Tremiti salve, Petroceltic sull’orlo del crac rinuncia alle trivelle
Lello Parise
«Dove non era arrivato il buon senso di alcuni, è invece arrivata la saggezza della Petroceltic, che non ritiene l’operazione economicamente conveniente». La Repubblica, 10 febbraio 2016


Bari. «Scateniamo il paradiso. Faremo qualunque cosa per salvarlo» aveva protestato il sindaco delle isole Tremiti, Antonio Fantini. Un mese più tardi, la società Petroceltic rinuncia ad andare a caccia di petrolio al largo delle isole tra la Puglia e il Molise. «Essendo trascorsi nove anni dalla presentazione dell’istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale (oggi il prezzo del greggio è di 30 dollari al barile,ndr).

Petroceltic Italia ha visto venir meno l’interesse minerario al predetto permesso» spiega la controllata italiana della società irlandese. Era quello che il ministero dello Sviluppo economico aveva concesso alla vigilia dell’ultimo Natale. «Il giorno prima dell’approvazione della legge di stabilità, con le modifiche normative introdotte in materia di autorizzazioni alle attività di prospezione per la ricerca di idrocarburi» ricorda il deputato del Pd, Dario Ginefra. 
Dal ministero dello Sviluppo economico accolgono «con rispetto» la bandiera bianca sventolata dalla srl di stanza in Italia dal 2005. Federica Guidi è come se tirasse un sospiro di sollievo, perché nel tacco del Belpaese montava la rabbia a proposito di quelle perforazioni oltre le dodici miglia dalle Diomedee. Non per questo la titolare del Mise rinuncia ad affondare la lama della polemica nei riguardi del governatore Michele Emiliano, peraltro mai citato, che aveva capeggiato una vera e propria rivolta. «Spero adesso che, anche grazie a questa scelta» dice la Guidi «sia scritta una volta per tutte la parola fine a strumentalizzazioni sulle attività di ricerca in mare. Erano infondate già prima e lo sono, a maggior ragione, dopo la decisione della Petroceltic». Rincara la dose il viceministro pugliese dello Sviluppo economico, Teresa Bellanova: «Il governo non ha in nessun caso avuto l’intenzione di svendere il nostro mare».

Emiliano non ritira la mano che aveva scagliato la pietra contro l’esecutivo Renzi, accusato dieci giorni fa di essere «in trance agonistica, sta prendendo diversi pali in fronte, uno dietro l’altro, e quello delle Tremiti è il più grosso». Si limita a fare sapere: «Sono soddisfatto. Dove non era arrivato il buon senso di alcuni, è invece arrivata la saggezza della Petroceltic, che non ritiene l’operazione economicamente conveniente. Come del resto avevamo sostenuto all’epoca in cui il permesso di ricerca era stato rilasciato». Né arretra sul referendum No triv che non piace al premier, ancorché sdoganato dalla Corte costituzionale: «Andiamo avanti, più forti di prima, verso la consultazione popolare. Mi auguro che coincida con le elezioni amministrative. Ci mancherebbe che qualcuno spenda 350 milioni di euro degli italiani per sabotare il quorum».



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