Addio, Bernardo
Eddyburg
Bernardo Secchi, è scomparso il 15 settembre. Lo ricordano  qui Giovanni Caudo, Stefano Boeri, Pier Luigi Panza e Francesco Erbani, 16-17 settembre 2014





Agenparl, 16 settembre 2014
Scompare un grande analista della realtà urbana contemporanea
di Giovanni Caudo



La scomparsa di Bernardo Secchici porta via un grande analista e conoscitore della condizione urbanacontemporanea. Un docente che ha saputo costruire una scuola e che ha ottenutoimportanti riconoscimenti nel mondo. Secchi è stato l’unico italiano inseritonella prestigiosa commissione internazionale costituita dal presidente Sarkozy per il progetto Grand Paris 2050”. E’ quanto dichiara l’Assessore allaTrasformazione Urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo. “Recentissime eranole sue ricerche che parlano di piani per le città a basso consumo energetico inscenari “no car” (Bruxelles 2040) – ha aggiunto Caudo –  con areemetropolitane sempre più attraversate dal trasporto pubblico, da piste ciclabili,percorsi pedonali piuttosto che da automobili”. L’Assessore allaTrasformazione Urbana di Roma Capitale, Giovanni Caudo lo ricorda, inoltre,nella sua veste di docente di urbanistica “per il suo saper narrare ai giovanistudenti la condizione urbana contemporanea e per la sua eredità, dicinquant’anni di lavoro, che resterà nei suoi scritti e nell’impronta che seppedare alla direzione di Urbanistica”.


Abitare, 16 settembre 2014
Addio a Bernardo Secchi
di Stefano Boeri

Ho saputo che poche ore fa è morto Bernardo Secchi dopo una brevemalattia.
 Sono passate solo alcune settimane da quando tutti insieme loabbiamo festeggiato in Triennale per il suo 80° compleanno. È stata una serataspeciale, un momento di confronto attraverso una conversazione che ha tenutocon Arnaldo Bagnasco e Salvatore Veca su La città dei ricchi e la città deipoveri, il suo ultimo libro. Ma è stata anche un’occasione di riflessioneosservando i tanti allievi che si erano radunati intorno al vecchio maestro;allievi diversi per età e soprattutto per cultura, per formazione, per sceltedi vita. 
Mi sono chiesto più volte le ragioni di questa diversità.

La risposta è semplice: i veri Maestri non costruiscono repliche di séstessi; insegnano un metodo – del tutto particolare – per aiutare ciascuno avalorizzare le proprie propensioni e le proprie passioni intellettuali.
 Questoha fatto con tutti noi Bernardo Secchi. Ci ha trasmesso una rete di concetti,una serie di strumenti per costruirci la nostra prospettiva sul mondo. Non ciha dato soluzioni, non ha costruito teorie chiuse. Ci ha lasciato dubbi eaperto nuovi scorci sul mondo. È il regalo più grande che poteva farci. Unpatrimonio che ora in tanti condividiamo e continuiamo a trasmettere ad altri.Anche per questo, grazie Bernardo.


Il Corriere della Sera, 16 settembre 2014
Bernardo Secchi, la città come territorio di integrazioni
di Pierluigi Panza

«Io sostengo che l’urbanistica abbia forti e precise responsabilità nell’aggravarsi delle disuguaglianze e che il progetto della città debba essere uno dei punti di partenza di ogni politica tesa alla loro eliminazione o contrasto». Questo ultimo messaggio, contenuto in La citta dei ricchi e la città dei poveri, è un po’ l’eredità dell’urbanista Bernardo Secchi, scomparso ieri. «Le disuguaglianze sociali - diceva - sono uno dei più rilevanti aspetti della nuova questione urbana e questa è una causa non secondaria della crisi che oggi attraversano le principali economie del pianeta». 

Professore emerito di Urbanistica allo Iuav di Venezia, Secchi si era laureato a Milano dove era stato preside della Facoltà di Architettura del Politecnico dal 1976 al 1982. Aveva insegnato anche nell’École d’Architecture di Ginevra, nell’Università di Lovanio, Rennes, di Zurigo e nell’Institut d’Urbanisme di Parigi.  
Architetto colto e studioso anche di filosofia, negli anni Ottanta formò con Vittorio Gregotti e Manfredo Tafuri una triade che segnò l’insegnamento a Venezia. Partecipò alla redazione del nuovo piano regolatore generale di Madrid e a quelli di alcune città italiane, da quello della Bicocca a Milano a quello di Civitanova Marche. Progettò la piazza del teatro e il parco di Spoor Noord ad Anversa, gli spazi pubblici nel centro di Mechelen e il centro educativo di Hoge Rielen. Nel 2008 divenne capogruppo, insieme a Paola Viganò, di una delle dieci équipe selezionate dal Ministero della cultura francese (gli era stata conferita anche la Légion d’honneur) per studiare il futuro di Parigi, incarico al quale seguirono quelli per Bruxelles 2040 e per la Nuova Mosca. Fondatore di «Archivio di Studi Urbani e Regionali», Secchi collaborò con «Casabella» e diresse «Urbanistica». 

Città diffusa e architettura come somma di differenze erano sue parole chiave. La tesi di fondo di Secchi era che ogni volta che la struttura dell’economia e della società cambiava anche la questione urbana andava riformulata. E oggi l’idea di città andava riformulata a partire dalle forme di ingiustizia spaziale causate dalle disuguaglianze sociali, dai temi connessi al cambiamento climatico e dai problemi legati alla mobilità. Sostenitore, a tratti ideologico, del multiculturalismo, insegnava che nelle culture occidentali la città era sempre stata spazio dell’integrazione sociale, luogo dove i diversi entravano in contatto e si conoscevano. 
Anche a causa dell’estremizzarsi di queste posizioni, alcune sue dichiarazioni suscitarono polemiche, come quando a Prato sostenne la validità della trasformazione socio-urbanistica avviata dalle comunità cinesi. O come quando sostenne la bontà di collocare nel territorio altissime pale eoliche perché non solo non rovinano un paesaggio, ma sono stilisticamente perfette. 
Fondatore del primo dottorato di urbanistica a Venezia, è stato «maestro» di molti attuali docenti e di diversi assessori. A Milano l’ultimo intervento pubblico è stato nell’aprile scorso, alla Triennale, con Arnaldo Bagnasco e Salvatore Veca per suoi 80 anni.
Fra le sue pubblicazioni (anche tradotte) ricordiamo Squilibri regionali e sviluppo economico (Marsilio, 1974), Il racconto urbanistico (Einaudi, 1984), Un progetto per l’urbanistica (Einaudi, 1988) e Prima lezione di urbanistica (Laterza, 2000).

La Repubblica, 17 settembre 2014
Bernardo Secchi l’urbanistica come letteratura
di Francesco Erbani


Qualche tempo fa – l’ha raccontato lui stesso durante una conferenza – Bernardo Secchi ha tenuto un breve corso di urbanistica a Venezia. Cinque i libri in bibliografia («libri di urbanistica», specificava): L’isola del tesoro, «perché le carte dicono sempre le bugie», Moby Dick, «perché la nostra è una ricerca continua di cui possiamo anche restar vittime», I viaggi di Gulliver , «perché dobbiamo sempre aver chiaro il senso delle scale alle quali lavoriamo», Robinson Crusoe , «perché il futuro lo costruiamo quotidianamente», e Don Chisciotte, «perché oltre al buonsenso e al realismo di Sancho Panza, c’è la ricerca dell’utopia, la sola cosa che nella vita ci può motivare».

Bernardo Secchi è morto lunedì a 80 anni. Era uno dei maestri dell’urbanistica italiana, maestro nel dialogo fra discipline – fra le quali la letteratura, la filosofia – che convergevano a riflettere sul modo migliore di disegnare, in tutto o in parte, l’assetto di una città e di un territorio. Uomo profondamente colto, Secchi era maestro anche nel senso proprio, avendo costruito negli anni una scuola e impresso una specie di segno di riconoscimento ai suoi allievi. Era laureato in ingegneria, aveva insegnato a Milano e a Venezia e poi a Ginevra, a Lovanio, a Zurigo e tenuto corsi ad Harvard. Ha realizzato piani regolatori in molte città italiane (Prato, Siena, Ascoli, Bergamo, Pescara...). Ha lavorato ad Anversa. Nel 2008, insieme a Paola Viganò, ha fatto parte del gruppo di professionisti chiamati da Sarkozy per la “Grande Parigi”: la sua idea era condensata nel titolo del progetto, “La città porosa”, che richiamava l’immagine di un luogo permeabile e accessibile a tutti, la principale condizione – diceva – perché si possa garantire a ognuno il diritto di cittadinanza.

L’esperienza parigina aveva prodotto una carta in cui si individuavano i tanti dispositivi infrastrutturali o architettonici che accentuavano le disuguaglianze. L’urbanistica, spiegava Secchi, non può sconfiggere la povertà, ma può evitare di accrescerla, scongiurando il formarsi di enclave dove questa si concentra e rendendo la città, appunto, accessibile a tutti. Lo scorso anno Secchi ha scritto La città dei ricchi e la città dei poveri ( Laterza), un libro in cui si dicono molte cose di sinistra. La città, si legge, è stata dagli albori della civiltà urbana, lo spazio dell’integrazione sociale e culturale. 
Negli ultimi decenni del ventesimo secolo, però, è sorta una nuova, insidiosa questione urbana: la città è diventata «potente macchina di sospensione dei diritti dei singoli e dei loro insiemi». Una potente macchina che si immaginava regolata dal mercato e che ha invece aumentato le disuguaglianze. Fattore d’integrazione è un buon sistema di trasporti, ma non quello che è nella mente di molta ingegneria e di molta politica – le Grandi Opere: autostrade, autostrade urbane, metropolitane, treni veloci – bensì le “spugne”, una rete capillare che irriga la città e consente davvero a chiunque di muoversi in tutte le direzioni. 
Fattore d’integrazione, insisteva Secchi, è lo spazio aperto che è prodotto di buona architettura e non d’ingegneria stradale. Le sue esperienze culturali e di insegnamento (curato negli ultimi anni con singolare generosità) sono troppo vaste per essere anche solo brevemente sintetizzate. Molti evidenzieranno la lettura attenta, analitica dei processi che investono la città contemporanea. Altri i suoi studi, anche controversi e fonte di discussioni, sui tessuti urbani da ricucire, sulla città diffusa, sulla dispersione abitativa o sui limiti di un’architettura che cerca esasperatamente le differenze, il brand e che esalta la frammentazione della città. E appena si può accennare alla lista dei suoi compagni di lavoro e di università – Vittorio Gregotti, Francesco Indovina, Paolo Ceccarelli...


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