Roma, il risorto Bertolaso ci ripensa e si candida per B.
Ferruccio Sansa
«L’italianissima parabola del salvatore che in poche ore diventa “ladrone”. Il ritiro in Africa. Ma alla fine il miracolo: meglio di Lazzaro, sarà il candidato sindaco di Roma del centrodestra». Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2016 (m.p.r.)
Come San Gennaro. Mancava il miracolo. Era il 2009 quando la fama di Guido Bertolaso raggiunse l’apice. All’Aquila, nei giorni del terremoto, appena compariva attirava folle che neanche Barack Obama al G8. Indice di gradimento al 60 per cento! Bertolaso era quasi diventato un sostantivo: l’uomo che “risolve problemi” per dirla alla Tarantino. Poi il crollo, le inchieste a raffica.
L’italianissima parabola del salvatore che in poche ore diventa “ladrone”. Il ritiro in Africa. Ma alla fine il miracolo: meglio di Lazzaro, sarà il candidato sindaco di Roma del centrodestra. E pensare che appena una manciata di giorni fa aveva detto no per la malattia di un famigliare. Ieri il dietro-front con toni da candidato: «Sono onorato della proposta che Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni mi hanno formulato. Grazie al miglioramento della mia adorata nipotina, accetto la sfida... per migliorare la vita dei romani, per ridare decoro e prestigio a una città in condizioni di emergenza. Per amore di Roma, per la sua storia e per il rispetto che i romani meritano». 
Tipo complesso, Bertolaso: lineamenti e fisico da uomo di scrivania, ma sicurezza incrollabile e modi asciutti. Il curriculum: 56 anni, figlio di un generale di Squadra Aerea pluridecorato, nasce medico esperto di malattie tropicali. Lavora per la Farnesina e per l’Unicef, compie missioni in Africa. Poi la chiamata della politica come Capo Dipartimento della Protezione Civile. A volerlo è il Governo Prodi. Quindi la parentesi del Giubileo con l’etichetta di uomo di Francesco Rutelli. Un anno dopo rieccolo alla Protezione Civile, voluto, però, dal governo Berlusconi. Un crescendo. Si occupa dell’epidemia di Sars (malattia respiratoria), frane a Cavallerizzo, rifiuti in Campania (di nuovo voluto da Prodi), area archeologica romana e terremoto in Abruzzo. Arriva perfino ad Haiti per il terremoto. 
Le canta a tutti, anche agli Stati Uniti e si becca una risposta pepata da Hillary Clinton. Ma piovono inchieste. Tutte le colpe adesso sono sue: è indagato per una consulenza da 25mila euro del gruppo Anemone a sua moglie. Gli attribuiscono i massaggi a luci rosse al Salaria Sport Village (lui ha sempre negato). Indagato anche per le bonifiche per il G8 della Maddalena, la commissione Grandi Rischi in Abruzzo, i bagni chimici dell’Aquila. Lui se ne va, torna medico in Africa. Sudan, non una passeggiata: «Abbiamo curato mille bambini per malaria celebrale, non tutti ce l’hanno fatta», racconta. E gli anni di gloria, gli infortuni: «Davvero pensate che sia stato la reincarnazione di Satana o Belzebù? Ho commesso migliaia di errori e dato credito a chi non lo meritava. Ma facevo tante cose e sono fatto così». Una dopo l’altra arrivano le archiviazioni e lui torna nei talk show. Manca un passo: la politica. Ieri l’ha compiuto. I sondaggi lo danno al 23 per cento (Grillo al 30, Pd al 26 e Marchini al 16). Sarebbe andato bene a destra come a sinistra. Come Beppe Sala e Stefano Parisi a Milano.
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