I nuovi Sacerdoti
Maurizio De Caro
La vittoria di Pisapia e la fedeltà dei primi passi al programma urbanistico fanno emergere qualche mal di pancia. E alimentano il nostro “stupidario”. Affaritaliani.it, quotidiano online, 23 giugno 2011
Vivono di retorica e si nutrono di ritagli di vecchi giornali. Bric à brac delle scienze progettuali hanno poche idee ma chiarissime, come sparare nel mucchio: cemento, palazzinari, ladri, tintinnar di manette, accordi sottobanco, corruzione e speculazione, destra, sinistra. Meglio un parco o il cemento armato? Facile no? Urlano alla luna e temono scenari apocalittici, i veggenti a gettone. I nuovi Sacerdoti sono ligi al culto misoneista del mantenere il passato come totem e cantano in coro “là dove c’era l’erba oggi c’è una città”. Credono di essere progressisti ma vivono concettualmente prossimi all’anno mille (non più mille). Hanno paura del nuovo, dell’azzardo, dello stupore, del fascino dell’imprevedibile, di tutto ciò che rappresenta la contemporaneità. Mai una parola sull’estetica delle loro città, solo colate, e colate: Etna di squallore brullo e senza speranza da contrastare, invece loro, i nuovi Sacerdoti piste e piste e piste ciclabili nel parco-città, circondate da planetarie piste ciclabili nel verde tra farfalle e buganville. Amano i vecchi pianificatori che non avendo più nulla da dire continuano a ripetercelo, e sperano in rivalse professionali per figli e parenti, dopo anni di astinenze, vissute nella volgarità del potere dominante. I nuovi Sacerdoti non amano il confronto, perché sono tronfi di certezze, ma godono nell’urlo sgraziato che riuscirà a spaventare i già pavidi imprenditori. Urla nel silenzio e in assenza di consenso elettorale, occupano militarmente con trafiletti improbabili giornali e giornaletti per i tre soliti lettori estasiati da tanta sensibilità ambientale. Non ci piacciono molto i nuovi sacerdoti che scagliano il sasso contro intere categorie di professionisti già afflitti da precariato intellettuale, e ci piacerebbe poter influenzare, con pari grida, le professioni e il loro futuro. Nel nome della rosa chiedo ai pochi uomini di buona volontà di allontanare la tentazione di tornare a quell’oscurantismo monotematico che favorisce la resistibile ascesa di questi nuovi Sacerdoti, esenti da peccato originale e quindi particolarmente soggetti alla prassi del moralismo (urbanistico e non). La predicazione prevedibile dei nuovi Sacerdoti potrebbe essere letale al nostro Giuliano l’Apostata
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