Il verde comunale a Roma, un autentico disastro in corso da decenni
Vittorio Emiliani
Effetti collaterali della decadenza programmata del pubblico rispetto al privato, dell'individuale rispetto al collettivo, e delle altre vittorie del finanzcapitalismo. Ma se scendessimo a Sud sarebbe ancora peggio. Corriere della Sera, ed. Roma, 10 giugno 2016 


Fino a pochi anni fa Roma era il Comune più agricolo d'Italia. Ora è il terzo, superato da Andria e Cerignola. Il consumo di suolo, nonostante la pesante stasi edilizia, procede, in tutta Italia, e anche l'Agro Romano superstite si riduce. Ma, in questo quadro, c'è un settore in crisi ancor più grave, in crisi epocale. Ed è il verde pubblico, non la sua quantità (che è aumentata), ma il suo stato di manutenzione, il suo degrado che sembra inarrestabile. Siamo al disastro. Negli ultimi decenni l'attenzione delle Amministrazioni è stata sempre più ridotta. Lo testimonia la cifra datami da un esperto: il Comune di Roma, dopo decenni di tagli, investe mezzo centesimo di euro per ogni metro quadrato di verde.

Del resto i giardinieri in forza al Comune sono precipitati dai 1300 del 1995 (dati ufficiali del Comune, pubblicati nel Rapporto 2013) ai 250 odierni, una parte dei quali nemmeno in grado di svolgere lavori pesanti. Quindi un calo spaventoso, superiore all'80 % (80,7). Da anni non ci sono più concorsi, da anni non vi sono più assunzioni. L'ultima ventina di giardinieri reclutati sono arrivati, senza particolare preparazione specifica, dalle liste dell'Ufficio di collocamento.

C'è stata quindi a Roma come e più che in altri Comuni italiani una disastrosa sottovalutazione del problema della cura, della manutenzione, ordinaria e straordinaria, del verde pubblico, dei viali, dei parchi, dei giardini, delle ville storiche. Per anni si è tagliato ad ogni nuovo bilancio un 10 % circa della spesa destinata a questo servizio essenziale per ragioni ambientali, estetiche e igienico-sanitarie.

Praticamente oggi ci sono 20 sparuti giardinieri per ogni Circoscrizione. A fronte di questo contingente ridottissimo a Roma si calcola che vi siano 330.000 alberi circa dei quali 130.000 lungo le strade e altri 200.000 nei parchi e nelle ville storiche alcune delle quali sono vaste dai 150 ai 180 ettari. I mq di verde pubblico - a differenza di quelli di verde agricolo - sono aumentati fra 1995 e 2010 salendo da 30,5 a 39,3 milioni.

La caduta di rami o di interi alberi (di pini in specie che schiantano all'improvviso) è diventata sempre più frequente con morti e feriti gravi di continuo. Meno fondi per il personale qualificato, affidamento di servizi specializzati a cooperative di ex detenuti, principio socialmente valido, ma con risultati disastrosi se non si fanno prima corsi adeguati di formazione.

Meno fondi ovviamente anche per nuove falciatrici meccaniche, nuove gru, meno decespugliatori, ecc. Con una crescente demotivazione fra i giardinieri superstiti.

I prati non vengono sfalciati, neppure nel fossato di Castel Sant'Angelo, gli alberi caduti o segati non vengono sostituiti per mancanza di mezzi e di macchine. Alcune Ville come Villa Sciarra o la stessa ampia Villa Doria Pamphilj sono in grande sofferenza.

Dopo Mafia Capitale non ci sono stati in pratica nuovi investimenti, nuovi affidamenti, se non per la somma modesta di 200.000 euro. Sempre il Rapporto ufficiale del Comune ci dice che il Servizio Giardini gestisce soltanto il 41 % del verde urbano, mentre il 59 % è affidato a soggetti per lo più esterni: 30 % ditte, 10 % Ama, 10 % cooperative, quote minori ad altri Dipartimenti o Municipi. Per risalire da questo baratro e riavere un Servizio Giardini sufficientemente efficiente ci vorranno anni e anni di duro lavoro, di investimenti mirati, di riqualificazione del personale, di cultura insomma del verde urbano degna di una capitale storica quale è Roma.
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