Italia Nostra Venezia: Senza Mo.S.E. si puo', Le proposte alternative
Italia Nostra
Un documento, tratto dal sito di Italia Nostra, Sezione di Venezia, illustra le proposte alternative per salvare Venezia e la sua Laguna. A pie’ di pagina i collegamenti ad altri documenti sulla Laguna.
La Laguna: un mosaico vivente


L’equilibrio tra mare e Laguna, tra terra e acqua e tra acque salmastre e dulcicole, come recita il Parere della Commissione VIA, "non è semplicemente uno stato morfologico ed idrodinamico, ma è la ragione della sopravvivenza del mosaico ambientale ed antropico che definisce la natura stessa della Laguna".
Tale equilibrio non può che "essere ottenuto con un insieme articolato di opere ed interventi nel rispetto delle caratteristiche della sperimentalità, reversibilità e gradualità", caratteristiche prescritte per legge.

Gli "interventi diffusi"

Sempre la Commissione "ritiene che il complesso degli interventi diffusi previsti dalla legislazione speciale costituisca la base indispensabile per il riequilibrio morfologico della Laguna".
Per "interventi diffusi" si intende quel complesso di opere capaci di riequilibrare la Laguna e di contrastare l’aumentata frequenza e aggressività delle acque alte. Come si può intuire sono antitetici al progetto MoSE: al posto di un unico intervento, la legislazione speciale prevede una pluralità di azioni capaci di una risposta specifica aciascun problema della Laguna.

Il piano generale degli interventi

Nel 1999 il Piano generale degli interventi, sottratto al Consorzio Venezia Nuova e affidato al nuovo Gruppo di lavoro per l’Ufficio di Piano (coordinato dal Ministero dell’Ambiente), ha rovesciato le tesi del Consorzio, dimostrando che se si riduce la portata delle bocche di porto (e cioè la quantità d’acqua che entra in Laguna dai porti) diminuiscono, e significativamente, le punte delle acque alte. Dopo aven negato tale assunto per anni, anche il Consorzio recentemente ha dovuto ammettere tale evidenza.

Un piano di azione per la salvaguardia di Venezia dalle acque alte in 25 punti

Tutti gli studi più recenti in materia di salvaguardia, nonché le prescrizioni ineludibili delle leggi speciali, sono confluiti in un piano generale, le cui proposte sono di seguito sinteticamente raccolte per punti:
1) proibizione di estrarre sia gas naturali (metano) dal sottosuolo dell’intero arco Adriatico settentrionale sia acqua dalla falda acquifera. L’emungimento artesiano (cioè il prelievo di acqua sotterranea) da parte dell’industria di Marghera ha determinato un abbassamento totale del suolo di Venezia di 12 cm. Se l’estrazione di idrocarburi (metano) è oggetto di un’aspra battaglia che vede alleate molte forze politiche, l’estrazione di acqua dal sottosuolo per l’industria agricola e turistica è purtroppo ancora praticata in Laguna e zone contermini grazie a deroghe alle leggi vigenti;
2) riapertura alle maree delle valli da pesca (prescritta dalla legge 139/1992 e non ancora attuata) in modo comunque da non impedire l’attività di pescicultura. Le relazione finale del Gruppo di lavoro per l’Ufficio di Piano, presentata nel 2002 al Ministero dell’Ambiente, ha dimostrato che a Burano il solo provvedimento di riapertura delle vicine valli produrrebbe una riduzione delle acque alte di 10 cm;
3) riapertura alle maree delle casse di colmata (prescritta dalla legge 139/1992 e non ancora attuata), cioè di quelle vaste aree lagunari già interrate ma non utilizzate dall’industria;
4) predisposizione di governi speciali delle acque dei fiumi contermini alla Laguna. Il rischio idraulico, in caso di eventi eccezionali come quello occorso nel ’66, è ancora elevatissimo: basti ricordare che le piene del Sile scaricano ancor oggi in Laguna;
5) controllo e irregimentazione degli apporti della rete idraulica di bonifica di terraferma;
6) estromissione dalla Laguna del traffico petrolifero (prescritta dalla legge 139/1992 e non ancora attuata);
7) estromissione dalla Laguna del traffico passeggeri e delle grandi navi da crocera con la creazione di un avamporto, come già avviene a Monaco, al fine di poter rialzare i fondali delle bocche di porto e di eliminare il danno prodotto dal passaggio delle navi stesse. La massa d’acqua spostata è infatti pari al dislocamento delle navi stesse: fino a 60.000 tonnellate. Le moderne navi da crociera sono inoltre dotate di enormi eliche trasversali che generano violenti getti subacquei. Lo spostamento di queste grandi masse d’acqua provoca, nel fragile ambiente veneziano, erosione dei fondali lagunari, delle fondazione delle rive e degli edifici prospicienti i rii che sboccano in Bacino;
8) restringimento della sezione delle bocche di porto e rialzo dei fondali (consentito dall’estromissione del traffico petrolifero e passeggeri): -6 m al Lido, -12 a Malamocco, -8 a Chioggia. Il rialzo verrebbe attuato con tecnologie flessibili e reversibili, servendosi di limi e sabbie incapsulati e vegetati con alghe. La riduzione della profondità dei fondali e dell’ampiezza delle bocche ridurrebbe la marea di -24 cm (come attestano i recenti studi di Umgiesser e Matticchio, CNR);
9) aumento della scabrezza dei fondali al fine sia di intercettare efficacemente e rompere la forza dell’onda montante della marea, sia di trattenere i sedimenti in uscita dalla Laguna o in entrata dal mare;
10) costruzione di "lunate" cioè di scogliere a mare, a forma appunto di semi-luna, presso le tre bocche di porto, per ridurre l’onda montante del vento di scirocco che spinge in Laguna la marea;
11) costruzione di pennelli trasversali alle tre bocche di porto al fine di smorzare l’onda della marea;
12) modifica della forma delle dighe foranee, che si protendono in mare, parimenti al fine di ridurre la forza della marea;
13) riduzione della profondità dei canali industriali, Malamocco-Marghera o dei Petroli, Vittorio Emanuele etc., concausa del fenomeno erosivo e dell’appiattimento della Laguna;
14) reimmissione, in modo controllato e reversibile, di una parte delle piene del Brenta nel bacino lagunare, al fine di arrestare il processo erosivo con l’apporti di sedimenti;
15) protezione e recupero delle barene, erose dal moto ondoso e dalla aumentata idrodinamica del bacino lagunare, avvalendosi di tecniche di ingegneria naturalistica. Gli interventi di "recupero morfologico" di barene già attuati dal Consorzio presso Burano e Le Giare impiegano una brutale conterminazione con pali in legno e pietrame che di fatto rende queste pseudo-barene una struttura morfologica ben diversa dalle barene naturali, e cioè delle specie di casse di colmata non accessibili alle alte maree. Si possono invece utilizzare materiali più compatibile con l’ambiente naturale (quali burghe e buzzoni, moduli cilindrici in tessuto degradabile riempiti con materiali naturali etc.) come prevede il "Progetto life natura 1999 - Barene, cofinanziato dalla Comununità europea;
16) abbattimento del moto ondoso provocato dai natanti a motore che transitano a velocità elevate in Laguna; si stima che in un ambiente così fragile le imbarcazioni a motore siano raddoppiate negli ultimi 20 anni; con conseguente vertiginoso aumento dell’inquinamento idrodinamico;
17) disinquinamento della Laguna e del bacino scolante, in vista di un minore ricambio idrico conseguente alla riduzione della officiosità delle bocche (cioè della massa d’acqua che entra in Laguna);
18) avvio di studi per garantire una miglior circolazione dell’acque lagunari: D’Alpaos sotiene infatti che si possono ridurre le portate della bocche anche del 40 % senza pregiudicare la qualità ambientale: infatti "a minori volumi può corrispondere una miglior circolazione";
19) difesa locale degli abitati insulari (prevista dalla legge 139/1992): cioè rialzo della pavimentazione veneziana alla quota di +110/+120; questo genere di interventi è già iniziato;
20) difesa locale dell’isola di S. Marco, area particolarmente bassa (+80 cm) con un sistema complesso di impermeabilizzazioni in verticale; il progetto presentato dal Consorzio in Salvaguardia, è per ora fermo perché ritenuto troppo invasivo e distruttivo;
21) difesa dei litorali dall’aggressione marina (prevista dalla legge 139/1992), intervento in fase di completamento;
22) attivazione di una politica di monitoraggio e controllo del livello marino nell’Adriatico e anche nell’intero bacino del Mediterraneo, come suggerito dalla Commissione VIA, "in modo da riconoscere per tempo eventuali effettivi trend di crescita eustatica e da prendere al tempo giusto le decisioni più appropriate del caso";
23) ripresa degli studi e sperimentazioni, già avviati e testati dal CNR a Poveglia, "di tecnologie consolidate o sperimentali, per il sollevamento territoriale" come raccomandato dalla Commissione VIA;
24) approfondimento progettuale di interventi di chiusura delle bocche portuali alternativi e più moderni del MoSE. E’ stato recentemente proposto in Consiglio comunale un nuovo sistema di chiusura, il progetto ARCA: "Apparecchiature Rimovibili Contro l’Acqua alta. Si tratta di un sistema flessibile di sbarramenti, composto da cassoni affondati alle bocche, dal costo esiguo rispetto al MoSE (350 miliardi di lire), dai tempi di posa in opera ridotti (2 soli anni), di contenuto impatto ambientale, in quanto non necessitano di sottofondazioni ciclopiche né di isole artificiali, posizionati a soli -8 m di fondale e facilmente rimovibili. Il progetto di fatto aderisce ai requisiti di "sperimentabilità, reversibilità e gradualità" prescritti dalla legislazione speciale per Venezia;
25) avvio di uno studio progettuale di chiusura delle bocche di porto con strutture fisse qualora i livelli marini dovessero crescere in modo considerevole. Si sarebbe così pronti ad affrontare un trend eustatico sfavorevole ma in una situazione completamente mutata: la Laguna risanata, in equilibrio con le bocche, sottratta ai fenomeni erosivi sarebbe in grado di reggere gli impatti e le sollecitazioni di un sistema di chiusura più compatibile con l’ambiente lagunare, "un progetto - come conclude la Commisione VIA - che non presenti le gravi carenze di quello attuale".
Per saperne di più:

La salvaguardia di venezia dalle acque alte. Un piano di azione strategico alternativo al Mo.S.E., a cura della Sezione di Venezia di Italia Nostra e del Comitato Salvare Venezia e la Laguna, gennaio 2003.

Stefano Boato, Venezia e la Laguna. Un riequilirio possibile, «Italia nostra. Bollettino» 376 (luglio/agosto 2001), p. 20-22

Cristiano Gasparetto, Sbarramenti alle bocche di porto, una storia di 35 anni, «Italia nostra. Bollettino» 376 (luglio/agosto 2001), p. 23-25

Silvio Testa, D’Alpaos: il MoSE non basta, bisogna alzare la città, «Il Gazzettino» 14 febbraio 2003

go to the english translation
Italia Nostra: Lo squilibrio della Laguna
Italia Nostra VE: Perché no
Italia Nostra VE: le alternative
Una sintetica illustrazione del Sistema MoSE
Dialogo tra E. Salzano e Piero Bevilacqua
La VIA sul MoSE, le conclusioni della Commissionee
La VIA sul MoSE, il decreto del Ministero dell’ambiente
La VIA sul MoSE, articolo di E. Salzano

Sullo stesso tema
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
Cristiano Gasparetto
perUnaltracittà, 20 novembre 2018. L'acqua alta di ottobre, la quarta più alta dopo quella del 1966, è usata per rilanciare il sostegno al MoSE, un'opera che contravviene tutte le regole ed è stata criticata ad oltranza per la sua incapacità di risolvere il problema di Venezia. Qui il link all'articolo. E riferimenti. (i.b.)
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