Israele. Strage di Gaza, il Papa: «Mai l'uso della violenza porta alla pace»
Eddyburg
Avvenire, 16 maggio 2018. Prosegue la strage dei palestinesi sulla loro terra, e continuano le denunce della barbara violenza di Israele. Quanto si dovrà ancora aspettare perché l'Onu  disponga sanzioni concrete verso l'aggressore e i mercanti di morte che sono alle sue spalle?

Della strage di palestinesi di lunedì, al confine tra Gaza e Israele, ha parlato con toni preoccupati papa Francesco al termine dell'udienza generale del mercoledì. «Sono molto preoccupato per l'acuirsi delle tensioni in Terra Santa e in Medio Oriente, e per la spirale di violenza che allontana sempre più dalla via della pace, del dialogo e dei negoziati» ha detto il Pontefice. «Esprimo il mio grande dolore per i morti e i feriti e sono vicino con la preghiera e l'affetto a tutti coloro che soffrono - ha proseguito -. Ribadisco che non è mai l'uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza». «Invito tutte le parti in causa e la comunità internazionale a rinnovare l'impegno perché prevalgano il dialogo, la giustizia e la pace. Invochiamo Maria, Regina della pace», ha concluso.

Uccisa dai lacrimogeni bimba di 8 mesi 



Il giorno dopo il massacro più pesante da anni nei Territori palestinesi, ieri a Gaza si è dato sepoltura ai morti (saliti a 61) nelle proteste scatenate dal trasferimento dell'ambasciata americana a Gerusalemme. 

Intanto, secondo fonti diplomatiche al Palazzo di Vetro, gli Stati Uniti hanno bloccato all'Onu una richiesta di inchiesta indipendente su ciò che è accaduto al confine tra Israele e Gaza, dove lunedì sono morti 58 palestinesi (e altri 3 sono deceduti ieri) per mano dell'esercito dello Stato ebraico e oltre 2.800 sono rimasti feriti. È morta anche una bimba di appena otto mesi, perché aveva inalato gas lacrimogeni. I genitori l'avevano portata nella zona degli scontri per non lasciarla a casa da sola, hanno detto. 



Dopo la strage, la più grave dalla guerra del 2014, il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha proclamato uno sciopero generale e tre giorni di lutto. Mentre lo Shin Bet, la sicurezza interna di Israele, e l'esercito hanno rivelato che almeno 24 dei manifestanti palestinesi uccisi lunedì «erano terroristi nell'atto di compiere atti di terrore». La maggior parte di questi - hanno aggiunto - erano di Hamas e altri della Jihad islamica. 

Martedì i palestinesi ricordavano il 70esimo anniversario della Nakba, la catastrofe, l'esodo forzato dalle terre arabe confiscate da Israele con la creazione dello Stato ebraico, nel 1948. Nel corso di una manifestazione un palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani a est del campo profughi di Al-Bureij nella parte centrale di Gaza. L'uomo è stato identificato in Nasser Aourab, 51 anni. 



Pizzaballa condanna l'uso di «violenza sproporzionata» 



Sulla «ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa» è intervenuto martedì l'Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa, che ha espresso «condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata». «La vita di tanti giovani ancora una volta - ha scritto Pizzaballa - è stata spenta e centinaia di famiglie piangono sui loro cari, morti o feriti. Ancora una volta, come in una sorta di circolo vizioso, siamo costretti a condannare ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata. Ancora una volta siamo costretti dalle circostanze a chiedere e gridare per la giustizia e la pace! Questi comunicati di condanna ormai si ripetono, simili ogni volta l'uno all'altro». Da qui l'invito dell'arcivescovo a tutta la comunità cristiana della diocesi «a unirsi in preghiera per la Terra Santa, per la pace di tutti i suoi abitanti, per la pace di Gerusalemme, per tutte le vittime di questo interminabile conflitto». 



Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile
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