Due proposte assai diverse da quelle di Tremonti
Eddyburg
La proposta degli economisti di Sbilanciamoci! e quella del Pd. Articoli di Giulio Marcon e Il manifesto, 18 agosto 2011

Anti-manovra/

SBILANCIAMOCI: 60 miliardi molto bilanciati 

30 per la riduzione del debito, 30 per il rilancio dell'economia al lavoro
di Giulio Marcon


Perché investire nella green economy, nelle piccole opere pubbliche, nella ricerca e innovazione

La manovra varata dal governo Berlusconi è disperata, iniqua e senza futuro. Questo provvedimento, come i precedenti, non affronta in modo strutturale il problema del debito e non mette in campo misure significative per il rilancio dell'economia. Il problema principale è proprio questo: si affronta la crisi solo sul fronte dei tagli della spesa pubblica (prevalentemente la spesa sociale), mentre non vi è una misura credibile capace di rilanciare l'economia. Anzi, questa manovra, come la precedente, ha un impatto depressivo e recessivo: comprime la domanda interna, i consumi, i salari e con essi la produzione.

A questi due elementi negativi - l'estemporaneità dei tagli e l'assenza di misure per il rilancio dell'economia - si aggiunge il forte carattere iniquo della manovra a danno dei lavoratori (in particolare i dipendenti pubblici) i pensionati ed in generale i cittadini: il taglio, pesantissimo, ai trasferimenti agli enti locali e alle regioni si tradurrà in minori servizi ed in maggiori tributi. Ancora una volta non vi sono significative misure contro l'evasione fiscale e i grandi patrimoni. Il «contributo di solidarietà» sui redditi Irpef più alti è solo una misura estemporanea e parziale e che evita da una parte una vera riforma in senso progressivo dell'Irpef (anche a favore delle aliquote più basse) e dall'altra fornisce l'alibi per non introdurre la tassazione dei grandi patrimoni.

Lo stesso innalzamento dal 12,5% al 20% dell'imposizione fiscale sulle rendite è ancora insufficiente (sarebbe stato più equa un'imposizione al 23%) e non comprende i possessori (tra cui in gran parte le banche) dei titoli di stato.

Fino ad oggi il governo ha sbagliato praticamente tutto, diffondendo inutile ottimismo, negando la crisi, limitandosi ad interventi di facciata, aspettando inerzialmente la ripresa internazionale, non colpendo i grandi patrimoni e la finanza, salvando gli evasori fiscali, non mettendo in campo interventi strutturali per rilanciare l'economia, colpendo la dignità del lavoro ed il ruolo del sindacato, tagliando le spese sociali.

Contro il provvedimento del governo Sbilanciamoci propone una manovra di 60 miliardi, di cui 30 da destinare alla riduzione del debito e 30 da destinare al rilancio dell'economia al lavoro, alla difesa del welfare (testo integrale su www.sbilanciamoci.org).

Da una parte - sul fronte delle entrate- è necessario colpire i grandi patrimoni con una imposta ad hoc, tassare ulteriormente i capitali rientrati dall'estero grazie allo scudo fiscale, ridurre le spese militari, cancellare le grandi opere. Una tassazione dei patrimoni del 5/1000 - con una limitata franchigia per i patrimoni più bassi - porterebbe un'entrata in due anni di 21miliardi euro; una tassazione aggiuntiva del 15% sui capitali rientrati grazie allo scudo, ben 15 miliardi; ed il combinato di riduzione del 20% delle spese militari, della cancellazione del programma dei caccia F35, della fine della missione in Afghanistan e della cancellazione delle grandi opere, darebbe oltre 10 miliardi di euro.

Dall'altra - sul fronte degli interventi: almeno 30 miliardi - è necessario investire nella green economy (energie pulite, mobilità sostenibile, ecc), nelle piccole opere pubbliche (messa in sicurezza delle scuole, ferrovie locali, ecc), nella ricerca e nell'innovazione. Nello stesso tempo è necessario difendere i redditi più bassi (con detrazioni ed altri interventi fiscali, aumentando le pensioni minime), allargare lo spettro degli ammortizzatori sociali ai lavoratori parasubordinati (introducendo per i monocomittenti, misure analoghe a quelle previste per i lavoratori a tempo indeterminato), rafforzare la rete dei servizi sociali (asili nido, introduzione dei livelli essenziali di assistenza, fondo di non autosufficienza, ecc).

E' questo il cambio di rotta di cui il paese avrebbe bisogno: una politica economica diversa, un modello di sviluppo alternativo a quello delle scelte neoliberiste di questi anni capace di ridare speranza e futuro ad un paese piegato in questi anni dalla logica dei privilegi e degli interessi dei più forti. Le proposte ci sono.


Opposizione/
PD: «Noi contro l'evasione» Stangata virtuale di Bersani
Tassa una tantum sui «capitali scudati»

di Clementina Colombo


Che la manovra economica del governo fosse iniqua e depressiva, il Pd lo dice da giorni. E che il primo punto della sua contromanovra fosse la lotta all'evasione fiscale pure lo dicono da giorni Pierluigi Bersani e Rosy Bindi. A parlar male del Partito democratico ci si fa l'abitudine ma questa volta la proposta avanzata dai «triumviri» (c'è anche Stefano Fassina, responsabile economico del partito) tanto male non suona. Anzi, se venisse approvata, sgraverebbe l'Italia di un terzo della manovra.

Propone infatti il Pd di introdurre un contributo straordinario del 15% sui 105 miliardi di capitali condonati da Berlusconi, Bossi e Tremonti nel 2009 contro l'1 o il 2 per cento che il governo forse timidamente si limita a chiedere nella manovra che lunedì verrà discussa al Senato. Gli evasori sono quelli che dello scudo fiscale hanno già beneficiato e i cui nomi e cognomi le banche - chiamate a collaborare non certo per beneficenza - sarebbero tenute a dare. Tutte personcine per bene che per riportare un centinaio di miliardi in Italia, hanno pensato valesse in fondo la pena sacrificare un 5% delle loro entrate. Ma stiamo sempre al 2009 e al 2009 resta Bersani, pronto a colpire la «vecchia evasione» ma di nuovo stremato quando si tratta di attaccare la nuova evasione, quella di cui nemmeno le banche conoscono i nomi e cognomi.

Tutta da buttare la contromanovra del segreterio del Pd? No, perché tra i nomi della vecchia evasione di certo figurano anche personaggi di spicco di mafia, 'ndrangheta e camorra. Colpisce piuttosto la disparità delle due proposte. Quella del Pdl che si ferma al 2% e quella del Pd che spara al 15. Difficile pensare alla possibilità di una mediazione nonostante il governo non escluda l'ipotesi di tassare i capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale, così come proposto dal Pd. Con una percentuale di prelievo decisamente inferiore a quella avanzata dal partito di Pier Luigi Bersani.

Manfrine sulle quali Tremonti non interviene mentre scettico si dichiara il leghista sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti. Tassare i capitali «scudati» è tecnicamente difficile perché è difficile reperire i dati e ricostruire il percorso dei capitali in quanto - dice Giorgetti - «c'è l'anonimato». Scettico pure Tonino Di Pietro: «Tra il dire e il fare c'è di mezzo il governo Berlusconi e i tanti suoi amici "scudati". Solo quando lo faranno veramente ci crederò». Ma di percentuali Di Pietro non parla mentre il resto dell'opposizione è rapita dal sogno mai realizzato della Tobin Tax e ora cavalcato dai due governi più reazionari d'Europa. Quanto al Pd forse avrebbe potuto rinunciare ai grandi proclami e limitarsi a un programma di minima forse più praticabile. Riduzione a 1000 euro della tracciabilità dei pagamenti, descrizione dei patrimoni in dichiarazione dei redditi, saldo dei conti correnti bancari, imposta ordinaria sui valori immobiliari più elevati e stralcio degli interventi sul lavoro per rimetterli nelle mani delle parti sociali.
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