Pgt, perché serve un esame
Giulia Maria Crespi
Dalla fondatrice FAI osservazioni ragionevoli sulle idee dei costruttori per il “blocco dell’attività edilizia” Corriere della Sera Milano, 23 settembre 2011 (f.b.)
L'Associazione Costruttori è tornata a protestare per la mancata conclusione della procedura del Pgt, sostenendo che — se il nuovo strumento urbanistico non diverrà presto operativo — «la città si ferma», mentre il settore delle costruzioni è già in crisi profonda. Per dare credibilità a tali affermazioni, sono state indicate le percentuali di decrescita degli investimenti dal 2010. Di tutte le motivazioni sulle origini della crisi mondiale e del suo pericoloso andamento (con i riflessi sulla realtà milanese), la tesi che essa potrebbe essere risolta costruendo più metri cubi è forse la più eccentrica. La prima obiezione è che — andando in giro per Milano — non c'è proprio l'aria di una città dove l'edilizia appaia in ristagno o abbandonata.

Basta guardare la zona Garibaldi–Repubblica o l'ex sede storica di Fiera Milano per vedere alcuni cantieri di dimensioni tali da meravigliare anche chi viene nella nostra città da altri paesi d'Europa; e ciò mentre ancora non è stato messo un mattone che riguardi Expo e tutto il suo estesissimo indotto. Si tratta fra l'altro, di iniziative approvate sulla base del Prg vigente o delle sue moltissime varianti; per cui ci si chiede perché mai Milano avrebbe bisogno di nuovi più permissivi strumenti urbanistici.

È del tutto evidente, del resto, che la prosperità del settore edilizio dipende dalla domanda e non da più estese deroghe alle regole di pianificazione, come si è visto dai modestissimi effetti dei vari «piani casa», e come avverrà in modo identico se verrà varato il piano che la Regione va preparando. Già in occasione del Pgt in itinere, l'Associazione della proprietà urbana aveva fra l'altro segnalato l'esistenza di un'enorme quantità di immobili offerti in affitto e in vendita senza trovare acquirenti (e i cartelli «vendesi» si stanno moltiplicando anche in questi giorni); per cui l'esistenza di questo amplissimo stock di immobili esistenti e privi di utilizzo dovrebbe ulteriormente far riflettere.

Di fronte alle accuse dei costruttori, il sindaco Pisapia e l'assessore all'Urbanistica hanno ricordato la necessità di un esame di tutte le osservazioni. Si tratta di un esame e non di un riesame, per cancellare la frettolosa liquidazione complessiva di tutti i contributi dei milanesi che — ricordiamo — ha mortificato la partecipazione dei cittadini alla costruzione del loro futuro, come se si trattasse di un noioso adempimento burocratico da ridurre ai minimi termini. L'esame analitico delle osservazioni è dunque un adempimento indispensabile per dare dignità a qualsiasi Pgt. Tuttavia sorge spontanea la domanda: come si possono esaminare le 4.700 osservazioni senza avere chiari i principi urbanistici che si intendono sostenere?

È evidente infatti che questo dibattito sulle scelte, sui caratteri e limiti dello sviluppo di Milano deve precedere il vaglio dei singoli contributi; in caso contrario non può essere di grande utilità e si limiterebbe a rettificare alcuni dettagli. Su questo aspetto, nessuna indicazione è ancora venuta dalla attuale Amministrazione, e ci auguriamo che sia invece colta al più presto la necessità di un ampio e prezioso dibattito sul futuro di Milano e del suo assetto territoriale.

*Presidente onorario FAI Fondo Ambiente Italiano

Nota: per chi se lo fosse perso, un breve riassunto delle puntate precedenti del Pgt di Milano, in questa nota di F. Bottini e MC. Gibelli, scritta prima della vittoria della maggioranza Pisapia e dei primi progetti di revisione (f.b.)

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