Vendita dei beni immobiliari pubblici: la Regione Toscana inverta la rotta
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Vendita dei beni immobiliari pubblici: laRegione Toscana inverta la rotta. Appello a Enrico Rossi presidente della Regione, del Nodo toscano della Società dei Territorialisti/e. Rivista SdT online, 24 febbraio 2016


Capisaldi sociali e territoriali, garanzia diinclusività e di crescita civile, i beni pubblici presiedono al disegno democraticodi redistribuzione delle risorse, e il loro mantenimento in proprietà contrastai progetti neoliberisti di trasferimento dei beni di molti nelle mani di pochi.Queste ragioni dovrebbero indurre la Regione Toscana a conservare la proprietàdel patrimonio edilizio di sua competenza, a non perseguire politiche di stampoeconomicista nella loro gestione. E a ritirare quindi la delibera che pone invendita molti edifici di proprietà regionale.

La Società dei Territorialisti/e è dalla partedi chi intende mantenere pubblica la proprietà del patrimonio edilizio efondiario della nazione, la cui stessa esistenza favorisce i processi diri-territorializzazione, sia nel territorio aperto che entro il tessuto urbano.Aree ed edifici che Regione, Comuni e Città metropolitana hanno messoall’incanto si sono infatti dimostrati luoghi di enormi potenzialità, in cui siinverano pratiche dal “basso”, esperienze di “costruzione di territorio”,sperimentazioni di nuove forme di autogoverno e di gestione collettiva del benecomune.

Nei centri storici desertificati e nelleperiferie contemporanee, l’esistenza di aree di proprietà pubblica – il piùdelle volte di notevole valore storico-artistico – garantisce l’occasione perl’innesco degli auspicabili processi di rigenerazione urbana e sociale: ilrecupero di edifici o di terreni abbandonati al degrado, la loro fruizionecollettiva e le nuove pratiche di welfare dal basso che possono scaturire dalriutilizzo di spazi pubblici vuoti o in dismissione, costituiscono una nontrascurabile occasione di creazione di nuovi posti di lavoro in autogestione edi pratiche di autocostruzione finalizzate alla residenza per le fasce socialipiù deboli.

Nelle campagne, proprietà e terreni pubblicicontribuiscono a favorire l’occupazione giovanile nella neo-agricoltura autosostenibile,e, attraverso la promozione di parchi agricoli e di filiere alimentari locali,a innescare processi di ripopolamento rurale. Nello scenario attuale dellepratiche di riappropriazione di spazi pubblici condannati alla vendita, il casodella Fattoria di Mondeggi – di proprietà della Provincia – è paradigmatico edovrebbe fungere da esempio per riconfigurare nuove politiche di gestione deibeni statali, regionali, comunali e pubblici in genere.

A fronte della mercificazione che investecittà e territori, la Regione Toscana inverta la rotta e avvii un corsopolitico che impedisca l’introduzione dei beni comuni nel Mercato e che anzivalorizzi l’inveramento di pratiche dal “basso”, esperienze di “costruzione di territorio”,e sperimentazioni di nuove forme di autogoverno e di gestione collettiva delbene comune.

Riferimenti
 l,articolo di Antonio Fiorentino,  Se la Toscana rinuncia a difendere i propri beni comuni


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