Vesuvio, cancellato il divieto di costruire
Angela Frenda
Nella zona rossa a rischio eruzione palazzi nuovi sostituiranno quelli fatiscenti. Corriere della Sera, 12 gennaio 2011
Gli avevano dato un nome altisonante: «Operazione Vesuvia». L’obiettivo? Ambizioso: convincere ad andar via i campani residenti nella «zona rossa», la zona a rischio più vicina al Vesuvio. La giunta Bassolino, nel novembre 2003, con l’articolo 5 della legge regionale pose il vincolo di inedificabilità su 250 chilometri quadrati di territorio. La notte del 21 dicembre scorso, però, il Consiglio regionale della Campania ha inserito senza grande clamore all’interno del nuovo Piano casa una modifica al vincolo di inedificabilità: si potranno ristrutturare gli immobili esistenti «anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito, in coerenza con le previsioni urbanistiche vigenti, a condizione che almeno il 50%della volumetria originaria dell’immobile sia destinata ad uso diverso dalla residenza».

Detto in parole povere, anche edifici fatiscenti o finora usati come ufficio potranno diventare al 50%nuove abitazioni, aumentando di fatto il numero di persone che potrà andare a vivere nella zona a rischio. L’emendamento, prima firmataria la consigliera regionale di Somma Vesuviana Paola Raia (Pdl), si basa sul fatto che «gli immobili esistenti» da ristrutturare non debbano essere esclusivamente abitazioni. Una prospettiva che fa a cazzotti con lo spirito del 2003, anche se c’è da dire che il bonus di 30 mila euro proposto alle famiglie che abbandonavano la zona a rischio, negli anni si è rivelato un flop: solo 106 nuclei accettarono, e di questi molte solo fittiziamente poiché lasciarono la casa ad altri.

«Ma comunque ci provammo— riflette oggi l’ex assessore all’Urbanistica Marco Di Lello, coordinatore nazionale psi e promotore del «Progetto Vesuvia» —. Sancimmo il principio che in una zona a rischio eruzione non si può costruire. Ma vedo che si continua a governare pensando più al consenso che al bene comune: grave destinare anche solo il 50%della ristrutturazione ad abitazione». Una zona, per intenderci, dove l’ultima eruzione è stata nel 1944 (ben descritta nella sua forza distruttiva nel libro Naples ’ 44 di Norman Lewis). Ma che secondo il vulcanologo Franco Barberi «è quella a più alto rischio vulcanico nel mondo considerando l’abnorme concentrazione edilizia spintasi a poche centinaia di metri dal cratere» . Secondo Legambiente nei 18 comuni a rischio, nella zona rossa, vivono circa 600 mila persone, ed esistono 45 mila costruzioni abusive, di cui 5 mila dentro il Parco del Vesuvio.

Ma nonostante questo nell’aprile 2009 il sindaco di San Sebastiano al Vesuvio, Giuseppe Capasso, chiese all’allora governatore Bassolino un «patto speciale» per i Comuni dell’area protetta, in modo da consentire di applicare anche nella zona rossa il Piano casa berlusconiano. Ora l’introduzione di questa modifica alla legge regionale del 2003 apre nuove «possibilità» a chi finora mal sopportava il vincolo di inedificabilità. Anche se l’assessore regionale all’Urbanistica Edoardo Cosenza, interpellato, esclude che attraverso questo emendamento si possa aprire un nuovo varco all’edificabilità nella zona a rischio: «Lo spirito dell’emendamento presentato dalla maggioranza era di ridurre dal 100%di uso abitativo al 50%di uso abitativo. Ma se l’emendamento, come sembra, non è chiaro e si espone a diverse interpretazioni, mi impegno a chiarirlo nel regolamento attuativo. Perché lo prometto: neanche un cittadino in più dovrà entrare nella zona rossa».

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