Lo sfregio dell’Appia Antica: giù la collina di Cecilia Metella
Laura Larcan
Un abuso edilizio a pochi metri dal mausoleo: la regina viarum senza pace. La Repubblica, ed. Roma, 17 giugno 2012 (m.p.g.)
Un abuso edilizio in piena regola nel cuore dell’Appia Antica e a due passi dal mausoleo di Cecilia Metella. La “bonifica”, così chiamata dal proprietario dell’ettaro protetto da vincoli paesaggistici e ambientali, consiste in uno sbancamento lungo 25 metri eseguito con delle ruspe. Lo spazio era destinato a un piano carrabile, forse per realizzarvi un deposito o un parcheggio. Sul posto è intervenuta la soprintendenza ai Beni archeologici, che ha bloccato le ruspe, sequestrato il terreno e denunciato il proprietario. Ma le difficoltà continuano: gli addetti al controllo sono solo 15 e gli abusi sono sempre più frequenti.
«STO facendo la bonifica del terreno». È questa la giustificazione che B. C. ha dato ieri mattina ai due guardiaparco dell’Appia Antica che si sono presentati nel suo terreno, alle spalle del “Castrum Caetani”. Con la particolarità che la presunta “bonifica” consisteva in uno sbancamento lungo 25 metri, largo 40 e alto oltre tre, eseguito con fior di ruspe, messo in atto abusivamente per livellare un’antica collina e realizzare un piano carrabile, forse per un’attività commerciale legata a un parcheggio o a un deposito di mezzi pesanti.
Un abuso edilizio che si stava consumando in un’area nascosta,
interclusa da altre proprietà delimitate da via del Pago Triopio, a soli sessanta metri dall’Appia Antica e dal suo straordinario mausoleo di Cecilia Metella. Un ettaro di terra privata sottoposta a tutti i vincoli previsti dalla legge italiana, da quello archeologico a quello ambientale e paesaggistico.
La segnalazione è arrivata ieri mattina presto alla soprintendenza ai Beni archeologici, che ha subito dato l’allarme al quartier generale dei guardiaparco, il corpo di polizia giudiziaria dell’ente regionale Parco Appia, che sono intervenuti bloccando le ruspe, sequestrando il terreno e denunciando il proprietario. «Ha livellato la collina e messo il pietrame che ha compresso e compattato il terreno per realizzare uno spazio carrabile — racconta il guardiaparco Guido Cubeddu — Un intervento che fa pensare ad una probabile attività commerciale di parcheggio o deposito di materiali dove comunque mezzi pesanti possano fare manovra ». Si tratta di un personaggio non nuovo per i guardiaparco, che ha collezionato segnalazioni e denunce a partire dal 2004, quando un incendio scoppiò nella sua proprietà distruggendo buona parte della vegetazione. Quell’episodio fu seguito da altri sbancamenti nel 2005 e nel 2010, sempre più vicini all’Appia Antica: «È partito da 300 metri di distanza, e oggi è arrivato a 60», commenta Cubeddu.
«Siamo di fronte ad un continuo tentativo di commettere reati a danno del patrimonio archeologico e paesaggistico — denuncia la direttrice dell’Appia Antica, Rita Paris — Questo sbancamento ha distrutto non solo un lembo di macchia mediterranea, ma anche un prezioso strato della storica colata lavica di Capo di Bove, alla base originaria dell’Appia, di cui oggi solo un piccolo tratto è stato musealizzato nel complesso di Cecilia Metella. È una ferita che fa male ad un monumento come l’Appia, di cui cerchiamo con fatica ogni giorno di salvaguardare storia e bellezza».
Ma a fronte del tempestivo blitz di ieri, il corpo dei guardiaparco soffre i tagli delle risorse: «Abbiamo 15 addetti per tutta l’area, un territorio difficile dove l’abusivismo è una delle note dolenti — dichiara il presidente dell’ente regionale Parco Appia, Federico Berardi — Per il futuro, nonostante la Regione Lazio risenta di una crisi generale, auspichiamo di poter avere qualche unità in più. Ma anche ora, nel-l’attività di contrasto all’illegalità, l’ente non abbassa mai la guardia. E l’operazione di oggi ne è un segno».
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