E' l'assalto ai parchi
Giorgio Boatti
In una declinazione soprattutto locale, senza nulla perdere ma guadagnando in tangibilità della minaccia. Una cronaca del nuovo “emendamento Boni”.La Provincia Pavese, 17 febbraio 2008
É di questi giorni la notizia che in Italia il numero di abitazioni ha superato quota 30 milioni. Rispetto ai dati di dieci anni fa, si registra una crescita del 9 per cento: nel 2001, infatti, le case erano 27 milioni. La Lombardia, con l'11,9 per cento del totale degli edifici, è seconda solo alla Sicilia, 12,2 del totale, nella pattuglia delle regioni più costruite d'Italia. Un quinto delle abitazioni sparse sul territorio nazionale non risulta occupato e, tuttavia, in questo "Bel Paese", dalle Alpi all'Etna negli ultimi anni è stato tutto un fervore di cementificazioni. La malattia del mattone che sta trasformando l'intero Paese, è ormai visibile anche in una provincia come quella di Pavia che, pure, continua ad avere un addensamento della popolazione tra i più bassi in Lombardia.

Ogni Comune si fa puntiglio di estendere le zone urbanizzate, di consentire voraci lottizzazioni, di far nascere nel tempo più breve interi quartieri: il risultato è che vi sono settori cittadini, a Pavia, e paesi, nei dintorni del capoluogo, che nel giro del prossimo quinquiennio aspirano ad avere il trenta, cinquanta per cento di popolazione in più. Con tutti i conseguenti squilibri che ne deriveranno nell'assetto di comunità investite da impatti massicci, troppo veloci perché siano gestiti con armonia e razionalità.

Pensiamo solo alle conseguenze che questi nuovi flussi avranno sull'erogazione di servizi fondamentali: da quelli scolastici a quelli sanitari, dalla nettezza urbana alla rete idrica.
Ma, come si è già detto, le amministrazioni comunali contano sugli oneri di urbanizzazione per far quadrare sull'immediato i bilanci. E' una visione dai tempi corti, ma la lungimiranza di molti sindaci e assessori sembra spingersi, al massimo, sino alla conclusione del loro mandato. Poi il cerino acceso passerà ai loro successori e, ovviamente, sarà quel che sarà.
A rendere ancora più grave la situazione, in una parte significativa della Lombardia, finora tutelata dalla speculazione edilizia grazie alle normative di tutela dei parchi, ritorna adesso la proposta di modifica dell'art. 13 della legge urbanistica regionale (legge 12/05). Qualcuno vuol farla passare per una questione tecnica, da addetti ai lavori, ma non è affatto così perché le conseguenze ci coinvolgeranno tutti. E penalizzeranno non poco la nostra Provincia.
Come si ricorderà, la Commissione Territorio della Regione Lombardia a dicembre - dopo non poche proteste e prese di posizione, non solo degli ambientalisti - aveva deciso di congelare una proposta di emendamento all'art. 13. Ora, in base a chissà quali nuovi equilibri politici, la maggioranza che regge la Lombardia ritorna sui propri passi.
Nonostante in questa settimana siano state raccolte in provincia di Pavia, da diverse organizzazioni locali di difesa del territorio, più di duemila firme che chiedono di rinunciare alla modifica, in Regione si punta a emendare l'art. 13. Così, di fatto, si vareranno norme che faciliteranno un ulteriore, devastante consumo di territorio nei Comuni inseriti nei Parchi. Comuni che, in nome di interessi immobiliari sempre più arroganti, avranno, ognuno per quanto è di sua competenza, mano libera nel consentire di costruire anche in aree finora protette.

Le conseguenze - se all'ultimo momento questo emendamento non sarà eliminato - saranno pesanti anche per la nostra Provincia: investiranno infatti aree quali il Parco del Ticino e, soprattutto, il Parco Agricolo sud Milano. Con l'emendamento cadrebbe infatti l'ultimo baluardo che si frappone a una cementificazione ulteriore in quella zona. La situazione che ne deriverà sarà ancora più devastante di quanto è stato prodotto, nell'ultimo ventennio, sull'asse Binasco-Melegnano. E da lì dilagherà ancora di più in buona parte del territorio del Pavese.
Ora tutto dipende da quello che mercoledì si deciderà in Commissione Territorio e, in qualche misura, dalla capacità dei nostri concittadini, delle istituzioni che li rappresentano, di farsi sentire. Possibilmente prima che i signori del mattone impongano le loro scelte.
Perché poi sarà tardi, visto che, come dice il proverbio, con le ragioni del dopo si lastricano le strade dell'inferno. Anzi, visti i tempi, le si cementifica.

Nota: in quanti altri modi si può declinare localmente (in Lombardia, ma in futuro chissà dove coi tempi che corrono) questo articolo? L'invito per tutti coloro che non l'hanno ancora fatto è di continuare a aderire all'Appello sul sito http://www.piccolaterra.it Non è un problema locale (f.b.)

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