Il programma per Londra e i programmi per Roma
Giovanni Caudo
«Una riflessione di Giovanni Caudo, ex Assessore alla Trasformazione Urbana della Giunta Marino, sul manifesto di governo con cui l’avvocato Sadiq Khan ha vinto la sindacatura della più grande metropoli europea,  Londra, a confronto con il dibattito elettorale in corso nella Capitale d’Italia». Carteinregola, 8 maggio 2016 (p.d.)

Contrastare l’emergenza abitativa, costruire migliaia di alloggi ogni anno e raggiungere l’obiettivo che almeno il 50% dei nuovi alloggi sia realmente a costo accessibile; e comunque fare in modo che il canone sia remunerativo per i proprietari degli alloggi dati in affitto. Essere il sindaco più pro-business di sempre, lavorando in partnership con le imprese per realizzare le infrastrutture e sostenere lo sviluppo. Assicurare una qualità dell’aria sana, entro i limiti di sicurezza fissati dalla legge, agendo per un trasporto più verde, ampliare le aree pedonali continuando a proteggere la cintura verde della città. E ancora, fare della città una tra le più tolleranti, aperta e accessibile a tutti e dove ognuno può vivere e prosperare libero dai pregiudizi.

Sono solo quattro delle dieci priorità, dettagliatamente descritte e misurate, che compongono il manifesto di governo con cui l’avvocato Sadiq Khan ha vinto la sindacatura della più grande metropoli europea: Londra (http://www.sadiq.london/introduction_manifesto).

Un linguaggio chiaro diretto, impegni semplici e precisi sostenute da schede per ognuno dei temi e l’obiettivo di governare una realtà complessa, diversa certo, ma non meno di quella romana.

Anche a Roma siamo in campagna elettorale, una campagna che deve affrontare la crisi profonda nella quale la città è sprofondata, soprattutto – a quanto ci dicono – negli ultimi tre anni. Ti aspetti proprio per questo che la campagna elettorale affronti in profondità e metta a fuoco i temi anche strutturali, quelli veri, la cui soluzione è indispensabile se si vuole invertire il declino e risanare la città, non da ultimo ad esempio le radici che hanno fatto proliferare Mafia Capitale (c’è un processo in corso ma sembra che nessuno sia interessato a sapere che cosa è successo). Una funivia tra due località in piano, la pubblicità per adottare le buche e ripianarle e poco di più sono gli argomenti riportati dai giornali, per altro in poche righe, e che hanno fatto “discutere” di programmi.

La sensazione prevalente è che a Roma sembriamo destinati ancora una volta a essere “figli di un Dio Minore”, e non solo rispetto a Londra, ma forse anche a Tunisi. E’ lodevole l’iniziativa del Corriere che con la rubrica “Cosa chiedo al sindaco” sta cercando di alzare il livello e spostare l’attenzione su questioni realmente centrali per il futuro della Capitale. Ma non dovremmo prima sapere da loro, dai candidati sindaco, cosa vogliono fare e con quali idee si candidano? Ho fatto un giro sui siti dei candidati in cerca dei programmi ma, nonostante l’impegno lodevole di alcuni, non mi sono sentito affatto rassicurato. Penso ad esempio che per esercitare il diritto di delega che la democrazia rappresentativa ci affida sarebbe importante che i candidati sindaco ci dicessero qualcosa ad esempio su:

– Su quale progetto per le Olimpiadi metteranno la firma, deciso da chi, dove e quando?

– In che modo si aprirà la città agli investimenti privati esteri (un obiettivo concreto potrebbe essere quello di vederli quintuplicati nei prossimi tre anni, arrivare almeno allo stesso livello di Dublino!);

– Quale modello aziendale si pensa di perseguire per mettere insieme energia, acqua e rifiuti? In che modo realizzare una integrazione che apporti più efficienza nel servizio ai cittadini e realizzi un modello industriale all’altezza delle sfide tecnologiche del settore energetico e ambientale?

– Come si pensa di contrastare e ridurre le crescenti disparità e disuguaglianze economiche e sociali che stanno lacerando il tessuto sociale della città, sempre più diviso tra ricchi (sempre meno e sempre più ricchi) e poveri (sempre di più e sempre più poveri)?

Ora che è ufficialmente aperta, buona campagna elettorale e che sia vera. Altrimenti ci assale il dubbio che sia solo una rappresentazione per il popolo, mentre dietro le quinte tutto è stato già deciso e andare a votare serve a eleggere si il sindaco migliore… ma a tagliare i nastri.
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