Nuove regole per entrare a Ca’ Letizia
Mitia Chiarin
Ancora, e di nuovo, via i poveri dal centro cittadino, in nome del "decoro", e della sfrenata tendenza a illudersi che il mondo sia come lo descrive la propaganda commerciale. la Nuova Venezia, 20 gennaio 2017, con postilla


Riaprirà lunedì con una nuova procedura di accesso e di rilascio delle tessere la mensa di Ca’ Letizia gestita dalla San Vincenzo in via Querini. Da giovedì scorso a domani, domenica, niente pasti per i senza dimora nella struttura, la principale di Mestre che aiuta chi vive in povertà estrema. La causa, ribadisce il direttore Stefano Bozzi, è il comportamento di alcuni ospiti che hanno atteggiamenti talvolta violenti, acuiti dall’alcool consumato in strada.

«Ci dispiace molto per coloro e sono tanti che non c’entrano nulla con questi episodi e si comportano bene e che vengono pure loro disturbati da queste situazioni. Tanto che quando ho annunciato la chiusura, sono stati alquanto comprensivi», ci spiega Bozzi. «Per questo da lunedì con la riapertura saremo impegnati in una riformulazione delle procedure di accesso e di rilascio delle tessere. Certi comportamenti, dovuti all’alcool che non si consuma all’interno della mensa e che non può neanche essere portato dall’esterno», continua a spiegare il responsabile di Ca’ Letizia che si augura che da lunedì arrivi un ulteriore aiuto del Comune, magari attraverso una maggiore presenza in strada e di fronte alla struttura delle pattuglie della polizia locale, per tenere fuori le persone moleste. 

Perché l’obiettivo è proprio questo. «Abbiamo bisogno di far rispettare le regole ma non pensiamo sia possibile esporre i volontari a minacce, sputi e spintoni. Per questo ci auguriamo un aiuto e una maggiore presenza della polizia locale», conclude il responsabile di Ca’ Letizia che ritiene questo un modo utile anche per affrontare i problemi di decoro posti da mesi dal comitato dei residenti di via Querini che sono arrivati a chiedere lo spostamento della mensa e chiedono da settimane un tavolo di confronto con amministrazione comunale, mensa di Ca’ Letizia per garantire la sicurezza di chi vive a due passi dalla struttura di assistenza e deve convivere con bivacchi e atteggiamenti poco rispettosi.

«A fronte dei fatti recenti e della recente frequentazione di un'utenza pericolosa, il comitato di via Querini rinnova la richiesta di istituire urgentemente un tavolo partecipato di discussione, al quale partecipino tutti i soggetti coinvolti, che dovrebbero unire le proprie forze, competenze e possibilità per risolvere definitivamente la questione della mensa di Ca’ Letizia, spostandola in un luogo più adeguato a sostenere il peso di questo aspetto della carità che non è più preziosa e condivisibile solidarietà, ma concreta pericolosità per gli abitanti del quartiere», fanno sapere. (m.ch.)


È utile ricordare che le mense dei poveri sono un servizio reso a persone “difficili” perché la loro situazione è difficile. La mensa dei poveri non è un self service per dipendenti comunali, e per definizione è un servizio sociale che deve dar da mangiare a persone con le difficoltà più svariate, dall’ubriaco al tossico, allo schizzato. Ahimè spesso i poveri, proprio perché sono poveri, non sono persone sempre gentile con sorriso sulle labbra, che accettano mestamente tutto quello che gli viene ordinato.
Nel caso specifico l’episodio della mensa dei poveri Ca’ Letizia di Mestre fa il paio con quello avvenuto un mese fa per un’altra mensa per i diseredati, gestita anch’essa da organizzazioni di volontariato legate alla diocesi. Anche in quel caso gruppi di cittadinanza (c)attiva, aizzati da qualche componente della giunta Brugnaro, avevano chiesto l’allontanamento dei poveri dal centro della città. Il sindaco trumpista aveva colto la palla al balzo per farsi un po’ di propaganda presso la componente più insofferente della popolazione impegnandosi a realizzare una “cittadella dei poveri” in periferia,
A lui, e ai cittadini protestatari aveva risposto per le rime il patriarca di Venezia, Miraglia, respingendo con pacata indignazione la proposta e invitando tutti a «prendere atto che nella società ci sono ricchezza, povertà, bambini, nonni, adulti, sani e malati. E bisogna cercare, nel rispetto, di offrire servizi migliori a tutti rimanendo attenti all’uomo concreto, alle sue s
tagioni e sofferenze» (vedi in eddyburg l’articolo "Il sindaco Brugnaro vuole la cittadella della povertà"). 
Osserviamo infine che episodi simili si ripetono sempre più spesso, per effetto della facilità con la quale l’ideologia dei respingimenti tende a prevalere su quella dell’accoglienza, grazie agli sforzi congiunti dall’arco di forze che va dai Salvini ai Minniti, passando attraverso i fautori di destra e di centrosinistra del migration compact.
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