Quell'assessore toscano troppo ambientalista
Sandro Roggio
La buona urbanistica non piace a tutta la politica, neppure a sinistra, in Toscana come in Sardegna (e altrove). il manifesto, 22 settembre 2010
Speculazioni edilizie smodate, abusi, inquinamenti, torri eoliche a go go, opere pubbliche inutili, sono esito di condiscendenze e connivenze oltre che di processi decisionali corrotti. A bruttezza dei luoghi corrispondono non solo sciatteria e assuefazione ma dosi variabili di illegalità. Gli affari in danno del bene comune crescono, pure nel consenso. E chi dissente prova la stessa sensazione di Steve e Jane nel film "Blob" che avvisavano i concittadini del fluido gelatinoso tracimante e nessuno li ascoltava.
Roba da allarme rosso, nonostante la sottovalutazione della politica. Eluso da affermazioni vaghe e accomodanti, il buon governo del territorio è un genere rubricato tra le fisime di estremisti. Prevale l'idea che basti delegare un manipolo di ambientalisti: contano poco e danno un tocco verde alle assemblee. Mentre la tv ci rassicura: celebra la bell'Italia che resiste, le mete che valgono un viaggio, le bandiere al mare più blu. Di malaurbanistica si parla poco. Solo quando la terra scivola sotto le case o si scopre l'ecomostro utilissimo a offuscare le aggressioni ordinarie al paesaggio. La politica, il governo: chi si impegna contro le aberrazioni urbanistiche la paga. Due casi meritano attenzione. Renato Soru in Sardegna: il suo partito, il Pd, in parte avverso ai suoi atti per la difesa del paesaggio, lo ha contrastato (con il preambolo «coniugare ambiente e sviluppo») e lo ha portato alle dimissioni anzitempo. La Toscana, mito della buona amministrazione, è in una fase che ricorda l'esperienza sarda: nel recente passato troppi atti urbanistici controversi, alcuni sotto inchiesta, e qualche sconcertante programma. Anna Marson, nuovo assessore regionale decisa a contrastare l'assalto al paesaggio, è già accusata di eccessiva intransigenza («Pd contro Marson», su l'Unità del 15 agosto). Come se non meritasse rigore il paesaggio della Toscana, risorsa pubblica di lunga durata, motore della sua ricchezza.
La rincorsa è per prendersi i luoghi più preziosi. Ai bordi di un insediamento storico, in prossimità delle coste, nelle vigne con vista sono molto alte le suggestioni e il valore dell'investimento è dato dal sacrificio di quote di paesaggio - bene comune sull'altare del ciclo edilizio. Deborda l'insofferenza di chi rivendica libertà per questo sviluppo che premia pochi. E quando si almanacca con gli argomenti della prevaricazione delle autonomie locali è segno che spinte localistiche non stanno nel quadro delle regole translocali. Marson presidia quelle regole. Le parole di dirigenti del Pd in Toscana la indeboliscono, additando come dispotiche le sue iniziative. «Le regole dell'assessore fanno un po' Urss», fa lo spiritoso il presidente della Provincia di Firenze. Che ne pensano a Roma? Si affronterà il caso o mettiamo in conto un epilogo come quello sardo? È troppo aspettarsi una politica - di sinistra - che si impiccia, che non contraddice la sua tradizione nelle faccende locali fino ad annullarsi? Si può smetterla con la formula liofilizzata «coniugare e ambiente e sviluppo» che ciascuno adatta agli affari suoi?

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