A Roma torna l’inquisizione
Paolo Berdini
La macchina del fango lavora sempre a pieno regime. Paolo Berdini risponde alle accuse mosse dal Messaggero nei suoi confronti. Il manifesto, 15 giugno 2016


Dietro la vicenda Olimpiadi 2024 si sta conducendo un’offensiva tanto strumentale quanto priva di dati oggettivi e sarà bene recuperare un minimo di dignità di discussione. Speravo che fossero finiti per sempre i tempi della santa inquisizione. Vedo purtroppo che non è vero.

Leggo infatti sul Messaggero di Roma che sarei stato denunciato per diffamazione da Francesco Gaetano Caltagirone per una intervista che riguardava il tema di Tor Vergata, luogo in cui si vorrebbe costruire il villaggio degli atleti.

Nella mia vita ho rilasciato decine di interviste sul comprensorio di Tor Vergata e ho scritto molti articoli e libri che la riguardano. Non mi era mai accaduto di essere denunciato perché ho sempre riportato l’esattezza della vicenda.

Il comprensorio è di proprietà dello Stato e non mi sogno di affermare – come sostiene il quotidiano – che sia di un consorzio guidato da un importante gruppo imprenditoriale. Affermo soltanto che quel gruppo, la Vianini, ha la regia delle realizzazioni all’interno del comprensorio. Dunque nel caso venissero costruite le abitazioni per gli atleti sarebbe quel consorzio a realizzarle. Una verità incontrovertibile.

Ma il Messaggero non si ferma e mi accusa di aver messo sul banco degli imputati le imprese ed aver taciuto sui veri responsabili dell’ennesima incompiuta.

Purtroppo per loro ho denunciato troppe volte la folle disinvoltura con cui la politica ha deciso di costruire opere senza avere le coperture economiche. Nei miei scritti ho anche denunciato con forza che questo irresponsabile modo di procedere è il male che sta divorando l’Italia e con essa le imprese che ancora svolgono la propria funzione con serietà e rigore. Le centinaia di opere non finite presenti in tutto il paese sono figlie del fallimento della programmazione sbagliata della mala politica e non dei soggetti economici.

Ripeto, il fatto che venga accusato dell’esatto contrario di quanto sostengo da troppi anni la dice lunga sul clima che si va preparando.

Ma, per concludere, vorrei cercare ancora di discutere sul futuro della capitale e spiegare i motivi della mia contrarietà al progetto di Tor Vergata come casa per gli atleti.

I seicento ettari di Tor Vergata furono espropriati dallo Stato negli anni ’70 per realizzare un’università, il luogo della formazione d’eccellenza dei nostri giovani. Consentiranno i redattori del Messaggero che costruirci case non è il massimo di quel futuro di eccellenza che tutti ci auguriamo per l’Italia.

Sarebbe allora meglio ad esempio che su quelle aree venissero costruite cliniche specializzate per la cura delle nuove malattie che colpiscono gli anziani o alcune fasce dell’infanzia.

Tor Vergata è la più grande carta che Roma ha per tentare di diventare una città in grado di attirare risorse e valorizzare i tanti giovani che studiano pensando di poter trovare un ruolo nel nostro paese.

Tutto qui, e in questo senso l’ennesimo villaggio olimpico non serve a nulla e, soprattutto, potrebbe essere comodamente costruito altrove senza sprecare una grande occasione.
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