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assessore alle Trasformazioni di Roma, la nostrasolidarietà con un breve messaggio inviato alla sua pagina Facebook. Lo riproponiamo qui, aggiornato al3 marzo



Premessa

Non c’è da meravigliarsi troppo del tentativo di linciaggio mediatico di Giovanni Caudo. Lo strumento del lancio di manciate di fango sull’avversario è diventato un attrezzo consueto nella politica italiana. Nascondersi dietro le parole dette e non dette, le allusioni eteree, le mezze verità, mescolate alle bugie palesi, l’inclusione quasi distratta del nome di un innocente tra quelli di noti colpevoli: sono tutte tecniche ormai sperimentate della lotta politica in questa Italia immiserita.

E la crosta bipartisan degli interessi immobiliari è a Roma talmente consolidata che chiunque tenti di introdurre un po' di legalità è subito destinato al massacro. Sfogliando all’indietro le pagine di eddyburg sono riemerse parole che abbiamo scritto non molti mesi fa, nel luglio dell’anno scorso. Le riportiamo interamente perché aiutano a capire:

«Chi, come noi, ha seguito e criticato passo per passo l’urbanistica romana degli anni di Francesco Rutelli e di Walter Veltroni sa bene che ben prima ancora di Gianni Alemanno il territorio romano era stato venduto alla speculazione dei padroni del cemento. Per chi volesse documentarsi, basterebbe digitare sul “cerca” di eddyburg le parole “pianificar facendo”, e poi magari quelle“diritti edificatori”, per rintracciare i numerosi articoli che raccontano in che modo la gestione dell’urbanistica romana sia stata appaltata agli “energumeni del cemento”. Un’analisi appena un po’ più approfondita consentirebbe di comprendere in che modo le consorterie poi battezzate “larghe intese” o “patto del Nazareno” abbiano dominato il governo del territorio nella Capitale, facendo di quest’ultima il laboratorio della peggiore stagione che la nostra Repubblica abbia conosciuto»

Chiunque avesse voluto turbare l’equilibrio di potere che gestiva questo “laboratorio” era destinato al linciaggio. Questa volta è toccato a Giovanni Caudo, di cui si è voluta colpire la rettitudine personale. Ma troppi la conoscono perché la mobilitazione a sua difesa non si faccia sentire. Come si sta facendo sentire, anche con questo appello di eddyburg (e.s.).

Noi stiamo con Giovanni Caudo

Esprimiamo sdegno per la vergognosa e infamante campagna di stampa contro Giovanni Caudo, ex assessore alla Trasformazione Urbana della giunta romana di Ignazio Marino. L’onestà personale di Caudo è fuori discussione e le sue iniziative in materia urbanistica sono state improntate da assoluta legittimità, avendo egli proseguito da amministratore pubblico indirizzi da anni elaborati in un’intensa attività di ricerca universitaria. E’ in corso un’indagine della magistratura su alcune vicende, peraltro risalenti agli anni di Alemanno, che coinvolgono il IX Dipartimento dell’amministrazione capitolina. E l’inchiesta merita il più assoluto rispetto. Ma da parte di alcuni settori dell’informazione sono partiti ingiustificati e disgustosi attacchi contro Caudo che rispondono solo agli interessi di potentati immobiliari e a una strategia che mira a impedire ogni possibilità di cambiamento e innovazione.

primi firmatari
Edoardo Salzano, direttore di eddyburg.it
Paolo Baldeschi, Università di Firenze
Roberto Camagni, Politecnico di Milano
Vezio De Lucia, urbanista
Maria Cristina Gibelli, Politecnico di Milano
Anna Marson, Università IUAV di Venezia
Enzo Scandurra, Università di Roma
Piero Bevilacqua, Università di Roma
Mauro Baioni, direttore della Scuola di eddyburg
Ilaria Boniburini, University of the Witwatersrand

24 febbraio 2016

Ulteriori adesioni

al 29 febbraio
Danilo Andriollo
Sandra Annunziata
Donato Belloni
Rossana Benevelli
Giorgia Boca
Alessandro Boldo
Alberto Calabrese
Carlamaria Carlini
Gabriella Corona
Giancarlo Cotella
Marco Cremaschi
Nicola Dall’Olio
Paolo Dignatici
Francesco Erbani
Stefano Fatarella
Elisabetta Forni
Georg Joseph Frisch
Paolo Grassi
Graziella Guaragno
Marco Guerzoni
Daniele Iacovone
Francesca Leder
Elettra Malossi
Leonarda Martino
Ugo Marelli
Cristina Marietta
Giulia Melis
Lodo Meneghetti
Barbara Nerozzi
Luca Nespolo
Pancho Pardi
Rita Paris
Camilla Perrone
Laura Punzo
Cristina Renzoni
Serena Righini
Maria Pia Robbe
Sandro Roggio
Rodolfo Sabelli
Maurizio Sani
Alfredo Scardina
Stefano Simoncini
Giancarlo Storto
Giulio Tamburini
Walter Tocci
Luigi Toscano
Gaetano Urzí
Norberto Vaccari
Lorenzo Venturini
Maria Rosa Vittadini

Massimo Zucconi


Ulteriori adesioni a: eddyburg@tin.it

: «per vincere e comandare non si fa l’analisi del sangue a chi ti vota». Per essere piú sicuri ci si allea con l'avversario e si diventa come lui

parola dei fedeli alleati e, soprattutto, partner

esistenti?

Il presidente degli Stati Uniti Obama ha incontrato ieri (8 febbraio) il presidente Sergio Mattarella, e non ha mancato di sottolineare quanto sarebbe felice se l’Italia spingesse ancora più forte per l’approvazione del TTIP.

“E’ dal lavoro che stiamo facendo insieme in Afghanistan – ha riportato Obama al termine dell’incontro – alle opportunità che si presentano nel finalizzare un accordo come il TTIP. Abbiamo concordato che un’azione comune tra Stati Uniti ed Italia non solo serve gli interessi di entrambi i nostri paesi, ma anche la più ampia relazione transatlantica che ha comportato così tanta pace e prosperità in molti degli ultimi decenni”. Anche Mattarella ha convenuto che il TTIP potrebbe servire per prevenire ulteriori crisi economiche e sociali.

Scherzi e retorica a parte, non ci sfugge che Obama stia giocando il tutto per tutto per arrivare a confezionare il pacco del TTIP, come sia sia, prima della fine del suo mandato. Anzi: prima della fine dell’estate, nei prossimi tre round negoziali, previsti a Bruxelles dal 22 al 24 febbraio, ad aprile negli Usa e di nuovo a Bruxelles a luglio.

Ma Mattarella… perché servire questa causa persa, anzi dannosa per il nostro Paese? Chiediamoglielo!

Tagliate e incollate il messaggio sottostante nella pagina webmail del Quirinale

Presidente Mattarella, non cada nella rete del TTIP

Si informi meglio, dalle oltre 300 organizzazioni, associazioni, sindacati, imprese, e comitati che dicono no al Trattato Transatlantico.

Riferimenti

Su eddyburg numerosi articoli rintracciabili digitando TTIP nel "cerca" in alto a destra della homepage.Qui la pagina della Campagna Stop TTIP che spiega cos’è il TTIP e quali sarebbero i suoi effetti

Speriamo che siate inorriditi anche voi leggendo questo titolo: “Giulio torturato perchépensavano fosse una spia”. Ha riassunto così la risposta delle autorità egiziane più d'un giornale. Lasciamo da parte Giulio e la tragedia terribile della sua fine. Insomma, in Egitto è normalmente accettato che una persona ritenuta (a torto o a ragione) una "spia" possa essere torturata usque ad mortem. E l'Italia di Renzi (e non solo di Renzi) è alleata con un simile Stato? Forse non è casuale che questa Italia non abbia ancora una legge che vieti la tortura

«La commemorazione smette di essere un rituale e diventa memoria vissuta se quello che ci raccontiamo del passato serve a orientare il nostro agire nel presente» (A. Portelli)

Checchè si decida oggi ad Amsterdam, l’Europa s’èrotta. Più e prima che nell’istituzione Unione europea l’Europa s’è frantumatanell’anima. Quale anima può mai avere un organismo politico che separa con lecesoie i destini di chi fugge perché perseguitato alla guerra o dallapersecuzione politica e chi fugge perché perseguitato dalla fame e dalla sete,dalla carestia che non loro, ma i ‘Mercati internazionali e il colonialismorapace del Primo mondo (primi gli stati europei) hanno prodotto? Quale anima può avere un’Europa che a quelliche hanno la fortuna di entrare ruba gli estremi risparmi? No, l’Europa nonesiste più. Il sogno del futuro sarà costruirne una nuova

Ai docenti, Agli studenti, Al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, Agli esponenti della società civile,

Gli estensori di questa lettera-appello e i suoi sottoscrittori sono accomunati dal convincimento che l'Università italiana vede il drammatico ridimensionamento della sua influenza sulla società. Negli ultimi 7 anni, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, l' Università ha perduto un quinto delle sue strutture organizzative e lavorative e ha visto ridursi il numero degli studenti universitari. Come emerge da una ricerca condotta, tra gli altri, da Gianfranco Viesti per conto della fondazione Res è drammatico il generale calo delle immatricolazioni che assume le dimensioni di un crollo al Sud: nel 2012 -16% rispetto al 2000-2001 in Sicilia, -19,8% in Calabria, -21,9 in Sardegna.

L’Università è stretta in una morsa mortale, tra un’intollerabile riduzione delle risorse finanziarie e una soffocante burocrazia. Si assiste al proliferare di disposizioni normative, di pratiche inquisitive, di controlli amministrativi, volti ad accrescere la sua “resa” economica, a diminuire i costi interni e a subordinare strettamente il processo di formazione al mercato del lavoro e delle professioni.

L'Italia figura ultima dei Paesi OCSE per i fondi destinati all'Università e alla ricerca con un misero 1% del PIL. Le tasse d’ iscrizione sono cresciute negli ultimi 7 anni del 51%: il più elevato incremento a carico di studenti e famiglie verificatosi a livello mondiale. Oggi l'accesso all'istruzione universitaria italiana è il più costoso d'Europa, dopo quello di UK e Olanda; inoltre da noi il diritto allo studio è stato di fatto smantellato: solo il 7% degli studenti riceve una borsa di studio a fronte del 27% della Francia e del 30% della Germania.

Le risorse già insufficienti sono quindi attribuite sulla base di due parametri: il costo standard necessario alla formazione di ciascuno studente sul territorio nazionale, un parametro del tutto inappropriato quando si deve finanziare la crescita culturale del paese, e la qualità della ricerca stimata attraverso il parametro VQR (Valutazione della Ricerca), un elefantiaco sistema di valutazione che ha creato una situazione di confusione montante e di conflittualità. Tra l’altro a questo metodo di valutazione sono sottoposti docenti sottopagati e del tutto privi, da anni, di fondi per la ricerca, cioè delle risorse minime per ottenere i risultati per i quali sarebbero valutati. Il risultato di queste politiche è stato la penalizzazione di risorse, di aree disciplinari, di atenei e territori, soprattutto (ma non esclusivamente) al Sud.

Le classi dirigenti italiane vogliono liquidare l'Università di massa e tornare a una configurazione classista degli studi superiori. Il mondo universitario, luogo di formazione del pensiero critico, deve languire poiché a selezionare le poche élites necessarie alla continuità del processo economico basteranno pochi centri di “eccellenza”, perlopiù privati.

Gli estensori dell’appello chiamano quanti lo sottoscriveranno e il mondo universitario a una giornata di mobilitazione con un’assemblea generale, di docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, da tenersi l’11 febbraio all'Università di Napoli

L’obiettivo è discutere e portare all’attenzione dell’opinione pubblica: 1) la necessità di nuovi e organici e costanti investimenti nell’Università pubblica; 2) la creazione di un welfare studentesco per sostenere l'accesso e la permanenza dei ragazzi all'Università 3) un supporto alle regioni per garantire uguali standard di diritto allo studio; 4) l’immissione di nuovo personale docente e TAB che copra almeno il turn-over; 5) la revisione dei ruoli della docenza con nuove e chiare regole per la progressione di carriera e il rinnovo del contratto di lavoro per il personale contrattualizzato.

Vogliamo lanciare un segno di speranza e di stimolo perché risorga un momento di discussione critica dentro l’Università.

Se muore l'Università per tutti, l'Italia non sarà più l'Italia, ma una qualunque periferia vacanziera del mondo.


Piero Bevilacqua
, già docente de La Sapienza, Roma,
Ugo M. Olivieri, Federico II, Napoli,
Alessandro Arienzo, Federico II, Napoli,
Antonio Bonatesta, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani
Alberto Campailla (Associazione studentesca)
Armando Carravetta, Federico II, Napoli,
Bruno Catalanotti, Federico II, Napoli
Angelo D'Orsi
Paolo Favilli, già docente dell’Università di Genova
Mario Lavagetto, già docente dell’Università di Bologna
Romano Luperini, già docente dell’Università di Siena
Ignazio Masulli
Maurizio Matteuzzi, Università di Bologna, associazione “Docenti preoccupati”
Tomaso Montanari, Federico II, Napoli
Daniela Montesarchio, Federico II, Napoli
Giorgio Parisi, La Sapienza, Roma
Laura Pennacchi, economista, Fondazione Basso
Tonino Perna
Enzo Scandurra

Ermanno Rea, scrittore

Contro il sessismo Contro il razzismo: con questo slogan le donne tedesche hanno protestato all;indomani dell'ignobile "caccia alla preda" della notte di Capodanno a Colonia. Ignobile in se, doppiamente ignobile se - come più d'un segno fa sospettare - è stato organizzato per dare un ulteriore stop alle politiche d'accoglienza

vicino, ma dal diverso. i campi di concentramento ci sono già. Cominceranno a costruire le camere a gas?

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