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Una tassa sul privilegio
Data di pubblicazione: 05.01.2010

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Come e perchè applicare il sempre disatteso principio di progressività della pressione fiscale. Da la Repubblica, 3 gennaio 2010 (m.p.g.)

Proviamo a crederci: il 2010 sarà "l’anno delle riforme", come annunciato solennemente dal nostro Presidente del Consiglio. Ma quali? Uscendo dalla crisi più dura del Dopoguerra non si può che pensare prioritariamente all’economia.
Sin qui le uniche misure economiche calendarizzate dall’esecutivo sono quelle rimaste fuori dalla Finanziaria, gli incentivi per i consumi e i bonus per la rottamazione di automobili, elettrodomestici e cucine. Per chiamarle riforme ci vuole, Ninetta mia, tanto, troppo coraggio. Prima della pausa natalizia, il ministro Tremonti ha tuttavia annunciato che «è arrivato il tempo di pensare alla riforma fiscale». Evviva.

Vuol dire che non è più tempo di interventi estemporanei e fra di loro contraddittori sul nostro sistema tributario, è finita l’era in cui si cambiano solo i nomi delle imposte (dall’Irpef all’Ire, dall’Irpeg all’Ires) e in cui le tasse si moltiplicano, di legislatura in legislatura. Nell’attesa di conoscere il progetto del Ministro, vorrei proporre un criterio molto semplice cui ispirare la riforma: bisogna tassare di più i più ricchi e meno chi lavora a bassi salari. È un principio, quello della progressività del sistema fiscale, scolpito nella nostra Costituzione, ma sin qui largamente inapplicato. Non è gradito al Ministro (che nel Libro Bianco del 1994 sosteneva che «la progressività ha effetti negativi sull’offerta di lavoro e causa la propensione ad evadere»). Quindi bene spendere due parole sul perché è giusto farlo e poi interrogarsi sul come farlo.

Negli ultimi trent’anni le disuguaglianze dei redditi in Italia sono aumentate soprattutto ai piani più alti. Si è parlato spesso (sovente a sproposito) di impoverimento, ma il fatto di gran lunga più marcato e rilevante accaduto alla distribuzione dei redditi in Italia è l’esplosione delle disuguaglianze fra la parte più ricca della popolazione. La quota di reddito detenuta dallo 0,1 per cento di persone più ricche è quasi raddoppiata dagli inizi degli anni ‘80 al 2004, l’ultimo anno per cui si hanno informazioni, grazie al paziente lavoro di ricostruzione di fonti sui redditi più elevati svolto da Elena Pisano, che ha appena conseguito un dottorato alla Sapienza.

Soprattutto nel nuovo Millennio la bassa crescita del Paese è stata appannaggio quasi esclusivo dei piani alti della distribuzione: nel 2004 il millesimo di popolazione più ricco, si tratta di circa 4500 persone, guadagnava in media il 20 per cento in più di solo 4 anni prima, circa il tre per cento del reddito nazionale, mentre il resto degli italiani era al palo. Questa crescente concentrazione delle risorse è andata di pari passo a una riduzione delle tasse per i più ricchi: l’aliquota più alta dell’Irpef è scesa dal 72 al 45 per cento negli ultimi trent’anni, il cuneo fiscale complessivo più elevato (tasse più contributi sociali a carico del lavoratore) è diminuito anch’esso di un terzo, dal 91 al 63 per cento, proprio mentre saliva quello dei salari più bassi.

La riduzione delle imposte sui più ricchi non è un fenomeno solo italiano. Al contrario, è comune a tutta l’Europa continentale. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito è addirittura iniziata prima, nella seconda metà degli anni ‘70, sotto Ronald Reagan e Margareth Thatcher. Come si spiega questo fenomeno generalizzato? Non solo con il crescente potere politico di questa fascia di popolazione. Il fatto è che si temeva, non sempre a torto, che tasse alte per queste fasce di popolazione avrebbero finito per ridurre il gettito fiscale. Per due motivi: primo, queste persone possono trasferirsi altrove; secondo, quando non possono trasferirsi altrove, possono comunque spostare altrove i propri capitali in modo più o meno legale. Un esempio fra tutti. Tra i plurimiliardiari ci sono molti calciatori ed è stato documentato come il regime fiscale di vantaggio istituito in Spagna per attrarre campioni stranieri (la famosa legge Beckham) abbia in effetti indotto una consistente migrazione di star calcistiche verso la penisola iberica. A parte la delusione dei tifosi, questa migrazione ha portato con sé decine (se non centinaia) di milioni di tasse da lì in poi pagate altrove.

Ma oggi la Spagna, il cui disavanzo fiscale è esploso durante la recessione, è stata costretta ad abolire la legge Beckham. E il Regno Unito porterà nel 2010 l’aliquota più alta sui redditi dal 40 al 50 per cento mentre gli Stati Uniti, su cui grava anche il debito futuro, legato alla riforma sanitaria di Obama, non potranno che seguire a ruota passando dal 35 al 50 per cento nel giro di pochi anni. Il clima è cambiato anche per quanto riguarda i paradisi fiscali. La lotta contro di loro è stata un diversivo di governi incapaci di affrontare alla radice i problemi da cui è scaturita la crisi. Ma servirà ora a rendere efficaci tasse più alte per i più ricchi, volte a ridurre l’enorme debito pubblico accumulato nella recessione. Quindi oggi, a differenza anche di soli due anni fa, è possibile tassare di più i più ricchi aumentando il gettito.

Posto che sia giusto, nel senso di equo, tassare di più i più ricchi, come farlo? Al Ministro non piace la progressività delle tasse perché ritiene che riduca l’offerta di lavoro. Si sbaglia perché in un paese come il nostro, dove molti non lavorano, tasse più basse per i poveri e tasse più alte per i ricchi aumentano la quantità di persone che lavorano. Le tasse più alte sui redditi da lavoro dei ricchi possono, tuttavia, ridurre la quantità di ore lavorate da ciascuno di loro. Ma non c’è nessun bisogno di tassare di più il lavoro dei ricchi per tassarli di più. Teniamo pure le aliquote Irpef al 45 per cento, ma aumentiamo la tassazione dei redditi non da lavoro, portandola almeno al livello dell’aliquota Irpef più bassa, vale a dire al 23 per cento.

Quanto raccoglieremmo in questo modo? Purtroppo è impossibile stabilirlo con precisione perché gli unici dati disponibili sui redditi dell’un per cento più ricco della popolazione sono di proprietà esclusiva del Ministro dell’Economia che farebbe molto bene, nell’avviare il confronto, a renderli pubblici. Ma una cosa è certa sin d’ora: l’innalzamento della tassazione delle rendite finanziarie renderebbe il sistema più progressivo perché tasserebbe soprattutto i più ricchi: almeno un terzo dei redditi dichiarati dallo 0,01 per cento più ricco proviene da redditi da capitale (la quota è molto più alta, dato che è possibile solo risalire a quelli dichiarati con l’Irpef nel 2004 che includevano al massimo il 40 per cento dei dividendi). Sappiamo anche che il 90 per cento delle azioni è detenuto in Italia dal 7 per cento più ricco, nelle cui mani si trova quasi un terzo del reddito nazionale.

Quindi aumentando anche solo del 5 per cento il prelievo su questa fascia di popolazione, si farebbe affluire all’erario circa 25 miliardi. Che potrebbero essere utilizzati per aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente o fiscalizzare i contributi sociali a carico di chi guadagna appena al di sopra del salario minimo. Una ragione in più per istituire anche da noi una paga oraria al di sotto della quale non si può andare. È un principio quello di tassare di più i più ricchi che dovrebbe prevalere anche nel disegnare il fisco federale, ripristinando l’imposta sulla prima casa, almeno al di sopra di un certo livello di patrimonio, ricordandosi che la distribuzione delle case di proprietà è ancora più diseguale di quella dei redditi. Insomma, ci sono molti dettagli da discutere. Ma prima bisogna accordarsi sui principi. Cosa ne pensa il Ministro dell´Economia? E cosa ne pensa l´opposizione?









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( 11.03.2010 19:53 )
Con l’approvazione della legge siciliana si chiude il circo Barnum iniziato un anno fa, con la proposta di “piano-casa” di Berlusconi. Obbedienti alla frusta del domatore i leoni regionali hanno attraversato tutti, magari con qualche mugugno, il cerchio di fuoco dell’abbandono della razionalità -->
( 11.03.2010 19:14 )
di Edoardo Salzano
Gli italiani d’oggi hanno subìto la magia opposta a quella del re Mida. Il re frigio trasformava ogni cosa in oro, noi, con rispetto parlando, trasformiamo in merda ogni cosa. Anche le idee d’oro.

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( 11.03.2010 11:47 )
( 05.03.2010 10:24 )
di Vezio De Lucia
“Sì, ci sono cose che non vanno, anche gravi, ma la bravura di Bertolaso è fuori discussione, guardate la ricostruzione dell’Aquila”. È stato questo, salvo pregiate eccezioni, il motivo che ha accompagnato per settimane le cronache sul malaffare della Protezione civile, con poche varianti fra destra e sinistra. -->
( 01.03.2010 22:14 )
di Maria Pia Guermandi
Nell’ultima nota redatta da chi scrive si denunciava l’allargamento, sulla base di emergenze fittizie, della nomina di Commissari di Protezione Civile a capo dei principali siti dei Beni Culturali (Roma, Pompei, Uffizi, Brera); -->
Salzano, Edoardo
( 24.02.2010 17:18 )
( 19.02.2010 20:13 )
Il paese dei coccodrilli: così meriterebbe d’essere ricordata l’Italia degli ultimi decenni. -->
( 19.02.2010 08:15 )
di Fabrizio Bottini
Pian piano la verità ha cominciato a comporsi a mosaico: prima qualcuno ha notato gli steccati un po’ meno lindi delle villette, poi le automobili meno nuove, o piccoli segnali di disagio come gli affari tentennanti del supermercato … -->
( 12.02.2010 13:51 )
di Edoardo Salzano
Non sembra che i problemi delle città e dei territori siano al centro della campagna elettorale, né a destra né a sinistra. Ciò esprime l’abisso nel quale è caduto il nostro paese. -->
( 11.02.2010 08:09 )
di Vezio De Lucia
Ancora sul piano casa. Martedì 20 si è svolto a Sassari, nella facoltà di Scienze politiche, per iniziativa della scuola di dottorato diretta da Antonietta Mazzette, un convegno dal titolo “Dalle regole al fai da te del piano casa. A che serve l’urbanistica?”. -->
( 29.01.2010 15:41 )
La cacciata dei lavoratori poveri e stranieri da Rosarno ha sollecitato in molti di noi riflessioni che vanno al di là di quell’episodio. -->
Salzano, Edoardo
( 28.01.2010 23:06 )
( 24.01.2010 08:11 )
di Maria Pia Guermandi
Inizio d’anno: tempo di buoni propositi in genere maturati sulla base degli errori passati. Al contrario di ciò che suggerisce il detto latino - errare humanum, perseverare diabolicum -->
( 20.01.2010 13:26 )
Molte volte si è parlato della morte di Venezia. La sua decadenza è stata legata a diverse ragioni: le pestilenze, il degrado degli edifici, l’incuria degli uomini, l’esodo della popolazione, l’invasione delle acque; negli anni più recenti, la marea montante del turismo mordi e fuggi. -->
Salzano, Edoardo
( 15.01.2010 17:17 )
( 15.01.2010 12:46 )
di Fabrizio Bottini
Non ho mai visto cose che voi umani trovereste banali, persino un po’ noiose, racconterebbe un replicante nella padania devastata dal cambiamento climatico, diciamo fra una generazione -->
Boeri, Tito
( 03.01.2010 12:51 )
Salzano, Edoardo
( 29.12.2009 23:51 )
( 18.12.2009 10:18 )
Che fare per contrastare il consumo di suolo? Non basta una cosa sola. Il fenomeno deve essere contrastato con un insieme sistematico di azioni, che ne affrontino i diversi aspetti. -->
( 17.12.2009 20:40 )
di Edoardo Salzano
Non c’è più nessuna differenza nel modo in cui governi di centro destra e governi dei centrosinistra usano il territorio. Per lo Stato, le regioni, i comuni è solo materia bruta da distruggere per far quattrini. -->

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