Milano-New York: rifugiati e migranti in arrivo
Adriana Nannicini
«Avvocati e associazioni a tutela dei diritti dei migranti, a Milano e a New York¸ sempre più impegnati nella lotta parallela contro due micidiali eventi: la guerra di D.D.Trump agli ‘illegali’ e l’inaccettabile accordo Italia-Libia che viola il diritto di asilo consacrato nella nostra Costituzione». arcipelagomilano.org, 7 febbraio 2017 (m.c.g.)



Evidenziare collegamenti tra le due città una settimana fa era quasi immediato: là un grande attivismo di avvocati, qui una grande ammirazione per il loro agire, per le generose modalità di opposizione all’ordine di Trump sul «ban dei cittadini o nativi dei 7 paesi». Come altre volte prima (come già fu per il digitale e sulla collaborazione per la giovane imprenditoria) cercare nessi e distinzioni nei comportamenti degli abitanti delle due città sembrava immediato. Unica la domanda che nasceva: perché a tanta ammirazione per gli avvocati americani, che si esprimeva sui nostri social e nelle conversazioni, non corrispondeva un analogo ammirato rispetto verso i giuristi italiani che nel nostro paese sono costantemente impegnati nella tutela dei diritti civili? Mentre promuovono azioni di advocacy, difesa degli stranieri e dei migranti, esprimono pubblicamente a Milano la loro solidarietà ai colleghi incarcerati nella Turchia di Erdogan.

Certo un’insorgenza di attenzione, emozionata e preoccupata o a momenti esultante, per quelle che apparivano vittorie, anche se parziali e temporanee in USA, era determinata dall’enormità del fatto, dal senso di valanga che avrebbe potuto determinare tra gli stati del pianeta; mentre qui in Italia più che in Europa abbiamo i nostri “momenti” nei lutti, nel dolore di una nuova strage nel Mediterraneo, di un assassinio di un giovane africano. E purtroppo non fanno quasi notizia i numerosi episodi di discriminazione razziale e religiosa e siamo ormai assuefatti all’incessante numero di morti in mare al quale i media prestano sempre meno attenzione. Ma non ancora assuefatti a Milano, non così diffusamente, non sempre: è l’orgoglio del nostro senso civico.

Una settimana fa la domanda era come rendere più conosciute le azioni dei singoli legali e delle associazioni presenti (dall’ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, ad Avvocati per Niente, ma anche la Camera Penale e la Camera Minorile); come creare presso i cittadini “normali”, i non esperti, i non professionisti nel campo, eppure mediamente informati, un moto di vicinanza. Attenzione e conoscenza, considerazione per quelli che nel nostro paese come i loro colleghi negli aeroporti americani sono protagonisti di quotidiane azioni legali dirette a fianco di vittime della tratta, di diritti di famiglie da ricongiungere, di espulsioni, di trattenimento nei CIE e di altrettante significative attività di formazione verso studenti universitari e più giovani colleghi, di informazione a operatori sociali … registrando negli ultimi anni un aumento di sensibilità negli ambiti appunto giuridici e sociali.

Una settimana fa era una domanda da rivolgere ai cittadini milanesi, a quelli e quelle che hanno costituito una compagine infaticabile e una costante presenza di supporto alle variegate forme di accoglienza ai migranti, ai rifugiati, ai transitanti, alle decine di migliaia che sono passati di qui … una domanda a una città che è stata protagonista dell’accoglienza sociale, dalle prime necessità allo sviluppo di modalità sempre più accurate, per esempio verso i minori che viaggiano da soli.

Una domanda da rivolgere alla città perché questa esperienza, e le scelte che l’hanno sottesa, vengano portate con sempre maggior forza a livello nazionale, al Parlamento e al Governo; perché vengano sviluppate norme necessarie per l’integrazione, come la riforma della cittadinanza cioè la legge sullo ius soli, sia pure nella forma temperata, e l’abolizione della Bossi-Fini.

Sono passati pochi giorni e abbiamo invece un accordo sulla Libia che segue le orribili orme di quello sulla Turchia, e le nostre frontiere non sono diverse dal Ban di Trump. Come scrive Annalisa Camilli su Internazionale: «Secondo l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, con la firma del memorandum d’intesa con la Libia l’Italia viola “il diritto di asilo consacrato nella costituzione italiana e il dovere di rispettare i diritti umani previsti nel diritto internazionale e vincolanti per il nostro paese». Secondo l’Asgi, inoltre, l’Italia usa i fondi della cooperazione per finanziare la militarizzazione della frontiera.

“L’Unione Europea tradisce i principi cardine della civiltà giuridica e viola la base democratica sulla quale si fonda la pacifica convivenza dei cittadini” afferma il presidente dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, l’avvocato Lorenzo Trucco. E anche Emma Bonino ha espresso una posizione molto netta sulla Stampa: «L’Europa si è scandalizzata per il bando di Trump e il muro al confine con il Messico, ma quello che stiamo facendo in Europa non è poi così diverso. Un Paese, la Libia, viene pagato perché metta un “tappo” per trattenere tutti i migranti di qualunque nazionalità. Un piano che qualcuno ha definito “Trump soft”, simile a quello già applicato in Turchia».

La nostra indignazione sui Ban di Trump ci coinvolgerà anche e fino a difendere la nostra Costituzione e i principi fondativi dell’Europa? Questa domanda ci riguarda tutti, tecnici professionisti e cittadini.

 
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