Piccoli consigli agli studenti
Franco Cordero
«Il pensiero ha norme inesorabili: le parole vanno usate con parsimonia». a Repubblica, 6 novembre 2012

È virtù l´humanitas e lo stesso nome designava lo studio delle lettere, sul presupposto che ingentiliscano la persona. Questa storia parla d´una scuola e narra avventure climateriche. In greco "klimaktér" significa gradino o piolo d´una scala, nonché congiunture pericolose della vita umana, ricorrenti ogni settimo anno.

Dura sette anni anche l´evo che racconto, segnato da profonde mutazioni: l´Italia era finto Impero sotto la diarchia Re-Duce; ridotta all´osso da una guerra calamitosa, diventa repubblica. Siamo in quarta elementare. Al mattino le scolaresche prendono posto nel corridoio lungo corso Re Umberto, davanti alle rispettive aule, ed ecco un dialogo databile 2 marzo 1938, Mercoledì delle Ceneri: «è morto D´Annunzio»; annuncia l´ultimo venuto; «era vecchio come il cucco», commento, non sapendo chi portasse quel nome sontuoso.

Tra noi spiccava un forestiero evoluto, Adolfo Sarti, e salterà la quinta. Del secondo ginnasta, rammento viso, statura, voce, maniere, tutto fuorché il prenome. Ero designato anch´io al salto, infatti ascolto qualche lezione in casa del maestro, contigua al Teatro Toselli: la porta dà sul ballatoio; è un prete dal viso rosso, oriundo della val Casotto, e nelle feste patriottiche porta gradi militari, ex cappellano. Ma saltare l´anno è da puer pragmaticus, quale non ero, incline invece ai passi introspettivi: ad esempio, sapevo quanto sia volatile l´Io, pronome evocante deperibili ricordi; e desisto, noncurante della carriera. I due entrano nel ginnasio: li rivedo ogni mattina in via Barbaroux, dov´è finita anche la nostra classe; e dissimulo lo status inferiore liberandomi del grembiule.

Finalmente, giugno 1939, anche noi sosteniamo l´esame d´ammissione nel vecchio convento delle clarisse, adiacente all´omonima chiesa. Il ginnasio non è aperto a tutti ma la selezione ha maglie larghe: "I miei giochi" è il tema d´italiano; all´orale esito, dovendo definire il colore glauco, aggettivo carducciano, e la interrogante indica una gemma nell´anello. Dal 15 ottobre restiamo in via Barbaroux traslocando al pianterreno (...). La professoressa è giovane e fine. Insegna matematica un laureando pendolare da Caraglio.

Matematico anche don G. (religione, un´ora alla settimana) e viene da famiglia contadina della Spinetta, come Giuseppe Peano, al quale saranno intitolate le elementari di Tetto Canale. Mia madre v´insegnava, anno Domini 1932. Lì avevo sfiorato Thanatos cadendo nella «bialera» ma era parte infima del disegno cosmico che scorressi sotto i lastroni del ponte; poi racconto d´avere visto la luna ossia un barlume all´altro capo; episodi meno importanti diventano figura d´ex voto nel Santuario della Riva (...). Corre l´ultimo anno dei lampioni accesi. Sulla linea Maginot tedeschi e franco-inglesi fingono un Sitzkrieg, guerra da seduti, o drôle de guerre, stramba (...).

L´anno scolastico 1943-44 (quarto della guerra persa e quinta ginnasio) comincia tardi, lunedì 15 novembre. L´indomani nevica. Attratto dalla medicina (v´influiscono Axel Munthe, Cronin, Marañon), m´arrischio nella camera ardente dell´ex pugile dal nome slavo, fattorino del fascio locale, poi seviziatore negl´interrogatori: partigiani scesi dalla Bisalta gli hanno regolato i conti; girando intorno alla bara studio quel viso cattivo. «L´hanno ucciso perché stava con noi e finiremo tutti così», esclama drammaticamente uno della casa, benvestito, intrattenendo due signore compunte (...).

L´equinozio primaverile 1945 lascia le cose quali erano in loco ma l´Armata rossa sta sull´Oder e, forzato il Reno a Remagen, gli alleati sciàmano verso l´Elba. Il bel tempo richiama gli schettini. In una domenica già tiepida artisti ragguardevoli cantano arie d´opera nel concerto pomeridiano al cinema Italia, accompagnati dal solo pianoforte. La fine arriva d´un colpo (...).

A proposito d´abile didattica e mnemotecniche, Jules Michelet nomina la Societas Iesu (Histoire de France, IX volume, 512s.): formava dottori a 15 anni, eloquenti, sapientissimi, in gran décor, «sots à jamais», irreversibilmente stupidi; tale, ad esempio, Ludovico Settala, luminare milanese. Dal Silvio Pellico, come l´ho vissuto, gli scolari ricevevano impronte d´intelligenza laica. Lo stile è cuneese, quindi alieno dall´enfasi. Lo definiva un capitolo degli Statuti 1382, n. 406, «de non eundo ad septimas»: il lutto sia evento dell´anima, senza gesti; pianti clamorosi nei funerali costano sei soldi; idem invitare estranei alla messa del settimo giorno.

Vogliamo fissare qualche massima? Il pensiero ha norme inesorabili: le parole vanno usate con parsimonia, mai prima d´avere chiara la cosa da dire; è frode, e marchia chi la consuma, tutto quanto nasconda, trucchi, simuli l´idea; prenez garde dalla loquela canterina, sconnessa, ridondante, perché indica spirito fraudolento; e non dimentichiamolo, sapere conta meno del pensare.

(Questo testo è un brano della lezione che venerdì 9 terrà a Cuneo - salone del Comune - e l´ indomani nel bicentenario Liceo classico Silvi)
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