Coraggio e capacità per il bene comune
Vittorio Emiliani
Un omaggio a chi tutela il nostro patrimonio, in nome di tutti noi. Su Bell’Italia, settembre 2011 (m.p.g.)
Ogni volta che, venendo dalla porta di San Sebastiano, torno sull'Appia antica, nel silenzio del Circo di Massenzio o alla solenne Villa dei Quintili, penso che nessun luogo rappresenti meglio la storia remota e pur così immanente di Roma. Le sorprese sono continue, come la colata lavica di 260 mila anni fa, accanto al mausoleo di Cecilia Metella, o le terme con vasche e leggiadri mosaici a Capo di Bove dove ora c'e l'archivio di Antonio Cederna, paladino della difesa del patrimonio artistico, storico e paesaggistico italiano. Ogni tanto lo accompagnavo sull'Appia a verificare lo stato delle cose. Un giorno ci imbucammo a un fastoso matrimonio per rivedere la chiesa di Sant'Urbano, allora proprietà di un boss (della banda della Marranella, si seppe poi). Fummo buttati fuori dai bodyguard. Confiscata, la chiesa è stata data al Comune. Per assegnarla al Parco dell'Appia antica? No, al Vicariato. E proprio da Capo di Bove, in modo agguerrito e competente, il "direttore archeologo" Rita Paris guida l'ardua tutela di 3.000 ettari del Parco, dove l'abuso non si ferma mai.

DETERMINAZIONE E FORMAZIONE SUL CAMPO -
Pensare che, quando Adriano La Regina mi propose questa direzione, rimasi sconcertata. Ero una "da museo"-. E sul volto ostinato le ridono gli occhi azzurri. Una vocazione all'arte, la sua, che non ha radici famigliari (la determinazione positiva sì, viste le origini abruzzesi), ma scolastiche: una brava insegnante di storia dell'arte che la porta alla casa di Livia sul Palatino. Poi maestri come Antonio Giuliano e Carlo Gasparri col quale si laurea. Nel 1980 è già nell'amministrazione. vincitrice di concorso. -Lavoro con Adriano La Regina all'attuazione della legge Biasini per l'archeologia romana. Una formazione sul campo entusiasmante-. Quando parla della catalogazione. -ho l'angoscia dei dati che si perdono-. sento l'eco di certi severi soprintendenti d'antan. Ha anche la chance di lavorare, sia pure con finanziamenti a goccia, al nuovo Museo Nazionale all'ex Collegio Massimo, davanti a quello storico delle Terme di Diocleziano. Ricorda: -Esponemmo, straziati, gli affreschi e mosaici di quanto era stato scavato e poi distrutto nella zona di Termini, per la metropolitana. Come in Ronui di Fellini, dove alcuni sbalorditivi affreschi romani compaiono davanti alla "talpa" che scava e in un lampo si dissolvono-.

PER UN'ARCHEOLOGIA PIÙ FRUIBILE -
All'Appia antica-, racconta ancora, -trovai tanti vincoli archeologici dormienti. Quello paesaggistico del 1953. frutto della campagna di Antonio Cederna, totalmente disatteso. Chiusa Cecilia Metella. Il hasolato romano sepolto da strati d'asfalto. La Villa dei Quintili? Ruderi affascinanti-. Coi fondi del Giubileo, tante cose sono cambiate in meglio, radicalmente. Grazie a Rita Paris questi complessi monumentali sono stati recuperati e aperti al pubblico. -Ora vorrei creare delle "stazioni" di sosta per i visitatori-. Nel 2005 Adriano La Regina. sovrintendente ai Beni Culturali e Artistici di Roma. la sorprende con un'altra richiesta: tornare all'ex Collegio Massimo per dirigere il museo dov'è cresciuta. -Ci davamo ancora del lei. mi comunicò la cosa per fax... Chiesi emozionata se dovevo lasciare l'Appia. "Non è il momento di lasciare niente". mi rispose secco-. Le collezioni di quel museo sono fra le più belle, le dico, ma. specie le statue, mi paiono esposte in modo freddo. -Penso che il Museo debba comunicare di più col pubblico-, risponde. -Ci vogliono più colori, più movimento, la luce biodinamica che cambia a seconda delle ore, e poi più supporti didattici, brevi e leggibili-. L'ultimo piano dell'ex Collegio Massimo è dedicato agli affreschi e ai mosaici delle ville romane, di una bellezza "da sturbo" si dice a Roma. Affascinanti soprattutto gli affreschi della villa di Livia a Malborghetto: piante, fiori. frutta, uccelli. Da qualche mese si è aggiunto il completo riallestimento dei cubicula della Famesina romana. che ora si possono vedere e capire appieno. Troppo raffinati questi affreschi, diceva Vitruvio. Oggi godibilissimi. Ma che fatica riproporli. L'archeologia romana è ancora commissariata per l'emergenza. Basterebbe dare fiducia ad archeologi seri, organizzati, tosti come Rita Paris. Nota a margine: lo stipendio di questi funzionari, con incarico da direttore. è di 1.700 euro mensili, più 7 curo per buoni pasto. o buoni digiuno.

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Privilegio. Questa la sensazione che si provava l'altra sera sull'Appia antica. Era una delle serate del Festival che da alcuni anni Rita Paris, direttrice del Parco Archeologico, organizza a luglio: "dal tramonto all'Appia" (segue)
Anna Maria Bianchi Missaglia
Emergenza cultura, 1 luglio 2018. L'Appia Antica è sia un'area archeologica sia un'area naturale protetta. La Regione Lazio sta per approvare il piano del parco naturale, ma senza coordinarlo - come invece dovrebbe - con il piano paesaggistico. (m.b.)
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