Gardaland, Bonomi e Aletti conquistano il parco
Marco Giorgi Ronchi
Manovre finanziario-societarie, con risvolti spaziali, sul principale parco a tema italiano. Da Affari & Finanza, 9 maggio 2005 (f.b.)
È sempre stata considerata , una preda ambitissima da investitori italiani e stranieri. Tanto che in molti, in passato, avevano provato a darle la caccia ma senza successo. Lo scorso 22 aprile, però, dopo due anni di faticose trattative, l’affare è stato finalmente concluso. Infatti, Aletti Merchant, merchant bank del gruppo Banco Popolare di Verona e Novara, e Investindustrial, la finanziaria di partecipazioni che fa capo alla famiglia Bonomi, hanno annunciato l’acquisizione del 90% del capitale di Gardaland, il maggiore parco divertimenti italiano e uno tra i primi nel mondo. Il valore dell’operazione è di circa 300 milioni di euro e per l’acquisizione è stata utilizzata la società veicolo Cornel, controllata pariteticamente, con il 45% a testa, da Aletti Merchant e Investindustrial. Della la cordata fa parte anche Italian Lifestyle Partners II, società di partecipazioni riconducibile a Gaetano Marzotto e Marco De Benedetti, che detiene il 10% di Cornel. Il rimanente 10% del capitale del parco divertimenti di Castelnuovo del Garda è rimasto nelle mani di alcune tra le famiglie fondatrici della società. A presiedere il nuovo consiglio d’amministrazione di Gardaland, dove entreranno, tra gli altri, Gaetano Marzotto e Ettore Riello, è stato chiamato l’imprenditore dolciario Alberto Bauli (che è stato appena nominato anche vice-presidente della Banca Popolare di Verona). Mentre Sergio Feder, da 7 anni amministratore delegato del Parco, è stato confermato nel suo ruolo. Sulle ragioni dell’appetibilità di Gardaland i numeri parlano da soli: un fatturato di 100 milioni di euro con un margine operativo lordo di 41 milioni; 1700 dipendenti; 3 milioni di visitatori all’anno; oltre un milione di metri quadri di superficie totale, di cui 500 mila adibiti al solo Parco; 130 artisti a contratto provenienti da tutto il mondo.

Oggi, il Parco può contare su più di 40 attrazioni per soddisfare le esigenze dei suoi visitatori, propone 40 show giornalieri, è dotato di 18 negozi e di 20 punti di ristoro, tra cui 5 ristoranti a tema. Inoltre, lo scorso anno, la società ha avviato un progetto di diversificazione estendendo le proprie attività anche al comparto alberghiero dando vita al Gardaland Hotel Resort.
Invece, i motivi del fallimento dei precedenti tentativi di scalata e la laboriosità dell’acquisizione appena conclusa vanno ricercati nell’estrema frammentazione dell’azionariato e in una norma dello statuto che fissava la soglia di controllo all’81% del capitale della società. Gardaland era una specie di public company all’italiana con ben 250 soci, di cui i primi 4 controllavano il 51% dell’azienda. Una situazione che ha comportato momenti difficili di governance, liti giudiziarie, frequenti passaggi di quote e la formazione di fazioni in guerra tra loro che hanno bloccato diversi tentativi di takeover.
Ci avevano provato gli inglesi del Tussauds Group (quelli del famoso museo delle Cere di Londra) prima da soli e, poi, insieme a Investindustrial. Senza contare che, negli anni 90, la svizzera Ubs Capital era entrata con il 20% del capitale ma, in seguito, aveva dovuto rinunciare. “È stata una faticaccia - racconta Andrea Bonomi, presidente di Investindusdtrial - ce l’abbiamo fatta al terzo tentativo grazie all’intervento della Popolare di Verona che è riuscita ad avvicinare e convincere molti piccoli azionisti locali, che per noi erano irraggiungibili, a vendere le proprie quote. Adesso, però, siamo soddisfatti perché quello dei parchi di divertimento è un bellissimo business. E Gardaland vanta indici di redditività e un posizionamento competitivo sul mercato veramente unici”.
E un grande compiacimento per il closing dell’operazione è riscontrabile anche tra il management di Aletti Merchant: “In questa acquisizione - spiega Luca Modonesi, il direttore generale - si riflette la strategia del nostro gruppo bancario di essere sempre più presente nella realtà delle imprese dei territori in cui siamo radicati, un elemento che abbiamo voluto ulteriormente sottolineare con la nomina, a nuovo presidente di Gardaland, di Alberto Bauli”.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri i nuovi azionisti ci tengono a mettere in evidenza che il loro investimento non è di breve termine ma ha un orizzonte di almeno 3-5 anni con un obiettivo finale che potrebbe essere la quotazione in Borsa della società. Per adesso, però, punteranno a un consolidamento dei risultati ottenuti dal Parco con una strategia che prevede maggiori investimenti promozionali, l’espansione del pubblico di riferimento (passare dalla fascia di 4-14 anni a quella di 4-18), l’allungamento della fruibilità dei divertimenti (con più posti letto), l’ampliamento dell’offerta di attrazioni e il prolungamento della stagione (ospitando nuovi eventi). Insomma, Aletti Merchant e Investindustrial sono arrivati per restare e, dopo il grande sforzo fatto per avere partita vinta, vogliono veder fruttare il proprio investimento.

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