Per la tutela dell’ambiente tante parole e tanti mattoni
Giuseppe Guida
Poichè finora si è pianificato poco e male, è meglio non farlo: ipotesi ambigua, ma molto di moda, cui risponde la postilla di eddyburg. La Repubblica, ed. Napoli, 17 maggio 2012 (m.p.g.)
«La parola d’ordine sarà pianificare a volumetria zero». Con questa asserzione, opportunamente vaga e che ricorda il "rifiuti zero" che fino a qualche anno fa ci si vantava di poter raggiungere, la Regione Campania si è presentata ieri al Forum PA di Roma, con una tavola rotonda dal titolo "Pianificazione paesaggistica e tutela dell´ambiente", presenti il presidente Caldoro e gli assessori Taglialatela e Trombetti.
Su un altro fronte, quello da sempre impegnato nella proposizione di modelli di sviluppo alternativi e sostenibili, si replica con un perentorio «consumo di suolo zero», quello alla base del recente Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Caserta, terra di cronache di cemento, di mafie e di rifiuti, elaborato da Vezio De Lucia e da un gruppo di giovani urbanisti che con lui hanno condiviso questa esperienza.
In casi come questi si può anche essere ottimisti, ma basta osservare la realtà, le politiche pubbliche che continuano a prodursi contro il territorio e che del territorio fanno preda, il quadro economico emergenziale dove gli enti pubblici sono collocati, la qualità generale della classe dirigente, per notare come i fatti concreti purtroppo vadano in un´altra direzione.
Gli ultimi dati elaborati dalla Svimez sui Comuni italiani, ad esempio, sono chiari: dei Comuni finiti in dissesto finanziario dal 1989 al 2011 il 79 per cento è al Sud. In Campania, circa due milioni di persone ne hanno subito le conseguenze. La Regione, nonostante gli annunci governativi dei vari "Piani per il Sud", soffre di una lentezza dei trasferimenti e di una crisi strutturale di risorse finanziarie che ne riduce i margini di manovra, limitandoli al mantenimento della sovradimensionata macchina burocratico-amministrativa. Su questo sfondo di generale debolezza degli enti pubblici, è il paesaggio a emergere sempre di più come comodo arnese economico-finanziario da utilizzare per garantire una sorta di equilibrio nel breve periodo, cedendo in diverse forme alle pressioni dei privati, pronti a far tintinnare la moneta urbanistica (quando non di altro tipo) e proporsi come investitori per progetti di tipo "pubblico".
Utilizzando la fase di emergenza, la Regione, le Province, i Comuni, facilitati anche da alcuni provvedimenti governativi, stanno mettendo in gioco le proprie aree di pregio, innescando una trasformazione del territorio al di fuori di qualsiasi pianificazione e modalità di controllo degli esiti. Un processo eminentemente irrazionale che avvantaggia il privato e che spesso, a fronte di un´impostazione predatoria, non produce nemmeno l´atteso ritorno in termini di risorse pubbliche. Le modalità di intervento in tal senso sono diverse, molte non codificate e di tipo locale, tuttavia ci sono alcuni dispositivi che per la loro dimensione appaiono più critici. Tra questi il Piano Casa, i cui effetti, con un ritardo di tipo strategico, si stanno per abbattere sui territori di pregio o dal precario equilibrio urbanistico, con le prime congrue richieste di espansioni e riconversioni residenziali a Napoli, nel Cilento, nell´area domizia, in Penisola Sorrentina.
A Roma, invece, i rappresentanti della Regione hanno raccontato di un disegno di legge che si intitola "Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio", ma che non prevede l´introduzione nemmeno di un solo vincolo o norma di tutela paesaggistica. Quattordici dei quindici articoli di cui è composto il dl (ora in discussione in commissione) infatti invocano generici principi di tutela, citano a più riprese la Convenzione europea del Paesaggio e sostengono con fermezza il principio della sostenibilità. Fino all´articolo 15, che si occupa, in maniera molto più concreta, dell´abrogazione di decine di vincoli paesaggistici, invertendo il senso del titolo stesso della legge. Sull´ultimo bollettino della Regione Campania, tanto per continuare, è stata pubblicata una leggina di due soli articoli che altera, a spese ovviamente dei beni pubblici, il regime di concessione delle aree demaniali. Ai titolari degli stabilimenti viene estesa la concessione all´intero anno ed è ammessa la realizzazione o il ripristino di piscine «rimovibili». A questa definitiva consegna della aree balneabili al privato viene aggiunta l´improbabile, e anche un po´ comica, postilla che prevede «l´accesso gratuito agli stabilimenti ai minori di anni 12».
Questa sostanziale e quasi eccitata tendenza alla deregolazione (questa sì da portare e spiegare al Forum di Roma) tende a confinare la pianificazione territoriale e urbanistica in un´area di inefficacia da cui sarà progressivamente difficile uscire. L’attività di pianificazione (dispiace per l´amico De Lucia) tende a diventare un esercizio inutile, e non è con le parole d’ordine (consumo di suolo zero, volumetria zero, rifiuti zero) che si muteranno gli esiti di un processo pernicioso e, a quanto pare, sufficientemente condiviso.

Postilla
E' veramente sacrosanta l'indignazione di Giuseppe Guida per i sistematici provvedimenti di delegificazione in materia di governo del territorio che caratterizzano l'attuale amministrazione campana. Eddyburg è stato promotore con le associazioni ambientaliste dell'appello nazionale per il ritiro del pernicioso disegno di legge "Norme in materia del paesaggio", giustamente stigmatizzato da Guida, che rischia di mettere una pietra tombale sul procedimento di pianificazione paesaggistica all'ombra del Vesuvio. Resta il fatto che, nonostante tutto, continuiamo a preferire una provincia di Caserta con un buon piano di coordinamento territoriale, ad una provincia priva di regole. Un cattivo piano regolatore di castel Volturno è stato già rispedito al mittente perchè in contrasto con il nuovo piano provinciale. E poi, fossero anche davvero solo parole, sono pur sempre parole che rompono il mortificante silenzio civile imposto da Cosentino & Landolfi. Antonio Di Gennaro

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