«Penisola Sorrentina a rischio col nuovo Piano paesistico»
Fabrizio Geremicca
L’appello lanciato da eddyburg (In Primo Piano) ultima chiamata per la salvezza del paesaggio in Campania. Corriere del Mezzogiorno, 15 settembre 2012 (m.p.g.)
«Blocchiamo l'ultimo assalto al territorio della Campania. Salviamo la Costiera Sorrentino-Amalfitana». Urbanisti, storici dell'arte, agronomi ed ambientalisti lanciano un appello a Napolitano, a Monti ed al ministro dei Beni Culturali, Ornaghi, affinché scongiurino l'approvazione del disegno di legge «Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania», che sarà discusso il 18 settembre in consiglio regionale. Firme note e prestigiose, quelle dei sottoscrittori. Eccone alcuni: lo storico della letteratura Alberto Asor Rosa; gli urbanisti Vezio De Lucia, Sauro Turroni, Paolo Berdini, Pierluigi Cervellati; l'archeologo Salvatore Settis, per 11 anni direttore della Scuola Normale di Pisa; lo storico Piero Bevilacqua; la fondatrice di Italia Nostra Desideria Pasolini dall'Onda. Ci sono il Wwf, Legambiente, Italia Nostra. Ancora, aderiscono Rita Paris, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Palazzo Massimo; lo storico dell'arte Andrea Emiliani; Gino Famiglietti, direttore regionale del ministero per i Beni Ambientali e Culturali; Carlo Iannello, presidente della commissione urbanistica del consiglio comunale di Napoli; l'agronomo Antonio di Gennaro.

Una chiamata agli scudi che coincide, tra l'altro, con l'appello lanciato dal presidente del consiglio Monti, durante la presentazione, insieme al ministro delle Politiche agricole Mario Catania, del «ddl quadro» in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. «Negli ultimi 40 anni —ha detto il premier — è stata cementificata un'area pari all'estensione di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Un fenomeno di proporzioni sempre più preoccupanti, che ha provocato molteplici effetti negativi: sul paesaggio, sulla produzione agricola, sull'assetto idrogeologico». Ma torniamo all'appello contro il provvedimento varato dalla giunta Caldoro su proposta dell'assessore Taglialatela. Secondo i promotori della sottoscrizione, «ha contenuti chiaramente eversivi». Sono 15 articoli in tutto; quello maggiormente incriminato è l'ultimo: «Abrogazioni e modifiche legislative». Cassa o modifica norme preesistenti. «In particolare — denuncia Vezio De Lucia — sottrae alla regolamentazione del Put, il piano urbanistico territoriale della penisola sorrentino amalfitana, la fascia pedemontana della costiera». Cosa questo significhi, quali conseguenze determinerà sul paesaggio. Lo spiega l'agronomo di Gennaro. Premette: «Parliamo di vari Comuni, tra i quali Santa Maria la Carità, le due Nocera, Angri, Cava dei Tirreni.

Siamo nei primi versanti dei Monti Lattari, in un territorio cerniera la cui tutela è essenziale anche ai fini della conservazione della fascia considerata più pregiata, da Vico Equense ad Amalfi. Non a caso furono inseriti nel Put, quanto il consiglio regionale approvò quella legge, nel 1987». Prosegue: «Scorporando quei territori dal Put, se ne affida la pianificazione ai singoli Comuni. In tal modo, in assenza del Piano paesaggistico previsto dal codice dei beni culturali e del paesaggio, nei territori in questione acquisterà direttamente efficacia il nefasto regime derogatorio del piano casa della Campania». Dunque, secondo i sottoscrittori dell'appello, il provvedimento varato dalla giunta, se sarà approvato in consiglio la prossima settimana, aprirà le porte al cemento fin sui crinali dei Lattari, la catena montuosa che corona la penisola sorrentino-amalfitana. «Una zona tra l'altro — sottolinea di Gennaro — ad elevato rischio idrogeologico». A rischio, secondo l'urbanista, Giuseppe Guida, anche alcune aree della costiera propriamente detta, da Vico Equense fin oltre Amalfi. Dice, infatti: «Si stralcia dal piano urbanistico la zona 7 di tali Comuni».

L'estrapolazione dalla tutela del Put di ampie fasce di territorio che finora ricadono in esso, peraltro, non è l'unico punto critico che Settis, De Lucia, Asor Rosa e gli altri promotori dell'appello individuano nel testo. Suscita enormi preoccupazioni, infatti, sempre all'articolo 15, la modifica di alcune previsioni normative introdotte con la legge regionale numero 21 del 10 dicembre 2003, istitutiva del piano strategico del rischio Vesuvio. Il provvedimento della giunta Caldoro restringe infatti i divieti. Non si proibisce più tout court ogni incremento dell'edificazione, ma ci si limita a vietare la «nuova edificazione». Insomma, via libera agli ampliamenti di quello che c'è già, anche grazie al piano casa ed in assoluta contro-tendenza col proposito di decongestionare la zona rossa. Altro articolo controverso il numero 7, che introduce le compensazioni ambientali. «In sostanza — dice l'ex presidente del parco delle colline metropolitane, Agostino Di Lorenzo — chi ha costruito abusivamente evita di abbattere piantando un po' di verde in un'altra zona. Si distorce uno strumento applicato con bel altro rigore in altri paesi e si garantisce l'impunità a chi abbia costruito al di fuori delle norme». Ce n'è quanto basta,insomma, per mettere in allarme chi ha a cuore il paesaggio ed il territorio.

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