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Filippo Sestito
29 novembre, in marcia per il clima contro la guerra
28 Novembre 2015
Clima e risorse
«Fondamentale, oggi più di ieri, operare una forte pressione popolare sui governi che a Parigi avranno la responsabilità di decidere del futuro dell’umanità ed è per questo che il 29 novembre è stata indetta una marcia mondiale per il clima».

«Fondamentale, oggi più di ieri, operare una forte pressione popolare sui governi che a Parigi avranno la responsabilità di decidere del futuro dell’umanità ed è per questo che il 29 novembre è stata indetta una marcia mondiale per il clima». Il manifesto, 27 novembre 2015 (m.p.r.)

A pochi giorni dagli attentati terroristici di Parigi, Beirut, Bamako e Tunisit la Francia ospiterà la COP21, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima.

Non sarà facile raggiungere un accordo vincolante per limitare il riscaldamento climatico globale sotto i 2°C o opporsi al modello «dell’iperproduzione e dell’iperconsumo» quando la Francia e l’Occidente sembrano accecati dall’odio e parlano esclusivamente il linguaggio della vendetta. Quando il socialista Hollande chiama l’intera Europa, l’occidente e i suoi alleati ad una nuova guerra infinita ed intanto vieta tutte le manifestazioni pubbliche, vara leggi speciali e lo stato di emergenza, sospende le democrazia o quando il capo del governo francese, Valls, annuncia possibili attacchi chimici, contribuendo ad alimentare la paura che ci spinge a modificare i nostri stili di vita, ad abbandonare «lo spazio pubblico» e rinchiuderci ulteriormente nel privato.

Il clima di terrore nel quale siamo precipitati aumenta il rischio di fallimento della Conferenza di Parigi. D’altronde, già prima che le spese finanziarie per pagare eserciti e guerre fossero escluse dal patto di stabilità, così come approvato pochi giorni orsono dalla Commissione Ue, gli impegni finanziari erano molto al di sotto dei 100 miliardi necessari, come le misure concrete per ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza dai combustibili fossili e dal nucleare, che sono tra le cause principali delle innumerevoli guerre oramai giunte nel cuore dell’Europa, e che ancor oggi godono di 5 volte i sussidi pubblici rispetto alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Infatti, nel 2013 Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone e Francia hanno bruciato il 13% di carbone in più rispetto al 2009. Me la Spagna di Rajoy mette addirittura una tassa sull’energia solare evidenziando una vera volontà politica per non far decollare le rinnovabili.

In Italia Renzi autorizza le trivellazioni contro la volontà di intere comunità. Ennesimo atto di arroganza del governo, che si presenterà alla conferenza di Parigi portando in dote questo regalo fatto alle multinazionali del petrolio, a cui si aggiungono i continui colpi inferti alle rinnovabili.

Se si superassero i 2°C di aumento della temperatura il livello del mare aumenterebbe di 5 metri entro il 2065, con un aumento di 4°C sarebbero a rischio i paesi del Mediterraneo, Nord Africa, Medio Oriente e America Latina. Se a questo aggiungiamo altre variabili, quali le guerre per l’accaparramento delle risorse naturali, il consumo di suolo, la carenza di risorse idriche, la cementificazione dei territori, le pratiche di «land grabbing», le conseguenze sulla parte più indifesa delle popolazioni potrebbero essere enormi, tanto da provocare una vera e propria crisi umanitaria. Centinaia di milioni di profughi in prospettiva.

Diventa, dunque, fondamentale, oggi più di ieri, operare una forte pressione popolare sui governi che a Parigi avranno la responsabilità di decidere del futuro dell’umanità ed è per questo che il 29 novembre è stata indetta una marcia mondiale per il clima. In tante capitali del mondo i movimenti e la società civile scenderanno in piazza per far sentire la voce dei popoli, per ridurre il riscaldamento climatico sotto l’1,5°C, per un modello alternativo al neoliberismo, per la difesa dei beni comuni, contro il terrorismo, contro le guerre, contro il razzismo e per la libera circolazione dei migranti, contro le politiche securitarie e il drastico restringimento delle libertà collettive e individuali.
È giunto il momento di contribuire, ognuno per la propria parte, alla ricostituzione di un movimento capace di coniugare le battaglie globali sul clima e la giustizia ambientale e le azioni a difesa del territorio e la giustizia sociale.

Non c’è un gran clima in giro per il mondo ed ecco perché il 29 Novembre i movimenti e le associazioni italiane scenderanno in piazza a Roma — alle 14 da Campo de’ Fiori ai Fori Imperiali — per il clima e per la pace, facciamo sì che questa giornata segni l’inizio di un nuovo e inedito protagonismo della società civile italiana!

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