Il paradosso delle case non abitate
Vittorio Emiliani
Le case restano vuote, ma si continua a costruire. E a distruggere l'agro romano. Dal Corriere della Sera, ed. Roma, 17 settembre 2009 (m.p.g.)
Mezzo secolo fa gli alloggi non occupati risultavano a Roma pochissimi: uno ogni 30 alloggi esistenti. Oggi so­no invece tantissimi: 245.000, uno ogni 7 esistenti. La capitale viene da un «boom» edilizio durato sette anni, tutto dedicato al mercato. Tuttavia si chiede a gran voce di poter costruire nuove case, e si protesta contro il vincolo che la So­printendenza ai Beni Architettonici in­tende porre sulla porzione di Agro Roma­no (5.400 ha), molto bella, fra Laurenti­na e Ardeatina. Vincolo che doveva figu­rare fra le 130 osservazioni («inascolta­te » a detta di ministro e Ministero) al re­cente PRG.
A Roma, come e più che in altre città, abbiamo dunque tante case vuote, fra centro e semi-centro, e, contemporanea­mente, una vera «fame» di case. Anche se i residenti sono in stallo o diminuisco­no. Negli anni passati i governi italiani, un po' tutti, hanno lasciato deperire ad un miserabile 0,7 per cento la quota de­stinata all'edilizia pubblica che in Euro­pa sta, in media, sul 30 per cento. Inclusi i paesi più sviluppati dove poi l'offerta di affitto viaggia fra il 40-50 per cento (gran­de calmiere, di per sé) contro il 24 per cento di Roma a canoni di fuoco. In tal modo i pendolari, malamente serviti dal­le ferrovie, sono molto aumentati e spen­dono 3-4 ore della giornata nel percorso casa-Roma-casa.
Prima di aggiungere altre colate di ce­mento a quelle ancora da smaltire, con­verrebbe riflettere su cosa e come costru­ire. Il Piano Casa riguarda per lo più chi la casa (villa, villetta,ecc.) ce l'ha già e po­trebbe ampliarla. Bisogna puntare sul re­cupero del vasto patrimonio edilizio vuo­to o sotto-utilizzato, a cominciare da quello pubblico. È la sola in grado di sod­disfare la domanda, sin qui trascurata, di giovani coppie, immigrati, studenti, an­ziani soli (sfrattati dalle cartolarizzazio­ni, o smarriti in alloggi troppo grandi).
L'esigenza di risparmiare suoli - agri­coli, verdi, comunque liberi - s'impone pure a Roma. Dove l'Agro superstite rap­presenta una straordinaria riserva di bio­diversità (1/5 di tutte le piante italiane, moltissime autoctone; nidi per metà de­gli uccelli del Lazio, ecc.), di agricoltura qualificata, di beni culturali: quasi 700 casali, 84 torri, 16 borghi e castelli, 31 chiese, gli imponenti acquedotti roma­ni, ecc. Fino a quando, se tanti, troppi suoi terreni sono degradati a pratacci in attesa dell'inesorabile cemento/asfalto?

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