Bergamo, l’Unesco e il parcheggio
Giorgio Gori
Il sindaco di Bergamo risponde all’articolo molto polemico pubblicato su la Repubblica del 7 settembre 2017: “il parcheggio non è un ecomostro”. la Repubblica, 9 settembre 2017, con postilla (m.c.g.)
Caro direttore, ho visto l’articolo dedicato da Repubblica al parcheggio che verrà realizzato a Bergamo in via Fara. Leggendolo si ha l’impressione che l’intervento sia frutto di una decisione avventata, in contrasto con il recente riconoscimento delle Mura venete come parte del patrimonio Unesco. Non è così. Il progetto del parcheggio risale al 2004 ed è accompagnato da un contratto impegnativo per il Comune. Uscirne, vista anche la colpevole inerzia dell’amministrazione precedente, avrebbe significato secondo la nostra avvocatura affrontare un contenzioso e, con ogni probabilità, dover risarcire la controparte per svariati milioni di euro.
Non si tratta affatto di un “ecomostro”, bensì di una struttura totalmente interrata, praticamente invisibile alla conclusione dei lavori, che l’Unesco - puntualmente informata sulla previsione - non ha giudicato in alcun modo in contraddizione col prestigioso riconoscimento che ha voluto attribuire alle nostre Mura. Anzi, siamo convinti che possa contribuire alla tutela e alla valorizzazione di Città Alta.
Il progetto che abbiamo varato - pur rispettando i vincoli del contratto iniziale - è infatti profondamente diverso dal punto di vista funzionale. Il parcheggio di via Fara, collocato alla base del colle di Città Alta, diventerà l’unico luogo dedicato alla sosta dei visitatori, ponendo fine all’assalto cui è sottoposto ogni angolo del borgo storico. Tutti i posti auto lungo le Mura saranno di conseguenza lasciati ai residenti e questo ci consentirà di liberare dalle macchine - esattamente come auspicava Le Corbusier - alcune meravigliose piazze del borgo storico, oggi tristemente adibite a parcheggio.
Questo è il progetto, correttamente raccontato. Lo abbiamo approvato in Consiglio comunale a larga maggioranza, senza mai sottrarci al confronto con le associazioni dei cittadini. Rispettiamo pertanto le seimila firme che ci sono state consegnate qualche giorno fa (pur sapendo che nessuna di queste è certificata e che oltre la metà dei firmatari non abita a Bergamo). Ma riteniamo che la nostra scelta sia quella giusta, per tutelare gli interessi dei cittadini (i soldi del Comune sono soldi loro) e per realizzare quella rivoluzione della mobilità che ci permetterà di proteggere e di valorizzare la bellezza di Bergamo Alta.


postilla
Stupisce la differenza di stile fra l’articolo di Paolo Berizzi pubblicato su la Repubblica e la risposta del sindaco: il primo aggressivo e partigiano, la seconda molto tecnica e garbata. Poiché non avevo seguito la vicenda, mi sono informata e ho trovato, sulla stampa locale, una lettera aperta molto dettagliata rivolta ai cittadini, firmata dal sindaco e dalla giunta, che spiega le ragioni della scelta, i cambiamenti apportati al progetto originario e i vantaggi che si otterranno nel governo della mobilità su gomma in Città Alta. Per inciso, nulla di simile si è mai verificato a Milano in merito ai progetti più controversi: in genere, si "mandano avanti" i consulenti prezzolati dell’accademia; in genere non si risponde nel merito ai cittadini organizzati in comitati; in genere, se si apportano modifiche, sono sempre a favore degli interessi immobiliari.

La voce dei comitati civici è indubbiamente rilevante (anche se nell’articolo sembra essere l’unica fonte utilizzata); ma anche il cambiamento di passo della attuale giunta e, in particolare, la natura intelligentemente riformista di alcuni recenti provvedimenti urbanistici meriterebbero l’attenzione di un grande quotidiano di diffusione nazionale che dovrebbe privilegiare il giornalismo d’inchiesta rispetto a quello dell’insulto. Invece la tecnica dell’insulto e dell’aggressione sembra aver fatto scuola, partendo dall’esempio "storico", davvero censurabile, delle celie indirizzate da Francesco Merlo all’allora sindaco Ignazio Marino, irriso per “le cene a sbafo, bottiglie di vino a scrocco, ma senza la simpatia del vero morto di fame, del Totò che dice: a proposito di politica… ci sarebbe qualche coserellina da mangiare?”.

Nell’imminenza delle elezioni regionali, sarebbe sembrato più che opportuno che il giornalista di Repubblica autore dell’articolo riportasse anche il parere dell’amministrazione in carica, e in particolare del sindaco di Bergamo il quale, ad oggi, sembrerebbe essere il candidato più competitivo nei confronti della maggioranza che ormai da decenni governa, o meglio sgoverna, la Lombardia. Viene il sospetto che, come il quel caso, l’insulto sia strumentale all’avvio di una ennesima campagna elettorale condotta in modo irresponsabilmente divisivo.  (m.c.g.)
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