Freak Nardella. Firenze città del fiore (forse) ma non città degli alberi
Ilaria Agostini
La città invisibile, 13 settembre 2017. «Nardella tenta di riscattarsi dopo il putiferio estivo seguìto all’abbattimento di centinaia di alberi in città”: di male in peggio». (m.c.g.)
Nardella tenta di riscattarsi dopo il putiferio estivo seguìto all’abbattimento di centinaia di alberi in città. Ammaliato dal messaggio green di Stefano Boeri, autore del grattacielo “verde” a Milano, il sindaco ha bandito un concorso per decorare con vegetazione arbustiva e magari con alberi i dispositivi di protezione antiterroristica del centro fiorentino. La “Chiamata alle arti” (ahi, così si intitola il bando) contribuirà a definire un arredo urbano di tutto decoro, e pure un po’ ecologico, che risolverebbe l’urgente questione di sicurezza globale. Put flowers in your gun è il messaggio di un Nardella versione “figlio dei fiori”.

Celare con elementi vegetali e rivestire con la magia del design la recinzione delle enclaves turistiche può solo lenire la crudezza della “città dei recinti”, della segregazione, della zonizzazione tra ricchi e poveri, tra consumatori del lusso e marginalità sociali. È la versione freak di un sindaco che plaudiva al decreto Minniti perchè finalmente il Daspo urbano gli offriva armi più efficaci per garantire borghese decoro e sicurezza proprietaria.

Il concorso per le verdi, “gotiche barriere” (avrebbe scritto Carlo Cattaneo) è bandito in una città il cui patrimonio arboreo è stato pesantemente impoverito. Nel solo mese di agosto: 59 ippocastani abbattuti in viale Corsica. 107 pini neri in viale Guidoni. 45 pini domestici in viale Belfiore. Platani secolari intorno alla Fortezza da Basso. 5 olmi in piazza san Marco. 20 pini in piazza Stazione. 282 piante in totale, molte delle quali non classificate come “pericolose o malate” nella VTA (Visual Tree Assessment) comunale.

Stessa sorte è prevista per altre centinaia di esemplari del centro storico oltrarno (piazza Tasso, viale Michelangelo, Bobolino etc.) e poi alle Cascine e a Novoli. I cantieri del tram e della nuova stazione TAV (e del relativo tunnel) che immobilizzano il traffico cittadino da mesi, già avevano reso necessario il sacrificio dei lecci secolari di via dello Statuto, dei platani della Fortezza-viale Milton, degli alberi ai Macelli, di viale Morgani e di molte altre piante lungo i tracciati infrastrutturali.

In viale Corsica, il taglio degli ippocastani (e il futuro reimpianto di peri cinesi, alberelli non disdicevoli che tuttavia non compenseranno l’assenza di alberi d’alto fusto) ha innescato l’ira dei cittadini, che si vedono depauperati di qualità urbane e ambientali. L’alberatura accresce infatti il benessere da tutti i punti di vista: olfattivo, auditivo, visivo, estetico, simbolico e persino affettivo. La massa vegetale svolge poi una non trascurabile funzione depurativa dell’aria, ha effetti mitiganti sulle temperature, ed è indispensabile perciò nell’attenuare le condizioni favorevoli al manifestarsi di eventi meteorologici estremi, verificatisi anche a Firenze negli anni scorsi. La tromba d’aria del settembre 2014 e l’uragano (downburst) del 1 agosto 2015 hanno travolto, trasformandole in “pericolo” per la cittadinanza, proprio le alberature trascurate, non potate e non adatte a costituire filari stradali.

Dunque, per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici, abbattere le alberature d’alto fusto, sane, e sostituirle con piante di piccola taglia, è la prima cosa da evitare. Eppure. Eppure la paura fa novanta.

Nel giugno 2014 un ramo di un albero malcurato uccide una bambina e una donna alle Cascine. Per di più, su anni di malagestione e sui relativi danni erariali indaga oggi la Procura: falso in atto pubblico e deturpamento di bellezze naturali (cfr. “la Repubblica”, 11 agosto 2017). Per decenni infatti a Firenze si sono trascurate le basilari regole di sostituzione graduale: gli esperti indicano nel 2-3% del patrimonio arboreo cittadino la quota di alberi da sostituire annualmente (quota che si è ampiamente superata nei tagli dell’agosto scorso). Si è trascurato il valore culturale del paesaggio vegetale che risale in buona parte al disegno urbano postunitario di Firenze capitale. I magistrati rilevano la mancata regolarità nella programmazione della manutenzione che ha provocato il decadimento delle condizioni di molti esemplari arborei, per i quali si è dovuto procedere all’abbattimento; ciò è avvenuto anche nelle zone della città sottoposte a vincolo paesaggistico.

In nome della santa sicurezza, l’amministrazione prevede nel bilancio del 2017 ben dieci milioni di euro (con un incremento del 3.600% rispetto al bilancio 2014, parola dell’assessore) dedicati al verde urbano, per abbattimenti, sostituzioni e reimpianti. In mancanza di una seria programmazione e progettazione del verde, i tagli sono avviati d’urgenza nei mesi estivi, poco indicati anche per via delle nidificazioni dell’avifauna selvatica, e procedono di gran carriera; con cantieri improvvisati, gli abbattimenti avvengono a tappeto nell’agosto più caldo degli ultimi cento anni.

Le procedure democratiche saltano. Il consiglio comunale non è avvertito dell’operazione che investe la città. I lavori sono avviati con determine del sindaco. Alla Commissione ambiente in cui il grande taglio è presentato ai consiglieri, l’assessore non si palesa. Ai cittadini, tenuti all’oscuro, non resta che constatare il fatto compiuto.

Ma comitati e associazioni ambientaliste promettono battaglia.




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