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A Pietro Ingrao, che ci ha lasciato, abbiamo dedicato in eddyburg (vecchia edizione) una cartella contenente numerosi scritti, che potete trovare qui

«Migranti, retromarcia Merkel: controlli alle frontiere», titola il Sole 24 0re. «Grecia, strage di bambini in mare. La Germania chiude le frontiere», titola la Repubblica, legando due eventi che non hanno nessuna connessione diretta, ma testimoniano entrambi il secondo fallimento, nel giro di pochi mesi, dell’Unione europea; l’altro era stato, come ormai tutti i commentatori ragionevoli riconoscono, lo strangolamento della prima vittima dell’austerity, la Grecia.I due fallimenti hanno provocato un rischio gravissimo; la vittoria delle destre xenofobe e razziste e la scomparsa dell’idea stessa dell’Europa come entità politica capace di confrontarsi (con la competizione o con la collaborazione inter pares) con gli altri attori del mondo globalizzato. Poche appaiono le carte da giocare per un domani migliore. Si chiamano, oggi, Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna, Corbyn nel Regno Unito. E nel resto d’Europa?

Uno dei tanti che abbiamo ucciso noi, promuovendo o tollerando gli attuali governanti dell'Europa. sulle spiagge del mediterraneo nelle sue profondità, siamo noi elettori dei governi europei che siamo i colpevoli.sulle rotaie dell'Ungheria o sulle scogliere di Ventimiglia, Usque tandem...

Una poesia d'altri tempi. È di Giorgio Caproni: Confine diceva il cartello / cercai la dogana, non c'era / non vidi dietro il cancello / ombra di terra straniera.

Alle 21, su Rai 3, LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI, il bellissimo film di Nanni Loy (1962). La Storia, un popolo nei suoi diversi volti, la pietà delle persone, l'eclissi dello Stato, la crudeltà del dominio, la ribellione degli umili, la vittoria, la liberazione di Napoli e la fuga dei potenti,

La Repubblica, 10 agosto 2015

SIGNOR Presidente della Repubblica, in un suo recentissimo intervento, ha scritto che «dobbiamo chiederci... perché spesso, nei decenni che ci sono alle spalle, siamo venuti meno al precetto dell’articolo 9, che con lungimiranza il costituente aveva inserito tra i principi fondamentali della Carta».

Ebbene, oggi siamo a chiederle di voler accertare se le Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche approvate dal Senato della Repubblica lo scorso 4 agosto, e ora sottoposte alla Sua firma, non contengano indicazioni che palesemente vengono meno proprio al precetto di quel lungimirante articolo 9 (“ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”).

Ci riferiamo in particolare a due punti.

Il primo è quello che inserisce stabilmente nel nostro ordinamento il principio del cosiddetto “silenzio assenso” tra amministrazioni pubbliche (articolo 2, comma 1, lettere g e n; art. 3, comma 2). Questo principio non è applicabile all’ambito dei beni culturali e del paesaggio, e infatti la legge 241/90 espressamente escludeva che il silenzio-assenso potesse applicarsi «agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico»: lo stesso concetto è stato poi ribadito più volte, dalla legge 537 del 1993 alla legge 80 del 2005. Questa esclusione deriva proprio dalla presenza dell’articolo 9 nella Costituzione, e dalla interpretazione che la Corte Costituzionale ne ha dato in numerose sentenze, a cominciare dalla nr. 151 del 1986: «La primarietà del valore estetico- culturale», sancita dalla Costituzione, non può in nessun caso essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici», e anzi dev’essere essa stessa «capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale». Se il valore estetico-culturale del patrimonio e la sua centralità nell’ordine degli interessi nazionali vanno intesi come «primari e assoluti» di fronte a qualsiasi tornaconto privato, l’eventuale silenzio di un pubblico ufficio non può mai e poi mai valere come assenso; semmai, qualsiasi temporanea alterazione della naturale gerarchia dev’essere il frutto di un’accurata meditazione e di un’esplicita formulazione, e non di un casuale silenzio.

Il secondo è quanto dispone la lettera “e” del comma 1 dell’articolo 8, che prevede la «confluenza nell’Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato... individuazione della dipendenza funzionale del prefetto in relazione alle competenze esercitate... attribuzione al prefetto della responsabilità dell’erogazione dei servizi ai cittadini, nonché di funzioni di direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte dell’Ufficio territoriale dello Stato, eventualmente prevedendo l’attribuzione allo stesso di poteri sostitutivi».

Ora, nel caso delle soprintendenze questa confluenza in uffici diretti dal rappresentante dell’esecutivo sostituisce una discrezionalità tecnica con una amministrativa, e si configura come la messa sotto tutela governativa di un ufficio che deve invece rimanere del tutto autonomo. Questa svolta contraddice fatalmente la lunga storia italiana della tutela pubblica. L’articolo 2 della legge 386 del 22 giugno 1907 disponeva che: «I prefetti e le autorità che ne dipendono, i procuratori del Re e gli ufficiali di polizia giudiziaria (...) coadiuvano le sopraintendenze e gli analoghi uffici più prossimi, dando notizia di qualunque fatto che attenga alla tutela degli interessi archeologici e artistici e intervenendo dovunque lo richieda l’osservanza della legge che regola tale tutela». Anche prima della Costituzione, dunque, la specificità tecnico-scientifica delle Soprintendenze era riconosciuta, e i prefetti dovevano non dirigere i Soprintendenti, ma semmai coadiuvare il loro lavoro di tutela. Nemmeno le leggi fasciste del 1939 osarono negare questo principio, che fu poi consacrato, al massimo livello possibile, tra i principi fondamentali su cui si fonda la Repubblica.

Signor Presidente, siamo certi che la palese incostituzionalità di queste due disposizioni sarà accertata dalla Corte Costituzionale: ma le chiediamo se non sia saggio evitare al paesaggio e al patrimonio storico e artistico della Nazione lo scempio che potrebbe avvenire in attesa di un tale pronunciamento.

Con osservanza,

Gaetano Azzariti, Professore ordinario di diritto costituzionale
Lorenza Carlassare, Professore emerito di diritto costituzionale
Alberto Lucarelli
Paolo Maddalena, già Vice Presidente della Corte Costituzionale
Guido Neppi Modona, già Giudice della Corte Costituzionale
Alessandro Pace
Salvatore Settis, già Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali
Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sentiamo la necessità di prendere parola in merito al deposito di diversi quesiti referendari presso la Corte di Cassazione effettuato lo scorso 16 luglio dall’associazione “Possibile” promossa da Pippo Civati. Sono otto quesiti che spaziano dalla materia elettorale al Jobs Act, dalla “Buona scuola” allo “Sblocca Italia”, con l’intenzione dichiarata di raccogliere le oltre 500.000 firme necessarie entro il prossimo 30 settembre.

Riteniamo di dover prendere parola perché in base alla nostra esperienza - quella di due referendum che nel giugno 2011 hanno portato la maggioranza assoluta del popolo italiano a dichiarare l’acqua bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa - crediamo che si stia sbagliando nel metodo e nel merito.

Il referendum è uno dei pochissimi strumenti a disposizione della popolazione per poter intervenire e decidere su temi e problemi che riguardano l’intera società; uno strumento spuntato dalla crisi della democrazia, come abbiamo sperimentato con la mancata applicazione di quanto deciso sull’acqua, ma sicuramente capace di costruire sensibilizzazione culturale, mobilitazione sociale, partecipazione collettiva. Elementi senza la presenza dei quali, l’annuncio di nuovi referendum, oltreché palesemente inefficace - ha idea l’onorevole Civati di cosa voglia dire raccogliere le firme in tutto il paese entro il 30 settembre? - rischia di essere il già conosciuto tentativo di sovradeterminare i conflitti reali aperti nella società.

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua siamo direttamente impegnati in molte delle lotte ambientali che riguardano lo Sblocca Italia, insieme a reti e comitati che in moltissimi territori stanno costruendo l’attivazione sociale per fermare la nuova ondata di opere e impianti inutili e devastanti. Così come siamo impegnati a contrastare il nuovo ciclo di privatizzazione dei servizi pubblici locali e a favorirne la ripubblicizzazione. E’ solo dall’elaborazione e dall’esperienza dei comitati direttamente impegnati che può maturare l’eventuale decisione di costruire una campagna referendaria.

Lo stesso dicasi su temi come la “Buona scuola” o il “Jobs Act” che, pur non vedendoci direttamente impegnati come Forum, ci vedono comunque interessati come esperienza che ha fatto dei beni comuni e dei diritti sociali l’humus del proprio agire sociale.

La profondità della crisi della democrazia in questo Paese e l’attacco sistematico ai diritti e ai beni comuni portato avanti dal governo Renzi e dai dogmi dell’austerità dell’Unione Europea richiedono senz’altro una forte risposta da parte dei movimenti sociali e la possibilità di costruire una stagione di “referendum sociali”, connettendo l’insieme delle lotte in campo nel Paese, è senz’altro tema su cui ci interessa un confronto dentro i movimenti e nella società.

In nessun caso, crediamo che questo confronto possa essere by-passato o addirittura “rappresentato” da proposte velleitarie interamente giocate dentro lo schema di un autoreferenziale riposizionamento dentro il quadro politico.

Sulla base di queste riflessioni, e come già richiesto pubblicamente dal variegato movimento per la scuola pubblica, crediamo sia necessario chiedere all’associazione “Possibile” di ritirare la propria proposta.

La democrazia è troppo importante per essere affidata ad annunci velleitari ad uso mediatico.

Luglio 2015.

Al Prefetto di Trapani Leopoldo Falco
Al Sindaco di Castellammare del Golfo Nicola Coppola
Al Presidente del Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo Domenico Buffa
Alla Soprintendente BB.CC.AA. di Trapani Paola Misuraca
All’Assessore Regionale ai Beni Culturali Antonio Purpura
Al Ministero ai Beni Culturali Dario Franceschini
Alla Fondazione UNESCO – Sicilia
Al Procuratore Regionale della Corte dei Conti per la Regione Sicilia
Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani
Agli organi di stampa, radio, TV

APPELLO PER LA TONNARA DI SCOPELLO – Palermo, 18 luglio 2015

Diciamo un netto e convinto NO all’ordinanza e al progetto di esproprio con cui il Comune di Castellammare del Golfo intende far “regredire” l’antica Tonnara di Scopello a stabilimento balneare, in forza di un malinteso diritto naturale al turismo di massa, che tutto può e deve fare, incurante del delicatissimo equilibrio tra natura e architettura che in quel peculiare complesso sono il frutto di una storia plurisecolare.Esiste infatti in Sicilia, a Scopello (Castellammare del Golfo), in una suggestiva insenatura naturale, un’antica Tonnara, il cui impianto originario risale all’epoca romana, vincolata e protetta da ogni tipo di vincolo paesaggistico, storico, naturalistico, che in anni per fortuna lontani venne di fatto adibita a caotico stabilimento balneare.

In anni recenti, la proprietà della Tonnara (che attraverso i secoli è sempre stata privata) ha intrapreso, e tuttora conduce a proprie spese e cura, un accurato e oneroso lavoro di conservazione e restauro dell’antico complesso, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani, garantendone al contempo la fruizione da parte del pubblico (contingentato nel numero di presenze contemporanee), al quale, a fronte di un biglietto di 3 euro (identico a quello che si paga per accedere alla vicina Riserva naturale della Zingaro), vengono assicurati sorveglianza, pulizia e igiene mai visti prima (tra l’altro la proprietà ha realizzato e messo a disposizione del pubblico i servizi igienici, prima inesistenti, che non scaricano a mare).

La Tonnara, così tutelata e valorizzata, ha ripreso vita, seppure non più legata da decenni alla pesca e alla conservazione del tonno, e compare su tutti i più importanti siti mondiali come esempio di turismo legato alla natura e alla cultura, esempio virtuoso di gestione privata di un bene che, senza gravare sulle esauste casse pubbliche, viene fruito dal pubblico in maniera da rispettarne le peculiarità.

Il giudizio positivo su tale esempio virtuoso pare non sia condiviso dal Comune di Castellammare del Golfo, la cui Amministrazione si è recentemente impegnata in una serie di provvedimenti (un’ordinanza e un procedimento di esproprio) con cui, in forza del predetto diritto naturale al turismo balneare di massa, si propone di acquisire la gestione e la proprietà di una parte significativa della Tonnara, alterandone il delicatissimo equilibrio e la naturale caratteristica di unicum inscindibile. E’ lo stesso Comune che vanta al suo attivo molti esempi di inefficiente gestione di beni di sua proprietà o sui quali esercita la sua competenza, aperti appunto al turismo di massa: pensiamo alle antiche Terme Segestane, ridotte a un vero e proprio letamaio, al Castello medievale di Inici, che di anno in anno rovina su se stesso, allo stesso specchio di mare antistante alla Tonnara di Scopello nel quale le barche di ogni tipo e stazza ormeggiano caoticamente fin sui faraglioni.

Mentre auspichiamo che il Comune di Castellammare dismetta definitivamente ordinanze ed espropri a danno della Tonnara di Scopello ed impegni più proficuamente risorse e intelligenza per curare i beni di sua proprietà, finora trascurati, dichiariamo il nostro convinto sostegno all’attività condotta dalla proprietà della Tonnara di Scopello a favore della sua conservazione e della sua controllata fruizione da parte del pubblico secondo canoni che ne rispettino il delicatissimo equilibrio tra natura e architettura.

Confidiamo che le Autorità in indirizzo, ciascuna per le rispettive attribuzioni e competenze, si impegnino a non approvare il provvedimento di espropriazione attivato dal Comune di Castellammare del Golfo.

Distinti saluti,

Nino Vicari (Forum delle Associazioni Palermo)
Bernardo Tortorici di Raffadali (Associazione Dimore Storiche, Amici dei Musei siciliani)
Leandro Janni (Italia Nostra – onlus)
Gianfranco Zanna (Legambiente)
Rosanna Pirajno (Fondazione Salvare Palermo – onlus, Associazione Mezzocielo)
Chiara Donà dalle Rose (World International Sicilian Heritage, Z.O.N.T.A.)
Elio Caprì (Associazione Regionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti)
Iano Monaco (Ordinepuntoeacapo)

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