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Antonello Sotgia
La Commissione Marzano e l’urbanistica di Alemanno
13 Maggio 2009
La follia corre sull’Agro romano. Ripescano idee e pulsioni “moderne” di un secolo fa, per alimentare la speculazione di sempre, più rigogliosa che mai. Corrispondenza per eddyburg, 13 maggio 2009

E’ stato appena pubblicato, dopo la presentazione nell’aula Giulio Cesare, sul sito del Comune di Roma, il Rapporto Conclusivo dei lavori della Commissione per il futuro di Roma che, presieduta da Antonio Marzano, ha lavorato dall’ottobre scorso al marzo di quest’anno. L’architettura del testo, raccolto in due fascicoli separati, presenta nel primo la copiosa relazione strutturata in: Ambizioni (gli scenari generali presi e/o da prendere in considerazione), Obiettivi (le scelte di carattere strategico), Decisioni (le proposte per raggiungere gli obiettivi e soddisfare le Ambizioni); nel secondo fascicolo, le schede progetto hanno il pregio di essere redatte in modo tra loro conforme così da, almeno nelle intenzioni della Commissione, facilitarne la lettura e rendere possibile da subito la valutazione. Subito la prima ‘sorpresa’. Il lungo testo, volutamente, sembra aver deciso di fare a meno, oltre ad ogni riferimento cartografico, di ogni dato dimensionale. Solo riferimenti evocativi, di tipo giornalistico, quali: essere il territorio comunale romano grande come le altre otto più grandi città italiane; il dato del PIL pro capite di Roma (34.021 euro) superiore a quello della media italiana (25.921); l’essere Roma città senza eguali per presenza di patrimonio storico-artistico…..

Marzano e i suoi pards (53 esperti, 23 dispensatori di pareri, 15 le personalità accolte inaudizione, 6 i coordinatori dei gruppi di lavoro oltre ai tanti che hanno lavorato nelle strutture di supporto) hanno scelto di lavorare senza rete, fondando, così, le 5 Ambizioni, i 14 Obiettivi, le 142 Decisioni e le 39 schede progettuali all’interno di una possibile narrazione, e disegnare la nuova città richiesta dal Sindaco Alemanno.

Una città che per rendere proponibili le 142 decisioni è necessario raccontare iniziando innanzitutto con il cancellare i propri caratteri fisici. Roma, da questo lavoro, appare, infatti, come un insieme di frammenti da scoprire e ricollocare in un territorio che si vuole indifferenziato. Da rifondare e attualizzare (la relazione ovviamente parla di rendere competitivo), come se non fosse stato il territorio a produrre questi frammenti e con essi, anche, i relativi fenomeni di polarizzazione e le forme di esclusione che caratterizzano la città. Così la frammentazione del territorio agricolo, figlia del costante e incessante esercizio di rendita immobiliare, viene decritto come (decisone 97) territorio da recuperare alla… costruzione di nuove case; il Tevere che ha costruito la morfologia urbana, viene (scheda progetto 5) scelto come «assedi scorrimento viario» da inserire in un apposito «processo di valorizzazione del corridoio Tevere quale asse centrale per i trasporti» attraverso «assi di scorrimento a 4 corsie per argine e parcheggi interrati». Il progetto non presenta carte, né piante, né sezioni, ma possiamo stare tranquilli. Ci informa, infatti, «che gli argini del Tevere hanno data certa e non presentano rischio archeologico». Come dire, la Sovrintendenza non interverrà e si avranno così tante e tante macchine ancora da attirare nel centro della città con la promessa di un parcheggio quasi sicuro!

Ma anche il mare non sarà più lo stesso. Ora (decisione 7) «una corona di isole artificiali potrà fissare definitivamente (al largo di Ostia n.d.r.) una nuova linea costiera» e conseguentemente «prefigurare la possibilità di nuovi interventi costruttivi in aree (l’attuale linea di costa n.d.r.) con cattiva qualità urbana». Marzano sembra aver trovato così una prima casa al processo demolitore ricostruttore (+ 35%) previsto dal cosiddetto Piano del governo Berlusconi. Ma le isole certo non bastano, cosi ecco il pacchetto per assicurare alla città competitività. Roma (decisione 1) dovrà avere un’area metropolitana «più estesa dell’attuale territorio comunale comprendendo gran parte dei comuni contermini», assumendo quale parametro insediativo «la popolazione che realmente gravita (leggi consuma n.d.r.) quotidianamente sulla città». Per attuare un modello in grado di legare molte realtà in modo «ontologico» alla città di Roma e permettere di «superare il rischio di disperdere energie finanziarie».

Una rete, questa, basata su nuove centralità di cui si ignora (decisone 2) dimensione e localizzazione ma si definisce come «corona di completamento» e di cui si anticipa, come in ogni narrazione che si rispetti, titolo e trama: la città della salute, quella dell’Archeostoria, il centro per la scienza del Gusto e dell’alimentazione…. Solo che, incrociando i dati con le successive decisioni, apprendiamo che per la centralità denominata dell’Archeostoria è da intendersi la creazione di un parco tematico (scheda progetto 15) vicino all’aeroporto Leonardo da Vinci. Perché – e questo è indicato come obiettivo della messa in scena – «principale punto di forza del progetto del parco sta nel grande bisogno, presente nella società attuale, di vivere e comprendere i grandi fenomeni storici, non limitandosi quindi ad osservare il solo ‘monumento’ o il solo ‘museo’». Alla decisione 73 è invece assicurata la definizione della «Città del gusto» un luogo dove «mangiare, bere ma anche studiare, partecipare a eventi, degustazioni e discutere di cibo e cultura gastronomica». Anche perché «appare fondamentale l’istituzione di una fiera internazionale del Gusto». Per la riqualificazione delle Periferie (decisione 8) basterà meno, molto meno, infatti «nei quartieri in cui si manifestano forme acute di isolamento sociale si possono, con mezzi non eccessivamente costosi, introdurre occasioni d’incontro e organizzare forme di intrattenimento (musica, cinema), con la logica del ‘last minute’, o anche micro biblioteche».

Certo meglio non va per la ‘questione abitativa’ La Commissione sembra dimenticarsi che a Roma (dati Caritas) sono 270 mila gli alloggi sfitti e almeno cinquantamila famiglie sono fuori dagli alloggi. Così nell’obiettivo 10 «realizzare una nuova politica per la casa» si dice che prima di tutto dovrà (decisone 96) «essere semplificata ogni fase burocratica per produrre un piano di social housing» (come al decreto Berlusconi in materia di semplificazione edilizia), poi (decisione 98) una raccomandazione: dovrà essere creato un Fondo che «con ottica privatistica dovrà gestire il programma di social housing per ameno 30 anni». E, finalmente, ecco i primi dati dimensionali e economici «la dimensione del Fondo non dovrà essere inferiore a 1 o 2 miliardi di Euro così da realizzare 1200/2400 unità abitative». Ovvero, un cinquantesimo di quelle che servirebbero immediatamente e la centesima parte di quei 100 mila alloggi pubblici nel prossimo quinquennio di cui parla la legge d’iniziativa pubblica sul diritto all’abitare, che movimenti e associazioni di Roma presenteranno alla Regione Lazio quale ‘autentica interpretazione sociale’ delle linee guida del decreto del governo in materia edilizia che le regioni dovranno adottare entro il prossimo mese di giugno.

Ma, attenzione, il lavoro di questa Commissione non è un libro dei sogni come sembrano registrare le prime valutazioni a ‘sinistra’, divise tra chi pensa a un semplice inoffensivo esercizio di stile e chi, invece, rivendica che a molte di quelle idee aveva pensato lui per primo! Questo lavoro ha un fine immediato. Assolutamente spendibile. Servirà a rendere progetto e, quindi, indicare prima come necessità e, poi, comepossibilità quello che in quest’anno di governo Alemanno come Sindaco ha deciso in campo urbanistico. Alemanno, stretto nel e dal piano regolatore di Veltroni, si è mosso senza carte. Ha, prima, definitivamente seppellito il residuo decentramento previsto nelle aree ex S.d.o. facendo riferimento alla «non sicurezza» dell’impianto architettonico previsto dal progetto Purini, poi, indicato chiaramente che per lo sviluppo della città dovrà essere privilegiato il sud ovest: dall’Eur al mare. E anche qui non ha steso piani ochiesto varianti. Per Alemanno l’urbanistica ha – come direbbe Mourinho – «zero titolo» e, ancora, il riferimento è all’architettura, al suo carattere evocativo. I progetti per Alemanno servono a molte cose prima ancora di essere realizzati. E necessario riuscire a farli parlare. Così la Nuvola di Fuksas ancor prima di nascere potrà permettere lo svolgimento delle gare di formula 1. Le macchine, che allusivamente l’architetto della nuvola ribattezza per l’occasione «bolidi» serviranno a costruire con le sinuose forme dell’edificio per Congressi – dice – un possibile immaginario futurista. E la valorizzazione immobiliare sulle ceneri delle torri dell’Eur sarà, ancora dall’architettura, certificata. Questa volta dall’architetto del principe Carlo, Leon Krier, che le definisce «dissonanti» sebbene presenti (a ragione) nella Carta della Qualità del PRG. E’ sempre il Sindaco a dire che Roma ha bisogno di altri due stadi (Marzano lo indica come decisone n.79 e raccomanda che dovranno assomigliare a quelli inglesi e spagnoli… ), scatenando gli appetiti dei costruttori. Leonardo Caltagirone offre i propri terreni, Massimo Mezzaroma la propria disponibilità di costruttore ‘romanista’ che dice ai colleghi dell’Acer facciamolo insieme senza guadagnarci per amore della squadra, ma per le infrastrutture necessarie a raggiungere il catino, ne riparliamo. Insomma il Sindaco senza nessuna manovra urbanistica ha indicato il nuovo disegno di Roma. Case dappertutto (a crisi superata ovviamente), servizi privilegiati lungo l’asse della Colombo verso il mare.

Alemanno si è trovato così in una posizione in cui poter mostrarsi davvero come il ‘nuovo’. In realtà è lui il vero regista della Commissione Marzano che, finito il ruolo di ventriloquo, potrà ora tornare ai suoi studi e ai suoi impegni parlamentari. Alemanno è anche fortunato. I progetti di cui ai lavori della Commissione e le grandi risorse che Roma acquisirà in materia di edilizia con la creazione della Città Capitale gli permetteranno di prendere il tempo necessario per saldare il conto per quanto aveva promesso ai suoi elettori/costruttori in campagna elettorale e più in generale ai tanti/pochi che prosperano in questa città intorno alla rendita. Ancora una volta il lavoro della Commissione Marzano potrà tornare utile. Indicando quelle Decisioni il ricorso all’Housing sociale, in attesa di liberare le aree (è in corso di espletamento un bando per il reperimento di aree per l’edilizia in territorio agricolo) e costruire, il sindaco potrà addirittura anticipare le decisioni della Regione quale risposta al decreto del Governo. Potrà acquistare case già realizzate e invendute, usufruendo così della possibilità immediata che gli si presenta per poter saldare i conti con i suoi costruttori a cui deve la propria elezione. Alemanno si appresta alla realizzazione di una sorta di catalogo contenente ‘Consigli per gli acquisti’ permettendo a questi costruttori di ‘liberarsi’ di quello (tanto) che è oggi invenduto; di ‘candidarsi’ per quello (tantissimo) che si potrebbe programmare come immediatamente acquistabile per il Comune. Un modo per permettergli di sopravvivere all’attuale condizione congiunturale e non fargli pagare i costi di quella crisi da loro stessi provocata.

Il libro di Marzano e pards da libro dei sogni a libro degli incubi.

Chiunque può pubblicare questo articolo alla condizione di citare l’autore e la fonte: tratto da http://eddyburg.it

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