"Excusez moi..."
Eddyburg
Nico Hirtt (F) 10.06.2004
Bonjour, Excusez moi de ne pas parler ni écrire l'italien ! Merci d'avoir placé mon article sur votre site. Un ami l'a traduit en Italien. Je vous l'envoie ci-dessous. Amicalement

Merci à mon tour. Pas tout mes lecteurs comprennent le français, et mon temps est deja assez envahi par Eddyburg pour me permettre de traduir les textes en français. Ecco la traduzione



6 giugno: commemorazione o mistificazione?Nico Hirtt

Per il loro accumulo e per il loro carattere unilaterale, le commemorazioni del sessantesimo anniversario dello Sbarco sono destinate ad inserire nella coscienza collettiva delle giovani generazioni, una visione mitica, ma largamente inesatta, del ruolo svolto dagli Stati Uniti nella vittoria sulla Germania nazista. L'immagine veicolata dagli innumerevoli reportages, interviste di anziani combattenti americani, film e documentari sul 6 giugno, è quella di una svolta decisiva nella guerra. Ora, ogni storico vi direbbe: il Reich non è stato sconfitto sulle spiagge della Normandia, ma nelle pianure della Russia .

Ricordiamo i fatti e, soprattutto, le cifre.
Quando americani e inglesi sbarcarono sul continente, si trovarono di fronte 56 divisioni tedesche disseminate in Francia, in Belgio e nei Paesi Bassi. Nello stesso momento, i sovietici affrontavano 193 divisioni sul fronte che si estende fal Baltico ai Balcani. Alla viegilia del 6 giugno, un terzo dei soldati sopravvissuti alla Wehrmacht erano già stati feriti in combattimento. L'11% feriti due volte o anche più. Questi disperati costituivano, ai lati dei contingenti di ragazzini e di soldati molto abbienti, l'essenziale delle truppe rintanate nei buncher del muro Atlantico. Le truppe francesi, equipaggiate con i blindati migliori, l'artiglieria pesante e i resti della Luftwaffe, si battevano in Ucraina e in Bielorussia. Al culmine dell'offensiva in Francia e in Benelux, gli americani allinearono 94 divisioni, i britannici 31, i francesi 14. Nello stesso tempo, ci sono 491 divisioni sovietiche impegnate ad Est.
Ma soprattutto, al momento dello sbarco in Normandia, la Germania è già virtualmente sconfitta. Su 3,25 milioni di soldati tedeschi, tre sono scomparsi nel corso della guerra, 2 milioni sono caduti tra il giugno del 1941 (invasione dell'URSS) e lo sbarco nel giugno del 1944. Prima del giugno 41, ne erano caduti meno di 100.000. E sulle 1,2 milioni di perdite tedesche prima del 6 giugno 44, i due terzi sono ancora sul fronte orientale. La sola battaglia di Stalingrado ha eliminato il doppio delle divisioni tedesche battute dall'insieme delle operazioni militari che sono state intraprese sul fronte Occidentale tra il momento dello sbarco e quello della capitolazione. Complessivamente, l'85% delle perdite militari tedesche della seconda guerra mondiale sono dovute all'Armata rossa ( diversamente da quanto accade nel caso delle perdite civili tedesche: quelle sono, in primo luogo, l'effetto di uno sterminio operato dagli stessi nazisti e, in seguito, il risultato dei massicci bombardamenti di bersagli civili operato dalla RAF e dall'USAF).
Il prezzo pagato dalle diverse nazioni è in sintonia con questi dati. Nel corso di questa guerra, gli Stati Uniti hanno perduto 400.000 soldati, marinai e aviatori e circa 6.000 civili (essenzialmente personale della marina mercantile). Quanto ai sovietici, secondo le fonti, hanno subito perdite militari comprese tra 9 e 12 milioni e perdite civili tra 17 e 20 milioni di persone. E' stato calcolato che l'80% degli uomini russi nati nel 1923 non è sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale. Analogamente, le perdite cinesi nella lotta contro il Giappone -- che si contano a milioni -- sono infinitamente più elevate --- e infinitamente meno conosciute -- di quelle americane.
Queste macabre statistiche, chiaramente nulla tolgono al merito individuale di ciascuno dei soldati americani che si sono battuti sulle spiagge di Omaha Beach, sui ponti dell'Olanda o nelle foreste delle Ardenne. Ogni MI della seconda guerra mondiale merita la nostra stima e la nostra ammirazione, come la merita ogni soldato russo, britannico, francese, belga, iugoslavo o cinese. Al contrario, se non si parla più di individui ma di nazioni, il contributo degli Stati Uniti alla vittoria sul nazismo risulta largamente inferiore a quello che vorrebbe farci credere la mitologia del Giorno J. Questo mito, inculcato nelle generazioni precedenti da quella formidabile macchina di propaganda che è l'industria cinemetografica americana, viene rivitalizzato oggi, con la complicità dei governi e dei media europei. Nel momento in cui l'esercito Usa si impantanasse nel Vietnam iracheno, avranno buon gioco nel farci credere che ciò sia solo frutto del caso.
Quindi, benchè ormai i corsi di storia dei nostri allievi si siano ridotti all'acquisizione di "competenze trasversali", una volta tanto potrebbe essere cosa buona fargli memorizzare "brutalmente" qualcuno di questi saperi elementari concernenti la seconda guerra mondiale:
- È davanti a Mosca, durante l'inverno 41-42, che l'armata hitleriana è stata fermata per la prima volta.
- È a Stalingrado, durante l'inverno 42-43, che essa ha subito la sua più pesante disfatta storica.
- È a Koursk, nel luglio del 43, che il nocciolo duro della sua potenza di fuoco -- le divisioni Pantzers -- è stato definitivamente spezzato (500.000 morti e 1000 carri distrutti in appena dieci giorni di combattimento !).
- Per due anni, Stalin ha fatto appello agli anglo-americani perchè aprissero un secondo fronte. Invano.
- Quando, infine, la Germania è vinta, i sovietici corrono verso l'Oder, la Resistenza -- spesso comunista -- ingaggia rivolte insurrezionali un po' in tutta Europa, la bandiera stellata sbarca repentinamente in Normandia ...

*Nico Hirtt Insegnante, scrittore (autore di "L'école prosituée", ed Labor).
trad. a cura di Paola Capozzi

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