Apre l'ambasciata Usa a Gerusalemme, a Gaza è un massacro
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Avvenire, 14 maggio 2018.Mentre il popolo palestinese continua morire per difendere il proprio territorio, e Israele prosegue nell'operazione iniziata nel 1917 Trump si diverte a gettare benzina sul fuoco (e.s.)

C'è chi sostiene - secondo noi a ragione - che la ripresa dell'antica guerra tra mondo giudaico-cristiano e mondo islamico iniziò, nel 1917,  quando Germania, Francia e Gran Bretagna chiesero aiuto a Wall street per ottenere l'alleanza degli Usa nella guerra mondiale contro la Russia degli Zar, stipulando il cosiddetto accordo Balfour e concedendo a Wall street un pezzo della colonia britannica dell'impero ottomano, la Palestina, autorizzando la costituzione dello stato di Israele. E' passato un secolo, e il fuoco continua a bruciare e il sangue a scorrere. Quell'angolo del Mediterraneo rimane l'epitome di una cace che, pur essendo nei cuori dei popoli e sulle bocche di tutti i governanti, non riesce a prevale contro gli interessi dei Signori della morte (e.s.)
Uccisi almeno 41 palestinesi, oltre 1.900 i feriti. È il giorno più sanguinoso nel conflitto israelo-palestinese dalla guerra del 2014. È un bollettino di guerra, che si aggrava di ora in ora. Almeno 41palestinesi sono stati uccisi e oltre 1.900 feriti negli scontri esplosi stamani fra manifestanti della Striscia di Gaza e soldati israeliani lungo la barriera che segna il confine con Israele, nel giorno dell'inaugurazione dell'ambasciata statunitense a Gerusalemme e nel 70° anniversario della fondazione di Israele. A fornire il bilancio delle vittime è il ministero della Sanità di Gaza.

Si tratta del giorno più sanguinoso nel conflitto israelo-palestinese dalla guerra del 2014. Gli ospedali di Gaza hanno lanciato appelli alla popolazione affinché giunga in massa per donare sangue. Le autorità hanno chiesto all'Egitto aiuti medici immediati e l'autorizzazione a trasferire oltre frontiera i feriti più gravi.

Israele sostiene di aver aperto il fuoco solo quando necessario per fermare attacchi, danni alla barriera di confine e tentativi di infiltrazione sul suo territorio. Il primo a morire è stato un 21enne, Anas Qudieh, a Khan Yunis, nel sud della Striscia. Poi un 28enne identificato come Musab Abu Leila, ucciso a Jabalya, a nord. Successivamente il ministero della Salute ha fornito l'identità di altri cinque morti, tra cui un minorenne: Izaldin Musa Al Samak, di 14 anni; Obaidan Salem Farhan, di 30; Mohamed Ashraf Abu Stah, 26; Izaldin Nahid al Aweiti, 23; Bilal Ahmed Abu Daqa, 26. Almeno 250 feriti sarebbero stati colpiti da fuoco vivo, altre centinaia sono intossicati da gas lacrimogeni.

In precedenza, erano 54 i palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza da spari israeliani dall'inizio della Marcia del Ritorno, il 30 marzo, organizzata ogni venerdì lungo la barriera per chiedere il "diritto al ritorno" a 70 anni dall'esodo del 1948.

L'esercito: «Sventato attentato terrorista di Hamas»

L'esercito israeliano accusa Hamas di «dirigere un'operazione terroristica sotto la copertura di masse di persone in 10 località a Gaza». In particolare l'esercito afferma di aver sventato un attentato vicino a Rafah, nel sud della Striscia. «Un commando di tre terroristi armati - ha detto un portavoce - stava cercando di deporre un ordigno. Le nostre forze hanno reagito e i tre sono morti». Secondo i media, i militari hanno fatto ricorso a un carro armato.

Il portavoce ha aggiunto che velivoli israeliani hanno colpito anche un obiettivo di Hamas a Jabalya, dopo che da lì erano partiti spari. Fonti locali riferiscono inoltre che un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel Nord della Striscia.

L'Anp chiede un intervento internazionale

Il governo dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) accusa Israele di avere commesso un «terribile massacro». In una dichiarazione, il portavoce del governo palestinese Yusuf al-Mahmoud ha chiesto «un intervento internazionale immediato per fermare il terribile massacro a Gaza commesso dalle forze di occupazione israeliane contro il nostro popolo eroico». Il governo palestinese ha base a Ramallah, nella Cisgiordania occupata.

Nella Striscia sciopero e mobilitazione di massa

Fin dal mattino migliaia di palestinesi si erano radunati in diversi punti della barriera, mentre cecchini israeliani erano posizionati dall'altra parte. Piccoli gruppi di manifestanti hanno cominciato a lanciare pietre verso i soldati, che hanno risposto sparando.

Nella Striscia è sciopero generale, mentre mezzi pesanti trasportano i manifestanti al confine e dagli altoparlanti delle moschee i muezzin esortano a raggiungere il milione di presenze alla protesta di massa. In concomitanza con il 70° anniversario della fondazione d'Israele, i palestinesi commemorano domani la Nakba, il ricordo delle oltre 700 mila persone costrette a lasciare le proprie case nel 1948.

Massimo dispiegamento di forze israeliane

L'esercito israeliano ha raddoppiato gli uomini sia in Cisgiordania sia al confine con la Striscia di Gaza. Un migliaio di poliziotti sono stati dispiegati a Gerusalemme per garantire la sicurezza dell'ambasciata. Jet dell'esercito israeliano hanno lanciato volantini sull'enclave palestinese esortando gli abitanti a non lasciarsi manovrare da Hamase a restare lontani dal confine. «L'esercito israeliano - si legge nel volantino in arabo - è pronto ad affrontare qualsiasi scenario e agirà contro ogni tentativo di danneggiare la barriera di sicurezza o colpire militari o civili israeliani».

Hamas: «Non moriremo da soli». Al-Qaeda chiama al jihad

Avvertimenti simili ma di segno opposto sono stati lanciati da Hamas nei giorni scorsi: in un video in ebraico il movimento si è rivolto ai residenti delle comunità israeliane vicino al confine con Gaza, esortandoli ad andarsene. «Siete stati avvisati, attraverseremo il confine e raggiungeremo tutte le vostre comunità. Non moriremo da soli». Anche il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha lanciato un appello al jihad, sottolineando che Trump, «è stato chiaro ed esplicito, e ha rivelato la vera faccia della Crociata moderna: l'essere accomodante non funziona con loro, ma solo la resistenza attraverso il jihad».

Inaugurata l'ambasciata Usa, Trump: «È un grande giorno»

È toccato a Ivanka Trump il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana a Gerusalemme. «A nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America - ha detto la figlia di Trump - vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele».

Dopo l'inno nazionale l'ambasciatore Usa in Israele, David Friedman, ha preso la parola e, quando ha menzionato Donald Trump, per il presidente Usa c'è stata una standing ovation. Friedman si è riferito alla sede dell'ambasciata parlando di «Gerusalemme, Israele», suscitando un applauso scrosciante. «Oggi manteniamo la promessa fatta al popolo americano e accordiamo a Israele lo stesso diritto che accordiamo a tutti i Paesi, cioè il diritto di designare la sua capitale», ha dichiarato l'ambasciatore.

La delegazione presidenziale alla cerimonia è guidata dal vice segretario di Stato John Sullivan; ne fanno parte anche la figlia e il genero di Trump, rispettivamente Ivanka Trump e Jared Kushner, entrambi collaboratori della Casa Bianca, nonché il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin. Partecipano circa 800 ospiti.«La nostra più grande speranza è la pace» ha detto Trump, in un messaggio preregistrato. «Gli Stati Uniti - ha aggiunto - rimangono pienamenteimpegnati a facilitare un accordo di pace duraturo».

Tra i 32 Paesi rappresentati presenti anche 4 Paesi europei (Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania) nonostante la ferma condanna di Bruxelles per la decisione di Washington. Nessun delegato invece dell'Unione Europea, né di Russia, Egitto e Messico. Calorosi ringraziamenti a Trump erano già stati espressi ieri dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha esortato altri Paesi a trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme.

Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile
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