Se la Città diventa un Blob
Alberto Ziparo
NO SPRAWL, Alinea 2006, a cura di M.C.Gibelli e E. Salzano: un passo avanti per la cultura italiana sul tema dell'insediamento diffuso e dei suoi impatti ambientali e sociali. Il manifesto, 20 dicembre 2006 (f.b.)
La crescita inarrestabile del blob urbano - non più correlabile a trend demografici o a improbabili tassi di sviluppo - richiede strumenti efficaci di verifica e di blocco, strumenti necessari per contrastare un fenomeno che fino a pochi anni fa gli urbanisti credevano ancora di poter gestire con interpretazioni progettuali mirate o con misure articolate. Oggi la clamorosa (e spesso rozza) occupazione dei «paesaggi italiani» da parte della città «diffusa», con i processi di degrado e dissesto che ne derivano, traduce sovente - anche tra gli urbanisti - la riflessione in preoccupazione.
Per questo, il principale motivo di interesse della raccolta di saggi No Sprawl curata per Alinea da Maria Cristina Gibelli e Edoardo Salzano (pp. 250, euro 28) consiste forse nel fatto che il volume segna un passaggio di fase (verso il recupero dell'esistente) e in generale un mutato atteggiamento di disciplina e politica urbanistica. Così, mentre continua la cementificazione del «Bel Paese» (peraltro secondo dinamiche riscontrabili in altre aree europee e occidentali), i connotati del fenomeno - e i suoi effetti sulla qualità dell'ambiente e della vita quotidiana - sono oggi restituiti da molte indagini, di cui questo libro offre un esemplare spaccato.
Accanto all'infaticabile lavoro di documentazione e denuncia compiuto dal sito Eddyburg.it (promosso dallo stesso Salzano), sono infatti sempre più numerosi gli studiosi o i tecnici che, sia pure con accenti diversi, indagano sui processi di deterritorializzazione già prefigurati da Alberto Magnaghi: fra gli altri, Anna Marson, attenta in particolare alla «marmellata insediativa veneta», Osvaldo Pieroni, studioso delle situazioni meridionali e segnatamente calabresi, e ancora Paolo Berdini, Giovanni Caudo, Giulio Tamburini, Arturo Lanzani e Giorgio Ferraresi.
Riferendosi più o meno esplicitamente a questi autori, No Sprawl ne approfondisce e aggiorna alcuni studi: notevoli le descrizioni della distruzione dell'ambiente dell'agro campano da parte di Antonio Di Gennaro e Francesco Innamorato, la «Roma diffusa» nella campagna urbanizzata (anche quale esito delle politiche riformiste recenti) di Paolo Berdini, l'implosione del territorio vasto di Bologna osservata da Piero Cavalcoli e soprattutto «il viaggio» attraverso il mare (una volta) verde della megalopoli padana, da Torino al Brenta, descritto argutamente da Fabrizio Bottini, secondo un profilo interpretativo che potrebbe essere utilmente messo a confronto con quello proposto da Arturo Lanzani nel suo Paesaggi italiani (Meltemi 2003).
Anche i contributi di taglio più metodologico e normativo confermano la qualità complessiva del lavoro. Di notevole interesse per esempio la distinzione operata da Maria Cristina Gibelli tra diffusione urbana (espressione fisiologica di antropizzazione matura) e dispersione (patologia dovuta a una cementificazione inarrestabile e ingiustificata). Da parte sua, Georg Josef Frish istituisce un confronto tra le politiche di contenimento dello spreco di suolo in Europa: e se la situazione italiana è tra le peggiori, il quadro presenta comunque molte analogie, come già avevano previsto a suo tempo Bernardo Secchi e Giuseppe Dematteis. Al centro dell'intervento di Alfredo Dufruca sono invece i macroscopici errori di politica infrastrutturale, che certamente alimentano il fenomeno dell'iperurbanizzazione: un tema, questo, affrontato più ampiamente in un altro volume uscito di recente a cura del Wwf, La cattiva strada. La prima ricerca sulla «Legge Obiettivo», dal ponte sullo Stretto alla Tav (Perdisa, pp. 272, euro 15).
Indagando sull'efficacia degli strumenti di contenimento del consumo di suolo proposti da alcuni recenti provvedimenti di legge regionali (a livello nazionale nulla, e meno male che si è bloccata la proposta di legge Lupi), Luigi Scano sottolinea come in alcuni casi - Toscana, Calabria, Sardegna, tra gli altri - il problema venga messo correttamente a fuoco. E tuttavia anche in questi disegni autenticamente riformisti si sconta la contraddizione creata dalla «perequazione», dalla necessità cioè di «tutelare i diritti edificatori», almeno nelle zone urbanizzabili e anche a fronte di fabbisogni inesistenti e di contesti già compromessi. Ne deriva, naturalmente,l'esigenza di coordinare politiche urbanistiche e paesaggistiche: la tutela del patrimonio territoriale, infatti, richiede un approccio che accosti ancora di più i due concetti, senza tuttavia integrarli nello stesso strumento (come è l'aporia - più volte segnalata - contenuta nella legge toscana, che contribuisce ai vari «abusi istituzionalizzati»: si pensi al caso, non isolato, di Monticchiello).
Quanto sia opportuno accostarsi al recupero di territorio con un'impostazione paesaggistica è dimostrato nel libro dallo studio di Massimo Zucconi sulla Val di Cornia. E proprio questo contributo ricorda come il «No Sprawl» si possa perseguire solo con un'azione sociale dal basso forte e continua: la crisi della politica territoriale è crisi delle istituzioni politiche tout court e non si risolve soltanto con gli strumenti e le logiche già consolidati nella disciplina urbanistica.

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