritiri immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconiche, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon, rischia diprodurre solo altri morti e alimentare ulteriori conflitti. Si rinunci all’ennesimo strumento di una più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere europee.
3. Si aprano subito canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo, unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti. Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001, garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi nell’UE.
4. Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema europeo unico d’asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri.
5. In attesa di un sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un sistema stabile d’accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell’emergenza permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti.
6. Si intervenga nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori, promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse comunità.
7. Si sospendano accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum – con governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le forniture di armamenti.
8. Si programmino interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo.
9. Si sostenga un grande piano di investimenti pubblici per l’economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica.
10. Si sostenga la rinegoziazione dei dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione.
Salvare vite umane, proteggere le persone, non i confini!
Per aderire: stopmassacres2015@gmail.com
Il manifesto, 11 giugno 2015 (m.p.r.)
Gentile Signor Presidente On. Sergio Mattarella, il 12 e13 giugno del 2011, 27 milioni di cittadini hanno detto chiaramente e con immenso entusiasmo (la democrazia può essere felice), «no al profitto con l’acqua potabile», abrogando la norma che stabiliva la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, contro la remunerazione del capitale investito dal gestore.
Gli italiani hanno coerentemente escluso che l’accesso al diritto umano all’acqua potabile e per l’igiene, riconosciuto come tale dalla risoluzione del 28 luglio 2010 dell’Assemblea Generale dell’Onu, fosse fonte di lucro. E’ vero che i gruppi sociali dominanti del mondo del business e della politica sono riusciti a ridurre l’acqua per la vita ad una merce, ma gli italiani hanno rotto la tendenza e sono sempre più numerose le città in tutto il mondo che ripubblicizzano i servizi idrici o resistono alla mercificazione della vita.
E milioni di cittadini hanno detto «sì all’acqua pubblica», abrogando la norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti consentendo la gestione “in house” solo ove ricorrevano situazioni del tutto eccezionali, che non permettevano un efficace ed utile ricorso al mercato.
Gli italiani hanno, invece, affermato il diritto all’esistenza della gestione pubblica dei servizi pubblici locali (non solo, quindi dell’acqua) e non a titolo eccezionale. Nel contesto del referendum e del dibattito pluridecennale sull’acqua, l’opzione per la molteplicità delle forme di gestione è stata una chiara e possente affermazione della scelta degli italiani in favore della gestione pubblica.
Ebbene, sono passati quattro anni interi, e gli esiti dei due referendum sono rimasti totalmente disattesi da parte delle istituzioni pubbliche dello Stato, governo e parlamento compresi, e di tutta la classe politica, economica e sociale al potere. Non solo essi sono stati ignorati ma i poteri dirigenti non hanno fatto altro nel corso di questi quattro anni che cercare di adottare misure miranti a svuotare di senso e annullare de facto i risultati dei referendum.
A nulla sono valse le proteste, le manifestazioni, le petizioni degli italiani, le pressioni sul parlamento allo scopo di mettere fine allo scandalo dell’illegittimità costituzionale nella quale si trovano le istituzioni pubbliche dello Stato a causa del loro rifiuto di rispettare i risultati dei referendum. Anche il Suo predecessore, garante della Costituzione, non ha mai pronunciato una parola, non dico di sdegno, ma di semplice monito rivolto alle istituzioni dello Stato affinché rispettassero e facessero rispettare le regole fissate dalla Costituzione.
Gentile Signor Presidente,
oggi il compito di far rispettare la Costituzione incombe alla Sua persona. Tocca a Lei essere il garante della Costituzione italiana, considerata come una delle più belle costituzioni al mondo, ma sempre di più stracciata, violata, rottamata. La prego, non lasci impunito ancora altri giorni, settimane e mesi il furto della nostra Costituzione rappresentato dal non rispetto della volontà di 27 milioni di Italiani. Non lasci rafforzarsi nell’animo degli italiani la disillusione democratica e la sfiducia nelle istituzioni dello Stato: a che serve la democrazia se poi quando votiamo lo Stato ed i dirigenti stessi non rispettano la volontà dei cittadini? Non lasci svanire la bella e ricca coscienza di 27 milioni di persone che hanno espresso con forza che il diritto umano alla vita prevale sulle presunte esigenze tecnico-finanziarie.
Non lasci riaffermare che il dominio del denaro e gli interessi dei gruppi privati e/o dei poteri pubblici corrotti sia legge nel nostro Paese. Il 12 e 13 giugno 2011 27 milioni di Italiani hanno votato per il diritto della ed alla vita. Hanno creduto che l’acqua è UN BENE COMUNE essenziale ed insostituibile per la vita, hanno creduto nella responsabilità pubblica collettiva per garantire l’eguaglianza degli esseri umani rispetto al diritto alla vita. Hanno creduto nell’acqua come una delle fonti più belle e ricche del vivere insieme, hanno creduto di più nella gioia del vivere che nell’arricchimento da profitto, hanno dimostrato fiducia nei Comuni e nelle istituzioni pubbliche, hanno creduto in un futuro per tutti. I referendum sull’acqua sono stati la primavera italiana. Un Suo intervento ridarebbe luce e speranza alla “primavera”.
Un grande grazie, con grande rispetto e fiducia.
PS. Ho osato scriverLe da solo, apertamente. Mi perdoni per l’audacia. Essendo da più di venti anni impegnato attivamente in Italia ed altrove per l’acqua bene comune, l’acqua pubblica, il diritto universale all’acqua e la partecipazione dei cittadini al governo dei servizi pubblici locali, ho la pretesa di pensare che quanto esposto sia condiviso.
John Donne, exergo in: E. Hemingway, "Per chi suona la campana")
Le aree protette italiane stanno vivendo, ormai da qualche anno, una crisi drammatica, una crisi di sopravvivenza, che ci sta ricacciando indietro nel confronto con altri Paesi e nella nostra capacità di mettere a frutto le potenzialità educative, scientifiche, ricreative ed economiche dei nostri parchi. Mentre, al contrario, essi andrebbero meglio tutelati e rilanciati nel quadro normativo del Codice per il Paesaggio.
I primi due Parchi Nazionali nascono dalle intuizioni e dalle pressioni dell’intellighenzia liberale d’inizio secolo che trovano la prima attuazione nei Parchi del Gran Paradiso (1922) e d’Abruzzo (1923). Il fascismo burocratizzò e snaturò questi due primi Parchi Nazionali istituendone altri due per motivi lontani dalla cultura naturalistica (Stelvio e Circeo). Poi un lungo sonno. Rotto alla metà degli anni Sessanta da una forte domanda dal basso e da un fervore di iniziative che coinvolse contemporaneamente associazioni ambientaliste, regioni vecchie e nuove e dirigenza forestale. Questo formidabile slancio diede finalmente vita alla creazione di molte nuove riserve, pose le basi di quella che fu chiamata la “sfida del 10%”: passare cioè dall’1,5% del territorio protetto al 10%. Una sfida che nel corso di meno di un quarto di secolo fu brillantemente vinta, su due fronti: il superamento del fatidico 10% - oggi siamo quasi al 13% - e l’approvazione nel 1991 di una legge quadro, la n. 394 sulle aree protette, tra le più avanzate e organiche d’Europa.
All’inizio degli anni Novanta sembrava dunque che l’Italia avesse non soltanto recuperato i decenni perduti rispetto alle nazioni più avanzate, ma ambisse a diventare un punto di riferimento in Europa, in questa vera conquista di civiltà che sono i parchi naturali. Invece, distanza di un quarto di secolo le aree protette italiane sono come abbandonate a se stesse e minacciate da proposte di legge di “revisione” della 394 (ancora inapplicata in alcune parti qualificanti) che ne snaturerebbero fini e obiettivi.
Il quadro è fosco. Da anni si assottigliano implacabilmente le risorse pubbliche a disposizione. In diversi parchi, anche nazionali, è ormai difficile anche far marciare gli automezzi di servizio. Il Ministero dell’Ambiente, che dovrebbe fungere da propulsore e da garante di tutto il sistema delle aree protette italiane, appare da anni cronicamente assente. Salvo che per qualche nomina di carattere sempre più politico, sempre più discutibile e discussa, e per l’imposizione di un carico burocratico surreale e vessatorio.
Ma v’è di peggio. Per motivi di bassa cucina politica l’attuale governo si appresta ad avallare lo scempio che si è riusciti ad evitare per decenni, anche grazie ad autorevoli interventi di presidenti della Repubblica, cioè lo “spezzatino” di uno dei quattro parchi storici, quello dello Stelvio. Un atto di vera barbarie istituzionale che ci additerebbe al ludibrio dell’Europa e del mondo. E già viene richiesta localmente, da tempo, un’altra divisione: quella del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Per motivi non meno miopi si propone di dissolvere quello che nel corso del tempo è diventato un corpo di vigilanza ricco di preziose competenze in campo ambientale, cioè il Corpo Forestale dello Stato: un altro colpo mortale alla già indebolita protezione della natura in Italia e alla vita dei Parchi.
Le nomine dei presidenti e dei consiglieri dei Parchi Nazionali, qui e là viziate anche in passato da logiche partitiche, stanno progressivamente diventando puri e semplici tasselli di potere locale, senza quasi più nessi con le caratteristiche e con le missioni specifiche degli enti da amministrare.
Ancor più allarmante è la proposta di “riforma” della legge quadro del 1991, riproposta nelle aule parlamentari, persino con l’appoggio di qualche sodalizio ambientalista. Una legge che tiene solidamente fermi alcuni provvedimenti di assoluta gravità: la previsione di sfruttamento di risorse ambientali nei parchi in cambio di royalties, la inclusione negli organismi direttivi di portatori di interessi economici - che va peraltro di pari passo con l’esclusione degli scienziati - e quella di un controllo sempre più forte della figura del direttore da parte della presidenza degli Enti, cioè da parte della politica.
Mentre i parchi italiani cercano di sopravvivere soffocati dall’inedia, dalla burocrazia e da questo paradossale misto di indifferenza e di occhiuto controllo da parte del potere politico - anche se non manca qualche eccezione locale - e cercano di difendersi da tutti questi pesanti attacchi, sui loro problemi e sulle loro prospettive è calato il silenzio da gran parte della stampa e del mondo della cultura. In passato non era così, e anzi i grandi successi ottenuti negli anni Settanta e Ottanta hanno dovuto molto all’informazione e al dibattito pubblico.
Dobbiamo chiederci e chiedere - alle istituzioni, alla politica, all’opinione pubblica - se pensiamo ancora che le aree protette abbiano un ruolo importante nella crescita civile, culturale ed economica del nostro Paese oppure no. E se la risposta è positiva dobbiamo reclamare ad alta voce - scienziati, operatori forestali e della tutela, ambientalisti veri e loro associazioni - che vengano fermate le iniziative che tendono a depotenziarle e a stravolgerne fisionomia e compiti e che venga consapevolmente ripreso lo spirito e il dinamismo che portò alla vittoria del 10% e all’approvazione della legge quadro. Un Ministero competente, che si interessi, che funzioni; delle Regioni che tornino a discutere e a pianificare; un dialogo tra associazioni, tecnici e amministratori dei parchi, istituzioni, mondo politico, opinione pubblica e popolazioni locali che si faccia di nuovo serrato, di alto livello e rivolto al futuro. Come avviene altrove in Europa.
Per questo rivolgiamo un forte appello anzitutto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tutore dell’articolo 9 della Costituzione, che nel discorso inaugurale del proprio mandato ha citato l’ambiente fra i valori fondamentali da promuovere, affinché questa tragica involuzione venga fermata invertendo una rotta che rischia di compromettere le conquiste fondamentali realizzate in Italia nella seconda metà del secolo scorso.
Analogo forte appello rivolgiamo al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti e al ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini perché intervengano al più presto e positivamente in questa drammatica situazione di crisi delle aree protette
Giorgio Nebbia, ambientalista, professore emerito Università di Bari, Luigi Piccioni, docente di Storia economica all’Università di Reggio Calabria, Vittorio Emiliani, presidente Comitato per la Bellezza, Alberto D’Orazio, presidente Comunità del Parco Naz. di Abruzzo, Lazio e Molise, Fulco Pratesi, presidente onorario Wwf-Italia, Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra, Vezio De Lucia, urbanista, presidente Ass. R. Bianchi Bandinelli, Teresa Liguori, vice-presidente di Italia Nostra, Adriano La Regina, presidente Istituto Naz. Archeologia e Storia dell’arte, Maria Rosaria De Vitis, presidente FAI Campania, Dacia Maraini, scrittrice, Michele Laudati, direttore Parco Naz. del Pollino, Renzo Moschini, pres. Gruppo San Rossore, Franco Pedrotti, botanico, professore emerito Università Camerino, Domenico Nicoletti, docente gestione e salvaguardia aree protette, Università Salerno, Paolo Pepe, docente Geografia Università Palermo, Gino De Vecchis, ordinario Geografia, Sapienza Roma, Valter Giuliano, direttore di Natura e Società, Cesare De Seta, storico dell’arte e del paesaggio, Giuseppe Rossi già presidente dei Parchi Naz. d’Abruzzo e del Gran Sasso-Monti della Laga, Carlo Alberto Graziani, giurista, primo presidente del Parco Naz. Monti Sibillini, Cesare Lasen, già componente Consulta Tecnica Aree protette, Andrea Sisti, presidente del Consiglio Naz. Agronomi e Forestali, Francesco Pancho Pardi, docente di Analisi del territorio, Firenze, Carlo Brusa, ordinario Geografia, Università Piemonte Orientale, Fabio Semprini, presidente Società di studi naturalistici della Romagna, Giovanni Pieraccini, presidente onorario RomaEuropa, Sergio Guidi, presidente Ass. Naz. Patriarchi della Natura, Benedetta Origo, Giardino della Foce, Val d’Orcia, Achille Cutrera, già presidente del Parco del Ticino, relatore alla legge n. 394 sulle aree protette, Paolo Berdini, urbanista, Sauro Turroni, architetto, già commissario al Parco Naz. Monti Sibillini, Guido Pollice, presidente Verdi Ambiente Società (Vas), Paolo Pupillo, Unione Bolognese Naturalisti, Alessandro Chiarucci Phd dipartimento Scienze biologiche e Ambientali, Bologna, Francesco Dessì-Fulgheri, docente dipartimento biologia, Bologna, Silviero Sansavini, docente emerito Arboricoltura, Bologna, Franca Leverotti, Gruppo di Ricerca Orchidee Spontanee (Giros), Edoardo Salzano, urbanista, direttore di Eddyburg, Donata Levi, storica dell’arte, a nome di PatrimonioSos, Pier Luigi Cervellati, urbanista e territorialista, Bruno Toscano professore emerito Storia dell’Arte, RomaTre, Andrea Emiliani, storico dell’arte, presidente Accademia Clementina, Paolo Baldeschi, urbanista, Firenze, Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente Napoli, Paolo Maddalena, giurista, studioso di diritto ambientale, Domenico Finiguerra, Movimento naz. Stop al cemento, Salvatore Giannella, storico direttore di “Airone”, Giordano Conti, architetto, studioso paesaggio appenninico, Nino Criscenti, giornalista tv, autore inchiesta “Paesaggi rubati”, Furio Colombo, giornalista e saggista, Maria Teresa Fillieri, dir. Fondazione C.L. Ragghianti, Lucca, Antonio Pinelli, prof. emerito storia dell’arte, Firenze, Anna Donati, Green Italia, Valerio Magrelli, poeta e scrittore, Anna Marina Foschi, pres. Italia Nostra Emilia-Romagna, Maria Rita Signorini, Giunta naz. Italia Nostra, Oreste Rutigliano, Ebe Giacometti e Raffaella Di Leo, consiglieri naz. Italia Nostra, Giovanni Losavio, già presidente naz. Italia Nostra, magistrato, Enrico Cripezzi, coordinatore Lipu Puglia-Basilicata, Mauro Ferri, fondatore Soc. Italiana per la Storia della fauna, Vincenzo Caniglia, storico della Tecnica, Torino, Carlo Consiglio, zoologo, prof. emerito Università Roma, Fernando Ferrigno, giornalista e scrittore d’arte, Cristiana Mancinelli, coordinatrice naz. Salviamo il Paesaggio, Anna Maria Bianchi, portavoce di Carteinregola, Alix Van Buren, presidente Amici parco Villa Borghese, Andreina De Tomassi, giornalista, ambientalista, Passo del Furlo, Gianandrea Piccioli, dirigente editoriale, Carla Sepe, giurista, specialista Ambiente, Daniele Protti,giornalista, già direttore “Europeo”, Valentino Podestà, urbanista, Rete Comitati Difesa Territorio, Giancarlo Pignataro, pres. Italia Nostra Caserta, Giovanni Scarfò, ingegnere, dir. Cineteca Calabria, Michele Dantini, associato di Storia dell’arte contemporanea, Università Piemonte Orientale, Roberto Bosi, responsabile Vas Parchi e territorio, Pier Paolo Poggio, dir. Fondazione Micheletti Brescia, Sandro Lovari, zoologo, Dipartimento Scienza e Vita, Università Siena, Corradino Guacci, pres. Soc. Italiana per la Storia della Fauna, Longino Contoli, biologo, già ricercatore Cnr, Tonino Perna, ordinario Sociologia economica, Università Messina, Irene Bono, ricercatrice, Università Torino, Riccardo Conti, dirigente statale, Ass. Terrealte, Giandomenico Cifani, Italia Nostra Aquila, Edgar Meyer, pres. Gaia Animali&Ambiente, Maurilio Cipparone, commissione mondiale Aree protette, Fabio Lopez, Mimì D’Aurora, già responsabile Ambiente Cgil, presidente Ass. Dalla parte dell’Orso, Pino Coscetta, giornalista, fondatore Amici dell’Orso Bernardo, Abruzzo.